giovedì 23 nov
  • Tempi difficili per la mafia palermitana

    Cosa nostra, è stata in genere ritenuta la mafia per eccellenza. In passato la sua struttura si dimostrava capace di controllare il territorio, condizionare la politica, gestire i conflitti interni, reclutare e collocare in posizioni adeguate personalità criminali capaci e autorevoli. Molte cose sono cambiate in risposta ai successi dell’azione di contrasto, basata prima sulle rivelazioni dei pentiti e poi sempre di più su strumenti di investigazione tecnologicamente avanzati, pervasivi ed efficacissimi. Le numerosissime operazioni andate a buon fine mostrano i membri del sodalizio criminale che caparbiamente insistono nel gestire i propri affari, nel cercare di riempire con sostituti e reggenti le caselle degli organigrammi lasciate vuote a seguito degli arresti, nel condizionare politici e imprese. Ma ci parlano anche di affiliati a tutti i livelli gerarchici che vengono intercettati e filmati per mesi senza scampo nelle loro attività quotidiane, di cui ben poco sfugge all’osservazione degli investigatori. Così, i tentativi di rilancio di certe attività, come l’importazione, la produzione e il commercio di droga, vengono fermati sul nascere. Il riciclaggio di denaro contante viene monitorato passo passo. L’estorsione e le altre forme di intrusione nell’attività d’impresa vengono sempre più spesso, e con la collaborazione degli stessi imprenditori, stanate e represse.

    Sono numerose le operazioni investigative che meriterebbero di essere analizzate per evidenziare come i movimenti di alcuni mafiosi di peso oggi siano costantemente sotto la lente delle autorità pubbliche, le quali sovente consentono loro di agire, tenendoli nell’illusione di non essere osservati, per acquisire ulteriori elementi ed espandere il raggio visuale sulle estreme propaggini della rete criminale. Mi limito a citare l’operazione “Perseo”, che già dalla denominazione allude alla decapitazione della Medusa.

    I boss del palermitano discutono circa la necessità di ricostruire la “Commissione”, così da poter deliberare collegialmente quando si tratta di “cose gravi”, di modo che “come si faceva una volta la responsabilità se dobbiamo fare una cosa ce l’assumiamo tutti” (per approfondimenti si veda S, gennaio 2009). Vi è chi tenta di accreditare una sponsorizzazione di Riina, chi invece allude ad un interessamento di Matteo Messina Denaro. Non è in gioco soltanto il ripristino di un certo modo di operare. Si tratta di anche di ridistribuire la mappa del potere, tant’è che non tutti sono d’accordo. Più precisamente, tutti convengono a parole sull’esigenza di ricostituire l’istanza collegiale sovraordinata, ma vi sono divergenze esplicite su chi dovrebbe occupare il vertice. Il candidato Capizzi non è gradito al capomandamento Lo Presti, poi suicidatosi in cella. Vengono “richiamati in servizio” boss ottantenni come Gerlando Alberti o Giovanni Lipari. Si fa affidamento anche su giovanissimi non ancora trentenni (come Gianni Nicchi). È una mafia costretta da pentimenti e arresti ad arruolare gente mediocre e/o a vedere ai propri vertici personaggi la cui autorità non è riconosciuta. Una mafia che adesso non lascia più tracce scritte, memore di Provenzano e Lo Piccolo, ma le cui comunicazioni vengono pervasivamente tenute sotto la lente degli investigatori.

    Il tentativo di ritornare a “come si faceva una volta” per un verso dimostra che gli affiliati tengono duro, comprendono i vantaggi di una certa forma organizzativa e vorrebbero ripristinarla. Ma per altro verso si è risolto in un clamoroso boomerang. Non solo il centinaio di arresti effettuato ha decapitato i mandamenti di Palermo città e di buona parte della provincia, ma le intercettazioni effettuate hanno consegnato agli inquirenti un mole enorme di informazioni utili per azioni ulteriori.

    Ospiti
  • 67 commenti a “Tempi difficili per la mafia palermitana”

    1. E’ indubbio che l’uso della tecnologia abbia fornito un “comodo” ed efficace strumento di indagine mentre, neanche tanto tempo fa, le forze dell’ordine erano costrette a scambiare informazioni in una zona grigia di intelligence, con modalità non sempre limpide e disinteressate. Il problema, a mio avviso, è però che mentre gli affiliati a Cosa Nostra possono riferirsi ai codici dei bei tempi andati, la società siciliana, vittima, ma spesso anche complice di comportamenti criminali, non ha un codice di comportamenti vissuti e ampiamente condivisi cui riferirsi. Paradossalmente, le indiscutibili vittorie sul piano investigativo spiazzano la stessa società siciliana, abituata al massimo a reazioni emotive (V. dopo stragi) per tornare presto ad assecondare una pratica quotidiana di cultura parassitaria che è il presupposto necessario per assecondare ogni racket e malaffare. Qui bisogna ancora lavorare per consentire un ricambio meritocratico della classe dirigente siciliana.

    2. Dobbiamo metterci d’accordo una volta per tutte. Di retate, come quella denominata Perseo, ve ne sono state parecchie dall’unità d’Italia a oggi, molte anche più clamorose di quella citata prima. Ogni volta si parla di mafia o mafie al declino. Poi, regolarmente, ogni anno si scopre che le mafie, tutte insieme, fatturano circa 180 miliardi di euro. Cifra che si commenta, ovviamente, da sola. Se riuscissimo a ragionare in termini meno apocalittici e più laici,in un verso o nell’altro, relativizzando le singole operazioni repressive, cha da sole, detto per inciso,non portano a risultati strutturali, forse riusciremmo a dire alcune cose. Che le mafie sono ancora forti, che la politica ancora non riesce a prendere le distanze da esse, che singoli partiti si perdono in discussioni infinite e sterili(tipo il PD in Sicilia), che i beni confiscati non vengono utilizzati presto e bene, che il centrosinistra nella passata legislatura voleva abolire l’ergastolo (e ora ci riprova Rifondazione), che abbiamo certo qualche strumento in più per combattere questa partita, che Cosa nostra ormai ha invaso il mercato legale, tanto che molte delle sue ricchezze non sono più distinguibili da quelle prodotte con le normali regole del mercato. Potrei continuare ma non voglio annoiare. La politica non può adagiarsi sull’antimafia delle manette, che colpisce singoli frammenti delle cosche, subito, come sappiamo, pronte a rigenerarsi. La vera battaglia contro la mafia è politica, solo politica. Sarebbe più utile che gli analisti, invece di commentare operazioni di polizia, indagassero meglio il trinomio mafia-politica-economia, sul quale c’è poco da stare allegri e molto da capire.

    3. La mafia, per altro, dai codici d’onore che aveva, è passata ai traffici di droga, prostituzione, riciclaggio di denaro sporco, quindi è proprio una organizzazione CRIMINALE e GLOBALE che va combattuta su tutti i fronti, specie su quello della legalità , laddove si innesta nella economia e nella politica della società sana.
      Per fare questo ci vogliono uomini coraggiosi e onesti, e cittadini pronti a collaborare, indagini serie, e soprattutto la TUTELA per chi le fa.
      Il male alla fine si ritorce contro chi lo fa, peccato che a volte ci vogliono secoli perchè avvenga.

    4. Scusa, ma a quali codici d’onore ti riferisci?

    5. riporto quanto scritto da SEAT: “Sarebbe più utile che gli analisti, invece di commentare operazioni di polizia, indagassero meglio il trinomio mafia-politica-economia, sul quale c’è poco da stare allegri e molto da capire.”

      Caro Professore La Spina, mi piacerebbe leggere la sua replica…
      … mi piacerebbe una sua analisi in merito (visto che per lei Travaglio non è altro che un terrorista dell’informazione, ci propone il suo metodo?)

    6. la Ricostruzione di fatti, legandoli alle azioni dei politici e ai bacini economici, non rischia di fare “Travaglizzare” l’umanità?

    7. SEAT, perfettamente d’accordo con te, e se continui, personalmente, non mi annoi affatto.
      Poi niente mi toglie dalla testa che queste grandi operazioni di polizia siano anche ad orologeria; voglio dire, ho sempre l’impressione che finisca nella rete gettata chi doveva finirci, come se gli equilibri fossero pilotati da LORO, ad ogni riorganizzazione del potere mafioso, ad ogni cambio di potere, si getta in pasto all’opinione pubblica ed alle patrie galere chi non serve più o non è più funzionale al sistema, o magari d’intralcio, comunque ormai minoritario.
      Sensazioni, ma quando si catturano i grandi boss, ho sempre l’impressione che i nuovi squali stiano progettando nuovi affari e nuovi apparentamenti, anche con la politica.
      IMHO.

