venerdì 19 ott
  • Colletti

    Palermo, 24 dicembre 2017

    Sindaco Orlando,
    ieri avrebbe dovuto trovarsi fra noi con un bicchiere di vino rosso in mano. A passeggiare lungo i vicoli del centro storico, nella nostra Palermo. Sua, mia e di tutti quelli che l’hanno dovuta lasciare. Perché quella del 23 dicembre si rivela, ogni anno, una notte speciale. Nella luce gialla di Palermo ritrovi facce che appartengono a persone che in città non capita più d’incontrare. Emigrate, tutte. Helsinki, Londra, Milano, Addis Abeba. Qualunque sia la rotta che hanno intrapreso, la notte del 23 dicembre tornano a casa. Perché è lì che si festeggia il Natale e nessuna città sa essere casa come Palermo. E non devo spiegarLe perché, ne conosce tutte le ragioni. La invito questa notte, dopo il cenone di Natale insieme alla sua famiglia, a raggiungere il centro storico e camminare fra la gente: quei “giovani” di cui Palermo è stata capitale nel 2017. Perché fra pochi giorni questa folla sarà già un po’ diminuita chè a Capodanno si raggiungono gli altri pezzetti di vita che altrove hanno costruito. In quell’altrove in cui non si stancano mai di raccontare Palermo mentre, ieri, a Palermo, si mescolavano perlopiù chiacchiere di vite che altrove si svolgono.
    Ieri sera Palermo era bella, come sempre. Il suo centro storico chiuso al traffico, le piazze addobbate a festa restituite alle persone, la luce gialla, le sue chiese. Ieri sera, però, Palermo è stata quello che avrebbe potuto essere e non è. Quelle facce che appartengono a persone che non vivono più qui, oggi, sono adulti professionisti che lavorano altrove. Tutti avrebbero voluto rendere migliore questa città. Mentre lei lavora al suo quinto mandato, che io stessa ho votato come altre volte in passato, queste persone sono i ventenni di dieci anni fa che non hanno trovato posto in questa città. Se dovesse accettare il mio consiglio, stanotte, e decidesse di incontrare questi “giovani” di cui le scrivo chieda Loro se gli piacerebbe tornare a Palermo. Tentenneranno tutti. E negli occhi di tutti scorgerà un’emozione, pure se la risposta dovesse essere “no”. Sebbene abbiano costruito un’esistenza da adulti in quell’altrove, sebbene abbiano un lavoro di successo o uno che gli faccia sbarcare il lunario in quell’altrove, sebbene vivano felici in quell’altrove, sebbene tutto. Palermo resta sempre un’emozione amara.
    Ieri sera c’eravamo tutti, fra il Bar Garibaldi e Colletti. In una Via Paternostro viva di bellezza e di maestranze. Lungo un perimetro che si misura in una ventina di passi. Ieri sera, fra il Bar Garibaldi e Colletti, c’era una Palermo che sarebbe potuta essere e non sarà. Ieri sera, fra il Bar Garibaldi e Colletti, eravamo insieme e felici. Felici di essere a casa. Ieri sera, fra il Bar Garibaldi e Colletti, purtroppo, Sindaco Orlando, era per le strade il fallimento di una Palermo felicissima.
    Buon Natale a Lei.

    Palermo
  • 15 commenti a “Palermo, 24 dicembre 2017”

    1. Auguri.

      Il post sembrerebbe quasi un rimprovero ad Orlando per non avere impedito la disoccupazione giovanile in Italia, è così? Allora ce ne vuole uno pure per Cammarata, perchè io ebbi a spostarmi in Lombardia prima ed in Germania poi proprio sotto il suo mandato. In effetti sono tornato in Italia, con la mia casella e posizione (potenza delle multinazionali!), nel 2014, sotto Orlando regens, quindi forse qualcosa l’avrà fatto, no?

      Morale: ma che c’entra un sindaco con le politiche e il mercato del lavoro che sono internazionali, manco nazionali? E’ un post fuori luogo (letteralmente), diciamo indirizzato alla persona sbagliata.

      Di nuovo buon anno….

