mercoledì 23 ago
  • Io sono un deficiente

    Io sono un deficiente

    Leggo su Repubblica Palermo di ieri che sono stati chiesti due mesi di reclusione per la professoressa che ha punito un allievo molto più che vivace con una ammenda reputata, dal padre del fanciullo, troppo severa: scrivere 100 volte sul quaderno “sono un deficiente”.

    La colpa del monello è stata quella di non far entrare per più volte un compagno nel bagno dei maschietti reputandolo un “gay” e una “femminuccia”.

    Così il bambino “mortificato” dalla punizione è andato a casa, magari piangendo, dicendo al buon papà “BUAAAAHHH La maestra dice che sono deficienteeee” e così il premuroso genitore ha immediatamente chiamato il suo avvocato di fiducia (chi non ce l’ha oggi giorno?) e ha subito denunciato l’insegnante. L’accusa? Abuso di mezzi di correzione. Ora il mio modestissimo punto di vista è il seguente: sono cresciuta in una famiglia in cui mia madre era, come la maggior parte delle mamme degli anni 80, un’insegnante e sono cresciuta con divieti, con “no”, e, udite udite, con sonore sculacciate nel sedere. E ora vi svelo un segreto:non mi sono MAI TRAUMATIZZATA. Non solo, sono cresciuta in una scuola elementare in cui l’insegnante era una e sola e regnava su di noi bambinetti con le sue leggi e anche questo non ha scalfito la mia auto stima. Premetto subito che è pur vero che il potere incondizionato alle insegnanti, così come a qualsiasi individuo che abbia a che fare con dei minori, potrebbe sfociare in abusi e violenze ma per favore non confondiamo l’imposizione di regole con l’abuso. Non scandalizziamoci della maestra che punisce con un’arma “linguisticamente mortificante” ma educativa, un bambino che evidentemente ha bisogno di regole. Scandalizziamoci piuttosto del comportamento di questo minore che dà del “gay” al compagnetto come se fosse una brutta parola, scandalizziamoci del suo atteggiamento da “bullo” probabilmente a sua volta frutto di una cattiva socializzazione, di un malato modo di stare insieme. Terrorizziamoci davanti a genitori che invece di chiedersi quali siano le cause di un comportamento scorretto dei propri figli tengono a portata di mano, tra le chiamate rapide del cellulare, il numero del proprio avvocato.

    Palermo
  • 59 commenti a “Io sono un deficiente”

    1. Potrebbe anche darsi che il genitore consideri corretto il comportamento del figlio. Mme figghiu è un veru masculiddu.

    2. Ce ne fossero di più di questi insegnanti che, oltre alla matematica o al latino, cercano di insegnare ai ragazzi la buona educazione e il rispetto delle regole, visto che spesso le famiglie non sanno farlo… Anche la scuola purtroppo, come ormai quasi tutte le istituzioni, sta perdendo il ruolo importante che per tanti anni ha rappresentato nella formazione, anche sociale, degli individui. Tanti insegnanti, mortificati e demotivati da anni di improvvisazioni e pittoresche proposte di innovazioni, non aspettano altro di poter andare in pensione.
      Che ne sarà dei nostri figli?

    3. Sono d’accordo con te per quanto riguarda l’analisi dell’educazione data ai bambini della nostra società… e mi rendo conto che per un insegnante che ama il suo lavoro, dev’essere estremamente difficile riuscire a trasmettere qualcosa senza imporsi, dato che certi bimbi a casa vivono senza regole e allo sbando, e non sono abituati ad alcuna forma di rispetto…. però, a mio parere la maestra ha usato uno dei metodi peggiori esistenti. Ci sono tanti e tanti altri modi per far capire gli errori, e in fondo dovremmo ricordarci che si tratta sempre di bambini, che hanno tanto da imparare, e i quali atteggiamenti, il più delle volte, derivano soltanto dal tentativo di emulare gli adulti, senza capire molto spesso di dover distinguere i buoni dai cattivi esempi.

    4. l’insegnante ha sbagliato.

      100 volte sono troppo poche.

      peraltro sembra che il fanciullo in questione abbia scritto “sono deficente”.

      forse avrebbe fatto meglio a fare scrivere “sono deficiente e ignorante”

    5. E’ semplicemente disgustoso…tra l’altro se non ho capito male anche la preside della scuola è andata contro l’insegnante prendendo le difese del fanciullino. Quello che si meritava il bulletto, e prima di lui i genitori, era una cosiddetta “fracchiata di legnate”. Come si può punire un’insegnante che svolge il suo lavoro con coscienza?Come si può essere dei genitori così irresponsabili che non potendo o non volendo fornire una buona educazione al figlio si fanno scudo di un avvocato?Secondo me abbiamo perso la bussola…La mia maestra per farmi andare alla lavagna mi urlava “Esci fuori dalla tana bestia!” e mia madre mi minacciava col cucchiaio di legno per farmi mangiare. Nonostante questo ho vissuto una vita tranquilla…perchè le scuole non propongono degli incontri di orientamento familiare?Fare i genitori è un “mestiere” difficile e non ci sono libri da studiare per farlo…

    6. parole sante ragazzi… ma secondo me non abbiamo visto ancora niente!!! Il caso scoppierà quando sarà l’insegnante a denunciare i ragazzi… a quel punto si che scoppierà il casino. Ciao.

