domenica 19 nov
  • Un appendiabiti, please!

    Aula

    Mi faccio latore, ed estendo a tutti, di una lettera che uno studente rappresentante di classe scrive al dirigente della sua scuola. Io, per esteso, penso al ministro dell’Istruzione, e alle migliaia di studenti italiani, siciliani, palermitani in queste condizioni, che alle carenze degli istituti scolastici oppongono una lezione di civiltà e di buon senso. Per quel che vale.

    “Oggetto: richiesta appendipanni. In data 25/11/08 richiedevamo la riparazione di alcuni guasti della classe e un appendipanni. Non avendo ottenuto nulla di quello che avevamo richiesto, oggi 10/02/09, la classe 2^I chiede nuovamente che vengano riparate imposte e serrande e, se non si può avere un appendipanni, se è possibile avere delle sedie in più dove poter appoggiare cappotti e giacconi. Anticipatamente ringraziamo, la 2^I.”

    Quello su cui si concentrano, invece, docenti e dirigenti, oggi, sono le regole, l’assunzione di regole, desunte dai dpr, dai decreti, dalle circolari, eccetera, che stringano una buona volta la cinghia sui comportamenti scorretti, sul voto di condotta, sulle normative coercitive, sui doveri e le sanzioni disciplinari da comminare, le note e le sospensioni. Per quel che serve.

    Palermo
  • 35 commenti a “Un appendiabiti, please!”

    1. Ragazzi .. autotassatevi.. farete prima, purtroppo!

    2. Ragazzi…incazzatevi..farete prima ..

    3. Il problema è che non ci sono soldi per fare niente… e gli insegnanti non sanno se l’anno prossimo riusciranno a portare a casa uno stipendio oppure no. Grazie Mariastella.

    4. Il problema è che la dotazione finanziaria delle scuole pubbliche è sempre più scarsa, sarebbe opportuno che ciò venisse spiegato per bene alle famiglie. La competenza ordinaria per gli arredamenti è del comune o della provincia, qualla straordinaria è in capo al ministero che finanzia l’apposito capitolo di bilancio di ciascuna scuola.

      L’art. 159 d. lgs. n. 297 del 1994 stabilisce che «Spetta ai comuni provvedere [ … ] alle spese necessarie per l’acquisto, la manutenzione, il rinnovamento del materiale didattico, degli arredi scolastici, ivi compresi gli armadi o scaffali per le biblioteche scolastiche, degli attrezzi ginnici [ … ]».

      Le famiglie possono chiedere al capo dell’Istituto, tramite i rappresentanti dei genitori presenti negli organi collegiali (consiglio d’istituto o di circolo), qual è la consistenza del capitolo di bilancio relativo alle attrezzature scolastiche.

      fonti

      http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/dlvo297_94.html

      http://www.edscuola.it/archivio/norme/decreti/tu05.html

      http://www.italgiure.giustizia.it/nir/1991/lexs_132896.html

    5. …. ma chi vinni pari del detto “chi fa da sè…. ”
      penso che qualsiasi lamentela verso “le istituzioni” a cominciare da chi comanda la baracca non sortira’ nessun effetto e …. allora????
      State col naso in su’ ad aspettare la manna dal cielo e a lamentarvi?
      NO! Perbacco! Siete una comunita’, ragazzi giovani e svegli (vedi computer, telefonini, discoteche e quant’altro) e non mi dite ca non siti capaci di “n’zigniarici a rucazioni” facendo da Voi i lavori
      (come costruire un appendipanni) che “spettano” alla scuola. Se rinunciate ad una pizza (per esempio)e comprate del legno dei chiodi e qualche attrezzo?
      Non freghera’ niente a chi vi sta intorno ed in alto
      ma voi sarete piu’ contenti, piu’ “comodi” e anche fieri di voi che invece di elemosinare ciò che di diritto vi spetta …. ci rati na lezioni a na pocu di
      genti ca sinni sbatti.
      So di essere un’illusa ed è per questo che spesso sono delusa, ma cavolo penso che chiunque abbia un po’ di amor proprio può far da sè e sbattere in faccia a chi di dovere: “e ora…. prendi lezioni da noi!
      Forza ragazzi che ne parlerete ancora tra vent’anni!
      rita.

    6. rita quello che dici è verissimo, eppoi, vuoi mettere la soddisfazione di lavargli la faccia?? ma così la scuola si adagerà sul fatto che tanto ci pensano loro, e andrà sempre peggio!!!

    7. Ditemi dove si trova la scuola che provvedo subito a portargli un attacca panni.
      Così eviteremo le solite sterili polemiche basate sulla prima “attaccapanni” di turno.
      Lamentele….sempre, voglia di fare….. zero.

