domenica 19 nov
  • Solo un battito di ali

    Sette ore: solo sette ore di aereo dividono la Sicilia dall’America, terra così lontana ma, per tanti aspetti, così vicina a noi siciliani. Certo, sette ore sono un battito di ali rispetto ai 30 o 40 giorni che impiegavano quei siciliani che, nei primi del 900, si imbarcavano da Palermo con destinazione New York, carichi di povere cianfrusaglie e di tanti sogni e speranze.
    Normalmente New York l’affronti con stati d’animo differenti: tutto dipende dal perchè vai a N. Y. C.: se ci vai per turismo le tue percezioni te la mostrano bella, piena di vita, curiosa, stai sempre con il naso allíinsù a contare quanti piani hanno i grattacieli, ti immergi nella cultura allo stato puro visitando i musei e le gallerie che brulicano in città e la notte non sai dove andare e cosa fare prima: New York by night è semplicemente fantasmagorica.
    Se ci vai per lavoro allora la tua mente ti porta a vederla attiva, dinamica, multirazziale, al centro degli interessi internazionali con migliaia di uffici e delegazioni: non c’è grande azienda al mondo che non abbia una sede a New York, i suoi centri commerciali sono aberranti nella loro grandezza e sontuosità.
    Io no, io non ci sono andato per turismo o per lavoro, ero lì a rappresentare, assieme ad altri colleghi consiglieri, l’intera provincia di Palermo in occasione del Columbus Day, la giornata di Colombo, una festa che, per gli americani, è divenuta sinonimo di italianità.
    E le emozioni? E le percezioni? Difficile raccontarle, arduo esternarle con semplici parole per chi, come me, ha nel sangue un amore sviscerale per la propria terra e per la sua storia. Sì, perché New York trasuda da ogni angolo sicilianità, perchè ogni palazzo o strada è impregnata di sudore siciliano, perchè, in fondo, New York è New York grazie anche al lavoro di migliaia di siciliani che hanno lasciato la propria terra in cerca di fortuna in America.
    Io non ho voluto vedere i musei o le gallerie, non ho voluto alzare gli occhi a contare i piani dei grattacieli, sono andato nei posti che hanno segnato la nostra storia in quel paese.
    Come Ellis Island, l’isola dove sorge il museo dell’immigrazione. Ho visto amici consiglieri con gli occhi carichi di lacrime davanti alle fotografie dei nostri padri, ai loro bagagli consunti dal tempo e dalla povertà, a quelle stanze dove si entrava con la paura di non essere accettati e con la speranza di una vita migliore, alle decine e decine di oggetti più disparati, esposti in vetrine come tristi mentori di un popolo povero ma meravigliosamente dignitoso.
    Ho visto ciò che resta di Little Italy, una volta immenso quartiere dove le lingue ufficiali erano i dialetti italici, oggi ridotta ad una piccola strada di neanche 100 metri che combatte una strenua battaglia per la sopravvivenza contro la tenaglia fagocitatrice di China Town.
    Ho stretto centinaia di mani a Brooklyn, felice di essere siciliano in mezzo a siciliani, fiero di essere il loro cordone ombelicale che li nutriva di ricordi e speranze, orgoglioso di farli sentire, con la mia presenza, ancora parte integrante della nostra terra.
    Grazie amici per quello che fate e per quello che avete fatto, grazie per l’amore che, nonostante tutto, ancora nutrite per la nostra Sicilia.
    Ma, soprattutto, grazie da parte mia, di Alessandro, Maria Concetta, Maurizio, Filippo, Gaetano, Mimmo e tutti gli altri consiglieri provinciali perchè tutti noi, da questa esperienza, ne siamo usciti più ricchi di passione e di umanità. In fondo è solo un battito di ali!!!

