sabato 25 nov
  • Woz, laboratorio sperimentale di design

    Woz

    Quando lo scorso anno iniziai ad affacciarmi da Rosalio, per scrivere di architettura, lo feci con un piccolo pezzo sul Laboratorio Woz (basta scorrere indietro le pagine). Oggi, e quasi a ridosso della quarta edizione del Laboratorio, riprendo a parlarne. Per due motivi: perché Woz è rimasto in Sicilia, dopo l’edizione usticese sarà sull’Etna, e perché, tutto sommato, credo che sia ancora un buon progetto da portare avanti. Per averne una vaga idea, basta collegarsi al sito http://wozlab.blogspot.com/ che contiene dei reportages sui laboratori scorsi, e qualche notizia sul prossimo. Ma, come capita spesso, un sito non val bene una messa; l’argomento va affrontato dal di dentro: Woz è un laboratorio di design, ma dentro il quale non ci si occupa del design così come lo si fa ad un Salone del Mobile o in una azienda che produce terze parti per l’industria navale. Il fatto è che spesso, e non mi capita di rado (che è un rafforzativo ma, al tempo stesso, una precisazione), mi faccio influenzare da quello che leggo o che, per vie che ritengo miracolose, intraprendo esagitate avventure e poi, ma molto poi, trovo conforto in letture che precisano il percorso che ho iniziato.

    Ho iniziato l’avventura del Woz nel 2004, da solo e con un manipolo di esagitati provenienti da due scuole di architettura: Reggio Calabria e Siracusa. Eravamo in 30, ospiti di un borgo aspromontano, a confrontarci con una discrasia che, spesso, le scuole non affrontano a dovere: verificare quanto un progetto (definito sulla carta) potesse mantenere equilibrio dialettico una volta posto all’interno di un luogo reale. L’esperimento risultò interessante, tanto che mi trovai un anno dopo a Riace (RC) ad organizzarne un secondo in maniera più compiuta, con il supporto economico di Biblioteca del Cenide (casa editrice d’architettura, di cui sono direttore editoriale) con una serie di ospiti provenienti da tutta Italia: architetti e artisti, indotti da un programma comune ad affrontare piccole e grandi questioni di una micropoli meridiana. Ecco che così avvenne il conio di un neologismo: micropoli. Oddio, nulla di trascendentale; ma nell’universo delle metropoli e della grande scala (come denunciato dall’ultima Biennale di Venezia) e nella contemporanea sparizione dell’identità che è stata assorbita dalla pluralità degli ego (non ultimo l’interesse per una Second Life) andare a lavorare, sbracciandosi e ragionando con la frontiera dei luoghi ancora vivibili mi parve una buona idea. Tanto che a Riace ci trovammo in 75: furono prodotti 15 progetti (tutti pubblicati dalla rivista D’Architettura, Motta editore), se ne realizzarono 2 e vennero collocate in situ 2 opere d’arte contemporanea, che sono rimaste patrimonio del luogo.

    Nel 2006, la scorsa primavera, Woz è stato ospitato ad Ustica: eravamo in 150, un aumento esponenziale che mi ha fatto preoccupare. Ma anche quella è stata un’avventura prolifica e proficua: 21 laboratori esitati, un progetto realizzato (da una giovane architetta siciliana, da un musicista e da un artista) e un minotauro collocato dal LAB01 di Filippo Malice. Cosa c’entra questo col design? L’incipit del piccolo libro di Vilem Flusser “Filosofia del design” è in tal senso rivelatore. Mi tornerebbe utile averlo davanti, mentre sto scrivendo, per essere preciso, ma nella sostanza dice che bisogna fare attenzione, quando si parla di design, al termine originale da cui le altre lingue lo hanno derivato: l’anglosassone “to design” sta per “progettare” come per “programmare”, nel senso di guardare avanti, e come ancora per “agire strategicamente”. I designers sarebbero, secondo questa lettura, degli strateghi almeno quanto dei produttori di cose o, se si vuole, degli operatori il cui spettro d’indagine è abbastanza ampio da riuscire a farci entrare dentro cose tra loro differenti, per forma ma non per sostanza. Mi ci sono trovato. Per questo Woz è un laboratorio sperimentale di design: vi si lavora tentando strade che producano conoscenze, oltre che relazioni, in direzione di strategie a piccola e a grande scala.