    8. Scrivo fuori dal coro. Sono un’insegnante e so per certo che tutte le aule scolastiche normalmente sono dotate di attaccapanni e, altrettanto normalmente, detti attaccapanni vengono distrutti dagli studenti (parlo di studenti di scuola superiore). Così come vengono distreutti banchi, sedie, lavagne, cancellini, porte e vetri.
      Quindi, miei cari ragazzi, imparate anzitutto ad usare le dotazioni scolastiche come se fossero gli arredamenti di casa vostra… poi forse ne potremo riparlare.

    9. fossero gli attaccapanni i problemi della scuola italiana ci metterei la firma! 😉

    10. E’ vero che molti studenti non hanno rispetto per le cose oltre che, talvolta, per le persone. Non è vero che manca la voglia di fare : molti altri ragazzi sono disponibili a collaborare e molti insegnanti hanno l’energia e l’entusiasmo per agire senza lamentarsi. Ma la scuola non può un essere fai da te, la scuola è un’istituzione e sono i nostri amministratori, i nostri politici a doversene occupare.Quando le nostre scuole saranno tutte a norma di legge e adeguatamente attrezzate e riscaldate,allora toccherà ai docenti insegnare agli studenti a comportarsi in maniera corretta e civile e intervenire in caso contrario.
      Ho letto recentemente che sono stati stanziati dei fondi per le riparazione che si sono rese necessarie al liceo Meli, perchè è una scuola d’eccellenza a Palermo.
      Come se al pronto soccorso facessero passare per primi i malati con il codice bianco perchè meno gravi!
      L’argomento è complesso e anche tra insegnanti i punti di vista sono evidentemente diversi.
      Quando però si va a valutare la preparazione degli studenti del sud e si attribuisce la responsabilità della loro scarsa preparazione ai docenti, che sono meno preparati di quelli del nord, ( non considerando che molti di questi proff. del sud hanno lavorato al nord e vi hanno formato generazioni di giovani studenti), allora tutti sono d’accordo nel dire :Perchè al nord si lavora nelle condizioni in cui lavoriamo noi? con strutture inadeguate? senza laboratori?

    11. Concordo assolutamente con Lia. Sono stata supplente a Partinico in un ITCG. I famosi studenti hanno scippato le prese, distrutto le serrande, scardinato i banchi, bucato le porte,imbrattato i muri, e poi hanno invitato una troupe locale, a filmare in che stato si trovavano le aule, al punto che avevo suggerito ad un collega che all’atto dell’iscrizione si facesse un filmato sulla consegna delle aule, una scheda di supervisione dei genitori sullo stato dei luoghi, così da fare pagare agli stessi genitori, l’eventuale distruzione delle aule e dell’arredo scolastico.
      Sarebbe il meno.

    12. Peraltro concordo in parte, anche con Mimì. Vero é che mancano spesso i laboratori, soprattutto dove dovrebbero esserci, ossia istituti tecnici, professionali, per dire.
      E’ anche vero che manca l’idea di dire, se vogliamo fare una cosa in mancanza di risposte, inventiamocela.
      E’ anche vero che esiste una certa idea, lo stato ci deve dare e fare, se no noi non facciamo. E’ questo é il lato passivo del sud, il peggiore.
      Il migliore la creativitàò.

    13. uma, scusa la domanda che mi sorge spontanea da un po’, cosa insegni?

    14. Carusi beddi come mamma vi fece,
      l’attaccapanni? c’avete l’emergenza attaccapanni? macari poi viene lemergenza scancellino, poi quella della porta cheggigola e della machinetta delle bibite che piscia olio per friggere i cannoli…
      Bravi! è così che vi vogghio, che vi vogghiamo, che vedete l’attaccapanni nell’occhio del vostro vicino ma non la trave che oramai ha preso posto, truciolo per truciolo dentro ai vostri ciriveddi.

      E’, come dire, quel dio delle piccole cose che grazieaddio vi impedirà di rompere i cabbasisi a noialtri da grandi.
      Continuiamo pure così, faceteci del bene.

      Baciolemani
      Bernardo P.

    15. cogliandro, ancora una volta fuffa, questioni marginali quando si è nelle sabbia mobili.
      a quando un post che vada al cuore dei problemi dell’istruzione?
      bernardo p non ha detto cose di un’altro mondo, ma si sa l’ironia…

    16. a proposito di istruzione mi scuso per un apostrofo di troppo, e aspetto da cogliandro un post meno generico, specialmente sull’istruzione, che è da sempre grande responsabilità.
      purtroppo o per fortuna non sono nella sua classe, mi posso solo limitare a quello che leggo qui.

    17. stalker costruzioni ai geometri.

    18. stalker, tu insegni? e se sì, cosa, ed in quale istituto.
      Fammi sapere se la risposta é sì.

