sabato 19 ago
  • L’intelligenza del topo

    Non so se in campagna o anche in una città come Palermo, divenuta ormai una topaia, vi siate mai cimentati in una lotta all’ultimo sangue con un topo. È una guerra molto istruttiva, intelligenza contro istinto, dove il roditore riserva ben più di una sorpresa, quasi un insegnamento. Forte del ricordo delle immagini dei cartoni di Tom & Jerry, ho pensato ingenuamente che bastasse una trappola a molla, di quelle che scattano appena il roditore tocca l’esca, il classico pezzo di formaggio. Niente da fare! Inequivocabili tracce di zampette sulla farina, fanno intuire che il mio avversario, ritto in piedi, ha visto, valutato il pericolo e girato alla larga. Cerco allora di comprendere meglio i suoi gusti: osservo che predilige granaglie e gliene servo su cartoni impregnati di una speciale colla antiratto. Attendo di sentirlo squittire mentre è inchiodato a questa nuova trappola, ma niente! Ancora una volta l’adattamento all’ambiente frequentato da umani lo ha guidato al fine proprio del suo istinto: sopravvivere! Ovviamente, il mio avversario ha avuto poi la peggio: ha fatto la classica fine del topo, murato in una parete senza vie d’uscita. E non potrebbe essere diversamente, altrimenti la mia diminuita autostima non mi avrebbe certo portato a raccontare questa storia! Ma voglio rendere comunque onore al mio avversario, confidandovi gli insegnamenti che mi ha regalato.

    Era solo, in avanscoperta secondo un rischio calcolato e accettabile: se l’esito dell’esplorazione fosse stato positivo (per lui) sarebbero presto sopraggiunti gli altri. Aveva fame: si era dovuto persino accontentare di rosicchiare qualche filo elettrico, ma pur vedendo del cibo, pur sentendo il suo odore, pur avvertendo l’acquolina in bocca, non ha ceduto alla tentazione.

    La sua specie sopravvive alle insidie dell’ambiente grazie a questa autodeterminazione verso il bene suo proprio. Non avrà pensato: «si vive solo una volta”, «ogni lassata è persa», «futti, futti che Dio perdona a tutti», «meglio un uovo oggi…» ecc. I corti circuiti mentali con cui noi umani, ci assicuriamo collettivamente il peggio in termini ambientali, civili e di qualità della vita, non lo hanno minimamente sfiorato. Ma allora il nostro problema è forse la troppa intelligenza? In una società di “fissa” che agiscano secondo coscienza, si vivrebbe meglio che in una società di “spierti” in competizione tra loro?

    Non so che dire: pensando ai disastri causati dall’avidità nell’ambiente, dalla presunzione collettiva di poter prescindere dal vincolo di sostenibilità, dal cattivo uso di tecnologia frutto dell’intelligenza, dagli eccessi del libero mercato e dalla corruzione, sono tentato di rivalutare il vecchio, abitudinario e ordinato istinto animale.

    Palermo
  • 29 commenti a “L’intelligenza del topo”

    1. Pensiamo che un topo per casa sia un problema? Vogliamo che invece diventi un’opportunità?

      ECCO COME

      1. Facciamo crescere la sua autostima: musica di “Top gun” a palla ogni mattina; ogni volta che lo vediamo passare fior di complimenti: “Che gran topo!”;
      2. Diamogli un ruolo utile all’interno della casa, in modo tale da farlo integrare: sarebbe consigliabile la visione di Ratatouille così magari si fa un’idea da solo.
      3. Rendiamo confortevole anche per lui la casa: il luogo di lavoro non deve mai essere oppressivo, altrimenti da lì allo stalking il passo è breve. Piccole porzioni di groviera qui e là, per i giorni importanti anche un cacio stagionato nel mosto.
      4. Consideriamolo un piccolo segnale che Madre Natura ci manda. Facciamo giocare con lui i nostri figli. Armiamoci di binocolo ed inventiamo il mouse-watching.
      5. Camuffiamolo: attacchiamolo con una presa al pc e sostituiamo il vecchio mouse (ovviamente in questo caso trattasi di presa per il …)
      6. Se il topo non è solo (e non lo è mai) mettiamo su una bella cooperativa che svolga attività tipo avvitare le viti piccole piccole degli occhiali quando vengono via.
      7. Se ne abbiamo murato uno in casa, organizziamo visite guidate: I frati con le catacombe dei cappuccini ci lucrano da anni.
      8. Noleggiamolo come aperitivo nei rettilari.
      9. Adottiamolo e scarichiamo le spese dal 740.
      10. Chiediamogli se ha un amico che conta che magari ci trova un posto fisso da qualche parte (con i tempi che corrono non si sa mai).