    7. Io sono per il metodo Donald Pleasance in “Altrimenti ci arrabbiamo”: “Tu dofere skulacciare, skulacciare e skulacciare forte! Solo cozì tu afrai tue pampini ubbidienti…”

    8. Sarebbe stato meglio che l’insegnante avesse fatto scrivere al bulletto:”mi sono comportato da deficiente” e forse tutto ‘sto casino non sarebbe scoppiato.

    9. ai tempi che i maestri a scuola davano bacchettate nelle mani, i ragazzi crescevano sani e sanseri,
      e quando dicevamo ai genitori: il maestro mi ha dato 2 bacchettate, i genitori replicavano: bonu fici, chiossa’ ti nna via a dari !!!

    10. autofocus…hai detto bene!
      quanto è bello vedere improvvisamente (quando conviene) che sono/siamo tutti dei linguisti di altissimo livello.

      mi pare come la differenza tra concorso esterno in associazione mafiosa e Mafioso…per noi siciliani c’è taaaanta differenza.

      cmq che ben vengano maestre così, l'”educatrice” ha tutta la mia solidarietà; sarei curioso di sentire educatori che lavorano in posti difficili dire ai propri alunni “scanazzati”…”ehi , piccolo, stai avendo in tutto e per tutto un comportamento simile a quello dei bulli, potresti includere tra le tue scelte di azione quella di rasserenare il tuo animo?”

      di ghiaccio.

    11. io l’avrei fatto scrivere 100 volte anche al padre.
      se sapessi che mio figlio se ne esce a scuola con questi comportamenti, in maniera molto democratica, lo creperei di mazzate.

    12. Qualis filius, talis pater …
      Complimenti anche all’associazione “Telefono azzurro” che ha offerto il patrocinio legale all’insegnante.

    13. è assurdo..mia mamma è insegnate di quelle che la scuola è la sua vita.. e se c’era da dare qualche sgridata o innocenti “timpulate” non veniva nessun genitore ne tanto meno chiamato un avvocato, anzi è ed è stata apprezzata proprio per questi metodi di insegnamento, anche nei quartieri cosiddetti a rischio dove i bulletti sono all’ordine del giorno.
      Oramai i genitori non sanno educare e non vuole essere una frase fatta ma è proprio così. Ci sono i soldi che comprano tutto affetto, educazione e comportamenti dei figli…

    14. Se ho ben compreso Mr. Tamburino ritiene che per noi siciliani il reato di concorso esterno in associazione mafiosa ed quello di associazione mafiosa siano identica cosa. Al massimo la vicenda può essere oggetto di esercitazione linguistiche, per quanto di “di altissimo valore”…. Boh!
      Marco prenderebbe a mazzate tutti quanti. Riboh!
      Personalmente sono d’acordo con chi ritiene che una bella boffa non ha mai fatto male a nessuno. Sono certo che mio figlio non si sarebbe mai comportato così: altri sono i principi che gli ho inculcato. E, fosse andato fuori di testa, gli avrei staccato le gambe. Ma adesso il problema riguarda l’insegnante, che è un educatore, il quale corre il serio rischio di beccarsi una condanna a due mesi di carcere e una interdizione dal lavoro.

    15. Ricordate il metodo Montessori de “il bastone e la carota”?
      Più bastone!

    16. “lo creperei di mazzate” in senso chiaramente figurato…non credo assolutamente nei metodi violenti…
      certo che tra crepare di mazzate e staccare le gambe non ci vedo troppa differenza.
      massima solidarietà all’insegnante che, pur appartenendo a una categoria professionale fondamentale per la crescita della nazione, è bistrattata sia dal datore di lavoro che dall’utenza, senza la minima tutela nè sociale nè economica.

    17. un piccolo OT per intenderci…
      quanto ho scritto sopra era detto perchè a parte la dicitura (associazione mafiosa, concorso esterno, affiliazione a cosche mafiose) si ha sempre a che fare con la mafia quindi per me si è Mafiosi!

      e a noi la mafia schifo ci fa!
      😉

    18. I soggetti della scuola sono: alunno, genitore, insegante.
      Si di dà il caso, non infrequente, che i due terzi di questa terna si comportino da deficienti o, peggio, siano tali.
      La ricaduta sul sistema paese di ciò, che si concretizza quotidianamente in termini di carenza di funzionamento della scuola in senso lato, è sotto gli occhi di tutti.

    19. Se tornavo a casa dopo essere stato punito dal maestro o dal professore mia matri la prima cosa che diceva e che pensava era :”E tu chi cumminasti?”. Ora, appena il figlio torna a casa dopo essere stato punito, la prima cosa che dice il genitore è: “e a maestra chi fici?”. C’è una psicosi avanzata, sunnu tutti prevenuti.

    20. Mi spiace molto per la docente che sta subendo tutto questo..in ogni caso gli verrà lasciato un segno .Vorrei che la società civile avesse un po di riguardo per questi docenti ..facendo sentire il suo appoggio costituendosi parte civile per il processo..

    21. Come metodo di correzione mi sembra tanto inutile, sarabbe bello spiegare e far capire ai ragazzi che la parola gay non dovrebbe essere considerata un insulto.Quando finira’ tutto questo? Come se dire eterosessuale fosse un insulito…

    22. la cosa meravigliosa e` che le insegnanti che fanno il loro dovere vanno in prigione e vengono processate, i politici e i potenti deliquenti sono sempre ad atturrarcela al loro posto…..siamo un paese ridicolo!!!!

