Non so più il sapore che ha
Da ragazzino avevo paura dei vampiri. I miei erano vampiri perfino comici, intravisti in un cartone animato. Ma bastavano e avanzavano per terrorizzarmi, di notte. Il respiro si faceva affannoso. La pendola della camera da pranzo batteva rintocchi che suonavano come un lugubre presagio. Le distanze del mondo, col buio, si annebbiavano. Sparivano i limiti rassicuranti delle cose. Tutto era occultato in una tenebra che copriva la segnaletica del giorno e seminava il mio cammino di incubi. Di solito, restavo accucciato tra le coperte. Sentivo il mio cuore irrefrenabile scattare e impazzire. Non osavo neanche sporgere un braccio sotto il letto, per timore di essere afferrato e scaraventato nell’abisso di non so quale orrore. Qualche volta, prendevo il coraggio a due mani. Mi alzavo, strisciavo fino alla camera notturna dei miei genitori. Non li svegliavo. Mi accontentavo di sentirli respirare. Il viaggio da me a loro era una sterminata odissea. Continua »





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