      Eventualmente, se servisse, Gedeone, il mio gatto, sarebbe felicissimo di valorizzarlo

    2. Post inutile si direbbe; invece no. Ci comunica che didonna non ha rispetto per tutta la VITA, fino a considerare “un nemico” (se ironizzava sul “nemico” ancora peggio) un topo; e perché cani, gatti, uccelli, in casa si, e un topo no? Perché topaia in questo speciale vocabolario di didonna è dispregiativo?
      Un giorno arriverà su terra un essere alto e grosso e molto più intelligente di didonna il quale lo metterà in trappola gli farà fare la fine del (…) e lo murerà dentro un muro o sotto terra dove si muore asfissiati, se non si è già morti…
      Invece il topo non può combattere ad armi pari con didonna… Neanche l’essere alto grosso e intelligente che murerà didonna combatte ad armi pari…
      Per favore, non ci parli di ambiente e qualità della vita dopo le atrocità (inflitte a un essere vivente) che ha scritto.
      Ha perso l’occasione di prendere il topo in casa sua e adottarlo, magari l’avrebbe reso sensibile; oppure poteva portarlo in campagna, fargli visita un paio di volte ogni settimana e portargli pure le scorte per NUTRIRLO.

    3. Eheh. Carino l’articolo. Ricordiamoci che il topo, forse anche più del gatto moderno, vive in un ambiente in cui tutto ciò che lo circonda è ostile, dall’uomo agli altri animali, quindi è chiaro che deve difendersi come può. Quando mi è capitato, la tattica del cartone con cerchio di colla e formaggio al centro ha funzionato in pochi minuti. L’importante è non toccare il cibo con le mani nude, l’odore che lasciamo con il nostro tocco li tiene lontani. La cosa triste è che, una volta incollato, è impossibile liberarlo ed è destinato a una morte orrenda. Ok, è solo uno schifoso topo, ma ricordo che quando mi capitò anni fa, alla fine mi fece pure un po’ pena…

    4. @Donato: bel post
      @Bulgakov: Da ribaltarsi!

    5. Schifoso topo? Al peggio non c’è mai fine!
      Nessuno di ENPA legge Rosalio?

    6. @ Bulgakov: complimenti!
      @ De Curtis: il rispetto per la vita, per come la intendi tu, dovrebbe portarti per coerenza a non assumere antibiotici (vere armi di distruzione di massa, contro la vita per definizione) e, magari, a non somministrarli ai tuoi figli … non ti rendi conto che ragioni secondo una deriva ideologico-animalista?

    7. Innanzitutto io non le do del tu. Distanze please.
      Poi, le sue reazioni sconsiderate si commentano da sole. Quando lei comincia ad attaccare altri utenti vuol dire che si sono scritte verità incontestabili. Il suo bisogno di commentare tutti i commenti dei lettori non è un buon sintomo… L’amore per gli animali, il rispetto per la loro vita non è deriva, solo un “deviato” può affermare una tale idiozia. Sarebbe necessario l’intervento di ENPA per lei. Se pensa che la sua vita vale di più di quella di un topo non è solo “deviato”…
      Non commentavo da due mesi, l’ho fatto per il disgusto… non commenterò altre sue insanità, per oggi basta.

    8. @Donato: bel post.
      @DeCurtis: per citare il suo cognonimo ben più famoso: MA MI FACCIA IL PIACERE!! o, se preferisce il siciliano, MVSUP.

    9. @ De Curtis, confermo: la vita di un essere umano vale più di quella di un topo, di uno scarafaggio e anche del più caro e amato degli animali domestici. Il che non significa che non bisogna aver rispetto e cura degli altri esseri viventi, evitando loro sofferenze inutili o gratuite, ma sempre rispettando un ordine ontologico. Ognuno è libero di scegliere i suoi simili, ma, con tutto il rispetto, non do’ del “lei” agli animali ed assimilati. 🙂

    10. BEL POST? Uno che rompe le scatole a un topo e addirittura ci scrive un post nel blog degli intellettuali palermitani.
      isaia panduri, MVSUBiberon.
      Vi lascio ai vostri infimi piaceri (mi sono moderato, censurato, ma forse non dovrei…)

    11. Quoto DeCurtis, che manifesta una sensibilità (spero ancora per poco) rara, e chiedo a Didonna cosa ci sia di “ideologico” nell’avere rispetto per tutta la vita in quanto vita. Ideologico è semmai il richiamo ad un presunto “ordine ontologico” forse di cristiana memoria. Gli consiglio la lettura di “Gabbie Vuote” di Tom Regan (è un filosofo, non un “estremista” con le treccine) che proprio sull’insensatezza dello specismo – in un’ottica nient’altro che di pensiero razionale – spende diversi capitoli.