    23. Se si è parlato per tutto questo tempo della crisi del sistema scolastico è proprio per questo! Genitori adesso non scandalizzatevi quando vengono mostrati filmati shock in tv di ragazzi che si picchiano o di ragazze che “giocano” col sesso.. Alla scuola non è più permesso di insegnare l’educazione, ma voi manco babbiate!! Questo padre si renda conto che suo figlio è un grandissimo ignorante (ma forse è tale e quale a lui)e io al suo posto l’avrei veramente fracchiato a legnate! Povere maestre e professori, che hanno a che fare con PORCI e hanno sempre torto!!

    24. Non credo che gli insegnanti debbano bastonare!E sono sicura che se vostro figlio tornasse livido da scuola sareste i primi a chiamare l’avvocato.Il ruolo dell’insegnante è quello di educatore anche se oggi è quasi impossibile svolgerlo. Le maestre, in passato, picchiavano ed i genitori si raccomandavano di cafuddare più forte. Oggi il bambino è sacro e fondamentalmente “vastaso” e soltanto i genitori, quando vogliono, possono disporre delle loro carni. La tendenza dei genitori di oggi è quella di lasciare che i figli crescano senza alcun freno, tanto poi li posteggiano a scuola lasciando che sia la maestra a recuperare i loro errori. Fino a che la maestra non perde la staffe. A volte esagerando a volte semplicemente avendo una reazione “umana”. Quello che mi chiedo è: “Se vi abbutta educare i vostri figli ma perchè li fate?”

    25. Né l’alunno né i genitori dell’alunno hanno colpe.
      Sti professura di oggi sono troppo precipitosi. A professoressa sbagghiò tempo verbale: sarò un deficiente gli doveva fare scrivere.
      Ahiai! Mala tempora currunt.

    26. appunto, se vi siddia educare i figli perchè siete impegnate/ti nel vostro lavoro, se vi da fastidio che il prof ogni tanto sgridi vostro figlio che a casa non riceve l’educazione di una volta, ma perchè li fate sti figghi ?
      Solo perchè vostra madre vuole il nipotino a tutti i costi e vi atturra la midudda ogni giorno ?
      Ditele che se ne adotta uno, e vi lascia in pace, così come faccio io !!!

    27. Ovviamente il bastone di montessoriana memoria è metaforico.
      Penso che Famiglia e Scuola siano le principali Istituzioni educative di un individuo e, in quanto tali, è loro dovere insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato. Purtroppo, ultimamente, stiamo assistendo ad un certo lassismo educativo soprattutto da parte della Famiglia e tutto ciò sembra ripercuotersi anche in ambito scolastico.
      Un individuo adulto sano, educato e civile è colui che da bambino ha ricevuto anche dei “no” a tempo debito, al momento giusto e con le spiegazioni del caso…il bastone metaforico di cui sopra, per l’appunto!

    28. Scusami Neve, visto che critichi il metodo usato dall’insegnate, potresti illuminarmi sul tuo di metodo. Come ti saresti comportata in una situazione similare?

      Ciao

    29. Mi auguro un’assoluzione in appello per l’insegnante “perchè il fatto non costituisce reato”.
      Tante belle cose.

    30. neve ha ragione e concordo con autofocus c’è diferrenza tra sono e mi sono comportato, l’insegnante era furibonda e la capisco ma pedagogicamente ha sbagliato e la punizione non servirà se non a convincere il ragazzo che essere adulti autorizza a usare forme di violenza..io avrei discusso in classe e gli avrei imposto le scuse pubbliche,poi avrei abbassato pesantemente il voto in condotta o lo avrei sospeso per qualche giorno,rimproverandolo in presenza dei genitori

    31. Ho 30 anni, e da poco ho cominciato ad avere a che fare con bimbi piccoli per “sopravvenute parentele”. Quello che ho notato, nel mio caso specifico e in generale, è che ormai il “lassismo” nei confronti dell’educazione dei bambini è imperante! Anche io come Letizia, da piccolo le prendevo di santa ragione e mi venivano proibite cose che a quei tempi mi facevano soffrire tanto. Adesso ringrazio i miei genitori di avermi educato come hanno fatto. Se da piccolo avessi fatto una cosa come quella del ragazzino che da dell’omosessuale ad un suo compagno la mia insegnante mi avrebbe punito severamente e successivamente avrebbe ricevuto un’applauso dai miei genitori che, come direbbe Maria Cubito in un suo post ipotetico, “mavissiru ratu u riestu”!La nostra società ha raschiato il fondo!!!

    32. Claudiu tem razon, hortographia est very ‘mpurtanti.

    33. io non trovo nulla di terribile in questa punizione. Detto questo mi sembra un’informazione molto povera quella che stanno facendo della scuola i mass-nmedia, ridotta a fatti di cronaca che nulla dicono dei veri problemi che la scuola sta attraversando e che ci danno una brutta abitudine quello di semplificare problemi che sono molto complessi. Ciao Giulia

    34. io non trovo nulla di terribile in questa punizione. Detto questo mi sembra un’informazione molto povera quella che stanno facendo della scuola i mass-nmedia, ridotta a fatti di cronaca che nulla dicono dei veri problemi che la scuola sta attraversando e che ci danno una brutta abitudine quello di semplificare problemi che sono molto complessi. Ciao Emilia

    35. vorrei dire come la penso (se vi va ascoltate) in maniera ridotta ai minimi termini: l’insegnante ha sbagliato secondo me solo a costringere il bambino a dichiararsi “deficiente”; poteva fare lo stesso che so facendogli scrivere “non dirò piu’ cazzate” (o se cazzate è volgare idiozie, ecc…)
      perchè in teoria per quello che so (forse so poco) è offesa la parolaccia.
      Ma se tutto è andato come è andato (credendo alla prof) ovvero che ha ripreso l’atteggiamento da bullo di un bambino che da tempo ossessionava qualche altro, ha fatto bene nell’intenzione.
      Idem per la famiglia: la denuncia e questa cosa assurda del rischio dei 2 mesi di galera SI COMMENTANO DA SOLI: gente anche famosa che non va in galera a Palermo dopo che ha accoltellato qualcuno e appaltatori mafiosi che uccidono e scampano la galera con indulti anzianità e altre manovre d’avvocati, mentre per una cosa simile un ordinario borghese cittadino qualsiasi la prende lì.
      Palermo non si smentisce.

