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lunedì 23 set
  • Annunciata di Palermo

    Come l’Annunciata di Palermo ritrae la nostra coscienza

    Uno dei tesori più belli contenuti nel Palazzo Abatellis di Palermo, è un dipinto a olio su tavola di Antonello da Messina. Questo pittore siciliano è molto famoso a ragion veduta, in quanto i suoi quadri sono costituiti da un connubio perfetto tra tecnica e caratterizzazione psicologica dei personaggi ritratti. Il tesoro di cui sto parlando è l’Annunciata di Palermo. Esistono due versioni di questo quadro: una si trova a Venezia e l’altra proprio a Palermo. Lo studioso Enrico Brunelli ha affermato che quella di Palermo è stata realizzata prima, quindi Venezia conserva una copia che l’autore ha voluto realizzare e l’originale è l’Annunciata siciliana.
    Questo quadro, pur ritraendo proprio il momento dell’annunciazione, presenta delle caratteristiche originalissime. Vittorio Sgarbi in un intervento al Teatro Politeama di Palermo del 2015, ha messo in evidenza le novità teologiche e stilistiche di questa opera. Innanzitutto, Antonello da Messina ha consapevolmente deciso di non rappresentare l’annunciazione in sé, ma l’annunciata. Sgarbi osserva infatti, come Maria sia ritratta frontalmente mentre apparentemente guarda lo spettatore. L’angelo dov’è? L’angelo è il pittore, l’angelo è lo spettatore, Maria lo ha di fronte e sembra lo stia guardando. L’angelo non c’è, quindi? No, osserva Sgarbi, l’angelo è presente, è dentro di noi. Se si osserva attentamente lo sguardo della donna, vedremo come Maria non stia guardando verso di noi, ma dentro se stessa.

    «L’angelo non è sulla spalla come un pappagallo, né accanto come una badante, l’angelo è dentro di noi. […] L’angelo che le racconta come messaggero di Dio il suo destino, è dentro di lei, è la sua coscienza, è una voce interiore. Nessun pittore ha avuto l’intuizione di ridurre l’angelo a una parte della stessa Vergine. Quindi, ecco, lei sta guardando il supposto angelo, però siccome non è fuori, ma è dentro, spinge il suo sguardo a non guardare niente. […] Lei non guarda noi, guarda un punto indefinito. Sta meditando qualcosa che le parla dentro» (Vittorio Sgarbi).

    Maria sta guardando il pittore mentre la dipinge, forse perché lo sguardo di questa donna vuole rappresentare anche l’interiorità dell’uomo, come l’interiorità di tutti noi. In realtà Maria sporge la mano per tenere lontano sia noi, sia il pittore, sia l’angelo, come quando noi diciamo a qualcuno “basta” con un gesto. Non le serve che qualcuno le annunci qualcosa, perché già sa tutto nella sua coscienza. Secondo Sgarbi, quella mano vuole dire “taci”. Da un punto di vista tecnico, è funzionale quindi questa profondità della mano, che si contrappone all’altra, la quale invece serve a mostrare la purezza della Vergine. Ella è, infatti, in posizione di protezione: Maria si chiude il velo e viene mostrata in questo in modo molto umano: una donna pudica, che si protegge, che è riservata.

    Annunciata di Palermo

    Ad un’appassionata di lettura come me, non è sfuggita poi la presenza di un libro in questo dipinto. Non è rappresentato in modo lineare, ma è mosso dal vento. Il vento che sposta il libro è, secondo alcuni studiosi, simbolo dello spirito santo. In greco antico, infatti, lo spirito viene detto πνεῦμα (pneuma), in latino spiritus, che significa propriamente soffio. Indica difatti il soffio vitale, per cui il vento che sposta il libro potrebbe significare proprio spirito.
    In conclusione, è stato osservato come il tratto straordinario di questo quadro, al di là della capacità tecnica del pittore, consista nel fatto che la Madonna venga ritratta come una bellezza terrena, che conserva addirittura aspetti della tipica donna mediterranea. Per questo l’Annunciata di Antonello da Messina è un simbolo di palermitanità oltre che di coscienza teologica.

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