venerdì 17 ago
  • "La mafia uccide solo d'estate"

    “La mafia uccide solo d’estate”, la serie – capitolo 2

    Finalmente è arrivata la tanto attesa seconda stagione de La mafia uccide solo d’estate – la serie – e giovedì abbiamo seguito l’ultima puntata.
    Questa seconda stagione ancor di più non vuole raccontare di un luogo ben preciso e nemmeno della terra stereotipata delle fiction e dei film nonostante resti fedele alla cronologia storica.
    Non ha alcun senso delimitare fisicamente e culturalmente un’intera regione e finire magari per comunicare implicitamente ed automaticamente che quello è un problema o una colpa che si deve accollare solo quella terra.
    Si deve eliminare ogni barriera di razzismo ideologico ed indifferenze sociali perché il problema vive nelle coscienze di ogni singolo uomo e riguarda un intera società e la sua crescita morale e legale.
    Insomma qui non si vuole commiserare questa terra o far scorrere su di essa rimpianti e dolori che universalmente sembrano endemici ed inevitabili.
    E nemmeno vuole raccontare della presenza invadente della mafia, il peso di una mafia che sembra incollata ad ogni siciliano piuttosto che essere un disturbo esterno che si abbatte su esso.
    E poi non c’è davvero bisogno di riproporla in tutte le sue salse ataviche o miticizzate, no, qui la mafia è un percorso sbagliato di una parte della società, la mafia è un modo distorto ed immorale di vivere la realtà sociale che viene dal di fuori di essa, dalla vita di tutti i giorni seppur il suo puzzo aleggi tutto intorno.
    È qualcosa che c’è e che ci potrebbe capitare ma con la quale non si ha familiarità.
    Viviamo con questo nonsense che spesso sembra un peccato originale.
    La mafia c’è e molta gente non la fa entrare nella propria storia personale.
    La seconda stagione quindi vive e si svolge in un non-luogo che non è altro che la società, un non-luogo che è ogni singolo cittadino – non ogni singolo siciliano – proprio ogni singolo cittadino come a ricordare e rafforzare la presenza delle istituzioni.
    Istituzioni vissute e viste da ognuno di noi con una personale lente di ingrandimento ma pur sempre punto di riferimento ed arma che anche se ci hanno deluso potranno essere sempre ed in ogni momento utilizzate da quel cittadino nella maniera giusta.
    Sono e saranno sempre un nostro strumento.
    Nella fiction vediamo diversi esempi di umanità: quelli consapevoli di cosa sia giusto ma che hanno scelto la mafia (molto spesso chi sbaglia sa sempre distinguere tra giusto e sbagliato) mettendo a tacere la propria coscienza, facendo gridare forte la loro bestialità.
    Fanno purtroppo parte di questo gruppo anche coloro che hanno scelto in maniera convinta e consapevole di non ostacolarla (tacciono e non gridano, sono colpevolmente inerti e inetti) semplicemente gli conviene o solidarizzano perché spesso hanno familiarità con quella realtà.
    Poi ci sono coloro che pur comprendendo con coscienza la differenza tra giusto e sbagliato sentono di non avere il coraggio di fare la cosa giusta, ammirano e piangono i loro eroi ma loro, no, sanno che non saranno mai degli eroi.
    E si sentono soli, come il sig. Pellerito, perché spesso vengono lasciati soli.
    Questa è una grossa fetta della nostra società, quella parte consapevole dei valori e della giustizia ma alla quale manca il coraggio ma soprattutto la presenza giusta, più che l’esempio giusto, per tirar fuori questo coraggio.
    Una parte di società nella quale i siciliani e la Sicilia devono sperare perché sono loro che possono diventare i nostri cavalieri di giustizia, i nostri orlandi furiosi di legalità e non più pupi in balia della paura e lo sconforto.
    Il coraggio non viene dalle difficoltà e dalla solitudine ma solo dalla convinzione che non si possa stare fermi e non fare la scelta giusta.
    E poi abbiamo gli eroi fortemente reali ma soprattutto umani, non personaggi lontani e sconosciuti ma persone semplici come noi che possiamo raggiungere e respirare più facilmente di come ci vogliamo convincere.
    Certo spesso non possiamo essergli fisicamente vicino ma la fiction vuol fare capire che gli siamo vicini con le nostre anime combattendo la stessa guerra e come loro siamo lontani dalla parte sbagliata della nostra società.
    Condividiamo la stessa scelta.
    Non ci chiedono di essere eroi ma di condividere solo la stessa loro scelta.
    Ognuno dei nostri protagonisti percorre questo percorso del nonsense tra giusto e sbagliato, perché è cosi che a volte va la vita e questo è l’evolversi quotidiano di una determinata realtà o di un determinato momento storico.
    In altre latitudini sarà differente il suo evolversi ma poiché uomini (e forse italiani) faremo sempre un percorso tra giusto e sbagliato.
    La fiction racchiude tutto questo, le storie personali dei protagonisti è fatta di errori, lotte con la propria coscienza e la propria anima e piccoli atti di coraggio e di giustizia.
    Tutto questo li porterà a scegliere.
    È uno sviluppo, una crescità, un percorso di persone reali e non semplici personaggi di una fiction.
    Ognuno di essi capirà, sulla propria pelle, cosa significa andar contro la propria coscienza quando si ha la consapevolezza del sbagliato ma non si ha il coraggio di scegliere.
    Ed appunto il telespettatore vedrà dei personaggi fuori dai soliti ruoli idealizzati, vedrà delle persone qualsiasi come quelle che hanno accanto nella vita reale.
    Questa è la storia, questa è la vita di un cittadino qualsiasi che è semplicemente uomo, non è un eroe e non è un delinquente, non si gira la testa dall’altra parte ma ha tanta paura, crede nella giustizia ma vede intorno tanti soprusi ed inefficienze, vuole crescere nella legalità ma osserva alcune istituzioni che lo lasciano solo.
    La condizione umana è complessa e difficile ed ognuno è chiamato a scegliere, la spunteranno ed avranno ragione solo la grande massa che avrà fatto la stessa scelta.
    La storia darà ragione alla maggioranza che sarà dalla stessa parte.
    Avrà la meglio quella giusta o sbagliata?
    Bisogna solo scegliere ed esserne convinti attivamente.

    Giammarresi, alla prossima stagione!

    Palermo, Sicilia
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