    2. GioCa per me non e’ fuori luogo. I sindaci incidono eccome sulle politiche occupazionali cittadine e l’autrice si rivolge al sindaco in carica (sarebbe fuori luogo rivolgersi a uno che non c’e’ piu’).

    3. Sad,

      concordo in parte. Se poi mi fai qualche esempio, ti ringrazio.

      Cerco di articolare:
      1. richiamando i sindaci precedenti (10 anni di Cammarata), intendevo che i 5 anni di Orlando ultimi di certo non possono fare miracoli: il problema è nazionale se non oltre, ti sei reso/a conto?
      2. Se guardo Palermo oggi, a distanza di 3-4 anni, con tutte le nuove attività aperte lungo l’asse Quatto Canti di città-di Campagna e Porta nuova-Porta Felice, più indotto di B&B etc., probabilmente il post si sbaglia: lì ci sono numeri attivi. Sulla diversificazione di queste nuove assunzioni possiamo discutere.
      3. le politiche di attrazione dei capitali (aziende, fabbriche, insomma dove sono i veri posti di lavoro), sono nazionali al più regionali, visto che richiedono infrastrutture. Vogliamo di nuovo dire che dipende dal sindaco? Spiegami come. Spero non mi dica assumendo nelle municipali, para-municipali e commodities o aprendo l’ulteriore centro commerciale….

      Grazie e buon anno.

    4. GioCa Orlando è stato sindaco per un periodo ben piu’ lungo negli ultimi 30 anni, il problema sara’ nazionale ma in Sicilia e’ record come certamente saprai, i numeri delle imprese a Palermo sono fortemente in negativo, ogni anno partono diecimila persone (molti sono laureati…non proprio gente da b&b e cannolerie) e non ti fare illudere dagli specchietti per le allodole. Certo, dipende anche dal sindaco. Il cotechino mangiatelo, non metterlo sugli occhi a Capodanno. Buon anno.

    5. Sad, gli esempi continuano a mancare, ma tanti auguri.

    6. Qui qualche esempio inglese: http://www.centreforcities.org/wp-content/uploads/2014/09/11-12-19-What-can-a-mayor-do-for-your-city.pdf
      Continua a mancare anche un approccio realista alla realta’ palermitana da parte dei fan di Orlando.

    7. Il post indirizzato direttamente ad Orlando, quasi a volere attribuirgli la responsabilità per l’emigrazione di così tanti giovani da Palermo, mi sembra un azzardo.
      Come dice GioCa, le dinamiche migratorie sono da associarsi al mercato del lavoro nazionale ed internazionale.
      Anche se prendiamo ad esempio un qualsiasi Comune della Sicilia, con il migliore sindaco possibile, non credo che il tasso di emigrazione sia minore di tutti gli altri Comuni dell’isola.
      Forse lo stesso post è da rivolgere a livelli più alti, al Governo nazionale e regionale. Da questi infatti deve partire una programmazione di sviluppo generale e a lungo termine, per tutto il Sud Italia.
      È infatti sotto gli occhi di tutti il divario infrastrutturale, di investimenti e di programmazione tra il Nord e il Sud. Nel Nord oggi si realizzano alta velocità ferroviaria e alcune autostrade risultate inutili e senza utenti, mentre ad esempio la Caltanissetta-Agrigento è stata iniziata solo qualche anno fa, con un ritardo rispetto ai bisogni degli utenti di quarant’anni.

    8. Sad, non c’è peggior sordo…. Chiedo esempi di cosa un sindaco italiano può fare per l’economia locale, e tu mandi un link ad un pdf inglese e datato (2011, pre-Brexit). Che tra l’altro dice “Metro mayors should be given powers to:” bla bla bla.
      Cioè: si discute su cosa e che poteri, secondo gli estensori del documento, DOVREBBERO essere dato ai sindaci delle città più grandi (del Regno Unito) per aiutare lo sviluppo locale (trasporti, aree da usare… cose locali insomma).
      Ergo: non sono io un sostenitore cieco di Orlando, sei tu e forse l’autrice del post, più probabilmente dei rancorosi verso Orlando.
      Il cotechino sta bene dov’è, grazie, non sui miei di occhi o orecchie.