      Ecco come nell’ordine secondo me dovevano andare le cose: ditemi voi se riduco o semplifico troppo:
      la maestra infligge al bimbo la punizione identica ma evitando di offenderlo (come sopra) il bimbo va a casa racconta tutto al papà e alla mamma: possibili reazioni: loro parlano con la maestra e verificano se è andata come dice lei, dopodichè una bella sberla al bambino perchè ha anche tentato di mentire (parentesi: ci sono molti pedofili schifosi in giro, ma avete mai sentito di qualche bambino che oggi, tanto per quello che gli si insegna con i programmi tv deviati, gli gira di fare uno scherzo e dire “mi ha accarezzato il sederino” ?).

      E lo schiaffone brucierà e domani sarà un’altro giorno.

      Seconda ipotesi: la maestra ha esagerato una situazione che non era così, e il bambino ha ragione: i genitori vadano a cazzìare di brutto la maestra e le facciano fare un bell’atto disciplinare dalla scuola o dal Ministero, una bella censura che rifletterà sulla sua carriera e anche quì saranno tutti contenti

      ma è inutile, quà a Palermo si è sempre 3 o 30.
      Il 15 non lo avremo mai.

    36. Mi chiedo quale risarcimento dovrebbe spettare al bambino offeso e molestato.

    37. A me la maestra mi bacchettava e io organizzavo manifestazioni illegali per farla rimuovere dal suo ruolo!

    38. se ti riferisci a quello che ho detto io non hai capito non parlavo di bambini molestati, parlavo di bambini che mentono e vedono la tv di oggi compresi certi programmi schifosi imparano di tutto anche a giocare con persone oneste e a fare insinuazioni ovvero falsità e ripeto basta dire “mi ha toccato…” vabbè non continuo.
      ora non sto dicendo che lo fanno tutti, anzi non succede quasi mai, ma se succede mi metto nella testa del tizio che si vede all’improvviso in arresto per presunta molestia.
      spero di essere chiaro e ovviamente non sto facendo di tutta l’erba un fascio.

    39. Dice bene Sergio, quando scrive: “Mi chiedo quale risarcimento dovrebbe spettare al bambino offeso e molestato”. La cosa che mi turba (e tanto) è il silenzio nel quale sta cadendo il suo punto di vista. Parliamo di traumi, di psicologi, di risarcimenti, esclusivamente a uso e consumo del piccolo bullo punito. Ma la vera vittima sembra essere caduta nel dimenticatoio in un tempo da record. Quasi non fosse importante. Lo trovo gravissimo. Come gravissimo è il segnale d’impunità che tende a emergere da questa storia, con il rischio (grosso) di ripercussioni a lungo termine sulla percezione delle regole da parte di quanti praticano il bullismo. Mi chiedo se nelle famiglie delle vittime si arrivi a provare più spesso vergogna che sdegno quando i propri figli vengono messi in mezzo dai bulli. Mi auguro che nel caso specifico non si tratti di questo, e penso sia opportuno palesare solidarietà, oltre che all’insegnante, anche al ragazzo offeso.

    40. La maggior parte delle mie amiche insegna. Una di loro mi ha detto: “E se il ragazzino sfottuto avesse coomesso qualche sciocchezza, avesse tentato il suicidio (può capitare) stanco delle continue vessazioni?” E allora dàlli all’insegnante che non è stato attento e non l’ha saputo difendere!
      -La verità- mi diceva -è che un’insegnante come si muove muove, sbaglia!-

    41. dopo mesi di bullismo mostrato in tutte le sue forme in tv , dopo mesi in cui assistiamo silenziosi e attoniti alle insane carezze di alcuni allievi ad una insegnante , di sovercherie di studenti a danno di altri studenti , di pedofilie vere o presunte di insegnanti a bimbetti e di ragazzi a ragazzi . Dopo mesi in cui assistiamo allo scivolare irrefrenabile di una società e sconvolti pensiamo che nessuno fa niente , scopriamo che una insegnante OSA punire un ragazzino per un atto di bullismo e che succede ? viene punita !!!! sono sconvolta !!!! torniamo un po’ indietro , una sculacciata o una sgridata non ha mai ucciso nessuno e tantissime volte ha aggiustato il percorso sbagliato intrapreso da un figlio.