    Quest’anno il Laboratorio Woz verrà ospitato a Maletto che, come molte delle comunità meridiane, è una micropoli. Ma cosa definisce esattamente una micropoli? Per noi del Woz il numero degli abitanti è una condizione necessaria, e il tetto dei 5000 abitanti è il limite al di sopra del quale è meglio non andare. Per quale motivo? Dal punto di vista meramente amministrativo, tutti i centri abitati al di sotto di quella soglia sono abbastanza “abbandonati” a se stessi e al loro bilancio tanto che, per riuscire a produrre strategie ad ampio respiro e nel medio/lungo periodo, devono associarsi ai comuni limitrofi per raggiungere un numero “ragionevole” di abitanti da poter essere presi in considerazione dai finanziatori pubblici e privati. La scelta dell’Etna (e dunque di Maletto, in area etnea, che è il comune siciliano più alto sul livello del mare), come di Ustica e di Riace, ha un certo grado di casualità ma, al tempo stesso, affiora un motivo che determina la collocazione geografica del laboratorio: il nome del sito appartiene ad una memoria collettiva, spesso per motivi casuali, che è più forte della conoscenza del determinato luogo. Ad esempio, molti conoscono i Bronzi di Riace ma quasi nessuno conosce Riace. Molti temono per i paesi della cintura etnea quando il vulcano vomita lava, ma pochi sanno che ci sono centri che occupano un versante che non vede colate laviche da oltre due secoli: Maletto è uno di questi. E i wozzers vi lavoreranno dentro per una settimana dal 25 aprile prossimo al primo maggio. Lo scrivo, lo dico, perché è ancora possibile iscriversi (fino al 18 aprile prossimo, inviando una mail a laboratoriowoz@gmail.com) per partecipare al Woz di quest’anno. Un’occasione unica, sia per il Woz che per Maletto. E qui sta un ulteriore caratteristica del laboratorio: è nomade. Mantiene inalterato il periodo (fine aprile) ma ogni anno cambia luogo. Emilio Leo, interessante figura di designer (vedi sopra) calabrese, lo ha fotografato con questa felice immagine: “il woz è una specie di software che si adagia su un hardware, che è il luogo, nel quale opera strategicamente per rimuovere tutti i possibili errori di sistema”.

    Chi partecipa al Woz? Designers, ovvio, ma nell’accezione su indicata. La comunità dei wozzers è ampia, e la babele delle lingue può non coincidere con quella dei saperi. Ritengo che chiunque possa accedervi, e che ad ognuno appartenga quella briciola dello scibile capace di tenere su una montagna. Cosa capita? Non lo so, se devo dire la verità, e se lo sapessi in largo anticipo non mi ci metterei proprio ad organizzarlo. Una volta ho letto una cosa di Heidegger che diceva, più o meno, che è sempre bene “tenersi nell’aperto”, nel senso che bisogna lasciare molto spazio all’eventualità che accadano cose non preventivate. Mi pare una buona scelta, se non la migliore. Quest’anno ho invitato Antonio Presti a Maletto: apprezzo i suoi sforzi nel portare avanti il progetto “Io sono acqua” sulla sensibilizzazione degli allievi delle scuole siciliane sul tema dell’acqua come bene di tutti, per cui ho intenzione di invitare i wozzers a cimentarsi nella realizzazione di una delle bandiere che Antonio sta facendo realizzare per Palermo. Perché lo dico? Perché ho piacere che accada, ma non so “esattamente” che cosa accadrà. Insomma, ecco il mio ruolo: preparo la tavola, scelgo il tovagliato, le posate, i bicchieri, in parte i commensali e il giorno da dedicare al pranzo; accade che arrivino invitati non previsti, che qualcuno porti una buona bottiglia di vino e altri il dolce, che degli amici si mettano a trafficare dietro i fornelli e che altri raccontino storie. Da queste sinergie vengono fuori i migliori progetti (pensieri, idee, strategie, desideri) per il futuro; e se dopo un anno ci si risente per sapere come, dove e quando rivedersi, allora si comprende che la strada è quella giusta. Così accade per Woz, dal 2004. Per cui…

    Sicilia
  • 3 commenti a “Woz, laboratorio sperimentale di design”

    1. Mi piacerebbe molto poter partecipare, anche se il mio mestiere è la comunicatrice. Mi sembra un ottimo progetto e significherebbe per me poter, una volta ogni tanto, realizzare qualcosa di “concreto”.

      Saluti,
      Laura

    2. Laura, sei la benvenuta. Troverai maggiori informazioni sul blog di laboratorio Woz http://wozlab.blogspot.com, e devo dire che abbiamo bisogno di te per imparare a comunicare quello che facciamo e/o per aiutarci a vicenda su “cosa” comunicare.

    3. leggo e rileggo di woz.
      E se non avessi mai studiato architettura? in senso accademico intendo.
      E se non avessi nessuna prova a dimostrare chi sono? non trasportabile almeno.
      Sarei accolta fra i WOZ?
      Le mani non stanno mai ferme, e gli oggetti che mi circondano cambiano forma cambiano l’uso. Mi intrufolo nelle case di chi mi conosce e le reinvento con quello che ho . I loro oggetti, i colori con cui li vorrei circondare.
      siete così vicini, alla mia tana, e la tentazione di uscire è tanta. Siete stati una delle cose più piacevoli che mi ha tenuto attaccata a questo monitor.
      bello WOZ!! davvero

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