    19. Mimì anche il scuole che funzionano mediamente bene 8quest’anno insegno all’ITCG duca degli abbruzzi)ci sono disfunzioni.
      vero é tutto quello che dici, che il livello delle attrezzature é spesso carente (ma posso dirti che é a Rivoli che é morto uno studente per il crollo del controsoffitto?).
      però, io sono architetto, e da studente di architettura, ho sempre sperimentato scadente i luoghi dell’università, ma tutti noi ci siamo sempre detti la necessità fa virtù.
      Ci siamo sempre adattati, inventati soluzioni altre in mancanza delle risorse presuntamente necessarie.
      La questione dell’attaccapani é davvero la più oziosa.
      Neanche io nel mio periodo di permanenza alle scuole religiose locali (ancelle del sacro cuore oggi accorpate in CEI), avevamo l’attaccapanni.
      Eppure mettevano le giacche appoggiate alle sedie. Tutto qui.
      Credo che il punto nella mancanza di risorse sia inventarsi un modo per proseguire pur in mancanza di risorse. Da un lato concordo che rassegnarsi a non averle sia uno sbaglio. Dall’altro dico, che nelle more di cose che non avverranno, magari si trovano soluzioni, soddisfacenti, anche in mancanza di risorse, grazie all’idea di costruire emergenze positive.

    20. uma, io non insegno, ma sapere che tu non insegni materie letterarie mi rincuora un po’!
      ma che ti ha fatto di male la lingua italiana per maltrattarla così?
      ciao

    21. Stalker e Uma questa non è una chat. Stalker ti invito a rimanere in tema (il tema del post non è la padronanza della lingua italiana da parte dei commentatori).

    22. rosalio, il tema è la scuola, luogo deputato anche all’insegnamento della lingua italiana.
      o vuoi che parliamo solo di attaccapanni?

    23. Stalker ho già scritto ciò che vorrei. Ti invito a utilizzare l’e-mail per comunicare con me. Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema. Grazie.

    24. Bravo Rosalio i commenti fuori tema fanno diventare un argomento da carino o serio o importante che possa essere ad oggetto di pettegolezzo!
      E Lei signor “stalker” usi la sua graziosa ironia ma non dimentichi di essere un ospite e non faccia il “predatore ossessivo” solo perchè uno/a (o più),può usare male la lingua italiana (o come me la sconosce)
      Anzi mi scuso anticipatamente per i miei strafalcioni e cordialmente saluto sia Lei che Rosalio.
      P.S.
      Il problema non era l’attaccapanni ma il darsi da fare per far cambiare le cose….

    25. Rita l’invito a rimanere in tema vale anche per te. Grazie.

    26. Per cambiar le cose è il caso di cominciare dall’inizio, cioè rendersi conto delle ragioni per cui l’oggetto non viene rimpiazzato, lo si fa attraverso un’istanza agli organi collegiali per il tramite dei rappresentanti dei genitori in seno al consiglio d’istituto. Accertate le ragioni si può decidere come procedere: attendere, soprassedere, autocostruire, colletta per ricomprarselo, ciascuno porta il suo chiodo da casa e lo appizza in una delle pareti dell’aula con il consenso del preside che in alternativa chiede l’intervento del cantiere municipale per appizzare i chiodi portati dagli alunni, si organizza una manifestazione …

    27. stalker generalmente scrivo molto bene. Ma spesso, quando arrivo qui, sono parecchio stanca, e qualche strafalcione può sempre capitare. E poi, detto fra noi, non mi sembra che tu abbia un così alto linguaggio .

    28. Uma forse non mi spiego: è opportuno rimanere in tema e non chattare. Rimuoverò ulteriori commenti che non diano seguito alle mie richieste, da chiunque provengano. Grazie.

    29. Mi spiace che, nonostante le puntualizzazioni da Accademia della Crusca, lo sguardo di chi scrive sia appuntato sui dettagli e poco sull’insieme. Rita ha capito che l’argomento non era l’attaccapanni, ma qui ci si accapiglia per poco. Uno studente che presenta una istanza secondo “le regole” può sembrare fuori posto – e non so se quella richiesta ha avuto il suo corso – ma è la dimostrazione che c’è ancora qualcuno che spera nelle regole.

      Poi, sulla scuola ci si potrà tornare ma l’argomento è di pochissimo interesse. Nonostante i chiari di luna ministeriali non c’è interesse alcuno (se non in parte pilotato) per sostenere istanze comuni. La scorsa settimana, una manifestazione indipendente (fuori dalle sigle di partito e dei sindacati) che si sarebbe dovuta tenere in Piazza Politeama a Palermo è andata deserta. Io c’ero, ma con me e altre venti persone c’era la piazza deserta. Per cui, di cosa vogliamo parlare a proposito di scuola?