    9. Se scosti ancora un po’ le fettine di cotechino…We argued that a mayor could use both formal and informal powers with the aim of overcoming four key governance challenges to economic policy making. A mayor has the potential to help city authorities to BE DECISIVE on issues of strategic economic importance.

    10. Si vabbè, insisti. ESEMPI ITALIANI! Non desiderata vecchi pre-brexit inglesi.
      Vabbè, buon anno e buona visita da Maico.

    11. La lettera è piena di verità al di là del destinatario, ma le persone di cui si parla quella sera erano in famiglia, con genitori e figli… In via Paternostro tanti radical chic lagnusi e viziati di ritorno che emigrano perché non sanno accontentarsi nè rinnovarsi.

    12. Trovo che ogni tanto su questo blog si discute seriamente e con toni abbastanza pacati (cotechino a parte) di tematiche molto interessanti, e che anche discutendone con passione e convinzione non si riesce comunque a capirsi, solamente perché credo che si legga la risposta solo per poterla controbattere, senza cercare di capire le opinioni degli altri.
      Credo che il post della Sig.na Giusi sia non un atto di accusa nei confronti di Orlando o chi lo ha preceduto, credo che il post voglia dare visione ad una realtà che spesso chi governa la città, ma anche la regione, o la nazione, non coglie nell’immediato, ovvero la generazione di 30/40enni che devono necessariamente andare via dalla propria terra per realizzarsi. La sig.na Giusi, in maniera un pò teatrale, fa vedere che purtroppo per le politiche economiche e sociali, che un sindaco o un presidente di regione, ecc.. mettono in atto, una parte di forza sociale e lavorativa della propria terra va a lavorare fuori e porta la propria passione, professionalità, impegno al servizio di altri. Per poi ritrovarsi la notte del 23 dicembre a fare i turisti a casa propria e a sognare un giorno di tornare.
      Capisco anche chi critica il post dicendo che non è colpa di Orlando, effettivamente non si può imputare ad un sindaco, che negli ultimi 30 anni, ha ricoperto la carica per quasi 20, di non aver fatto nulla per tenere i giovani a casa e creare per loro un humus fertile dove poter crescere, però un pochino di responsabilità io la vedo, non nella persona del sindaco, ma nella sua classe politica in generale.
      Il mio pensiero è un altro, il mio pensiero è che da 30 anni a questa parte Palermo e i palermitani, non abbiano fatto nulla per riscattarsi, che anzi si sia sempre cercato di giustificarsi agli occhi di chi cercava di scuoterci, dicendo che da noi c’era la mafia, che nessuno poteva avviare attività perché dovevi pagare il pizzo, che i politici si mangiavano tutto, che il posto fisso è meglio ecc.. e abbiamo perso di vista una cosa, la dignità del futuro, non siamo riusciti a dare un esempio positivo e le opportunità giuste, a quei 30/40enni, che hanno cercato quegli esempi altrove.
      Alla fatidica domanda “torneresti a Palermo?”, scommetto che la maggior parte degli emigrati risponderebbe di no, è su questo che bisognerebbe soffermarsi, non sulle colpe di chi ha permesso tutto ciò, ma sul perché vivere a Cordusio o a Biella o a Portogruaro sia meglio che nella propria città!!!
      @ Marcello: lei, credo sia uno che si è rinnovato e accontentato giusto? mi può spiegare come si fa a rinnovarsi e accontentarsi nello stesso tempo, perché io non l’ho capito, ma per un limite mio probabilmente, grazie.

    13. Ciao Antonino,

      grazie dell’interpretazione meno “cotechina”.
      Io di anni ne ho appena fatti 47. Da dopo la laurea (100 % scientifica, quindi di lavoro, non in Sicilia, ma in Italia, zero), sono in giro per lavoro, in Italia e all’estero, da 20 anni ormai e da altrettanti anni non abito a Palermo, già tanto che sono rientrato in Italia, da pochi anni, a Roma.
      Però posso dire con certezza che la mia città di origine, rispetto al buco di vivibilità che aveva a fine anni ’90 e adesso, non c’è paragone. Al palermitano medio piace lamentarsi perché nulla cambi, questa è la verità. Ed è un tratto pressoché nazionale, assieme all'”Erba del vicino” e “E’ tutto oro quello che luccica altrove”.
      Se ti lamenti e basta, ti senti già disobbligato dal fare la benché minima cosa per migliorare te stesso e la città che ti ospita. Hai mai visto il vecchio film in B&N della Wertmueller, I Basilischi?

