martedì 21 nov
  • Pizzino e il miraggio della satira. Viaggi fuori dai retaggi 2/2

    (continua)

    PIZZINO A SIENA
    Altra storia è stata la trasferta a Siena il 31 maggio per una giornata sulla satira promossa dall’Università con la partecipazione di Serena Dandini, Sergio Staino e Mario Cardinali, direttore del Vernacoliere. Stavolta per Pizzino c’erano anche lo scomunicatore Francesco di Pasquale e la collaborazionista Rossella Geraldi. Stavolta non hanno invitato Pizzino per parlare di mafia.
    Protagonista era la satira, dentro un’aula magna piena fino all’osso, cercando di mettere sul tavolo metodi, episodi, improvvisazioni e work in progress di un genere che in Italia procede a “velocità governativamente limitata”.
    Non sono mancate le domande e neanche gli studenti siciliani in quell’aula e tra i tanti che si sono avvicinati non pochi erano entusiasti per questa esperienza editoriale che veniva dalla loro terra, una volta tanto apprezzata per le innovazioni e per le “esplorazioni editoriali”. La Dandini ha brillato come sa fare quando deve intrattenere un pubblico e anche Mario Cardinali, che ormai da 25 anni dirige ed edita il Vernacoliere, ha dimostrato una verve inossidabile e un senso della posizione e delle trasformazioni della nostra società degne di un grande analista. Dissacranti le sue battute. Ammirevole la sua disponibilità nel rispondere ai nostri dubbi editoriali e nel lasciare una porta aperta. Infine Staino, storico vignettista dell’Unità, con cui abbiamo iniziato un dialogo che ancora continua. Da allora è un nostro “collaborazionista” e le sue vignette hanno raggiunto i lettori di Pizzino. Infine, i ragazzi dell’Università di Siena, tutti molto giovani, che hanno di fatto organizzato l’evento, hanno dimostrato una grande maturità e ci hanno accolto come se ci conoscessimo da tempo, a partire dalla palermitana Giulia Sarno. Un legame che ancora resiste. Così (non) finisce l’esperienza di Siena.

    Pizzino a Siena

    PIZZINO TORNA IN SICILIA
    L’Italia, vista da qui, sembra lontana. Viene da pensare che esperienze come quelle di Pizzino siano avvertite come superflue. Probabilmente la nostra linea editoriale, all’insegna del “politically scorrect”, non è compatibile con i cartelloni culturali dell’Isola, dove qualche volta ci siamo anche sentiti dire che il rischio di una nostra partecipazione era quello che avremmo potuto eccedere, che sarebbe stato sconveniente entrare nel dibattito politico dato il momento, il contesto, il prestigio dei relatori di turno. Non hanno tutti i torti, abbiamo ancora la bocca sporca di sangue per i crimini commessi in quest’oasi di pace, dove Pizzino potrebbe solo inquinare la convivenza civile. I cani sciolti non sono rassicuranti. E se poi scatta la pretesa di fare informazione, viene sempre qualcuno a ricordarti che quel compito spetta ai cani da guardia della democrazia. Solo che il quarto potere qui sembra animato soprattutto da barboncini scodinzolanti e da quotidiani arroccati nella difesa dei loro territori. Tutto sembra imbalsamato e anche le esperienze più valide e coraggiose (tra cui non metterei di certo Pizzino) come quella portata avanti da Mauro Rostagno su Rtc, di Peppino Impastato su Radio Aut, di Giuseppe Fava ne “I Siciliani” non sono durate neanche un decimo della storia ultrasecolare del Giornale di Sicilia. Un motivo ci sarà. Un motivo che va anche al di là delle pallottole. Operare ai margini non è facile quando il centro si ingrossa sempre di più. Il tempo in certi casi non si misura con il metro del denaro, ma con quello della passione. La passione con cui vanno avanti non solo l’esperienza di Pizzino, ma anche quella del neonato mensile “Casablanca”, diretto da Riccardo Orioles o “L’isola possibile”.
    Ovviamente la Sicilia non ha bisogno di tutto questo per restare così com’è.
    Ovviamente tutti quelli -dall’Italia alla Svizzera alla Germania- che hanno visto in Pizzino un nuovo modo di fare satira attraverso una ricerca di contenuti e forme non abusate, si sbagliano.
    Ovviamente Pizzino è destinato ad estinguersi.

    Assurdamente questo lunga riflessione/racconto di viaggio può chiudersi con uno spot. Sostenete Pizzino. 12 euro sono sufficienti per abbonarsi o per regalare un abbonamento. (http://www.scomunicazione.it/abbonamenti.htm)
    Perché dovreste farlo? Vedete voi, magari siete stanchi di regalare diamanti e avete voglia di qualcosa che non duri per sempre, oppure avete deciso di emigrare e avete intuito che i poster di Pizzino sono più resistenti della carta da imballaggio e in più fanno tanta paura che nessuno oserà rubarvi i pacchi temendo che contengano esplosivo. Ma se potete, sparatele anche più grosse. Baciamo le mani.

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