mercoledì 18 ott
  • La storia di un uomo

    C’era una volta un commerciante, vendeva alimentari in un supermercato del centro di Palermo. Aveva una famiglia e com’era sua consuetudine ogni mattina si recava a lavoro. Faceva questo mestiere da quando aveva 9 anni.

    Ogni mattina il frastuono delle saracinesche che si aprivano segnavano l’inizio dell’attività giornaliera. La città si accingeva a svegliarsi e tutto si cominciava a muovere. Le consegne della merce, l’inventario giornaliero, l’incontro con i rappresentanti per gli ordini in sostanza, tutto quello che gira intorno ad un’attività commerciale. Egli era un uomo composto e onesto, autorevole e gentile, sapeva curare la clientela e tutti lo rispettavano perché era esemplare nel suo lavoro. Aveva anche un gran cuore e mi colpì quando una volta gli vidi regalare un cesto di spesa ad una donna che non poteva pagare.

    Ma essere degli onesti lavoratori non basta, in questa città è veramente troppo. Sostentare la propria famiglia e riposare la domenica non basta! In Sicilia chi possiede un’attività ed è figlio di nessuno è obbligato a pagare il PIZZO. Lo tieni in conto insieme alle tasse dello stato agli stipendi ed alle scadenze da pagare. E com’è possibile che questa persona era obbligata a pagare elevate somme di denaro alla malavita cittadina, perchè tutta questa prepotenza. Ma intanto, le sostanziose cifre, che aumentavano di anno in anno, venivano pagate regolarmente. Tra mille difficoltà si riusciva appena a tirare avanti per la fine del mese. Tutto stava crollando.
    La prerogativa era la chiusura definitiva dell’attività ed il commerciante non poteva permetterlo. Vedere distruggere tutto ciò che aveva costruito, mettere a repentaglio il posto di lavoro di tante persone.

    Non poteva. Decise di non pagare più.

    Era la fine degli anni 80. Cominciarono le prime rapine, regolari assidue e puntuali. Si cominciò a tenere una media di 3 rapine la settimana, a volte anche 4. Bastava posare la pistola sul banco della cassa e portare via tutto l’incasso. Il commerciante denunciò regolarmente ogni rapina agli organi di competenza. Nessuno fece niente, nessuno lo cautelò, nessuno si mosse…intanto le rapine continuavano. Continuando diventavano anche più deleterie. Una notte riuscirono ad introdursi dentro la stabile del supermercato distruggendo tutto quello che si poteva distruggere. Nessuno continuò a muoversi, tutti continuarono a tacere.

    Cominciarono i primi maxi-processo e molte teste calde furono arrestate. Gli vennero sequestrati tutti i beni e vennero trovati i registri contabili sulle varie riscossioni illegali. Nelle liste, insieme a tanti altri, c’era il nome del nostro commerciante. Vennero interrogati tutti e nessuno volle parlare. Neanche lui.
    Cominciarono le minacce telefoniche. Aveva una famiglia e loro lo sapevano. Sapevano tutto. Continuò a non parlare. La giustizia si dimenticò di lui.

    Venne condannato a 7 mesi di arresti domiciliari per favoreggiamento. Questo perché non aveva parlato, perché voleva difendere la sua famiglia. Durante la detenzione non mancavano le incursioni notturne per il controllo del detenuto casalingo. E quasi ogni notte l’anziano commerciante, insieme alla moglie veniva svegliato, anche in maniera poco cortese, nel cuore della notte.

    Durante la detenzione si ammalò fu colpito da ischemia celebrale e praticamente non fu più un uomo libero. Durante la malattia non smise mai di nominare il suo supermercato e i suoi dipendenti. La sera prima di addormentarsi diceva sempre, all’infermiera che lo accudiva, di chiudere le saracinesche che era ora di andare a casa. E quel frastuono segnava la fine della giornata e della sua vita. Morì dopo 5 anni.