    30. L’argomento è la partecipazione agli organi collegiali, dispersivi e vuoti quanto si vuole ma pur sempre istituti deputati a discutere del come si spendono i pochi denari disponibili. Le regole sono complesse e l’unico modo per tentare di vincere o perlomeno di perdere con dignità è conoscerle bene.

    31. Pepè, macari fosse possibile farisi i conti in tasca di chi scrive i bilanci. L’urtima volta che ho visto una scola ca funzionava bene era in Valtellina. E come se funzionava, e gli organi collegiali erano veri. Nella scuola di dove sto adesso comanda una fimmina da trent’anni, e fa quello che vuole, e se macari uno ci vuole dare una mano l’avi a fari come dice lei. Altro che organi collegiali, una buffonata: vogliamo parlare di conflitto d’interessi? Cominciamo a fare i conti di chi amministra le scuole, e proviamo a vedere come funzionano le parentele, le amicizie e i soldi che girano fuori bilancio, altro che. Chi amministra non è più niente altro che un dirigente, e come i dirigenti dirige. E se un dirigente a Palermo macari dirige male, gli altri si insegnano la maniera di dirigere. Ci sono scuole a Palermo senza sedie, che le famiglie ce le devono fornire ai figli. L’attaccapanni è l’urtima cosa che ci manca. Non ci hanno i vetri alle finestre, e manco cose di infermeria se qualcuno si fa male. Io ci lavoro nelle scuole, sono tecnico di laboratorio. E ci sono professori che ci insegnano pure, ne parlano di schifo del posto dove lavorano e dicono pure che portano i figli alle private e che poi non arrivano a fine mese. Ma ti pare possibile, Pepè?

    32. Domenico, gli studenti hanno i prori spazi di istanze e reclami. Per la mia esperienza non li usano per questo, ma solo li considerano occasioni di vacanza.
      Poi bisogna contestualizzare tutto, ovviamente e sempre.
      E mi scuso se in questo io ho generalizzato.

    33. Filippo, certo che mi pare possibile, questa è Palermo, non è la Valtellina. E dato che conosco abbastanza bene non la Valtellina ma Milano e provincia ti rispondo che la differenza sta nella partecipazione, sarà forse il retaggio culturale dei comuni tardo medioevali, fatto sta che rispetto alla Sicilia lì ci sono più cittadini che partecipano alla vita pubblica. Nel merito degli organi collegiali, il dirigente deve sottoporre alla giunta e al consiglio il bilancio dettagliato voce per voce, so id che si tratta perché sono stato per 5 anni in un consiglio di cui 2 anni presidente. E’ un compito estremamente oneroso ed è a titolo gratuito, non può essere sostenuto da una sola persona che vive la normale vita del lavoratore. Il consiglio può chiedere di visionare anticipatamente il dettaglio dei conti e i giustificativi di spesa a fronte dell’offerta formativa e del programma annuale prima delle delibere ma ciò porta inevitabilmente a una maggiore frequenza dei consigli per poter discutere un numero minore di delibere e per un tempo maggiore, a una maggiore durata degli stessi e a una maggiore conflittualità con la dirigenza. Se non ci si raccorda strettamente tra genitori e se non si suddividono i carichi è chiaro che non si riesce a controllare il funzionamento della scuola. Non tutti hanno l’attitudine e guardare nei bilanci, beché i bilanci pubblici sono molti chiari e rigidi nella loro struttura a capitoli. Io non ce l’avevo e perciò “ho studiato” per capire cosa facevamo, non tutti hanno voglia di farlo. I dirigenti scolastici non li c… nsidera nessuno, se mancano le sedie e non si riesce a far saltar fuori dal bilancio il denaro per comprarle (e se sono più di una decina non è facile, te lo assicuro) allora il gioco deve passare alle famiglie, che dovrebbero protestare presso le istituzioni competenti o ricordarsene all’atto delle consultazioni elettorali.

    34. Egregio sig. Rosalio non credo di meritare il Suo “rimprovero” e il fatto che mi abbia “ripreso” per aver espresso la mia opinione su cio’ che diventa un oggetto di conversazione quando se ne fa un duetto (o piu’) di “ripicche” mi lascia un po’ “male”.
      Pertanto mi scuso ancora per essere stata un’ospite “discola” e le auguro tante belle cose.
      P.S.
      ok no chattare ma neanche così rigido altrimenti esprimere la propria opinione diventa “insignificante”
      secondo me un civile dialogo puo’ dare piu’ spessore all’argomento.
      Ma questo è solo un mio pensiero.
      Quanto sopra tra me e Lei cosi’ non mi becco un’altro appunto.
      Cordialmente, rita.

    35. Egregia signora Rita se non le spiace sta a me valutare se la moderazione sia rigida sia meno. Rimuoverò ulteriori suoi commenti fuori tema. Saluti.

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