mercoledì 22 nov
  • Tu non esisti

    Di fronte a me c’è una luce rossa. È immobile e senza ombre. È vivida e rettangolare come la finestra che la contiene. La prima volta che l’ho vista, non ci ho fatto caso più di tanto. Mi sembrava la bizzarria di un uomo solo, la stravaganza di qualche adolescente. Ora, invece, dopo quasi quattro mesi è diventata la mia ossessione. La osservo ogni sera, sbirciando tra le tende. Ogni notte, la mia insonnia resta ore a contemplarla senza capire. Senza trovare un piccolo insignificante indizio. Non riesco neanche ad afferrare la stanza in cui è accesa. Durante il giorno, il vetro della sua finestra appare opaco, latteo, come lo sono i vetri dei bagni. Come per nascondere le persone che abitano in quell’appartamento. Chi può usare però una luce rossa in bagno? E soprattutto che senso avrebbe tenere la luce del bagno accesa tutta la notte, senza mai spegnerla neanche per un istante? Forse è una stanza da letto. Forse è la lampadina di una abat-jour un po’ etnica. Forse chi dorme, là dentro, ha paura del buio e non sa rinunciare al conforto di una lampada sul comodino. O più semplicemente non è la luce ad essere rossa, ma le tende. La carta da parati, il ducotone spalmato sul muro.

    Ho atteso tantissime volte l’apparizione di un’ombra, di una sagoma, di un profilo. Nulla. La luce resta ferma lì sempre, il suo colore rosso è pieno. Non viene mai scalfito da un gesto, da una camminata. Sembra che il mio dirimpettaio non esista. Tu non esisti. Lui non avanza, non si muove, non accenna un respiro. La tua assenza mi angoscia. T’insinui nella mia mente come un incubo senza occhi che precipita in un agguato. Cerco di tranquillizzarmi, allora. Penso che lì, dentro la luce rossa, abiti solo un fotografo. Penso che quella sia la sua camera oscura, che ogni notte le sue fotografie sono appese a un filo per lo sviluppo. Tutte in riga e in silenzio.
    No, non può essere. Non regge. È più probabile che sia una casa d’appuntamenti. Ho sentito dire circa due anni fa che in pieno centro a Palermo abitavano due prostitute che ricevevano i loro clienti in un piccolo appartamento di uno stabile, abitato solo da pensionati e anziani. Non è finzione. La notizia circolò subito tra i commercianti della zona. A diffonderla fu il meccanico che da settimane osservava uno strano viavai dal portone d’ingresso. Fu la signora M. che scrutava dalla sua cucina un continuo ricambio di lenzuola bianche, che gocciolavano dal secondo piano. A volte anche dieci volte al giorno.

    Ma quella luce rossa è diversa. Non sembra legata a situazioni clandestine. Attira, ipnotizza, strega. Non sono neanche l’unica persona ad averla notata. Tutti i coinquilini del mio palazzo la fissano, come me, ogni notte. Tutti abbiamo ormai paura, e nessuno di noi ha il coraggio di avvicinarsi all’appartamento da cui proviene quella luce. La spiamo con il binocolo. La controlliamo a turno, gettando uno sguardo furtivo. Mentre mangiamo, guardiamo la televisione, rassettiamo i vestiti. Abbiamo fondato persino un “Comitato condominiale di vigilanza”, con tanto di rigorosa timeline delle ore notturne di veglia della “finestra rossa”. Per il regolamento, a me tocca di solito l’intervallo dalle due alle tre di notte. L’ho scelto io perché a quell’ora sono sempre sveglia. L’obiettivo è riuscire a scoprire la funzione di quella luce, e avvertire poi di corsa tutte le famiglie della scala. Nessuno ha trovato la soluzione. Nessuno è riuscito ancora a liberarsi delle sue fantasie più macabre. Fino a questa notte. Stanca, spossata, oggi ho deciso di smetterla. Ho pitturato di rosso le pareti della mia camera. Ho montato una tenda rossa, e avvitato lampadine rosse. Ora la finestra del mio balcone è di un rosso splendente da fare invidia. Ore due e quindici minuti. La luce rossa di fronte si è finalmente spenta. Ora il mostro sono io.

    Palermo
  • 10 commenti a “Tu non esisti”

    1. molto semplicemente c’è qualcuno che sta coltivando cannabis nel bagno di casa.
      🙂 il rosso sarà dovuto ad una lampada termica.
      tranquilla…al massimo ti possono offrire un viaggio!

    2. congratulazioni,penso che sia un bel pezzo di racconto,molti raccontano di “signori inesistenti” come i QUINTORIGO su “IN CATTIVITA” con delle follie degli inquilini che pur di scoprire chi esistesse in quella casa[…],(beh se volete andatela a sentire (RAPTUS(il signore inesistente) – RAP-TUS – RAPTUS(la dimora inaccessa))).Secondo me finiscono sempre alla stessa maniera,rivedersi in loro, vedere cio che lui vede,bho e come “se tu sogni loro e loro sognano di altro”.Questo lo diceva FABRIZIO DE ANDRE,ma questa è un’altra storia, il protagonista della canzone era “un matto”,non vorrai farci capire che anche tu stai diventando matta? 😀

    3. All’inizio mi era venuto subito in mente di commentare questo post, scrivendo scherzosamente che forse si trattava semplicemente della luce di uno scaldabagno perennemente inserito.
      Adesso, invece, che sono arrivata fino alla fine…ti faccio i miei complimenti per il tuo pezzo. Davvero!

    4. Dall’ossessione al terrore. Mi pare un ottimo dipinto dell’attuale stato d’animo mondiale (lato Occidente). Solo che tu sei stata tanto brillante da attraversare da sola la barriera piu’ dura: quella dei propri limiti.
      Complimenti.

      Cordialmente

    5. che dire…il sonno della ragione genera mostri? può darsi. Il mistero, l’inconoscibile genera ossessione. Ossessionati dall’ossessione nell’epoca del voyerismo. Brava, ora Hitchcock è alla rovescia…ma attenta,adesso sarai tu ad essere spiata! ucci…ucci…

    6. …prima la stoira del maniaco…poi quella sulla lucetta rossa…dai rilassatiiiiiii

    7. ROSSOOOOOO tutto ROSSOOOOOO per la gioia di siino! UAH UAH UAH! (risata malefica)

      p.s. cmq complimenti per il post.. sembra di vederla tra le righe questa luce rossa 🙂

    8. una luce rossa da spiare capita a tutti una volta nella vita…
      cmq bel racconto, sul serio!

    9. Penso che la distanza tra quanto è l’immagine che noi costruiamo dell’altro e quanto è la media di percezione dello stesso abbia una norma indefinibile. Quando poi la fantasie o la volontà di barocco ci si mettono di mezzo si arrivi a spaziare dal mostro all’idolo. Sconvenienze meditative? Forse , ma quanto è bello crearsi e distruggere dei dummies? Ti auguro un ottimo fine settimana. Con cordialità.

    Lascia un commento (policy dei commenti)