      Alla tua domanda rispondo anche io: poiché il genere di lavoro me lo permette (“home office”), sto cercando una casa a Palermo, dove potermi anche trasferire per il 60-70% del tempo.

    14. Sono pienamente d’accordo con te GioCa, infatti nel mio post critico chi si sofferma sulle colpe e non va oltre e cercare soluzioni, ma il post in questione della sig.na Giusi non accusa nessuno a mio avviso, ma avverte chi si occupa del governo della città, che ci sono buchi generazionali che bisognerebbe affrontare il problema, poi ci sono altri commentatori che per un motivo a me “sconosciuto” difendono questo o quel sindaco, non guardando il quadro generale, e cioè la totale assenza di speranze nel futuro che avvolge Palermo, di questo ne converrai con me, che manca proprio la prospettiva futura. Nel 2018 Palermo sarà capitale italiana della cultura, cosa che personalmente reputa una occasione per rinnovarsi e valorizzarsi seconda solo alle manifestazioni sportive al livello internazionale. Premetto di non essermi informato sulle iniziative in merito, ma tu che vivi a Roma hai sentito di manifestazioni culturali, sociali, di cultura insomma che si stanno preparando per questo evento, che dura un anno, in cui devi far vedere al mondo di che pasta sei fatta, devi mostrare a tutti la città che sei, e che vuoi diventare, la tua storia e le tue origini, ma anche le tue eccellenze e i progetti per un domani, ma, e spero di essere smentito, ad oggi non ho ancora visto ne programmi, ne iniziative.
      la definizione di politica è “scienza e tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”, ma come sappiamo non è più cosi, è clientelismo e sbandierare meriti che sarebbero solo dovere e spirito di servizio. Quest’ultima parte manca sia a Palermo che nel resto d’Italia.
      Grazie dell’attenzione.

    15. E’ una situazione che accomuna tutti gli under 40 meridionali, io vi scrivo da Napoli e la situazione non è tanto diversa, è migliore perchè ne siamo di più e più vicini al Nord, ma lo spopolamento delle nostre regioni si estenderà a macchia d’olio, partendo dalle regioni più lontane Sicilia e Sardegna poi Calabria e così via. I dati di emigrazione sono sempre più tristemente crescenti, come scrive Giusi si va ad inseguire i propri sogni lontano dalla propria terra, magari li si realizza pure ma non ci sentiremo mai a casa come nelle nostre terre, ci mancherà sempre qualcosa, saremo sempre ospiti e con un velo di magone guarderemo dalla finestra. Inizialmente credevo fosse una sconfitta emigrare, un comportamento da codardo, ora lentamente sto pensando l’opposto, ma mi rifiuto di subire questa inerme situazione. Prendere coscienza di questo è già un buon punto di partenza, cercare le colpe (sindaco, Ministro, Governatore) ora non ha senso, se vogliamo potremmo ancora provare una soluzione, potremmo riprenderci quello che è nostro, dare frutto a quello che abbiamo studiato nelle nostre università ed evitare con un ultimo scatto d’orgoglio che quello che produciamo con la mente e con le braccia vada ancora una volta ad ingrassare vacche già lo sono di sè perchè hanno avuto un partito che li spalleggiasse. Come fare ? ognuno può fare il suo partendo dal basso, partendo dal voto, dalla società civile, dal passaparola, dall’indignazione comune e perchè no da un partito che difenda tutto il sud come la Lega ha difeso quelli là, altrimenti tra 40 anni le nostre regioni saranno accomunate a quello da cui oggi partono i tanto odiati barconi e non ci torneremo manco per farci le vacanze estive, troveremmo solo il mare e null’altro.

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