    Il giorno del funerale la bara si fermò davanti quel supermercato. Lì c’erano i suoi dipendenti, applaudirono al feretro. Applaudirono ad una persona che aveva dedicato la sua vita al lavoro e alla famiglia. Applaudirono ad un uomo adesso libero.

    Questa storia mi ha toccato da vicino. La dedico a tutti coloro che, oggi, soffrono per questo problema e in particolare la dedico a quest’ uomo coraggioso “perchè è ora che qualcuno ascolti la tua storia”.

    A Nicola.

    Ospiti
  • 31 commenti a “La storia di un uomo”

    1. Ha toccato anche me.Come tante altre,purtroppo,storie di Palermo che si ascoltano con le lacrime agli occhi,e con rabbia.

    2. Cara Silvia,
      mi hai fatto commuovere.

    3. Dove sono i tutori della Legge a Palermo? dove sono le FORZE dell’Ordine? Forze de che? Imboscati e pusillanimi! Qualunquisti, fatalisti, nonvedo-nonsento-nonparlo, e noncivoglioandarea lavorarexstrada, tanto lo stipendio me lo danno lo stesso! Vergogna! Quando gli chiedi aiuto non sanno far altro che dirti che devi sporgere denuncia. Loro, senza denuncia, non muovono un dito. Se anche il reato si commette sotto i loro occhi NON LO VEDONO!!! Nel territorio non ci sono, e se anche ce li trovi per caso, fanno presto a fuggir via!

    4. Invece quando muovono le dita per scrivere, sotto dettatura, la denuncia sbagliano pure.
      Ahimé! Pover’Italia. Nazione dove l’imperfetto la fa da padrone

    5. In parte vero quello che dite Angela e Totò….anche se mi è capitato di vedere i “famosi” polizziotti di quartiere presentarsi all’interno di un negozio di Via L.Do da Vinci e fornire al negoziante un recapito presso cui contattarli in caso di bisogno…segno che qualcosa sta cambiando e ….che per fortuna c’è anche qualcuno che fa il proprio dovere!!

    6. Bellissimo omaggio ad un uomo che non ha parlato. Libero Grassi è un eroe ma, secondo me, anche quest’uomo lo è.

    7. Non conosco Nicola, ma la sua storia si avvicina ad altre che mi è capitato di sentire, e vivere anche se in modo indiretto. Io aggiungerie al titolo del post parola “Onesto”.

    8. … l’ho finito di leggere ora, ammiro il coraggio di manifestare le proprie idee in un paese dove non e’ certo facile farlo.
      La storia, tutta italiana, di uno stato assente che difende solo i piu’ forti!

    9. ho un’attività e temo che mi possa succedere prima o poi……
      So già che se mai succederà, farò le valigie e torno a torino. Da sola non ce la posso fare.

    10. anche al senegal succedono queste cose brutte ma chi à negozio e pronto col macete e se viene uno cattivo basta far glielo vedere che cambia i dea
      buona makatanka a tutti 🙂

    11. …non mi sento di aggiungere nessuna parola…
      stasera fra le mie preghiere, una sarà per l’anima del buon Nicola che io non ho conosciuto se non attraverso le parole di Silvia…hai fatto una bella cosa per Nicola oggi cara silvia…gli hai donato l’affetto di tutte le persone che leggeranno questo post!

    12. Da solo non ce la può fare nessuno. Per questo novità come Addiopizzo sono l’ossigeno, per Palermo. Vorrei che Marina, e chiunque altro come lei, li cercasse, o si facesse trovare.