    8. D’accordo anche con Pollo, che non avevo letto.

    9. La mafia esisterà sempre sino a quando quando non cambierà la cultura civica , esisterà sino a quando coloro che sono delegati a rappresentarci ed a gestire i beni della comunità agiscono come dei padroni e proprietari della cosa pubblica,
      esisterà sino a quando verrà consentito ogni soppruso nascosto da un velo di legalità, sino a quando le leggi cozzano con la giustizia, sino a quando si consentirà ai banchieri di truffare i risparmiatori, ai petrolieri di non abbassare il prezzo della benzina quando abbassa quello del petrolio, ai manager super pagati chiamati a risanare di lasciare più debiti di quanti ne hanno trovati, sino a quando ogni cosa spettante per diritto viene concessa come un favore, sino a quando parte dei dipendenti pubblici rubano lo stipendio senza svolgere bene il loro lavoro, sino a quando i commercianti speculano sulle vendite, sino a quando i dipendenti vengono sottopagati approfittando del loro stato di bisogno, sino a quando nell’ università i posti di potere passano da padre in figlio, sino a quando i cittadini devono pagare dei servizi che non esistono o funzionano male, sino a quando le liste dei candidati politici viene scelta dai vertici e non dagli elettori, sino a quando una persona meritevole e preparata per lavorare deve cercarsi una raccomandazione e deve sottostare a dirigenti ignoranti chiamati a dirigere perchè parenti o amici di politici o potenti, sino a quando i politici chiederanno sacrifici a chi ha poco senza rinunciare a loro volta a parte dei loro immeritati privilegi. Sino a quando esisteranno queste cose o molte altre simili la mafia ci sarà sempre.

    10. come al solito si getta fumo, toccando tutto lo scibile umano e niente, e si va in vacca.
      un conto è il malcostume italico, un conto è la MAFIA.

    11. @stalker

      Cosa è per te la mafia? Per me è ogni forma di soppruso che permette dei vantaggi a pochi delinquenti o loro amici “furbi” a discapito della comunità o a danno dei diritti di singoli cittadini.

    12. Quindi un gruppo organizzato di borseggiatori d’autobus, in quanto persegue vantaggi illegali riservati a pochi delinquenti a discapito di singoli cittadini e perciò della comunità, è mafia. Quando, in passato, si voleva negare la mafia, si diceva che si trattava di criminalità comune, presente un pò ovunque. Se cominciamo così perdiamo tempo, e non è giusto perdere tempo l’ultimo dell’anno. Buon 2009 a tutti voi.

    13. @SEAT – @stalker
      forse ho espresso male il mio pensiero, forse è stato capito male o forse non si vuole capire il mio pensiero, nel post ho parlato di fatti di sistema molto gravi, banche che truffano milioni di cittadini con enormi ricadute sul sistema della finanza mondiale questo fenomeno è avvenuto e continua ad avvenire senza che gli organi di controllo deputati intervengano e chissà perchè non lo facciano, ho parlato di interessi miliardari nel petrolio e nella vendita del carburante sai quanto incassa in più un petroliare con il ritardo di un solo giorno del deprezzamento di un solo centesimo per ogni litro di benzina venduto? Ho parlato di liste di politici fatte dai vertici e non dalle proposte dei singoli cittadini, non ti chiedi perchè? I fatti di malcostume se consentiti sono la base del crientelismo politico che da i consensi a chi permette le illigalità enormi scritte prima. Se sommiamo i danni procurati da quanto da me evidenziato certamente non si può parlare di semplice banda di scippatori e microcriminalità citata per nascondere l’ esistenza della mafia, credo che queste illegalità evidenziate siano il sogno di ogni mafioso con la coppola e con la lupara che guarda al futuro altro che sminuire il fenomeno,non Vi nascondo che a me la parola malcostume da fastidio, sembra che con essa si voglia sminuire gli effetti del fenomeno come se esso provocasse soltanto danni morali e non materiali alla collettività.

    14. Grazie a TUTTI Addiopizzo oggi è una realtà con:

      323 imprenditori e commercianti pizzo-free

      9863 consumatori che li sostengono con i loro acquisti

      15 associazioni sul territorio che partecipano alla campagna

      106 scuole coinvolte nella formazione antiracket

      7070 amici nel gruppo FACEBOOK.

      L’augurio migliore per il prossimo anno per tutti noi e voi

      è che si riesca a moltiplicare le azioni, gli intenti, i numeri,

      i risultati delle attività ADDIOPIZZO

      e di tutti i soggetti che direttamente o indirettamente,

      contribuiscono a questo forte rinnovamento culturale

      e sociale della società civile siciliana e italiana in genere.

      Che “l’esperimento” palermo si diffonda altrove,

      e possa contagiare positivamente le altre province siciliane,

      calabresi, campane, pugliesi.

      l’augurio personale per ciascuno di voi/noi,

      attacchini di Addiopizzo,

      commercianti e imprenditori antiracket,

      consumatori critici,

      sostenitori vicini e lontani,

      simpatizzanti,

      forze dell’ordine, istituzioni,

      è che giorno, dopo giorno, per tutto il 2009,

      il vostro/nostro operato possa essere quanto più possibile

      cosciente, responsabile e consapevole di quanto il cambiamento

      dipenda, essenzialmente,

      da tutti noi e dalle nostre azioni quotidiane.

      Come, a ragione, diceva Giovanni Falcone

      pequod

    15. Addiopizzo, grazie di esserci. Una delle poche cose buone nate negli ultimi anni in questa citta’.

    16. “efficacissimi”, “numerosissime”… Caro La Spina il suo mi sembra un polpettone indigesto come uno spot pubblicitario. Come mai allora quando arrestarono Riina non vollero andare a perquisire la casa permettendo ai mafiosi di usare perfino l’aspirapolvere e la pitturazione?
      La mafia dal 43 ad oggi è sempre stata organoica al potere e il potere organico alla mafia.
      Vogliamo parlare dei servizi segreti e delle stragi di stato?
      Di portella della ginestra per esempio?
      La struttura economica della Sicilia è saldamente in mano al binomio Mafia politica

    17. Nino La Spina ha scritto, come si dice, con cognizione di causa. Seat ha sottolineato un aspetto che tutti riconosciamo come non secondo. Detto ciò io difendo il versante “manettaro” perchè, cari amici di Rosalio, qui non siamo più di fronte a retate dimostrative. Chi ha studiato il processo dei 114 che si svolse a Catanzaro nel 1969 sa bene come quel processo si basava su una serie di considerazioni anagrafiche-territoriali che suggerirono un costrutto logico che non resse ai meccanismi, per altro più arretrati dcegli attuali, del processo. Eppure Cosa nostra in quel periodo – per stessa ammissione di alcuni suoi importanti militanti (Pietro Calderone nel libro di Pino Arlacchi) – era alla fame. I boss non riuscivano a gov ernare gli affari, erano affardati dalle “spese di giustizia”. Ora io penso che i tempi attuali non si possano paragonare a quelli. La tecnologia delle indagini ha consentito di raccogliere prove degne di questo nome, ha tolto e contonua a togliere manovalanza da territori il cui problema – dal punto di vista mafioso – è quello di non consentire più un controllo per mancanza, diciamo così, di personale.
      Naturalmente non mi sfugge e non sottovaluto il “trinomio di Seat tra mafia, politica ed economia. Quando si tratta di movimentare quantità di denarol di wueste dimensioni, da questo collo di bottiglia non si esce. Sono inv ece contrario a diminuire, per questa ragione, il valore della semplice attività di intelligence specialmente quando il risultato non è solo quello di una “retata mediatica”. Messina Denaro, in un “pizzino” allo “zio Binu” dice: “Caro zio, qui è sempre più difficile trovare persone. Si stanno portando pure le sedie”. Benedettiddio, e se lo dice lui….
      Moltissimi auguri di buon anno a tutti

      PS.@Delirante: purtroppo le banche rubano pure a Cusano Milanino ma ci sarà un motivo per cui Cosa nostra è, appunto, “nostra”…

    18. x Seat:
      Avevano delle regole sociali, tipo non si sporcavano le mani con la prostituzione, e prima degli anni ’70, nemmeno con la droga ; non uccidevano i bambini, ecc.
      comunque sempre gente violenta e criminale.