    42. parentesi: sento parlare di scuole però superiori licei o medie nei famosi quartieri a rischio di Palermo, dallo Zen a Cruillas, dove ragazzi (si anche coetanei amici miei a suo tempo quante me ne dicevano) spaccavano letteralmente la faccia ai docenti spaventati di insegnare lì. Pensate che siano fantasie ? o che in certe aule “un ci scassare à minchia” al professore sia normale e voli anche una sedia ?
      io penso di si
      e cosa si fa se il docente colpito reagisce al ragazzetto mafioso a sua volta picchiandolo ? lo processiamo ? torna a casa piangendo e i genitori e tutto il quartiere popolare mafioso scende giù a linciare il docente come succede normalmente a palermo quando un intero quartiere di porci va a dare man forte a qualche delinquente ? ED E’ COSI’ NON PROVATE A DIRE IL CONTRARIO.
      Io stesso una volta stavo per essere linciato ed evito di raccontare la storia quindi il primo che mi dice che sto esagerando lo picchio io.
      Dove voglio arrivare ? Forse a niente, era una parentesi: o forse a questo: l’incidente in questione, che è un principio di bullismo sicuramente, ma che non è niente rispetto a certe situazioni disperate che insegnanti vivono in alcune scuole (come sopra) doveva morire lì, con un rapporto disciplinare (al massimo) all’insegnante e un bel calcio in culo al bambino (ma da parte dei genitori) e basta, al posto di spettacolarizzare una notizia simile anche a livello nazionale, aprendoci rubriche con psicologi e politici e anche discussioni che ci fanno impazzire come questa: ma tanto in Sicilia, una terra dove “nieende succede” e dove si è così bravi a spettacolarizzare la modamafia tra magliette e mozzarelle Provenzanesi, che ci si deve aspettare ?

    43. da figlia di maestra, credo che non ci siano più delle giuste punizioni. una volta sono andata a trovare a scuola mia madre, e durante l’ora della baraonda (ma quale ricreazione? è un bordello) un alunno tra i più “vivaci” (ma io dico “vastaso”) ha fatto cadere mia madre a terra. ragazzi non ci ho visto più. se lo prendevo lo ammazzavo. dico sul serio. a sentire mia madre che quasi piangeva aiutata dalle altre colleghe e dal bidello…. se lo prendevo lo distruggevo. e poi orgogliosamente me ne andavo in galera!!!! e che ha fatto mia madre? NULLA. e, se ogni punizione deve finire prima in tv e poi in galera….

    44. Si doveva abusare con i mezzi di correzione anche con il padre ….. chissà magari si otteneva qualche risultato. E l’avvocato secondo voi? Anche?

    45. la scuola è veramente a questo punto ? e veramente non possiamo far nulla ? sono sconvolta da ciò che scrive Sergino e Saturnia…. dobbiamo davvero aspettare che si uccida un’insegnante o che ( come spesso avviene in America , nazione ahimè di riferimento x il nostro governo ) qualcuno faccia una strage ?
      E’ vero non abbiamo mezzi x impedire al ministero di emanare leggi sempre più permissive , ma la finta democrazia, ci permette x fortuna ancora , di scrivere, quindi scriviamo in massa e mandiamo al ministero le nostre indignate mail!!!!!!!!

    46. ho generalizzato ma non al 100%, ho detto e confermo che spesso e in alcune precise scuole succede l’indicibile.
      quà è un caso diverso, il bambino è piccolo e saremo forse in un ambiente più civile.
      infatti l’ho chiamata come parentesi.

    47. Cosa avrei fatto io al posto dell’insegnante? Penso che avrei parlato.. avrei instaurato una discussione in classe, e se si fosse trattato di bambini piccoli, probabilmente avrei raccontato loro una storia con una morale, fatto un gioco… esistono mille altri modi per far capire ad un bambino che ha commesso un errore.. anche perchè, ribadisco.. essendo bambino la maggior parte delle volte non sa che sta commettendo un errore, e soprattutto una cosa: la “punizione”, dev’essere educativa! Come possiamo pensare di educare un comportamento sbagliato, con un comportamento altrettanto sbagliato? Questo naturalmente è solo il mio parere.. Sono scout, e sono abituata a ragionare con i bambini tramite il gioco.. quando ero piccola io, persone più grandi mi hanno trattato alla stessa maniera e, onestamente, mi sono sempre trovata benissimo! 🙂

    48. Sento il bisogno di aggiunere un’osservazione. Anch’io mi sono chiesto se magari non sarebbe stato più opportuno obbligare il bullo a chiedere scusa al compagno davanti alla classe… Ma, a parte il fatto che una soluzione del genere (o come quelle indicate da Neve) mi sembra fin troppo idilliaca (quasi certamente la Prof sarebbe stata sbeffeggiata, anche se sottobanco, e la persecuzione sarebbe continuato come prima)… trovo francamente che la discussione rischi di prendere una strada che non porta da nessuna parte. E’ senz’altro lecito interrogarsi su quali dovrebbero essere gli strumenti correttivi più opportuni. Su questo non ci piove. Ma continuo a sottolineare il fatto che questa vicenda, così come sta venendo discussa nella maggior parte delle sedi, sta passando dolorosamente sopra la testa della vittima del bullo. Anche lui è un bambino, soprattutto lui è stato traumatizzato e non solo… Siamo sicuri che non dovrà patire ulteriori rappresaglie a scuola? Non sarebbe una novità in situazioni del genere. Quindi, avvitarsi su cosa avrebbe dovuto (o potuto) fare di meglio l’insegnante… scusatemi, ma io lo trovo un problema che può essere rimandato, giacché questo dibattito non fa che distogliere dagli aspetti più gravi e urgenti della vicenda. Il bullismo. Il silenzio delle vittime e delle loro famiglie che spesso provano a loro volta più vergogna che sdegno. L’impossibilità dei docenti a intervenire (in questo caso è partita una discutibile denuncia, ma non dimenticate che altrove, insegnanti sono stati picchiati da genitori di allievi che avevano bocciato) e soprattutto: la tutela delle vittime del bullismo, che qui si tende a dimenticare a favore di ipotetiche punizioni ritenute più accettabili per recuperare i responsabili. Si riscrive (anche moderatamente) il comportamento dell’insegnante, ma ci si scorda che a monte ci sono altri fattori cruciali. Uno degli aspetti peggiori di questa vicenda (mi riferisco alle ripercussioni giudiziarie ) è che sta gettando fumo negli occhi riguardo questioni relative all’educazione e al vivere civile. Azzerando o comunque rendendo invisibile la colpa che è stata commessa su un altro bambino inerme. I bambini, ricordiamolo (e qui ce ne sono ben due) hanno bisogno di una guida illuminata da parte degli adulti per crescere. Io sono dell’opinione che punire l’insegnante per avere comminato un castigo all’antica, ma in realtà innocuo (sicuramente più delle azioni del bullo) potrebbe spargere sale sulla ferita del ragazzino vessato, che con molta più probabilità del suo persecutore potrà aver bisogno in futuro dell’aiuto di un terapeuta. Ed è questo che non mi fa dormire. La legge sembra pronta a reprimere un presunto eccesso di correzione, ma non vedo nessun segnale per le vittime di episodi come questo. C’è poco da fare. Lo trovo sconfortante.

