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martedì 26 mag
  • Natale Coca Cola

    Natale è…

    Fra poco è Natale.

    E si avverte, ovunque, l’esigenza di speranza.

    Si avverte, con forza evidente, il bisogno di colori che restituiscono luce là dove c’è il buio, di sorrisi che non coprono le lacrime, ma le rendono manifestazione di gioia e di emozioni, e non di triste consapevolezza della mancanza di prospettive future.

    Per molte famiglie il periodo di Natale è un periodo difficile, sia per chi non potrà tornare da lontano per questa festa, sia per chi vive ben altre difficoltà, di vario tipo.

    Perché in ogni caso, «basta il pensiero», oppure una telefonata o un video per farsi gli auguri non bastano.

    Ci sono feste che richiedono la presenza , la fisicità, gli abbracci, il guardarsi. Ci sono feste che hanno un’anima.

    Che è fatta di tutti i significati che abbiamo loro attribuito da bambini, e che ancora albergano, a volte inconsapevolmente, dentro di noi. Nonostante tutte le luci abbaglianti e spesso vuote di contenuti significativi, sono altri i significati che illuminano e danno un senso al Natale.

    Fra poco è Natale.

    E purtroppo oggi questa festività ha perso gran parte dei significati che aveva nel passato e che, per tanti, nonostante tutto , continua ad avere ancora oggi.

    Diversi anni fa, il periodo di Natale iniziava pochi giorni prima, con l’addobbo degli alberi sulle piazze dei paesi e delle città, con le luminarie discrete e quasi invisibili che si intravedevano nelle strade e sui balconi delle case, con la timida pubblicità alla tv. Tutto era soffuso, e non c’era mai il rumore, non c’era nessuna enfasi e le vere luci erano quelle degli affetti sinceri e della semplicità.

    Natale era preparazione dei dolci locali, cuddureddi e buccellati, sfinge fritte e pignolata, e l’unico dolce industriale, scartato il giorno di Natale, era il pandoro o il panettone. Sotto all’albero dei siciliani, non c’erano regali, che invece, un mese e mezzo prima, venivano elargiti dai morticelli.

    Nelle case i personaggi del presepe erano sempre gli stessi e, a volte, venivano tramandati dai genitori ai figli.

    Nelle famiglie non mancavano rappresentanti di tutte le generazioni, dai bisnonni ultranovantenni, che giocavano a tombola tra un sonnellino e l’altro attorno al tavolo da pranzo, ai nonni di media età, ai genitori giovanissimi e ai bimbi più o meno piccoli o neonati.

    Nelle case l’odore del latte delle poppate si mescolava con l’odore delle fritture, dei dolci, dello zucchero a velo.

    Attorno ai tavoli da gioco era tutto un continuo vociare, ridere, urlare, imprecare, e perfino battere forte i piedi a terra per una vincita o una perdita di denaro, sempre di piccolo conto. Era un continuo cucinare, riscaldare, servire, offrire su vassoi sempre in movimento sfincioni, pizze , pizzette, Vermut, cuddureddi, buccellati, frutta secca, sfince piene di miele e “diavolicchi”, fette di panettone o pandoro, rigorosamente dal gusto classico.

    Era sempre un salutare per l’arrivo di qualcuno o per l’andare via di qualcun altro.

    Era sempre uno storpiare dei nomi dei bambini da parte degli anziani,oppure un tenere in mano quel portamonete in cui erano custodite le monete per giocare a cucù, sette e mezzo, oppure a ramino , scala quaranta, pinnacolo.

    Erano sempre, talvolta, litigi tra anziani e bambini: «ho vinto io, l’ambo è mio, no abbiamo vinto in due, dividiamo il malloppo»!

    Era quella l’atmosfera del Natale, e quel clima si respirava ovunque. E nessuno, proprio nessuno, poteva sentirsi solo, in quella folla di persone, che in quei pochi giorni stavano insieme per intere giornate.

    Oggi succede che già a ottobre, nei negozi, o nei centri commerciali , si vedono già le luci, gli alberi, gli addobbi natalizi. Già, nel tradizionale periodo dei morti, nei centri commerciali è Natale.

    Con l’arrivo del black Friday è Natale.

    Così, quando arriverà davvero Natale saremo già abbondantemente stanchi di tutte queste luci, di tutta questa enfasi che con il senso del Natale vero nulla ha a che fare. Tutto ciò rischia di togliere al periodo del Natale ogni incanto, ogni significato che un tempo gli era attribuito.

    Tutto ciò, talvolta, impedisce di concentrare l’attenzione sul vero significato del Natale, sul miracolo del bambinello, del “picciriddo” dolcissimo che, secondo la tradizione cristiana, è sceso in terra per salvarci dai nostri peccati.

    Tutto ciò può comportare una grande attenzione a ciò che è relativo agli aspetti esteriori e materiali e poca attenzione ad una riflessione sincera e accorata sul senso del Natale, in particolare su ciò che il “Natale oggi è” e su come (forse?) dovrebbe essere”.

    Palermo, Sicilia
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