    19. Condivido il pensiero di Delirante.
      Esiste una criminalità mafiosa, ma purtroppo ci sono anche dei comportamenti che riconducono alla mafiosità, e che sovente si riscontrano in ambienti lavorativi, dove gente vestita di perbenismo, abusa del potere che ha, a qualsiasi livello, x creare privilegi a scapito dei più deboli.
      E si riscontrano anche fra masse popolari, dove per ignoranza e bisogno, si crea una specie di cultura del prepotente o del vivere ai limiti della legge.
      Entrambi questi comportamenti ledono il tessuto sociale e inducono ad alimentare l’illegalità come diceva appunto appunto Delirante, con cui sono pienamente d’accordo.
      E non parliamo poi delle banche compiacenti …
      E su questa base malata e corrotta, gli interessi mafiosi hanno terreno facile.
      Ecco, forse se chiameremo la mafia per quello che è oggi, VOLGARE CRIMINALITA’, togliendole quell’alone di mistero e di invincibilità che ha avuto finora , potremo più facilmente combatterla.

      Come potrebbe la mafia delinquente e volgare averla vinta se la società fosse TUTTA sana?

    20. secondo me invece il pensiero di Billitteri è contraddittorio: delle due l’una: o mancano pure le sedie oppure tutta la struttura economica siciliana ( trinomio mafia, politica, impresa) è veramente ancora nelle mani di cosa nostra. Certo una cosa nostra non più con le coppole, ma con i supermercati, gli alberghi, tutto. Billitteri, mi sembra, che ti sfugga l’aspetto miliardario della vera cosa nostra di oggi: quella dell’impresa.
      Perchè gli USA non bruciano i feudi di papaveri in Afghanistan? Forse perchè questo denaro illegale ormai è organico al capitalismo mondiale, come ammortizzatore finanziario?
      La Sicilia è un territorio simile all’Afghanistan: tutto è stato lasciato in mano alla mafia affinche i servizi segreti ne sfruttassero l’organizzazione per gli intrighi più loschi, per l’omeostasi del potere.
      Non è cambiato niete: anzi la mafia è enormemente più potente, perchè più mimetizzata all’interno del vasto mare degli affari, del business.

    21. contraddittorio perchè partiva dal fatto che Seat avesse ragione. E continuava: “Detto questo però…”. Ora ripeto la posizione di Seat (che condivido) e quella di Billitteri che vede una Cosa Nostra alle corde sono inconciliabili perchè contraddittorie: o cosa nostra è alle corde o ha un fatturato di miliardi di euro.
      E’ chiaro che Cosa Nostra è del tutto egemone economicamente nella nostra regione ed è gestita da imprenditori ormai divenuti allo stesso tempo incredibilmente mafiosi e puliti!
      In questa Italia in cui tra legalità e illegalità sembra non esserci più alcuna soluzione di continuità.
      Tanto magmatica, tentacolare e dannata è la reticolazione messa su da mafia, massoneria, servizi segreti e impresa

    22. Una volta si diceva che Provenzano controllava l’intero sistema degli appalti. C’era una “cupola” che si era dotata perfino di un “ministro per l’economia”, una cerniera tra gli interessi mafiosi e il sistema degli appalti. Ora le inchieste stanno domostrando che la mafia come organizzazione ha sempre più difficoltà a gestire il sistema per una molteplicità di fattori: da una parte i continui arresti con la diminuita agibilità del territorio. Non è un caso che l’obiettivo degli arrestati cdi Pegaso fosse quello di ricostituire la commissione provinciale, l’unica in grado di occuparsi degli affari grossi. Dall’altro c’è la trasformazione della politica e il venir meno di antichi e consolidati punti di riferimento. In altri tewrmini e come se, sia nella mafia che nella politica, siano un po’ venute meno due generazioni che si conoscevano e si capivano benissimo e che adesso i nuhovi arrivati stentino a stabilire una collaudata linea d’intesa. Non che non vogliano. Vorrebbero, eccome. Ci provano. Ma è un canale che va a corrente alternata perchè chi viene arrestato spesso “si pente” e consente di approfondire le indagini. Restato spazi “liberi” e allora ecco i taglieggiatyi che si prendono di coraggio e denunciano. Ecco i politici che, diciamo così, si mettono in proprio. Insimma non è starita certo l’illegalità ma ho l’impressione che sia un po’ meno “sistema”. Il Calabria, dove non c’è stata la stessa attenzione “emergenziale” nei confronti della ‘ndranghetà, tutto funziona di gran lunga meglio (per la mafia of course): Evidentemente in quelle zone l’organizzazione criminale ha, a tutt’oggi, un maggiore e migliore controllo del territorio. Non dimentichiamo che l’ultima mafia siciliana è stata quella prodotta da una guerra sanguinosa che con lo sterminio dei “perdenti” ha decimato quella che potremmo definire la fascia dei quadri intermedi. Poi l’ondata degli arresti dei latitanti importanti, le difficoltà del controllo del sistema delle estorsioni e degli appalti. Detto ciò è del tutto evidente che io non credo affatto c he la partita sia chiusa e che la civiltà abbia vinto contro la barbarie. Credo però che l’avversario abbia accusato i colpi come li accusammo noi durante la stagione delle stragi, da Dalla Chiesa a Borsellino. E’ poi così “politicamente scorretto” dire che oggi siamo messi meglio?

    23. Si siamo messi meglio…… ma basta che passi una riforma della giustizia non all’altezza della situazione attuale,penso ad una legge che limiti le intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione,basta che nella politica siciliana si “torni d’accordo”tra chi oggi è al governo in un ottica “vecchia” e i giochi saranno di nuovo fatti…è perfettamente inutile non capire che solo CAMBIANDO LA QUALITA’ DEL CONSENSO (parole di Libero Grassi)che ci potrà essere davvero una svolta.E’questa svolta può arrivare solo con la collaborazione di TUTTI.Non è facile retorica ma solo cambiando la nostra VISIONE delle cose che quella zona grigia non avrà più vita facile.
      Appena 4 anni fa il pizzo era considerata quasi cosa buona e giusta adesso è diventato un disvalore almeno nella percezione comune e per arrivare a questo c’è voluto della sinergia tra varie forze ,certo sò bene che ancora di strada ne va fatta ma si è iniziato.Senza le istituzioni attente e attive e senza la società civile partecipe e “pressante” nulla può essere fatto.
      Un ultima cosa ,fino a quando non si farà chiarezza su fatti del passato poco chiari sarà davvero difficile il cambiamento e per questo occorre tenere gli occhi ben aperti e stare sulle cose già a partire da questi giorni .
      pequod

    24. matteo messina denaro diceva che gli mancavano anche le sedie?
      e allora perchè non le chiedeva per esempio al suo presunto prestanome Grigoli; Re dei supermercati ( miliardi di euro)?
      Provenzano non controllava più come prima? aveva difficoltà? e allora come mai era in grado di avere delle talpe eccellenti dentro il palazzo di giustizia di Palermo? Talpe che in teoria invece erano fra le migliori menti antimafia?
      Come mai si dice che avesse la clinica diBagheria ( realtà stramiliardaria) e fosse in grado di ordinare i fondi che dovevano essere ad essa assegnate?
      No, sentite, se non ci desecretano gli archivi dei servizi segreti, se non ci dicono chi ha davvero e perchè ucciso Falcone e Borsellino, e Pisciotta, e Giuliano, e i poveri contadini di Portella, e abbattuto l’aereo di Ustica, e ucciso Mauro de Mauro e Mattei, allora significa slo che non è cambiato proprio nulla.
      I capimafia dai tempi di Lucky Luciano ad oggi hanno sempre preso ordini molto dall’alto e sono sempre stati lasciati a comandare in una terra – la Sicilia – snodo degli equilibri del trattato di Yalta.
      Vogliamo parlare dello sbarco degli americani in Sicilia? e poi di Cuccia, di Guarrasi, di Sindona?
      Dei neofascisti ex della decima mas e del loro ruolo?
      del traffico internazionale di armi e di capitali?
      Riina e Provenzano sono stati quello che è stato Bin laden per l’America – prima amico poi da posare.
      I veri mafiosi oggi sono imprenditori potenti e borghesi, puliti – apparentemente- e massoni. E il grande vecchio esiste come sempre

    25. certo Carollo. Come dici tu. Ma gli esempi che citi sono, appunto, conosciuti perché scoperti e perseguiti. Sul resto vogliamo uscire dal generico e fare un po’ di nomi? No? Non si può? Ma come: e Andreotti? e Berlusconi? c’è dubbio che Pecorelli lo ha fatto ammazzare il gobetto? Come? E’ stato assolto? Va be’, e allora ditelo…E’ stato assolto perchè i giudici sono massoni, in realtà tutti sanno che è stato lui e che c’è il grande vecchio che alza il telefono e ordina a Provenzano di fare ammazzare questo o quello e i servizi segreti sono i veri padroni di questo paese. E piove governo ladro. Scusate signori miei: in questo modo non si va da nessuna parte. Con tutto il rispetto per tutte le sensibilità. Ma in questo momento le semplificazioni non sono utili. Einstein diceva che l’immaginazione è meglio della conoscenza. Ma aggiungeva che non ci sono risposte facili a domande difficili.

