giovedì 18 ott

Risultati della ricerca “Via materassai”

  • La Vucciria

    Nacqui in una solatia soffitta il 20 giugno 1951 in via Materassai al n. 38. La stanza era situata in cima ad un vecchio edificio, ora peraltro ristrutturato dai nuovi proprietari, e lo si può notare dalla sottostante piazza Sant’Eligio.
    I ricordi più belli dell’infanzia sono legati alle mangiate assieme a tutti i parenti che venivano invitati sulla terrazza annessa alla soffitta nelle serate “d’u Fistinu di santa Rusulia”. Babbaluci, pani chi panelle, crocché e rascature e tante altre cosucce buone. Tempi felici, indimenticabili: ci si contentava di poco, non c’era malignità e si viveva meglio. E poi si aspettavano le dieci di sera per il gioco di fuoco, “’a masculiata finale”: che capolavoro! Tutto finito ahimé! Che tristezza passare ora dalla Vucciria. Ora è tutto abbandono, tutto chiuso: una tradizione popolare finita. Moltissimi negozi chiusi, ai Casciari specialmente. È bello abbandonarsi all’onda nostalgica dei dolci ricordi. Se chiudo gli occhi mi rivedo nel 1959 vestito con l’abitino bianco, la tunichetta della mia prima comunione a San Giacomo la Marina, la vicina parrocchia, ora restaurata. I baci, gli abbracci. Ricevere Gesù per la prima volta nel proprio intimo, i regali. Ricevetti due bei libri: “Il Vangelo narrato ai piccoli”, dal direttore dell’ENALC, dove lavorava mio padre, ed un altro stupendo, “Cuore”, di Edmondo De Amicis illustrato in edizione gigante da Roma da parte del presidente dell’ENALC. Che momenti emozionanti. Continua »

    Ospiti
  • Ancora danneggiamenti per i muri di piazza Garraffello

    Ancora danneggiamenti per i muri di piazza Garraffello

    I muri che delimitano piazza Garraffello dopo il crollo di una palazzina sono stati nuovamente danneggiati nel fine settimana. Nella piazza sosta una pattuglia della Polizia municipale. Il muro di via dei Materassai è stato abbattuto e quello di via La Loggia ridotto a pochi blocchi.

    La piazza potrebbe essere riaperta parzialmente dopodomani. I negozianti lamentano un calo del giro d’affari dell’80%.

    Palermo
  • Centro isterico (1)

    Angel

    Poniamo che all’interno della città di Palermo esista un luogo che per comodità, e senza scomodare ipotesi censorie, chiameremo Piazza Garraffello, un nome d’invenzione. Alla Borges, dunque: “Per oltre tre secoli la piccola piazza, d’impianto basso medievale, è stata uno dei polmoni commerciali dell’organismo chiamato Palermo. Non a caso. Il progressivo interramento del bacino naturale del porto ha creato le condizioni per la realizzazione di spazi urbani nuovi, sempre dediti alle attività di scambio che fosse acqua o terra quella che stava sotto i piedi. La piazza era così chiamata per via di una fonte d’acqua (dall’arabo gharaf), non salata, che però non andava confusa con quella di Piazzetta del Garraffo legata anch’essa ad una fonte d’acqua ma d’altra provenienza e che fonti storiche certe la danno più pura e limpida della nostra.” Chi legge potrà notare il balzo del diminuitivo tra Piazza Garraffello e Piazzetta del Garraffo, ma in una storia d’invenzione è possibile questo ed altro. E poi, anche, il bisticcio tra documenti e origini, zampilli e salti: sempre fonti sono. Continua »

    Palermo
  • Eroina

    In via Maqueda, dopo palazzo Marchesi, c’è una viuzza morta. Un tempo si chiamava vicolo Chiesa Sant’Orsola, ma il colore della vernice c’aviss’a dare ‘u nome d’a via è talmente appassito sul muro che ricorda più un pianto di madre che una iscrizione. È ddà dìntra che trasìvu e nni cuntavu 23.
    E ancora ddùoco avìssero a essere.
    E chissà ancora pi’ quanto tempo ci rimarranno.
    I dimensioni sono variabili, tutte però hanno raggrumi di sangue.
    Jiccàte ddà, in mezzo a fogli di giornale, accendini scàrrichi, fazzoletti sporchi, foglie riarse, cucchiaini freddi, frantumi di specchio, smozzichi di sigaretta, carta stagnola, bottiglie di plastica ed altra gràscia varia, i siringhe tràsono subito dìntra i miei occhi, e, seppur abbandonate su questo campo di battaglia, si impongono in mezzo allo sporco, pedoni chiari su scacchiera scura. Due formano una croce, e non sembrano esserne felici. Una è appizzata ad un fascio di legno, e pare una bandiera spenta. Cinque sono orfane di ago. Le altre sono disseminate a caso, e nessuna geometria è possibile leggere nell’informità del disegno che restituiscono allo sguardo. Sono linee che denotano non curanza e annichilimento: le stimmate della disperazione. Ma è una siringa in particolare che si fa osservare fra tutte. Chiama i miei occhi e mi dice: talìami, ccà sugnu. Una primadonna è. La osservo e subito ìdda mi cunta la sua storia. È una siringa da clistere. Continua »

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