    13. Nella stessa terra di Nicola ci vive un uomo, un piccolo potente, che un giorno andò in televisione a raccontare che gli imprenditori siciliani che pagano il pizzo sono una minoranza, facendo molta confusione tra chi paga e quanti invece denunciano o ammettono di pagare.
      Lui ha un suo partito. E in media ogni tre giorni si ha notizia che uomini di questo partito, altri potenti piccoli piccoli, vengono coinvolti in fatti di mafia. Ma lui ci racconta che la mafia fa schifo, senza però farci capire se i voti della mafia facciano altrettanto.
      Fino a quando la politica non si assumerà le responsabilità che le competono e fino a quando un certo ceto politico permetterà alla mafia di controllare, direttamente o indirettamente, gli affari pubblici, gli appalti, il mercato del lavoro ecc., dovremo rassegnarci a raccontare ed ascoltare tante storie come quella di Nicola.
      Ciao

    14. Nella stessa terra di Nicola e del piccolo potente c’è un’altro piccolo potente (ma presidente della commissione antimafia e di sinistra) che, secondo quanto dice un pentito, aggiusterebbe i processi sulle cooperative e avrebbe minacciato un sindaco di fare sciogliere il Consiglio comunale se non avesse accettato alcune nomine politiche al Comune. Stavolta presunzione di non colpevolezza?

    15. …la presunzione di innocenza è un lusso che possono permettersi solo alcuni..il fatto che sia uno dei principi fondamentali della costizione poco importa!…

    16. …certo che non ce ne facciamo sfuggire nemmeno UNA, di occasioni ghiotte per azzuffarci un po’.
      il primo che tira in ballo la politica, il secondo che, puntualmente, abbocca all’amo.
      e ci disperdiamo…
      eppoi: troppo facile scagliarsi contro i/le ragazzi/e delle forze dell’ordine, contro lo Sssstato (questo sconosciuto!) che non farebbe nulla per darci sostegno.
      (ma non eravamo NOI TUTTI lo stato? o ce ne ricordiamo solo al momento di pretendere i nostri – sacrosanti – diritti civili?).
      Prendiamo l’intervento di Silvia (GRAZIE!) per quello che è: una preziosa opportunità.
      Per ricordare un uomo buono, per riflettere su noi stessi.
      Vi racconto una favola minima:
      “Una mattina, tutti i commercianti di palermo e provincia, tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, come colti da improvvisa ispirazione, come per rispondere ad un tacito accordo, come sospinti da un subitaneo istinto, decisero all’unisono di smettere di pagare il pizzo.
      i cattivi, colti di sorpresa, si trovarono spaesati (letteralmente: privati del paese a cui erano abituati):
      “e adesso? con chi ce la prendiamo?
      chi cominciamo a minacciare? a chi mettiamo la bomba sotto la saracinesca?”
      per i cattivi, presi alla sprovvista, fu l’inizio della fine.
      ho una grande notizia per noi tutti.
      i mafiosi, quelli veri, sono pochi. una larga minoranza, che con violenza, minacce, terrore, morte e complicità occulte, tiene in scacco una grande maggioranza di persone per bene. magari impaurite, magari un po’ distratte a volte, magari persino cresciute in un atmosfera impregnata di mafia, ma che, mafiose non sono. e dovrebbero camminare a testa alta.
      riprendiamoci la NOSTRA città.
      buonanotte, uomo buono, dormi bene.
      gA*

    17. Grazie gabriele, hai espresso nella maniera migliore quello che io per minuti davanti al pc non riuscivo a fare. Il mio pensiero partiva proprio dagli ultimi commenti, con nessunissima intenzione di fare polemica, ma con la presa di coscienza di quanto la politica sia distante, e allontani anche noi, dalla vita reale, la vita di tutti i giorni. Quella di Nicola.