    26. Del ruolo di Andreotti rispetto a Cosa nostra, caro Billitteri, ha parlato la stessa sentenza – nella sua motivazione – che erroneamente i media definiscono assolutoria.
      La storia del potere è storia di stragi, di guerre, di stragi di stato, di tessiture di ragno.
      Mi dispiace ma le semplificazioni sono quelle che mette in campo il potere a fini propagandistici.
      La storia del potere – Machiavelli ce l’ha insegnato e ha fondato non a caso la Scienza politica – è sempre “oscena”: cioè “dietro la scena”.
      Il potere produce sempre e solo ideologia auto agiografica.
      Diceva Sciascia che la Sicilia e il potere sono demoniaci e irredimibili ma noi abbiamo il dovere di agire “come se” – un ‘come se’ kantiano evidentemente come imperativo volto all’assoluto – non lo fossero. Non svendiamo mai il dono della profezia che è in noi per una semplificazione.
      Questo articolo – mi dispiace è semplificazione e quindi finisce con l’essere ideologia. Se ottimistica ancora più pericolosa.

    27. Il grande vecchio è come babbo natale, togliamolo di mezzo, come l’orrenda casa al politeama, e ragioniamo. Non si tratta di difendere o meno il versante manettaro. Più mafiosi mettono dentro, meglio è. Il punto è che, non trattandosi di un’organizzazione meramente criminale, altrimenti ce la saremmo tolta dalle palle da un pezzo, bisogna giocare la partita nel campo decisivo. Ossia nei suoi rapporti con la politica, l’economia, il mondo delle professioni e,non ultime, le fasce popolari. Presso le quali le mafie ancora godono di un larghissimo consenso. Non dovuto a necessità, se pensiamo questo continuiamo a prendere una grossa cantonata. Larghi strati dei quartieri popolari sostengono lucidamente le mafie, così come fa una parte di borghesia. Allora il discorso è complesso, lungo, del resto dura da un secolo e mezzo, e non può fondarsi sulle reazioni emotive. La domanda allora è: se le mafie sono alle corde, come mai non hanno portato i libri in tribunale, si fa per dire, e invece fatturano ancora 180 miliardi di euro l’anno? Le retate, e che retate, le ha fatte pure il fascismo. Così come prima lo stato liberale. Ma la mafia è cresciuta, si è affermata, ha varcato gli oceani ed è ancora ricchissima ed influente. A meno che qualcuno non riesca a dimostrare, dati alla mano, che le cose stanno al contrario. Facciamo una scommessa, tanto è storia di ogni anno. Vedrete la meraviglia dell’opinione pubblica nazionale quando ci renderanno noto il fatturato di Mafia SPA per il 2008. Si dirà, che potenti queste mafie. E’ il solito ritornello. Poi, basterà attendere qualche mese, e ai prossimi arresti si affermerà, anche da parte di investigatori non di primo pelo, che si è tagliata la testa pensante alle cosche. E poi la storia continuerà, sempre in questa maniera sinusoidale. Voi direte: ma la mafia si può battere? Certo che si può battere, ma affrontandola per quella che è, studiandola al di là della lettura dei giornali e sapendo che il percorso è ancora lungo. Più che l’ottimismo della volontà, in questa battaglia potrà il pessimismo della ragione.

    28. Bene, allora possiamo dire che c’è la zona grigia, ma quella bella, piena di luce, di pulizia e chiarezza, per fortuna esiste pure, e tutti gli uomini di buona volontà faranno affidamento su di essa.

    29. @Baldassare Carollo la sentenza di cui parlo io è quella sull’omicidio Pecorelli dove la prescrizione non c’entra: assolto per non aver commesso il fatto.
      @Seat: il problema è proprio quello: chi ha tirato fuori la cifra dei 180 miliardi di euro l’anno? O meglio: chi può stabilirla? Sono stime generiche, spesso fatte da chi ha scarsa competenza. Come quando si dice che la mafia lucra coi suoi traffici: droga, contrabbando, prostituzione. La mafia non si è mai occupata di puttane e i contrabbandieri di sigarette non erano mafiosi prima di venire cooptati come uomini d’onore perché la loro rete logistica, messa su per le sigarette, serviva al traffico di eroina. Le retate: certo le fece pure il fascismo. Prendevano “i noti”. Stavolta è diverso perchè si arriva pure agli sconosciuti. Insomma, sapere cogliere le differenze e non rimanere attraccati sempre allo stesso porto è segno di crescita. Non c’è niente di male a capire no? Pare che il Potere sia un fantasma. Invece ha nomi e cognomi, legami e amicizie. Facile è dire: dietro c’è il potere. Più difficile è dire, e dimostrtare, che “dietro c’è billitteri”. Ma non c’è dubbio che a questo secondo obiettivo dobbiamo arrivare. Cmq sono contento di wuesta discussione. Meglio che stabilire solo qual è il posto migliore per la pizza

    30. Posso? Non sono esperta come voi, ma mi sorge una domanda. Se dietro c’è Billitteri, e questo é un potente che viene sempre coperto perchè è già successo, e perchè le trame sono così estese e forse comprendono molti potenti nel mondo che si proteggono fra di loro, basteranno le indagini a sgamarli? Ci vorranno altri secoli!

    31. senza scomodare i tanti fatti del passato(che esistono..) qualche indicazione l’avevo data….
      riforma della giustizia,intercettazioni,politica regionale e ..stare sulle cose dei giorni a venire e poi forse riusciremo a vivere il presente e provare ognuno a fare la sua parte.
      CERTO ci vorrà ancora tanto tempo ma senza inutili gattopardiani pessimismi.
      pequod

    32. Penso che oggi sia importante distinguere tra mafia e malaffare. L’attività mafiosa è caratterizzata dall’uso della violenza ovvero dalla sua minaccia mentre il malaffare è caratterizzato dalla combutta incruenta tra politica e impresa nello sfruttamento delle risorse pubbliche. Chi è più pericoloso oggi? La politica è la principale industria della Sicilia, da’ direttamente o indirettamente lavoro a centinaia di migliaia di persone con un budget di 23-25 miliardi di euro l’anno.

    33. Si potrebbe cominciare a studiare rapporti come quello sotto riportato, che a me non sembra campato in aria. Occorre dire che i 130 miliari di euro tengono conto solo in parte della mafia finanziaria che agisce sul mercato globale, se teniamo conto anche di tale aspetto non ci vuole molto a raggiungere la cifra di 180 miliardi.

      11 Novembre 2008 – Assemblea Nazionale Sos Impresa

      Presentazione dell’XI Rapporto
      “Le mani della criminalità sulle imprese”

      SOS Impresa: “Crisi non frena la mafia spa. 90 miliardi, utili da capogiro”

      Il presente Rapporto di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese”, giunto alla sua undicesima edizione, vuole offrire una panoramica più ampia su tutte le attività illegali delle organizzazioni mafiose. Lo scopo è quello di evidenziarne la potenza finanziaria, la grande liquidità di denaro disponibile e, di conseguenza i rischi che ne derivano per l’economia italiana, e non solo, in questa particolare, difficile congiuntura economica.
      La Mafia SpA trova conferme anche quest’anno. Di fatto, ci troviamo di fronte ad una grande holding company con un fatturato complessivo di circa 130 miliardi di euro e di un utile che sfiora i 70 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti.
      Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell’impresa ed è oggetto specifico della nostra ricerca, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del PIL nazionale.
      Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora, 160 mila euro al minuto.

    34. Ormai gran parte dei guadagni delle mafie avvengono senza violenza praticata o solo minacciata. Le mafie fanno ricorso alla violenza solo come estrema ratio. Molti analisti sono ormai concordi da anni nel dire che meno la mafia sparge sangue più è forte. Certo, c’è anche tanto altro malaffare legato alla politica e allo sperpero, ovvero alla distrazione privata, di risorse pubbliche. E’ un grosso problema. Ma per il momento stiamo parlando delle mafie. Credo sia conducente stare sull’argomento specifico, altrimenti il campo si allarga all’infinito e ci perdiamo.