    49. Sono perfettamente d’accordo con te, e forse hai ragione.. i metodi che ho proposto sono fin troppo idilliaci, ma ti assicuro che lo sono solo agli occhi dei grandi. I bambini infatti, incapaci di provare malizia o (e lo ripeto ancora una volta) di capire gli errori che stanno compiendo, attraverso una “punizione” più mirata e consapevole possono anche riuscire a comprendere ciò che hanno fatto, e ciò che hanno subito, chi chiedendo scusa e qualcun altro perdonando. Personalmente dunque non penso che nella risoluzione di questi casi la sfera ludica debba essere totalmente sottovalutata, naturalmente occorre però che sia corretta e posta in essere da un docente competente…
      E mi riferisco sia alla capacità che l’insegnante deve avere nello sgridare il bullo della situazione, sia a quella che deve avere nel far capire alla vittima che non ha colpa, che occorre essere sempre se stessi, e che bisogna perdonare.

    50. Purtroppo adesso il bulletto si sentirà onnipotente e questo si che è un danno alla sua educazione. Sono perfettamente d’accordo, Letizia… E poi così sei a 50 commenti!

    51. In quest’ultimo ventennio abbiamo assistito ad una trasformazione radicale della società.
      Adesso è definita società dei consumi dove il ruolo della famiglia è sempre più marginale….
      Buona parte dell’educazione dei figli viene demandata alla televisione, i genitori sempre più presi dal lavoro o da problemi di sopravvivenza economica non hanno più tempo per educare i figli… ma come potrei… e poi fanno tutti così.
      Quand’ero bambino e mi veniva chiesto cosa vuoi fare da grande io, come tutti i miei coetanei rispondevamo:”il Dottore, il poliziotto, il maestro, l’avvocato, il pompiere, ecc…” oggi alla stessa domanda i bambini rispondono “ La velina, il calciatore, l’isola dei famosi, ecc…” dove è la necessità di avere una cultura?
      Sono sicuro che il bambino “bulletto” del caso farà più strada rispetto agli altri ed i risultati già si vedono….Basta guardarsi attorno.

    52. Ma la responsabilità più grave (a tutti i livelli) adesso ce l’ha la magistratura che si sta occupando del caso. Che razza di segnale darebbe al paese una sentenza di colpevolezza per l’insegnante? Le vittime del bullismo risulterebbero per niente tutelate rispetto a chi li perseguita, con buona pace di tutte le campagne di prevenzione contro questa brutta realtà, e di una speranza di reale progresso. E soprattutto, questa storia, che la vicenda legale ha pompato in un certo modo, siamo sicuri che non scoraggerà in futuro altri insegnanti dall’intervenire? In verità, visto il grande silenzio che di solito circonda gli episodi di bullismo, è più che probabile. Ci sarà paura a occuparsi di una piaga gravissima, e il rischio di sprofondare di nuovo in una totale indifferenza è intollerabile. Per questo invito chi amministra la nostra giustizia a riflettere. L’insegnante di Palermo, al di là di polemiche sterili, ha dimostrato di avere una coscienza. Adesso tocca ai magistrati.

    53. No comment. Come giustamente dice Letizia, che credo essere non dico della mia generazione, ma di una generazione in cui, si rispettava l’insegnante, generalmente, e diciamo meno il minore, che come minore, aveva poche idee certe ancora sulle regole, neanche io io sono mai rimsta traumatizzata, da possibili problemi avvenuti in ambito scolastico.
      Perché, valeva la regola degli adulti responsabili, che andava capita, ad ingresso nel mondo degli adulti, da parte dei ragazzini.
      E’ una violenza verso l’adolescenza? Non credo, significava semplicemente comprendere regole minime di rispetto per la reciproca convivenza sociale, al fine di condurre un’esistenza futura basata sulla comprensione, sulla moderazione e sulal reciproca moderazione delle personali intemperanze, al fine di raggiungere maggiori risultati di dialogo.
      L’educazione al dialogo, alla mitezza, all’attenzione, non mi é mai sembrata una perdità di ‘naturalità’, un’oppresione delle proprie personali ed istintuali condizioni, l’ho sempre percepita come un passaggio da una condizione di coscienza incosciente, ad una condizione di coscienza cosciente dei propri atti e delle conseguenze dei propri atti. In definitiva, l’assunzione del principio di responsabilità.
      PS. nel Caso in esame i miei, avrebbero dato ragione alla maestra, mi avrebbero fatto una testa tanta sui motivi per cui non andava detto quello che avevo detto, le spiegazioni sull’idea di rapporto con le diversità, sul principio del rispetto degli altri, etc…
      La punizione sarebbe stata per me.
      Forse non ci sono più i genitori di una volta.

