mercoledì 18 ott
  • Gli alberi di via Belgio

    Non ho un preciso ricordo degli alberi di via Belgio. Rammento a malapena un verdeggiare stinto in fondo a un buco nero. Il verdeggiare è quello che resta della mia memoria, circondata dal buco nero scavato dagli anni. Ognuno ha fissato un più o meno consapevole punto di non ritorno, di fuoriuscita dall’incanto dell’infanzia. A me accadde una mattina, quando mi accorsi che gli alberi di via Belgio non c’erano più. I filari avevano lasciato il posto a moncherini di tronco. Meraviglie mozzate. Stupri. Era il prezzo da pagare al dio traffico. Quando passo da via Belgio, adesso, sento la gente che si lamenta del cavalcavia, vedo prigionieri furibondi che strepitano a clacsonate impastoiati nell’ingorgo, noto l’orda automobilistica che si danna per gli sforamenti gassosi dei limiti di salute pubblica. E vengo preso da un morso crudele al centro del petto. Però penso che doveva finire per forza male. Non si uccidono impunemente gli alberi.
    Erano belli gli alberi di via Belgio. Erano solenni e confidenziali. Erano luminosi e affettuosi. Sembravano distanti, mentre svettavano in altezza verso il cielo. Eppure avevano rami dolcissimi, come mani tese incontro alla terra. E sapevano accarezzare il viso dei bambini. Esiste un rapporto speciale tra i bambini e gli alberi. I più arditi costruiscono rifugi tra le fronde, i pensatori si limitano a guardarli. In entrambi i casi, i gesti riassumono un’incrollabile voglia di fuga, la certezza che esiste un mondo migliore, la necessità di trovarlo attraverso gli alberi. Si parlano bambini e alberi. È un continuo sussurro di parole magiche, che diventano incomprensibili quando cominci a crescere, quando il perimetro del tuo cuore ti basta e non cerchi più rifugi nel fogliame indistinto.
    No, non saprei descrivere con esattezza botanica gli alberi di via Belgio. So appena che la memoria di quel verdeggiare estinto mi ferisce ancora. Una mattina noi piccoli del rione scoprimmo che qualcuno li aveva sgozzati per preparare il terreno a un cavalcavia di cemento armato. Una strage di foglie, uccelli e pensieri liberi. Dite che fu colpa del traffico? Io dico che il potere ama la bruttezza, modifica gli spazi, restringe i polmoni delle città per regnare meglio sui nostri occhi privi di meraviglia. Da allora, dal giorno della morte degli alberi di via Belgio, il bambino che ero ha recepito perfettamente l’invito minaccioso all’adeguamento. Sono cresciuto anch’io.

    Palermo
  • 13 commenti a “Gli alberi di via Belgio”

    1. Tristissimo e stupendo.

      è bello sapere che i tuoi affreschi di vita quotidiana ci accompagneranno anche in questo anno che sta per nascere…

    2. Boh. Gli alberi in Via Belgio ci sono. Stanno al centro delle due carreggiate e arrivano fino all’incrocio con viale Strasburgo, per proseguire dopo l’incrocio fino a via Ausonia.
      Forse mancano una decina di piante dove adesso c’è la salita del cavalcavia, ma non è poi questa tragedia. Semmai lo è per chi si è trovato la strada all’altezza del balcone…
      E’ che da piccolo ti sembrava magari un bosco fatato…

    3. Quando ero piccino ricordo gli agrumeti esistenti dove oggi ci sono gli stabili eleganti di via Belgio, Lussemburgo, Strasburgo, Lazio, ecc.
      Una delle più gravi conseguenze dello sviluppo palermitano e della crescita incontrollata della città fu la speculazione edilizia. Il mancato rispetto delle norme sull’edilizia e dei piani regolatori cittadini determinarono un profondo cambiamento: Palermo divenne una distesa di grandi sobborghi di cemento.
      La massima… libertà lasciata alle iniziative nel settore dell’edilizia permise a imprenditori edili poco scrupolosi di costruire nuovi edifici praticamente ovunque, senza considerare le norme antisismiche e le misure di sicurezza.
      Il periodo degli anni ’60 fu spesso caratterizzato da conflitti di potere tra le autorità municipali e gli speculatori edili, che spesse volte sfociavano in corruzione o clientelismo. Un esempio significativo fu il cosiddetto “sacco di Palermo”, in base al quale alle grandi imprese edili fu concesso di costruire su tutti gli spazi disponibili della città senza alcuna limitazione.Anzi, il Comune fù partecipe scellerato del “sacco”.

    4. Ah ecco, mi sembrava di esser diventata “stunata”. In effetti, gli alberi in Via Belgio ci sono, è il cavalcavia che è brutto.

    5. Ma c’erano in mezzo alla strada e delimitavano lo spazio in modo diverso. Non c’entra la magia, era una diversa visione dello spazio che adesso non c’è più. La bruttezza nasce dall’abitudine al genocidio urbano.

    6. bellissimo post.

      x isaia: nel bosco incantato mi sa che ci vivi per non renderti conto degli obbrobri architettonici che davastano palermo

    7. quando si dice “un v’accuntintati mai”.
      E quando c’erano gli alberi: mizzica che belli che erano…
      E quando ci sono gli alberi: si ma il sindaco non fa niente per ridolvere sto intoppo in via Sapiddu Unni?! Si pigghianu picciuli e non fanno mai niente!

      palermitani vero siemu!

    8. Io rimpiango gli alberi, gentile Marinella. E sono sicuro che lei può offrire contributi meno estemporanei al discorso. Se si impegna.

    9. cioè, vuoi dire che una trentina di anni fa prima del ponte, dove ora c’é il ponte, c’erano alberi?? e.. erano gli stessi che ci sono ora in via belgio o erano PINI?? O__O
      approposito degli amati e dolci e purtroppo indifesi alberi e del sempre più regresso cittadino… >> http://faber882.altervista.org/WP/79/2007-09-28/svincolo-via-perpignano/

    10. C’era una lunga fila di pini. Mi sono informato, perchè mi è venuto il dubbio che avessi le traveggole. C’erano – ed erano bellissimi – al centro della strada. Ricordo i tronchi mozzati.

    11. Caro Roberto, non hai avuto le traveggole, purtroppo hai raggione. Sono nato del 1965 e per la precisione il 18 gennaio, sono andato ad abitare in via belgio ad aprile del 1967 e mi ricordo benissimo dei pini, della strada non asfaltata, degli agrumeti e dei nespoli.
      Ricordo benissimo il giorno in cui li hanno tagliati e le protese (molto timide) di tantissima gente.
      Ricordo anche della famosissima Latteria Barbera, dove adesso sorge un palazzo enorme con al piano terra la polisportiva Palermo.
      E’ vero, purtroppo non tutti hanno una diversa visione dello spazio che adesso non c’è più.
      Marinella è una di quelle.
      Anche io rimpiango qegli alberi, rimpiango le partite di calcio disputate per strada, i blitz pomeridiani negli agrumeti e le docce estive sotto gli enormi irrigatori a pioggia che innaffiavano gli agrumi.
      Adesso cosa hanno i nostri figli.
      Riflettete.
      Pazienza.

    12. Grazie di cuore, Pietro

    13. Ciao ho trovato questo blog per caso, Grazie.

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