    35. sì, restiamo solo al campo della mafia. Concordo con Seat in tutto quello che ha detto tranne sul fatto che il “grande vecchio è stato messo in soffitta. Per grande vecchio non intendo ovviamnete un vecchietto che alza il telefono per decidere le strategie mondiali delle tensioni e dei servizi segreti ma semplicemente una regia occulta e verticistica che gestisce i territori più caldi e riconducibile ai servizi segreti americani e alle zone grigie finanziarie, di armi, di politica, e di politiche di imprese che avvolgono.
      A Billitteri:
      pensi davvero che non potevano comprarsi manco le sedie?
      Abbiamo parlato di Provenzano e di Matteo M. Denaro e dei suoi prestanome miliardari. Parliamo di Lo Piccolo padre sua moglie e figlio. Bene i giornali e la Polizia riporta che il loro stipendio mensile era circa di 80.000 euro il padre, di 50.000 euro la moglie, di 60.000 euro il figlio sandro.
      Non pensi che qualche seggia la potesseropure comprare?
      ed erano solo stipendi non beni immobili.
      Se facciamo una proiezione alla femminile arriviamo alle cifre di cui parlava Seat e che Di Donna invece sembrava minimizzare.
      Ripeto il problema è che il denaro mafioso si mischia al denaro pulito e che il capitalismo non lo rifiuta. La droga non si combatte nei campi dove viene coltivata perchè fa comodo al capitalismo e i mafiosi e i terroristi nel mondo non si combattono fino in fondo perchè servono ai servizi segreti per strategie della tensione, per l’industria delle armi, per gestire processi geopolitici caldi e difficili, per fare lavori sporchi etc.

      Chi ha ucciso veramente Falcone e Borsellino?
      Chi sono i mandanti delle stragi di Stato?

    36. Ecco, possiamo dire che il male viene usato ,fa comodo,
      e tutto il mondo è paese.
      Ormai è una tale tela ramificata ,( non credo che la mafia sia circoscritta ai paesi d’origine), che a volerci entrare dentro ti perdi.
      La mafia si nutre di malaffare!
      I mafiosi hanno i soldi, i loro figli studiano, diventano avvocati, dottori, si infiltrano nelle amministrazioni,dove trovano consenso, e racimolano voti, poi si candidano pure e comandano.
      Questo è un altro aspetto della mafia moderna, che ha capito che è più conveniente lavorare con giacca e cravatta.

    37. Carollo, non sottovaluto nulla, sostengo solo che quella matrice socio-culturale parassitaria di cui Cosa Nostra rappresenta il volto violento e organizzato, ha oggi maggiori chances dal comune malaffare politico-economico-affaristico a scapito del corretto uso delle risorse pubbliche. Del resto, i capitali di fonte illecita sono stati riciclati in attività legali e i prestanome più avveduti si sono riscattati dalle oscure origini. I figli hanno studiato ed è difficile distinguerli per cv e linguaggio dai comuni manager o imprenditori. Molte storie imprenditoriali hanno avuto alle loro origini dei banditi: il far west alla lunga stanca e tuuti i padri desiderano per i loro figli una esistenza tranquilla ed agiata. Per questo penso che la lotta al mafaffare dei colletti bianchi non sia meno urgente di quella alla criminalità organizzata. Censiamo il patrimonio riconducibile ad un presidente della regione, prima e dopo l’incarico, e ve vedremo delle belle!

    38. perfettamente d’accordo.
      Colgo l’occasione per fare gli auguri di Buon anno a voi tutti. All’autore di questo post che ha fatto parlare di cose importanti dando un grande contributo. Mi scuso per le polemiche, che non sono state fatte in mala fede ma per dare a mia volta un impulso. E auguri a nche a Billitteri del quale ho letto i suoi libri, gustosi quadri antropologici del popolo palermitano. La vera antropologia penso oggi si debba fare in questo modo, come la fa Billitteri. Un’antropologia popolare che equilibri quella terminologica e a volte anemica degli strutturalisti.

    39. ………..Censiamo il patrimonio riconducibile ad un presidente della regione, prima e dopo l’incarico, e ve vedremo delle belle!
      Donato lo hai gia fatto?
      perchè mi piacerebbe proprio capirci qualcosa in più..

    40. Pequod, sarei capace di farlo, non ci vuole molto se hai un minimo di dimestichezza con i numeri e le strutture societarie, ma non avrei titolo per farlo mentre c’è chi ha titolo, strumenti ed anche uno stipendio, pagato da noi tutti, per farlo. Chi deve farlo allora? E’ giusto che venga fatto un monitoraggio patrimoniale dei pubblici amministratori? Finchè non controlleremo il bilancio di un ente pubblico così come controlliamo il rendioconto dell’amministratore del nostro condominio non faremo molto progresso civile e democratico! La stessa Corte dei Conti denuncia lo scandalo dello sperpero pubblico e poi … si riposa: quando vedrò qualche politico pagare di tasca propria mi ricrederò 🙂

    41. @Baldassare Carollo, grazie per i complimenti!!!! Un ultimo dettaglio: la sotria delle sedie Messina Denaro la usava in senso figurato. Non era certo una dichiarazione (certamente mendace) di povertà. Le sedie di cui parlava si riferivano alla penuria di “personale” in seguito agli arresti. Si stanno portando pure le sedue nel senso che le retate riguardano pure i pesci piccoli, che non c’è tempo edi sostituire. Uno come Messina Denaro non avrebbe mnai ammesso davanti allo zio Binu di essere povero…. Neanche se fosse stato vero.

    42. Non l’ho letto tutto perchè troppo lungo, ma mi viene a
      volte da pensare che la gente del sud viene lasciata
      nel bisogno per dare manovalanza alla mafia :io do una mano a te, tu ne dai una a me………………………

    43. Il 17/12/08 Tony Siino mi ha mandato la seguente mail: “Le scrivo perché, compatibilmente con i suoi impegni, mi piacerebbe molto avere un suo post (lunghezza 1/1,5 cartelle) su Rosalio sull’operazione Perseo, con una qualche sintetica riflessione sullo stato dell’organizzazione mafiosa a Palermo dopo i fatti degli ultimi anni”. Visto che da tempo si diceva di un mio possibile intervento su Rosalio, e visto che stavo preparando uno scritto un po’ più ampio sul tema, ho infine inviato il pezzo che è stato messo sul blog (peraltro leggermente più lungo di quanto previsto).
      Vengo adesso a sapere del dibattito – intenso, per così dire – stimolato da uno scritto che non mi sembrava dicesse cose stratosferiche. Diceva, tuttavia, più o meno entro i limiti di spazio stabiliti (che ovviamente non potevano contenere una trattazione dell’universo mondo, come a quanto pare qualcuno si aspettava), cose empiricamente riscontrabili, ordinate in un abbozzo di quadro interpretativo, facilmente confutabili nel merito (ove vi fosse qualcosa da confutare).
      Nel mio articolo c’è anche un sottinteso (più esplicito in altri miei scritti di maggiore ampiezza, che chi fosse interessato alle mie “analisi” potrà forse leggere): se l’azione di contrasto è sempre più efficace, ed in particolare se è così efficace come lo è stata in questa operazione, ci si può rincuorare, almeno un pochettino. Più specificamente, gli imprenditori non collusi (che a mio sommesso avviso esistono e sono tanti) possono ribellarsi al racket con maggiore tranquillità. I cittadini dotati di senso civico possono avere un po’ più di speranza.
      Se invece la mafia è comunque invincibile anche quando viene decapitata, e continua ad esserlo esattamente allo stesso modo fin dai tempi di Portella della ginestra, allora la conclusione inevitabile è che non c’è nulla da fare (tant’è che una delle voci più simpatiche, quella di Valentina, osserva che, stando così le cose, “basteranno le indagini a sgamarli? Ci vorranno altri secoli!”). Per chi ha un orientamento del genere, anche i successi sono insuccessi. Anche chi contrasta la mafia può essere sotto sotto connivente (si badi bene: non in singoli casi, ma frequentemente, o addirittura sistematicamente). Non c’è mai niente di nuovo. Siamo condannati, sicché tutto quel che ci resta è solo di poter pontificare di tanto in tanto su trame e scenari inafferabili, e proprio per ciò così intriganti.
      È poi curioso – ma in fondo non così tanto – che talvolta chi sale sul pulpito a dare lezioni di civismo sia poi il primo ad essere inurbano nell’interlocuzione. O che chi fa appello alle analisi e ai dati scientifici esponga idee confuse, luoghi comuni approssimativi e teorie del complotto indimostrabili.
      Confesso di non essere affatto abituato a interloquire su un blog. Forse il tono con cui alcuni dei partecipanti al dibattito hanno fatto le loro considerazioni viene ritenuto normale e legittimo in tale contesto. Se è così, mi accorgo di essere una persona estremamente antiquata. Perché secondo me, soprattutto quando si scrive, sia pure in un blog, vi sono certi modi che andrebbero rispettati. Si può benissimo smontare pezzo per pezzo un’argomentazione altrui che non ci convince, dimostrandone, se si è capaci, l’erroneità. Ma bisogna farlo nella maniera giusta, il che significa anche con buona maniera. Perciò ho molto apprezzato gli interventi di Billitteri, non solo nei contenuti, ma anche nel loro paziente intento pedagogico, che spero sia prima o poi coronato da successo.

