Come orologi
Mi è capitato di entrare dentro una casa palermitana del centro storico. Certo, dire centro storico è come affermare l’esistenza della terra, non ho ancora chiari i limiti, ma insomma “intra muros” potrebbe chiarire la cosa, da-a. Palermo ha un centro storico che in realtà sono più centri, ognuno a sé e, come ricordo scriva Billitteri nel suo giallo, ognuno con una identità e una “proprietà”. Kalsa e Albergheria sono centro storico, così quanto Ballarò e Vucciria. Eppure, nonostante sia “extra muros”, alcuni pensano che anche via Libertà lo sia. Allora, cercherò di essere preciso: sono entrato in una casa nella zona dei Cintorinai. L’aspetto non era invitante, né tantomeno l’androne. Lo spazio di accoglienza ricordava le atmosfere kafkiane del Castello, oppure qualche cascinale da B-movie. Niente di tranquillizzante, e la scala d’ingresso ai piani superiori sottolineava se non l’abbandono perlomeno la sciatteria generale: pareti scrostate, polverose lanugini in terra, un odore di piscio di gatto. Eppure in quella casa abitava una persona che avrei dovuto incontrare, e non la sapevo sciatta né tantomeno decadente. Continua »




































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