    18. nello stadio dove forse nicola qualche volta sarà stato in vita sua, ogni volta che c’è una partita, alcune centinaia di “persone”, forse migliaia, intonano un coro che fa: “NOI ODIAMO LA POLIZIA – NOI ODIAMO LA POLIZIA”. Non se ne parla mai, la cosa accade nell’indifferenza generale di 30 mila persone che assistono alla partita, dei dirigenti della squadra del palermo, della stampa che invece sottolinea e stigmatizza attegiamenti egocentrici e dementi quali quelli del giocatore di canio con il suo saluto romano.
      sarebbe bello, un giorno, che i DELINQUENTI che intonano questi cori fossero isolati, che 30 mila persone in risposta ai DELINQUENTI, intonassero cori del tipo: “NOI AMIAMO LA POLIZIA – AIUTIAMO LA POLIZIA”

    19. No lele non sono d’accordo. La politica non ci allontana dalla vita di ogni giorno né da quella di Nicola.
      Al contrario: le scelte della politica in termini di appalti, lavoro, finanziamenti ecc. hanno pesanti ricadute sulla quotidianità, sulla tua vita, sulla mia e su quella di Nicola.
      Tony e Maria Pia, mi dispiace dover deludere i vostri schemi mentali, ma, per quel che mi riguarda, il problema dell’intrico mafia-politica è talmente determinante che non mi sento di fare sconti a nessuno.
      Probabilmente i piccoli potenti verranno assolti dai giudici, magari per insufficienza di prove come è stato per altri potenti coinvolti in processi di mafia. Ma questo non li assolve dal giudizio storico e morale.
      Chiamatela pure cultura del sospetto o giustizialismo, ma quando per un momento sarò io a doverli giudicare e loro saranno in bilico sulla punta della mia matita, state pur certi che ‘l’odore di mafia’ sarà una discriminante, a prescindere dalle sentenze e dalle appartenenze politiche dichiarate.
      Voi farete altrettanto?

    20. Ragazzi, non capisco perchè non lasciate in pace Tony Siino di riprendere un commento tendenzioso e parziale.
      D’altronde lui è il garante sulla par condicio!!!
      E’ giusto che replichi, SEMPRE, ai commenti sinistrorsi.
      VIVA LA PAR CONDICIO! VIVA TONY SIINO!!!

    21. Purtroppo, a mio avviso,anche quella che noi chiamiamo la parte buona della città non ha chiarissimo il concetto di cultura della legalità. Avete visto le nostre strade? Ma se non rispettiamo neanche lontanamente il codice della strada, come possiamo pretendere di essere una città antimafia? Non è solo un fatto di politica,è la nostra cultura. Del resto un politico è pur sempre uno di noi.
      ” la mafia è una cosa umana e come tutte le cose umane è destinata a finire.
      “Giovanni Falcone.”
      Speriamo che non si estinguano insieme.
      ciao Nicola.

    22. Per non parlare di chi non paga il biglietto dell’autobus (già è vero l’autobus è out) oppure di chi ha l’amico alle poste e bypassa le persone in fila, o chi invece ottiene la pensione di invalidità senza aver alcuna invalidità, o chi ha l’amico medico e ottiene una risonanza magnetica in un secondo, o chi non paga il canone RAI, o chi non paga le tasse o non le paga tutte, o chi parcheggia l’auto sopra le strisce pedonali (tanto cosa vuoi che sia un attimino) o sui posti riservati ai portatori di handicap, o chi clona le schede di sky, o chi usa schede clonate di Sky (già ma si possono clonare le schede di Sky, quelle di stream si potevano. Non solo quelle di stream).
      Secondo me la mafia non scomparirà mai. Chiaramente non parlo della mafia che spara o incapretta.

    23. bhe questa storia commuove… e ci fa capire qianto sia triste vivere nella nostra città e quanto triste sia vedere che tanti ma proprio tanti non fanno il proprio dovere… di recente mi trovavo fermo ad un semaforo pedonale di viale delle scienze… vicino a me una pattuglia della Polizia… un’altra auto passa con il rosso infischiandosene della PS… ma loro non lo hanno neanche degnato di uno sguardo…
      che ne pensate?