      Alcuni degli altri commenti sono interessanti perché, pur dicendo cose tra loro diverse, hanno il medesimo schema argomentativo: si lascia intendere di voler parlare dell’articolo, ma ci si mette subito a parlare d’altro. E siccome l’articolo non è dedicato a quelle “ben altre” cose veramente importanti, allora l’articolo non va bene. Anzi, come scrive Carollo, “è semplificazione e quindi finisce con l’essere ideologia (!!!). Se ottimistica ancora più pericolosa”. I punti esclamativi accanto a “ideologia” li ho aggiunti io. Che poi un articolo di una cartella e mezza possa contenere qualche semplificazione non esito ad ammetterlo.
      Il “ben altrismo” può forse essere retoricamente d’effetto, ma quanto a rigore logico zoppica. Nessuno – correggetemi se sbaglio – degli interventi ha provato a confutare direttamente quanto da me scritto. Tutt’al più, ci si è limitati a notazioni di stile, forse con un aroma di dietrologia. Sempre Carollo affabilmente scrive: “efficacissimi”, “numerosissime”… “La Spina il suo mi sembra un polpettone indigesto come uno spot pubblicitario”. E perché mai dovrei fare pubblicità a chicchessia? Sarei interessato a saperlo. E perché mai non si dovrebbero chiamare numerosissime le numerosissime azioni di cui quasi ogni giorno leggiamo sui giornali? (una rassegna stampa ragionata viene curata dal Centro Pio La Torre, cui chi fosse interessato potrà rivolgersi) E perché non definire “efficacissimo” ciò che è “massimamente efficace”, vale a dire modalità di indagine che hanno captato non solo telefonate, ma anche colloqui faccia a faccia, movimenti e ogni dettaglio della vita quotidiana dei mafiosi? Più efficace di così si potrebbe immaginare (a parte la tortura) soltanto l’applicazione di un chip alla calotta cranica degli indagati per intercettarne anche i pensieri.
      C’è stato chi (Didonna) ha scritto che la società siciliana è “abituata al massimo a reazioni emotive (V. dopo stragi) per tornare presto ad assecondare una pratica quotidiana di cultura parassitaria che è il presupposto necessario per assecondare ogni racket e malaffare. Qui bisogna ancora lavorare per consentire un ricambio meritocratico della classe dirigente siciliana”. Sul ricambio meritocratico e sulla cultura parassitaria sono d’accordissimo, e nel mio piccolo, anzitutto come cittadino, cerco di fare quel che posso al riguardo. Ma rendiamoci conto che si tratta di “ben altro” argomento. Se tutti i siciliani, poi, volessero soltanto essere parassitari per assecondare racket e malaffare, come si spiegano Addiopizzo, Libero Futuro, la svolta di Confindustria e così via?
      Infine, mister Seat (lo stesso che ha “l’impressione che finisca nella rete gettata chi doveva finirci, come se gli equilibri fossero pilotati da LORO”, sicché anche l’antimafia è un burattino i cui fili sono tirati la stessa mafia), oltre a citare cifre a quanto pare da lui lette su articoli di giornale (giacché leggendo con spirito “analitico” i pur meritori rapporti SOS impresa non si trovano molte spiegazioni sul come si arriva a stimare tot miliardi, ovvero di meno, ovvero di più; maggiori delucidazioni al riguardo sono in pubblicazioni scientifiche che chi fosse interessato non avrà difficoltà a reperire), e oltre a parlare anche lui di “ben altro”, scrive addirittura: “Sarebbe più utile che gli analisti, invece di commentare operazioni di polizia, indagassero meglio il trinomio mafia-politica-economia, sul quale c’è poco da stare allegri e molto da capire”. Qui siamo addirittura sulla strada che porta alla censura. Si dice al sottoscritto (e nel caso di specie, vista la genesi dell’articolo, anche a chi gestisce il blog) ciò di cui si dovrebbe parlare e ciò di cui non si dovrebbe parlare. Scherziamo? A quanto pare no.

      In Sicilia la società civile (intesa anche come luogo in cui si confrontano razionalmente e, appunto, civilmente una pluralità di idee, opinioni, valori, conoscenze) è molto debole. Tale debolezza giova certamente alla mafia. E giova anche, prescindendo dalla mafia, al malgoverno, al clientelismo, al familismo amorale, al parassitismo. Ognuno di noi può fare qualcosa (sia pur poco) per rimediare. È essenziale imparare a farla bene.

    44. Grazie, Antonio, per il simpatica!
      Ho dato il mio modesto contributo, e vedo che te ne sei accorto solo tu, perchè, a parte Pequod, nessuno ha preso in considerazione i miei commenti.
      Ho detto solo quello che penso e intuisco, lascio le analisi agli esperti, e sono d’accordo con te sul fatto che almeno bisogna riconoscere che qualche passo avanti è stato fatto;certo è una lunga e brutta faccenda, ma ripeto che mentre il destino dei mafiosi è solo quello di farsi ammazzare per soldi e potere, il nostro e quello degli uomini di buona volontà è di volere fortemente credere ,per dare fiducia e speranza agli altri, che il male alla lunga si ritorce contro se stesso.Buon Anno!

    45. E’ vero che leggere tanti commenti può essere complicato, ma la frase a me attribuita, “ho sempre l’impressione che finisca nella rete gettata chi doveva finirci, come se gli equilibri fossero pilotati da LORO”, che non condivido e che fa a pugni con quanto da me scritto nei vari commenti,come si evince chiaramente andando sopra, è di Stalker. Per il resto non so perchè avrei parlato di ben altro. Commentando il post e poi interagendo con i vari soggetti intervenuti, ho semplicemente detto cose storicamente accertabili, che si possono leggere su molti libri. E cioè che in passato dopo molte, altre e ben più cospicue retate (la forza della repressione mi pare fosse l’oggetto del post iniziale)si era parlato di mafia in crisi. Rilievo che è sempre stato, sistematicamene, smentito dai fatti. Ovviamente, scrivevo in uno dei commenti, più mafiosi mettono dentro meglio è per tutti. Ma le mafie, questo il senso dei miei interventi, vivranno davvero tempi difficili quando si aggredirà la loro dimensione politica, affaristica ed economica. Se dire ciò è parlare di “ben altro”, chiedo scusa. Pensavo di stare in argomento. In quanto al fatturato attuale delle mafie, ho fatto anche io qualche approfondimento, mi pare che diverse fonti, pur divergendo sull’ammontare totale, sottolineano tutte che le mafie dispongono di ricchezze notevoli. Su un’unica cosa ho esagerato nell’espressione, ossia quando scrivevo che gli analisti dovrebbero piuttosto occuparsi del trinomio mafia-politica-economia. Quando si parla delle mafie è bene tenere presenti tutti gli aspetti, è quello repressivo, ancorchè non risolutivo, non è assolutamente da sottovalutare.

    46. quoto la competenza e il metodo di La Spina e la freschezza di Valentina

    47. Billi, adesso mi fate arrossire, hem,hem,…

    48. la stanchezza mi costringe alla sintesi, l’urgenza a rispondere adesso
      1- La Spina, a mio modesto avviso, un lungo intervento di fuffa, autocelebrativo, senza neanche riuscire a distinguere tra i vari commentatori e diversi pensieri, spero che non ci sia altrettanta superficialità su analisi molto più importanti.
      2- Seat, anche se non condividi i miei commenti, io continuo a condividere le tue analisi, me lo aspetterei anche da altri, le trovo lucide
      3- Valentina, scusa, ma ultimamente i tuoi commenti mi sembrano un po’ naif, forse è l’atmosfera natalizia che ci fa sembrare gente da oratorio. sono mai venuti da te con una jepp con la targa sporca di fango a chiederti conto senza sconto? da me si…ne ho già scritto e non i ripeto, poi ci sono anche le chiacchiere politicamente corrette da blog!
      4- pequod, spero che l’articolo che hai linkato, dicono lungo, lo abbiano letto in molti fino in fondo.
      good night, and good luck.

    49. Professore, benvenuto nella rete! La comunicazione interpersonale su questo mezzo è orizzontale, bidirezionale, interattiva. Non si alza la mano per intervenire e non si aspetta che qualcuno conceda la parola. Qualcuno potrà anche intervenire a sproposito o in modo poco educato o rispettoso, ma le potenzialità del mezzo nel favorire il confronto tra le idee superano di gran lunga le controindicazioni, pure presenti.