    Ospiti
  • 10 commenti a “Solo un battito di ali”

    1. Anche tu, caro Salvo, scrivi per questo stupendo blog?
      Un saluto particolare a te.

      Antonio Moschitta
      webmaster
      http://www.tifosirosanero.it

    2. Caro Salvo non ti nascondere gli anni !!!
      Avrai, all’incirca, la mia stessa età.
      50 anni avissi aviri,Salvuzzu.
      Io lo so, perchè siamo stati compagni.
      Tu, forse, non rammenti ma frequentavamo la stessa scuola elementare G.Verga di Uditore
      Anzi, la stessa classe. Eravamo compagni di classe.Di più, dividevamo gomito a gomito il vecchio banco scarcagnato.
      Abitavamo pure nella stessa via Badia.
      Insomma,ti conosco bene e ti rivedo, seppur in foto e a distanza di oltre 40 anni con affetto e nostalgia per quei meravigliosi anni della nostra infanzia trascorsi nella felice spensieratezza
      che, haimè, abbiamo perduto lungo il cammino della nostra vita.
      Un abbraccio.
      Piero

    3. Ciao pierino, la responsabilità è nostra perché abbiamo recuperato la biografia dal sito della Provincia. Nei prossimi giorni rimedieremo.

    4. genitle coppolino posso chiedere quanto sia costata la rappresentanza della provincia a NW?
      alberghi di lusso e cassate di 100kg e coppole per tutti?
      spero che queste siano leggende metropolitane!
      scusi la mia acidità ma la politica e i politici siciliani mi hanno fatto perdere tutta la fiducia ce un uomo normale ha per i suoi rappresentanti.

    5. spero mi possa smentire.
      fiducioso di una risposta.
      saluti da
      Mr Tamburino “quello che la voglia di parlare ce l’ha!”

    6. ma…almeno un “le faremo sapere!” che tristezza amisci!

    7. Scusate il ritardo nella risposta.
      Ogni anno la Provincia invia una propria delegazione al Columbus Day in quanto vi sono alcuni gemellaggi con delle contee del New Jersey e, soprattutto, perchè le associazioni dei nostri emigranti vogliono una presenza istituzionale. Le delegazioni sono formate massimo da 4 consiglieri e, per una trasferta di 5 giorni (viaggio compreso) la spesa massima è di circa 1800 euro a cranio. Non si va negli alberghi di lusso, niente coppole, non si portano cassate da 100 chili e non si fanno pranzi o cene pantagrueliche. Ciò che regaliamo ai nostri amici italo americani sono delle medagliette con il logo della Provincia: il costo di ogni singola medaglietta non supera i 50 centesimi. Ogni consigliere ha una diaria di 100 euro al giorno con cui deve pagarsi i pranzi, gli spostamenti in taxi e tutti gli extra. Questa è la Provincia di Palermo, signori, non è nè la Regione Sicilia nè la Regione Campania. Per la cronaca, la provincia di Palermo è l’unico ente locale d’Italia ad essere in attivo. Scusate se è poco!
      Sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti.
      Salvo Coppolino

    8. P.S.
      Per sfatare le leggende metropolitane, vi chiedo: sapete a quanto ammonta l’indennità mensile di un consigliere provinciale o comunale? La verità è che il variegato mondo degli uomini poltici indigeni è formato da persone (molte) che intendono la politica come businnes e altre (ahimè poche) che la intendono come una specie di missione volta a migliorare la società in cui viviamo.
      E’ difficile, credetemi, fare politica a Palermo per chi appartiene alla seconda categoria. Devi avere una corazza di 30 centimetri di spessore per respingere il canto ammaliante delle sirene che giornalmente ti circondano: mafia, corruzione, ricatti, mediocrità e falsi moralisti ti vengono dietro come mosche impazzite. Fortunatamente esiste una cosa che nessuno potrà mai scalfire, sempre se ce l’hai: questa cosa si chiama DIGNITA’.
      Salvo Coppolino

    9. Salvo la tua disponibilità è una piacevole sorpresa…

    10. bhe! conosco la condizione di chi dalla Sicilia se ne è andato esasperato, avvilito e stanco. In quello stesso momento però ha incominciato a innamorarsene veramente senza rendersene conto. Un vecchio detto siciliano dice che L’immigratu è sempre abbruciato!..come a dire folgorato da un amore idealizzato dal permanente distacco, che facilmente diventa odio dopo una settimana, un mese di reinserimento. Il siciliano difende la Sicilia quando vive all’estero e difende gli Stati esteri quando si ritrova a vivere in Sicilia. Ma mentre nel primo caso l’orgoglio e il senso di appartenenza spingono all’ambizione e al successo, nel secondo caso invece, quei tristi “luoghi comuni” dell’isola creano un senso di oppressione e stanchezza che spinge ancora al distacco. Se ogni siciliano dell’isola conoscesse l’amore passionale per la propria terra così com’è quello dei tanti siciliani immigrati all’estero, le cose comincerebbero a cambiare.

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