    24. Cosa pensiamo???……
      Non lo so…. So solo che le parole servono a poco! Ci sono troppi problemi da risolvere e finchè cisarà “l’amico dell’amico” i problemi rimarranno.
      C’è troppa fame, se non sei “TU” a farti favorire (per un lavoro, per una tac urgente ecc..) sono altre centinaia e centinaia di persone, (quando sei in una famiglia disastrata ed hai bisogno di un lavoro… soprattutto sapendo come fanno gli altri ad ottenerlo allora a mio parere ti fai pochi scrupoli e diventi “mafioso” perchè così puoi pagare l’affitto ogni mese!)
      Come si può interrompere questo circolo vizioso?? ci distruggiamo con le nostre mani!

    25. Rimbocchiamoci le maniche, bisogna urlare e non soltanto sussurrare.
      Le mezze parole non portano da nessuna parte. Siamo “NOI” la società civile vittima ed “artefice” dei mali di questa terra. Correggendo tanti piccoli “brutti gesti” possiamo fare la differenza.
      Si è vero ci stiamo distruggendo con le nostre mani, ma proviamo a pensare che “qualcosa sta cambiando”…
      Saluti.

    26. Mi viene da pensare, che a noi la mafia piace, perchè è già lì, da Garibaldi che sta lì. Tutto il resto, in Sicilia, sarebbe nuovo; “megghio u tinto canusciuto, chi u bonu a canuscere”. E inutile ribadire la solita accidia palermitana rispetto alle cose che invece avrebbero bisogno di buona volontà, due mesi, a volte tre. I lenzuoli bianchi, le fiaccolate. Un corteo. E poi? Dove sono finiti tutti quanti?
      Eh no, no può essere così, alla carlona. Qui c’è bisogno di un impegno quotidiano. E chi ce l’ha il tempo? Mi viene da pensare, mica lo penso.

      Ma i ragazzi di Addiopizzo? Cos’è si sono bruciati l’idea geniale della lista di negozi? Non doveva essere una cosa anonima? Smania di essere intervistati? Smania per lo scoop giornalistico? Occhio a non distrarsi ragazzi…

    27. un uomo adesso libero…si avete ragione tutti su tutto, ma una riflessione:
      decido di non pagare, di non sottomettermi, in nome della libertà, decido di denunciare ogni rapina, decido di non parlare..Perchè?
      lo stato le istituzioni, devo pure essere messe in condizioni, dare loro gli strumenti per perseguire i “persecutori” fino in fondo.
      Decidi di sfidare la paura di convire con questa in nome di un ideale della libertà, fallo fino in fondo,perchè non parli e non fi pure i nomi, le denunce le hai fatte!!
      Vi ricordo storie come Barone (via Lincon) ha fatto lo stesso ha avuto la scorta etcc… vi ricordo Libero Grassi,
      non sono belle storie ed anche finite male, ma le scelte intraprese in nome della libertà devono anche essere perseverate fino in fondo per sperare, anche se invano in un risultato e poter dire..mi avete abbandonato.

    28. La cosa che mi sconforta di più di questa storia non è il fatto che ad un onesto commerciante capiti una cosa del genere, ma la mancanza delle istituzioni o meglio le istituzioni da che parte stanno? Certo qualcosa sta cambiando ma sino a quando l’imprenditore “si fanno chiamare così” per fare impresa aspetta i contributi statali, segno che qualcosa nn va? dietro le erogazioni cosa ci sta? chiamatelo pizzo chiamatelo tangente..a voi la scelta…come mai per ottenere un cambio di destinazione d’uso per svolgere un’attività onesta e magari produttiva occorre avere l’amico la, il segretario di qua e tutto ciò che ne comporta……..”diventerà bellissima” questo è quello che scriveva e diceva Paolo Borsellino uomo coraggioso che amava la sua Palermo e sapeva a cosa andava incontro…anche io penso che diventerà bellissima ma non solo Palermo, tutta la sicilia culla della civiltà classica e Patria di molte ricchezze..dipende tutto da noi e dal nostro comportamento e senso del dovere.