    50. Stalker ti prego di essere rispettosa nei confronti degli altri commentatori e di rimanere in tema. Grazie.

    51. …..quel che ci resta è solo di poter pontificare di tanto in tanto su trame e scenari inafferabili, e proprio per ciò così intriganti….
      Inafferrabili? forse ,ma se prima o poi qualcuno riuscisse a renderli un pò più “chiari” e soprattutto più “diffusi”(è vero di libri ne abbiamo tanti ma non bastano..) allora forse qualche mente in più si “aprirebbe” e comincerebbe ad essere tutto un pò più difficile “continuare a ..”.
      Torno a ricordarvi che OGGI la partita si gioca sulla nuova riforma della giustizia e sulle intercettazioni,blocchiamo quelle per reati contro la pubblica amministrazione e…..ed il gioco è fatto!Senza volere dimenticare i PROCESSI in corso..
      pequod

    52. Stalker:non ho scritto che non condivido i tuoi commenti, ma solo quella frase in cui adombri che le retate siano orientate e decise dalla stessa mafia. Per carità, i mafiosi, anche molto prima dei pentiti, hanno sempre parlato con gli investigatori, probabilmente indirizzandoli qualche volta nel posto giusto. Ma le operazioni di polizia più complesse, come quelle di cui parlava il post iniziale, sono frutto di ben altro lavoro investigativo.

    53. rosalio. penso di essere perfettamente in tema e penso che mi hai stufato con i tuoi continui richiami.
      non mi paga nessuno per scrivere qui, quindi tolgo il disturbo una volta per tutte.
      spero che lasci questo mio post perchè vorrei essere io a decidere di non scrivere più qui.

      statevi bene!

    54. L’ultima per Seat, non intendevo dire che le retate siano orientate e decise dalla stessa mafia, solo la mia impressione, che spesso prendano i morti che camminano…

    55. Stalker non eri e non sei in tema, la policy parla chiaro su chi deve valutare che cosa è in tema e che i commentatori lo accettano se vogliono commentare e ti informo (per l’ennesima volta) che rimuoverò ulteriori tuoi commenti fuori tema. Saluti.

    56. Scusa Rosalio: partendo dal post iniziale, cosa significa essere in tema?

    57. Seat significa, ad esempio, non chiedere che cosa è in tema in un post che non parla di che cosa è in tema ma di mafia. Puoi sempre utilizzare l’e-mail. Grazie.

    58. Scusa, ma proprio tu hai scritto, non utilizzando la mail di Stalker, che non è in tema. Eri, dunque, fuori tema?

    59. stalkeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeer…………….

    60. Seat anche se fosse io qui non sono esattamente un commentatore e nell’esercizio dei compiti di moderazione posso derogare. O dovrei chiedere il permesso a qualcuno? Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema. Saluti.

    61. Scusa, Stalker, ma ce l’hai con me?
      Sarò pure naif, ma io ragiono con la mia testa.
      Anche se ultimamente, piuttosto che non scrivere più ho cercato di addolcire i miei commenti.Si vede, no?
      In quanto a non avere potuto leggere tutto l’articolo, è possibile che io abbia problemi con la vista, o essere stanca?
      Se rispondi a un post, non puoi fare un trattato,a volte ti senti più vicino ad un commentatore piuttosto che ad un altro, ma per il resto, vuoi che non siamo tutti d’accordo sulla gravità di questo fenomeno che ci succhia il sangue, sarebbe comico dovere litigare per questo!Vuoi che non sia d’accordo su quello che ha detto Seat, a cui volevo proporre di fare un post proprio sul tema su cui lui si è soffermato?La mafia è una organizzazione complessa, e ognuno di noi ne ha guardato un aspetto diverso,comunque significativo,e che incide sulla vita di tutti.
      Ringrazio Antonio per averci dato l’opportunità di scrivere quello “che si può scrivere”, e ripeto che non è neanche semplice seguire un post dove scrivi e ti senti di scrivere da sola!
      comunque, Stalker, ti rinnovo la mia stima, sai, siamo come i cavalli, liberi…

    62. Vorrei aggiungere che la guerra alla mafia non è virtuale, quella purtroppo è vera, e ognuno di noi a suo modo, la combatte!

      E questo dovrebbe tenerci uniti!

    63. Chiedo scusa a Seat per l’evidente errore materiale da me commesso. Come ho detto, non avevo molta dimestichezza con il blog. Se mai in futuro mi capiterà di nuovo di intervenire farò più attenzione.
      Detto questo, preciso che Seat ha parlato di “ben altro” non rispetto alla mafia (l’argomento generale, cui si è attenuto), ma rispetto al tema del mio pezzo, cioè quella specifica operazione.
      Seat si è evidentemente buttato sul “ben altro” quando ha detto che bisogna occuparsi del trinomio mafia-politica-economia (cosa di cui ci si può anche occupare, ma non certo in un pezzo di una cartella e mezzo dedicato ad un evento preciso) e non di altro. Anche nel suo ultimo intervento ha scritto “le mafie, questo il senso dei miei interventi, vivranno davvero tempi difficili quando si aggredirà la loro dimensione politica, affaristica ed economica”. E lo ha fatto anche quando ha scritto, nel suo primo intervento, “di retate, come quella denominata Perseo, ve ne sono state parecchie dall’unità d’Italia a oggi, molte anche più clamorose di quella citata prima. Ogni volta si parla di mafia o mafie al declino … le singole operazioni repressive … da sole, detto per inciso, non portano a risultati strutturali”.
      Al riguardo, debbo premettere un paio di cose. In primis, il mio “post” (come lo chiamate voi) era dedicato non alla mafia in generale, né alle varia mafie, bensì alla mafia palermitana (cioè quella di Palermo e provincia, peraltro finora ritenuta l’esempio “di scuola” di una organizzazione mafiosa). Che la camorra o la ‘ndrangheta siano al momento molto vivaci e pericolosissime (potrò, stavolta, usare un superlativo senza che mi si dica che sto facendo pubblicità?); che la mafia in altre province siciliane sia in piena attività; e infine che continui a lavorare e a guadagnare anche nel palermitano: tutto ciò è pacifico e fuori discussione.
      In secondo luogo, in nessun punto del mio “post” ho usato la parola “crisi” o la parola “declino”. Anche perché in qualche scritto un po’ più ampio (ad esempio in uno del 2005) ho distinto tra sconfitta (quando la mafia non c’è più, un termine che è stato usato anni addietro, secondo me impropriamente, ad esempio da Renda), crisi (che si ha quando un’organizzazione è in bilico tra la distruzione e la sopravvivenza, a costo, quest’ultima, di radicali trasformazioni), e stress (che si ha quando un’organizzazione incontra frequenti e significative difficoltà nel seguire le sue standard operating procedures). La mafia siciliana certamente non è stata ancora sconfitta. Nel 2005 ritenevo discutibile che fosse in crisi. La mia opinione invece era che da alcuni anni (non moltissimi) essa fosse sotto stress (da cui la sua strategia della “sommersione”). Dall’arresto di Provenzano in poi cominciano a intravedersi anche alcuni segnali di crisi, tant’è che fonti che mi sembrano dotate di una certa autorevolezza, come l’ex questore di Palermo Caruso, il procuratore Messineo o il procuratore nazionale antimafia Grasso hanno cominciato a usare termini come “disarticolazione”, “destrutturazione” e simili. Purtuttavia, per sicurezza, dovendo scrivere poco, e non avendo ancora un’idea definita al riguardo, io stesso non ho usato tali termini, né, lo ripeto, il termine “crisi”. Nel titolo (che è mio) si parla di “tempi difficili”; cioè, perlomeno: “sempre più stress”.
      È vero che in passato (addirittura da ben altri 150 anni a questa parte) ci sono state retate che hanno condotto a una quantità di arresti pari o superiore a quella di Perseo. Ma il proprium di Perseo non si pone sul piano quantitativo, bensì riguarda due importanti aspetti qualitativi: il primo è che sono stati catturati i vertici dei vari mandamenti in quanto tali, ed in concomitanza di un fondamentale passaggio di riorganizzazione del sodalizio; il secondo (come già ben detto con altre parole anche da Billitteri) è che costoro (cioè pressoché tutti i capi del palermitano, tradizionalmente considerato il posto dove la mafia ha raggiunto la sua espressione paradigmatica) sono stati sotto osservazione per mesi e mesi, fornendo prove “dure” e alimentando a loro insaputa l’efficacia repressiva dell’azione dello Stato (il che a quanto pare sarebbe proprio il motivo del suicidio di Lo Presti, allarmato da ciò che si sarebbe reso conto di aver detto mentre era intercettato).
      Eravamo abituati a pensare che la mafia (possibilmente insieme ad altri poteri deviati) fosse il gatto e i veri servitori dello Stato il topo. Perseo (insieme a molte altre operazioni recenti, e in modo particolarmente netto) ci ha mostrato che le parti si possono invertire, e nel caso di specie si sono invertite. I mafiosi sono stati i topi con cui il gatto ha giocato finché lo ha ritenuto opportuno. Mi sembra una differenza non da poco, anzi una differenza decisiva.