    54. Vorrei intervenire non solo con il mio pensiero ma anche con il mio ruolo e fornirvi se ne saro’ capace una chiave di lettura adeguata
      sono un dirigente scolastico (ex preside) e come tale ogni giorno mi incontro e mi scontro con questi problemi(il bambino etichettato, il bullo di turno , i docenti in prima linea )
      tutti gli attori di queste storie hanno i loro sacrosanti diritti e doveri
      ma per capire i termini della questione (considerato che negli interventi sono presenti diverse generazioni ) bisogna comprendere cosa è accaduto alla scuola e alla società in questi anni in cui ognuno di noi ha un ricordo o porta dentro di sè un suo pensiero
      La scuola pubblica e obbligatoria , ci insegna la letteratura sociologica , è nata in virtù di un patto politico e di un mandato sociale che aveva ragione d’essere in un epoca storica in cui il Paese voleva , attraverso la cultura costruire la propria identità nazionale , garantire strumenti d’accesso al lavoro e alla cittadinanza , promuovere la mobilità sociale.
      Il patto si fondava sulla condivisione del valore dell’istruzione e della cultura riconosciuti come fondamentali strumenti di crescita sociale e personale.
      Unico soggetto deputato alla trasmissione del sapere , la scuola interessava alla politica e ai cittadini , e gli insegnanti costituivano risorsa imprescindibile per lo sviluppo del paese.
      Oggi i processi della società contemporanea globalizzata sono molto diversi : il modello capitalistico dello sviluppo economico planetario genera contraddizioni profonde con i principi di eguaglianza e di pari opportunità; nelle società occidentali , sempre più multietniche e multiculturali, l’identità nazionale diventa concetto sfumato e ambiguo.
      I cittadini sono sempre più cittadini del mondo , l’ascesa sociale è ferma e per la prima volta nella storia , i figli sanno di non potere migliorare le loro condizioni di vita rispetto a quelle dei padri.
      La cultura nazionale è unificata dal “Grande Fratello “ più che da Dante Alighieri.
      E la scuola diventa lo specchio delle contraddizioni del Paese : i contenuti si fanno ipertrofici ma si svuotano: i saperi che servono non sono garantiti dalla scuola, e ciò che dà la scuola sembra non servire.
      L’obbligo auspicato e atteso s’innalza ma si svuota : non garantisce né gli interessi del Paese né quelli delle persone , non risponde ai bisogni.
      E intanto si amplia il divario generazionale, e la velocità dei cambiamenti culturali e sociali e la pervasività della tecnologia modificano i costumi e i linguaggi e i contesti di vita e le intelligenze stesse , e producono nei giovani abissi di distanza , di non conoscenza, di estraneità rispetto al maestro non solo adulto ma vecchio , portatore di parole e di regole aliene , di noia di inutilità , di difficoltà, e di inacessibilità, di titoli di carta che non servono.
      La scuola , avvilita dal disagio di una quotidianità frustrante, impotente nella avvertita inadeguatezza , colpevolizzata dagli attacchi sociali,” subisce “il cambiamento e vi si adatta e cambia verso una direzione che propone l’abbassamento qualitativo della proposta , accondiscendenza di fronte ai nuovi modelli comportamentali, copertura degli insuccessi attraverso sistemi valutativi ipergratificanti , ricorso a pratiche progettuali burocratizzate, ripiegamento su ruoli amicali e permissivi o irrigidimento su ruoli conservatori e autoritari , ricerca di tecniche didattiche non portatrici della auspicata soluzione.
      Su quali principi e su quali saperi costruire oggi una scuola che risulti appetibile , considerato che non garantirà comunque il lavoro e l’ascesa sociale?
      a tutto ciò va aggiunto il disagio della classe docente che lamenta la scarsa considerazione sociale per un mestiere che merita dignità
      allora cosa fare? Dal mio modesto punto di vista si puo intravedere una soluzione se si da la priorità del piacere rispetto al dovere

      Il patto formativo tra società e scuola va riformato su una diversa “contrattualità”, centrata sulla costruzione di motivazioni e significati intrinseci al fare scuola, e derivanti dal piacere del fare scuola. Ribaltare il principio della priorità del dovere rispetto al piacere è fondamentale per il coinvolgimento sia degli studenti, ai quali va la nostra attenzione, sia degli insegnanti, ai quali si propongono motivazioni non economiche, né sociali, ma culturali, etiche, politiche.
      Andare a scuola per obbligo si può, e si può per obbligo imparare una lezione ed eseguire un esercizio. Apprendere, però, è un’altra cosa: se quello che fai non ti piace, apprendi poco, non “significhi” molto, diventi triste e non vedi l’ora di fuggire. Anche entrare in relazione con gli altri per obbligo non si può. Anche entrare in relazione ti deve piacere, ne devi avere un senso, un gusto, uno scopo. Se non entri, dentro, in relazione.
      L’impegno che chiediamo agli alunni, nella scuola, lo chiediamo in nome del senso del dovere, di una responsabilità personale nel perseguimento di scopi che altri hanno individuato come importanti e significativi. Dimentichiamo, nella scuola, che la maturazione del senso di responsabilità e il valore dell’impegno sono obiettivi, non presupposti della formazione.E’ in un contesto di piacere e di senso che assume senso e scopo la richiesta d’impegno e di responsabilità, che assume senso e scopo il “senso del dovere”. Se non vogliano farne una questione pedagogica e psicologica, facciamone una questione d’efficacia: il dovere, la noia, l’assenza di scopi e significati uccidono la voglia di apprendere, vanificano i sensi dello stare insieme, inibiscono e designificano le relazioni.E gli adulti? un insegnante che viva il suo lavoro solo sul senso del dovere ha finito d’essere insegnante: quali motivazioni,quali prospettive, quali sensi, quali amori potrà offrire ai suoi ragazzi?

