Tampasiava l’imperturbabile blasé
Percorrevamo una via del centro quando rallentammo il passo accorgendoci di non esserci prefissati una meta. Ma dove stiamo andando? Da sempre avevamo subito il curioso fascino del tampasiare (termine dialettale traducibile con bighellonare o vagabondare), errare mollemente per le vie della città senza che alcun particolare stimolo seducesse la nostra attenzione. Vetrine, insegne, schiamazzi, volti: agli occhi del blasé tutto si mescola e confonde in un opaco sfondo sul quale si staglia la sua lenta figura. Il blasé, concetto introdotto nel XX secolo dal sociologo Georg Simmel, è l’uomo che vive immerso in uno stato di profonda apatia e disillusione nei confronti della moderna società massificante. Quante volte abbiamo vagato per le strade godendo della genuina inconcludenza del nostro agire, senza percepire il tempo scorrerci attraverso. Abbiamo così sperimentato che esistono due modi di tampasiare. Il primo è di chi bighellona in giro tracciando percorsi casuali, che si tratti del malinconico avanzare di un apatico blasé, o del giocoso vagabondare di un bizzarro Charlot. La seconda modalità riguarda l’aspetto “statico” di questa indolente attività, e richiede un minor dispendio di energie. Continua »



































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