lunedì 24 set
  • Chi salverà Palermo?

    «Palermo 21 marzo 2013, anche Alberto se n’è andato, costretto ad abbandonare la nave. Credo che ora sia diretto verso la Svezia,o la Danimarca, o giù di lì. Neolaureato in ingegneria, una persona capace ed in gamba, saprà farsi valere. È il quinto caro amico che lascia Palermo nell’arco di un anno; è l’ennesima testa pensante che lascia il proprio paese».

    Per i ventenni palermitani sono tempi duri, o forse lo sono sempre stati, ma comunque lo sono diventati ancora di più da quando la metamorfosi è stata definitivamente completata: sì, la loro città, abbandonate le vesti di metropoli e assunte quelle di piccolo paese di borgata, giace come una civita vecchia in un bell’angolo di Europa, quasi dimenticata dal Tempo: in cui tutto è ancora com’era una volta. Una fortezza che ancora resiste al progresso, e che tiene in ostaggio tesori dall’inestimabile valore, quali cicatrici riportate in valorose battaglie di epoche lontane e leggendarie, e che il tempo, prima o poi, si prenderà la briga di far sparire.

    In questo contesto non v’è spazio per i giovani, per gli intraprendenti, per gli artisti. Non vi è vento favorevole per chi vuole proiettarsi in avanti. Che se ne faranno i giovani panormiti delle loro lauree, delle competenze d’avanguardia in un contesto così arretrato? Riuscirà il sistema a riassorbire e sfruttare tutta la ricchezza intellettuale dallo stesso prodotta? Non si può dire, ma non ci sono grandi e gloriose aspettative. Chi può continua a preferire abbandonare la nave.

    Ma se chi ha fondi a sufficienza, o chi si è distinto nella carriera accademica, o, ancora, chi autonomamente è particolarmente sensibile alle logiche di un mercato, allora “può”, chi resterà ad impugnare il timone? Chi saprà valorizzare i tesori della propria terra per creare imprese in grado di resistere alla burrasca della globalizzazione? Chi creerà lavoro e ricchezza? Chi avrà l’intuito per trovarsi una nicchia nel nuovo mercato globale? La città invecchia, e le crepe su antichi ed un tempo lussuosi edifici sono le sue rughe.

    L’arretratezza del Mezzogiorno è causata dall’arretratezza del Mezzogiorno. Basta passeggiare per i vicoli di Palermo per capirlo: l’economia si basa ancora su logiche estremamente obsolete, che per un verso, è vero, fanno molto folclore, ma che sicuramente non bastano a tenere accesa la fiamma di una città che conta ormai, nonostante le perdite, quasi un milione di abitanti. Ed è per le viuzze del centro che si percepisce come interi nuclei familiari vivano del reddito dovuto ad una piccolissima bottega dove viene praticato da più di una vita quel mestiere nello stesso modo, di volta in volta come imparato dal proprio padre. Un modo ormai troppo costoso e per una clientela troppo ristretta perché possa garantirne la sopravvivenza. Ma in questo contesto il progresso non viene percepito o viene frainteso, non colto, il che fa tragicamente soccombere un esercito di artigiani sotto la massa di pochi colossi multinazionali. Effetto, che a causa di meccanismi economici, si propaga trasversalmente rendendo di fatto Palermo una città povera.

    Palermo non ha saputo reinventarsi. Gli effetti nefasti di un sistema anti-evoluzionistico, in cui i meno intraprendenti, i meno brillanti, i meno capaci restano mentre il resto viene scartato, si riflettono sulle strade perennemente caotiche suggerendo la domanda: in che modo i palermitani si stanno prendendo cura della città in questo momento?

    La causa di questo circolo vizioso, di questo dualismo storico, e quindi dell’arretratezza del meridione, affonda le radici in problematiche macroeconomiche ben più ampie e di difficile identificazione; possa magari averci messo del suo un’unione monetaria in un territorio di fatto non omogeneo? Chissà.

    Fatto sta che, non potendo obbligare i giovani palermitani al patriottismo, se non verranno a crearsi basi favorevoli alla nascita e sviluppo di nuove e moderne imprese, se non si rigetteranno le basi per uno sviluppo economico su un contesto storico che anche se repentinamente è drasticamente cambiato, se l’intero sistema non capirà l’importanza in questa nuova realtà di tenersi strette le proprie eccellenze, e, quindi, se questo flusso non dovesse venire disincentivato, allora: chi salverà Palermo?

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  • 8 commenti a “Chi salverà Palermo?”