    55. il mio modesto parere è che i genitori d’oggi tendono a non voler vedere nei comportamenti del figlio un proprio fallimento quando invece dovrebbero affrontare la realtà e comprendere che se un bambino “fa i capricci” non è perche “lui è cosi” ma perche i genitori non sono stati in grado di tramandargli i giusti valori che formano un adulto. oggi capisco la frase dei miei genitori: “è piu facile dire si che no”
      un figlio, si sa, prende tempo, richiede fatica ed impegno mentre spesso lo si “posteggia” da qualche parte, e che si arrangi da solo, il pargolo. ricordiamoci, pero, che l’uomo rimane sempre un animale e che non è in grado di autodefinirsi ma progetta se stesso sulla base di un modello preesistente, solitamente un genitore. ma se non si da ai figli la possibilità di assumere tale modello (forse abbiamo paura di non essere all’altezza??), la loro scelta si sposterà verso altri canoni, quelli piu forti, quelli imposti da una società che non ha piu alcun pudore in merito. non sono una di quelle moraliste che pensano che la televisione dovrebbe essere oscurata, le pubblicità a sfondo sessuale eliminate o cose del genere. ritengo, infatti, che con i dovuti strumenti ognuno di noi possa riuscire a barcamenarsi in questa grande giungla che è la vita. ma ritengo assolutamente necessario che si ricominci a dare peso ai giusti valori, alla meritocrazia intesa non come diversita tra gli individui ma come elogio dell’impegno mentale, fisico di ciascuno di noi. ma la cosa davvero importante è ricominciare ad educare al rispetto in ogni sua forma, ricominciare a vedere nell’altro qualcuno che possa arricchirci nella sua diversità, qualunque essa sia e a cancellare il preconcetto che l’unico modo per sentirsi persone migliori e socialmente accettate sia denigrare l’altro na noi, il diverso.
      visione troppo utopica? forse, ma credo proprio che dipenda da noi…

    56. ULTIM’ORA: Palermo, assolta l’insegnante
      che punì l’alunno bullo

      PALERMO – Assolta l’insegnante che aveva costretto un alunno a scrivere sul quaderno “sono un deficiente”, dopo un episodio di bullismo. La donna era stata denunciata dal padre del ragazzo.

      Secondo il pm, che aveva chiesto una condanna di due anni, la risposta della docente di Lettere, trent’anni di insegnamento alle spalle, era stata sproporzionata rispetto al comportamento del suo alunno dodicenne. Un ragazzino vivace che, all’inizio dell’anno scolastico, aveva impedito a un coetaneo di entrare in bagno coprendolo di insulti omofobici.

      La docente è stata assolta “perché il fatto non sussiste”. La donna si era sempre dichiarata tranquilla, sostenendo di aver fatto “il proprio dovere”. All’udienza e alla lettura delle motivazioni hanno assistito i rappresentanti di alcune associazioni gay, che le hanno portato solidarietà. Lei ha solo detto all’avvocato: “Mi viene da piangere”.
      _____________
      E’ finita ancora meglio rispetto a quel che pensavo (e mi auguravo)!

    57. ULTIMISSIMA ORA: pare che il padre del bambino abbia chiesto alla maestra un risarcimento di 25.000 euro perchè suo figlio, dopo la punizione, ha presentato problemi psichici. (fonte TGS)

    58. è finita come doveva finire ma per ora non vi allarmate (e doveva finire così al massimo con un richiamo o nota disciplinare all’insegnante, per accontentare chi è totalmente dalla parte del bambino, io comprendo entrambi gli stati d’animo anche se dalla mia sono dalla parte della docente).
      vedrete che la docente andrà incontro ad un calvario che si chiama “legge” che la perseguiterà per anni e anni attraverso ricorsi d’appello, nuovi capi d’accusa, annullamenti, eccetera.
      Legge italiana, questa è la garanzia a quello che vi dico.
      e quindi mi spiace dirvelo ma per lei come per altri che chiedono giustizia e si illudono di ottenerla “non sarà mai finita”.

    59. La vicenda è assolutamente uno schiaffone al rispetto per il prossimo e un calcione beffardo alla Giustizia. Qui se c’è qualcuno che sta commettendo un crimine è il Pubblico Ministero: con la sua ridicola accusa sta LEGITTIMANDO gli atti di razzismo e di bullismo che si cerca invece di combattere. Signor Procuratore, io spero che mai uno dei suoi figli si azzardi a puntarle mai un’arma contro, spero che siano abbastanza equilibrati per non farlo, in caso contrario non potrà lamentarsi visto che se lei vincerà questa causa la strada a cio’ che pavento sarà brevissima. Nel frattempo, sempre con rispetto parlando, si faccia un’esame della Sua Coscienza, magari sarà Lei a dover scrivere 100, 1000 volte: ‘Sono un criminale. Sono un criminale….’

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