    64. Veramente chiudendo il mio ultimo commento scrivevo:”Su un’unica cosa ho esagerato nell’espressione, ossia quando scrivevo che gli analisti dovrebbero piuttosto occuparsi del trinomio mafia-politica-economia. Quando si parla delle mafie è bene tenere presenti tutti gli aspetti, è quello repressivo, ancorchè non risolutivo, non è assolutamente da sottovalutare”. Ma La Spina va dritto per la sua strada. Vabbè, prendo atto. Per il resto, visto che lui ha espresso in maniera più compiuta il suo pensiero, continuo a rilevare che mi sono strettamente attenuto al tema. Ossia, egli ritiene che ci sia una sorta di scarto qualitativo a favore delle istituzioni nell’ultima operazione denominata Perseo. Io sostengo, non parlando quindi di ben altro ma rimanendo in argomento, che non vedo questo scarto rispetto ad altre operazione svolte in passato. Lo Stato, quando ha voluto, quindi questa non è la prima volta, e ripeto basta compulsare alcuni libri di storia contemporanea per verificarlo, ha saputo fare bene il gatto contro il topo-mafia.Questo significa che non abbiamo fatto passi in avanti nella lotta alla mafia e nella sua repressione? No. Significa che la politica e la società che la esprime hanno avuto, e continuano ad avere, un andamento ondivago e incostante per quanto riguarda la lotta alle mafie. E che è su questo fronte che si gioca la partita decisiva. Questo concetto non è nuovo, nè inedito. Sono proprio i protagonisti della repressione, magistrati e forze dell’ordine, a ripeterlo da anni sino alla noia.

    65. Tempi difficili per tutti. 🙁

    66. ….e LIBERO GRASSI parlava di QUALITA’ DEL CONSENSO….

      ITALIA DEI FAVORI
      Intervista con Piero Grasso

      di Claudia Fusani

      Contro la corruzione, prima che dilaghi in ogni settore della vita pubblica e privata, serve una rivolta morale, «ogni individuo si deve sentire eticamente coinvolto per la sua parte, che sia pubblica o privata». Intanto l`Italia dovrebbe «ratificare il prima possibile la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione», una firma attesa dal 1997. E, contestualmente, «provvedere` a punire anche la corruzione tra privati, come già avviene in Europa, non solo tra soggetti pubblici come avviene finora». Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso non è sorpreso per la fotografia che sta emergendo dalle inchieste che hanno coinvolto le giunte di Napoli, di Pescara, di Firenze e gli amministratori locali di Potenza.
      L`Italia dei favori, per chi si occupa di mafia, è pane quotidiano. «Spesso, direi sempre, nelle indagini di mafia abbiamo trovato un sistema clientelare basato sulle intermediazioni, tu hai bisogno-io ti prometto-tu mi dai in cambio qualcosa. La moneta di scambio più usata è il voto ma l`intermediazione può riguardare molte altre cose, dagli appalti al posto di lavoro, dalla nomina e all` incarico».
      Le ultime inchieste, pur non avendo a che fare con la mafia, ci raccontano un sistema antico e conosciuto?
      «Purtroppo è il legame di sempre tra chi ha il potere e lo gestisce e chi ha bisogno di qualcosa. È un meccanismo che dal sistema mafioso si è esteso, come metodo, nella sfera politica.
      C`è un parallelismo tra sistema mafioso e sistema politico e riguarda il metodo clientelare. Prendiamo i concorsi pubblici: oggi non c`è un candidato a un concorso pubblico convinto di poter avere il posto o l`incarico, che magari si merita, senza dover prima ricercare una spinta.
      Giuseppe Guttadauro, stimato medico e boss di Brancaccio, pluricondannato, decideva nel salotto di casa sua quale medico dovesse ricoprire un determinato incarico in un certo ospedale. Lo stesso fa il politico».
      La politica, come la mafia, cerca di conquistare il consenso sulla base di un sistema di favori?
      «È così. Oggi l`imprenditore stimato, il politico influente fanno parte di una rete di amicizie strumentali a cui si cerca di connettersi in mancanza di altre reti basate su valori come onesta, affidabilità, merito, professionalità.
      Tutto si risolve nella microfisica dei rapporti interpersonali. È lì che si prendono decisioni, si fanno affari, si veicolano capitali, si utilizzano conoscenze. Questo insieme reticolare ha una vischiosità e una forza di inerzia per cui chi non è dentro si ritrova esposto alla perdita di benefici. La scelta è restare fuori, da tutto, o entrare nel club. Questo sistema, allargandosi a macchia d`olio, ha creato la convinzione che le pratiche clientelari producano occupazione. Ormai è una regola di comportamento a cui tutti si attengono. Gli animali occupano il territorio. Mafia e politica adottano la stessa logica: occupare il territorio in vista del consenso».
      Procuratore, analisi gravissima.
      «E quanto ci raccontano le indagini. Il problema è che tutto questo è diventato normale, una prassi, come se andasse bene a tutti. Ricordo il caso di Vincenzo Lo Giudice (deputato della regione Sicilia e dal 2001 al 2004 deputato dell`Udc, condannato nel febbraio 2008 in primo grado per associazione mafiosa, corruzione, turbativa d`asta ndr), portatore di ben 40 mila voti e per questo conteso prima a destra e poi a sinistra. Allora dissi che finché la politica resta cieca di fronte a questi casi, sarà difficile uscire da ambiguitàe collusioni. Mi fu risposto che quei voti sarebbero andati comunque a qualcuno. Tanto valeva portarseli a casa».
      È stato pesato il fatturato della mafia. Quanto vale la corruzione nel bilancio di clan e famiglie?
      «La prassi è che la famiglia mafiosa incassi una tangente del 2-3% del valore dell`opera costruita sul territorio del clan. Più in generale è stato calcolato che il 10 per cento del denaro pubblico prenda altre vie. Una seria lotta alla corruzione farebbe risparmiare questi soldi per destinarli a famiglie, scuola, lavoro, alla stessa giustizia».
      Secondo un`indagine del Cnel la maggiore difficoltà per le imprese del nord che vogliono investire al sud non è la mafia ma l`inefficienza della pubblica amministrazione”.
      «Un risultato che fa ancora più rabbia. Significa che quello della mafia è una specie di costo fisso, lo puoi preventivare nel budget. I ritardi, il rialzo dei costi e tutta quella burocrazia su cui poi prospera la corruzione, no.
      Quando penso a questa indagine mi viene in mente Vito Ciancimino, il sindaco del sacco di Palermo, che disse che i magistrati erano dei pazzi perché volevano distruggere il sistema della tangente fissa che a suo modo aveva un ordine ed era una garanzia».
      Quanto può essere utile ai clan una classe politica e, per riflesso, una società che vivono più sui favori che sul merito?
      Al sistema dei favori e delle clientele può far proliferare e prosperare il sistema mafioso. Sono sistemi modulari, possono funzionare entrambi in modo autonomo e convivere seppur separatamente. Oppure ci possono essere reciproche interferenze. Dipende dal territori».
      Perché sono fondamentali le intercettazioni per combattere i reati contro la pubblica amministrazione e poi, come s`è visto, arrivare al crimine organizzato?
      «Oggi, in mancanza di testimoni e di documentazioni, le intercettazioni sono uno strumento necessario per portare prove granitiche in aula. Per un reato come la corruzione che richiede un accordo tra corruttore e corrotto – io lo chiamo sinallagma per cui entrambi non hanno interesse a denunciare per proteggersi e non indebolirsi, le intercettazioni sono fondamentali».
      Certe prassi come il favore e la clientela non sempre sono reato. Cosa serve per combattere certe storture del sistema?
      «Mancano i controlli sulla discrezionalità e sulla legalità degli atti della pubblica amministrazione. Una volta c`erano i Comitati regionali di controllo (Coreco) e i segretari comunali di nomina statale garantivano la legalità. Oggi i Coreco non ci sono più e i segretari sono di nomina politica».
      Il Parlamento, a maggioranza, ha approvato la norma per cui gli appalti fino a 500 mila euro saranno dati a trattativa privata, il 30% dei cantieri aperti oggi in Italia affidati sulla base delle conoscenze personali di sindaci, assessori.
      «Non vorrei sembrare cinico, ma il vero problema oggi non è la trattativa privata o l`asta pubblica. Il problema è l`onestà e l`etica di chi affida i lavori: se lo fanno a prezzo giusto, nei tempi prestabiliti, ne guadagniamo tutti».
      Procuratore, è stato convocato dalla Commissione antimafia sull`emergenza legata ai legami tra politica e crimine organizzato?
      «Non ancora»

      da l’Unità
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