    29. La storia di Nicola non fa che affossare i miei umori. tutto è inutile finché non c’è lo stato. E ho sempre più la convinzione che gli eroi siano inutili finché non ci sarà chi li valorizzerà concretamente. Per il resto, c’è solo l’impotenza del singolo cittadino, come me che mi solco a leggere questa tristezza…

      Poi volevo dire qualcosa a… scusa, non ricordo il nome… che parlava dello stadio e dei cori contro la polizia. Io sono tra quelli che canta, e canta pure a squarciagola. Io odio la polizia, perché in tanti anni di vita non l’ho mai vista come forza dell’ordine ma come forza del disordine. i numerosi esempi d’inefficienza elencati in questi trenta commenti basterebbero. io aggiungo la cieca ferocia con cui gli sbirri pestano durante alcune manifestazioni. O l’intollerabile superbia con cui parlano con noi giovanotti, come se dovessimo leccargli le suole… Me ne sono capitate tante e li detesto, ma non sono un delinquente, non sfascio vetrine, non uccido. E non farò male agli sbirri, ma potrò avere la libertà di dire che odio la polizia?

      Comunque, chiusa la parentesi, grande Silvia!

    30. Mrfortune stai tranquillo percghè i ragazzi di Addiopizzo hanno SEMPRE continuato a lavorare “in silenzio” e presto te ne accorgerai.

      questo messaggio è per TUTTI.
      Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo.
      Il coraggio ha in sé genio, potere, magia. Incomincialo adesso. (W.J. Goethe)

      Migliaia di cittadini che hanno espresso pubblicamente la volontà di non pagare più il pizzo e che sono disposti ad aiutare con gli acquisti chi si ribella ad esso sono il principio di un mutamento che potrebbe essere epocale. Il cammino del riscatto è cominciato, ma per maturare ha bisogno di tempo. Non dimentichiamo che siamo pur sempre in una città dove per quindici anni non si è mosso nulla.

      Noi del Comitato Addiopizzo in questi mesi ci siamo sentiti rivolgere tante volte domande come: “che fine ha fatto la campagna di consumo critico antipizzo?” e ancora “dove e chi sono i commercianti/imprenditori che comporranno la lista dei prodotti e dei negozi dove acquistare senza finanziare la mafia?”.

      La lista degli imprenditori la stiamo facendo e la renderemo pubblica solo quando sarà sufficientemente corposa. La stiamo facendo da soli, con pazienza e determinazione, giorno per giorno, selezionando e contattando i singoli imprenditori uno per uno, spiegando la campagna faccia a faccia, motivandoli, trasmettendo loro fiducia, per poi accompagnarli dalla commissione di garanzia che vaglia in piena autonomia le loro richieste di adesione (collegandoti alla pagina http://www.addiopizzo.org/garanti.htm puoi conoscere composizione e procedure della commissione).

      Abbiamo ricevuto svariati “no”, diversamente argomentati, ma abbiamo trovato pure commercianti che oltre a aderire portano a loro volta altri operatori economici. Il bilancio attuale è dunque promettente, ma per procedere più velocemente abbiamo bisogno di tutti voi.

      Parlate con i commercianti/imprenditori che conoscete, fate giungere loro il calore della nostra solidarietà. Diventate parte attiva della campagna, spronateli a inserirsi nel circuito del consumo critico antipizzo. Lo ricordiamo: non è una campagna di boicottaggio, ma di sostegno.

      Siamo migliaia, se ognuno fa quel che può Palermo potrebbe cominciare a vivere una nuova stagione.

      Tutto quello che puoi fare, incomincialo. Coraggio, è l’ora.

      Per segnalarci i commercianti di vostra fiducia che prima di aderire vogliono parlare dell’iniziativa da chi l’ha ideata, potete scrivere a:
      consumocritico@addiopizzo.org.

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