    1. Chi salverà l’Italia???

    2. mi domando perché prendere una laurea in ingegneria in una terra che non offre nessuno sbocco lavorativo di questo tipo? risposte possibili:
      1) per una folle passione;
      2) perché non si smette mai di sognare;
      3) perché si ha il desiderio di partire e non tornare più;
      4) perché si spera di creare un nuovo lavoro a cui nessuno ha ancora pensato.

    3. 1.perche’ a Palermo c’è’ una facoltà’ di Ingegneria
      2.perche’ e’ meglio emigrare con una laurea in Ingegneria che altri paesi sanno poi valorizzare
      3.perche’ tutti quelli che sono partiti da Ingegneri si sono creati un solido avvenire,in paesi lontani.

    4. 4.perche’ le rimesse degli emigrati contribuiscono a tenere in piedi l’economia

    5. Prendiamo ad esempio il caso INPS.
      Avete mai provato ad entrare nel sito INPS?
      Avete da pagare i contributi colf
      Oppure stampare un Cud ?
      Tutto gioca a vostro sfavore.
      Il sistema e’ ostico per l ‘Utente.
      Anche facendo i salti mortali,non vi permette l’accesso.
      Roba che neanche al Bancomat di qualsiasi banca succede,e li’ si prelevano i soldi.
      Ora c’è’ da chiedersi,
      ma dove li hanno presi questi che hanno ideato una simile macchina infernale?
      Ma chi sono questi soloni che hanno architettato un simile sistema?
      Quali veri obiettivi vuole raggiungere l’Inps con questa prassi?
      Questi stanno dando il colpo finale allo sfascio di questo paese,altro che salvare l’Italia.
      Se poi chiamate il numero verde,avete tutto il tempo di mangiarvi il fegato.
      Dopo lunghe attese,cade pure la linea.
      Qualcuno li avverta,per piacere.
      Si mettano nei panni di un Utente.
      Si accorgeranno che è’ tutto da rifare.
      Che vergogna,per l’Italia!

    6. Adesso che vedo pubblicata la I parte,vediamo cosa non funziona.
      La Home e’ una specie di labirinto che se inizi a percorrere rischi di avere perso solo tempo.In tempi in cui in altri siti fai tutto con un paio di click,qui ti portano a leggere pagine e pagine ,per cui mi viene il sospetto che hanno preso i manuali cartacei e li hanno caricati tali e quali nel sito.Quando arrivi nella pagina che dovrebbe aprirti l’accesso,ti chiedono tre chiavi,e ti lasciano in asso con un messaggio laconico che è’ sempre lo stesso:dati errati.Eppure hai messo il cf,il Pin che ti hanno rilasciato loro,
      La tua e-mail.Null’altro.Vai a rileggere la lettera nella quale viaggiava mezzo pin.
      M..chia.C’e’ scritto che devi modificare il pin ogni 3 mesi,se no non entri.
      Ora vorrei chiedere a quella grande testa che ha sviluppato la pagina di accesso,
      ci voleva tanto a dire pin scaduto,invece di dire dati errati?.
      E che siamo in enigmistica?
      Mi fermo qui,anche se potrei continuare a lungo.
      Mi chiedo,ma chi li ha validati questi sistemi?Vai a vedere che sono vecchi direttori che non hanno ancora capito cosa si può’ fare oggi con questi giocattolini?
      .
      Lasciate che i nostri giovani ingegneri vadano all’estero.E l’Italia allo sfascio.

    7. Stacoppulariminchia ti invito a rimanere in tema. Grazie.

    8. Certo una buona parte del discorso l’ho lasciata sottintesa.
      Adesso mi spiego meglio.
      Chi salverà Palermo?
      Chi salverà l’Italia?
      Ecco.Finche’ i nostri giovani laureati vanno all’estero,
      come si fa ad utilizzare con profitto le cognizioni inerenti le possibilità’ offerte dalle nuove tecnologie?
      Vecchie culture e nuove tecnologie,raramente si incontrano.
      Il caso INPS ne è la prova.E uno dei tanti esempi che si potrebbero fare.
      Ne ho parlato perché’ è’ di attualità’.
      Anche le tv ne hanno parlato,mettendo in evidenza che con le scelte fatte da INPS
      gli Italiani nel 2013 avranno grandi difficoltà’ a fare la dichiarazione dei redditi,
      come hanno difficoltà’ a pagare i contributi Colf.
      In breve,ci sarebbe lo strumento telematico per semplificare la vita agli italiani,
      ma le scelte di cattivi analisti lo rendono inutilizzabile.
      Nel caso milioni di italiani si ritroveranno in coda ai Caaf e roba del genere,
      perdendo un mare di tempo.

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