    12. @ Fabio, per avere un (“malinteso”, secondo me, confortato però dalla quasi totalità delle persone) rispetto per “tutta la vita in quanto vita”, dovresti evitare di lavarti (il sapone uccide batteri), dovresti impedire le disinfestazioni e derattizzazioni nelle scuole e negli uffici, non mangiare carni e derivati animali, non fare uso di antibiotici, ecc.
      La sensibilità è un problema sia quando è poca, ma anche quando è troppa.
      La tua visione ha un vizio di fondo: non distingue le diversità, le complessità, l’ordine intrinseco alle cose, applica superficialmente un sillogismo (“io ho un rispetto assoluto della vita, tu sei una forma di vita, quindi io ti rispetto in assoluto”).
      Il buon senso deve avere il primato su certo raziocinio per evitarne la deriva e la conseguente perdita del senso del ridicolo.
      Spero di avere risposto all’obiezione.

    13. Didonna, a prescindere dalla mia simpatia per te che non è mai stata vivissima (da sempre ti vedo troppo categorico e un pò arrogante nelle tue posizioni, e, francamente, non sempre del tutto disinteressato), devo dirti che sono fin troppo abituato a contestazioni come quelle che hai appena formulato.
      Parti dal presupposto di conoscere me e le mie abitudini, e qui già sbagli. Ma non importa. Qui si parla di questioni complesse che non possono essere esaurite nello spazio commenti di un blog, e che di certo non avevo la presunzione di archiviare con un semplice enunciato di principio. Certamente una cosa va puntualizzata. Sì, in generale è impossibile ridurre a zero il proprio impatto ambientale, non fosse altro che dobbiamo pensare alla nostra, di sopravvivenza. Questo non significa però che ci si debba esimere “a priori” da qualsiasi intervento consapevole e ragionato. Viceversa diremo che “siccome uccidiamo i batteri, tanto vale mangiare quintali di carne”… e allora sì, scadremmo davvero nel ridicolo e nella superficialità.

    14. le disinfestazioni si fanno perche’ ci sono forme di vita che costituiscono un pericolo per la vita umana,vedi zecche,topi,scarafaggi,ragni,e loro simili.E non parliamo di squali e coccodrilli.
      Purtroppo il mantenimento della vita richiede il sacrificio di altri esseri viventi.
      Cosi’ e’ in natura.
      Non a caso si parla di catena alimentare.
      In terra,in mare,ed in aria.
      Ammesso di trasformare tutti gli umani in vegetariani,in natura continuerebbero egualmente ad esistere prede e predatori.
      L’uomo e’ il piu’ forte e accanito dei predatori,essendo dotato di intelligenza.
      Per questo cerca di ridurre a pochi istanti
      la sofferenza delle sue prede,almeno nei mattatoi.
      Anche l’uomo in condizioni estreme ha mangiato topi
      e praticato il cannibalismo.
      Il conte Ugolino docet.

    15. @ Fabio, anche la carne va mangiata con buon senso: chi dice il contrario? Come vedi, se si porta alle estreme conseguenze logiche certo modo di ragionare, tuo come di De Curtis, si evidenzia subito l’insostenibilità di certe tesi.
      La simpatia o l’antipatia tua mi lascia indifferente, ma se insinui un conflitto di interesse, hai l’onere di dimostrarlo, se ne sei capace, o di non consentirtelo.

    16. Estremizzo volutamente. Nella lista degli animali da eliminare perché dannosi avete dimenticato di inserire l’uomo che è quello che fa più danni alla natura ed ai suoi simili. Se ciò avvenisse la metà degli uomini passerebbe altrove invece di fare danni sulla terra.
      Ribadisco il mio addio; ma non potevo lasciar passare certe esagerazioni per motivare convinzioni strampalate. Soprattutto non si giustifica il gioco “col topo” o che esso diventi argomento per un post in un club di presunti intellettualoidi.

    17. Se il mio modo di pensare, o quello di De Curtis, sono portati alle estreme conseguenze, questa è una responsabilità di chi… li porta alle estreme conseguenze.
      Sulle sfumature, implicazioni, etc. potremmo discutere per mesi, ma il nodo fondamentale è: un topo è vivo, sente, ha un sistema nervoso, è capace di una forma (certo basilare) di ragionamento, questo non è sufficiente per attribuirgli il diritto alla vita?

    18. Quindi, Fabio, immagino che tu sia anche contrario all’interruzione volontaria della gravidanza: “è vivo, sente, ha un sistema nervoso, è capace di una forma (certo basilare) di ragionamento, questo non è sufficiente per attribuirgli il diritto alla vita?”

    19. Non ditemi che siete contrari pure all’uxoricidio eh?

    20. Erode, questione sicuramente più complessa. Diciamo che in linea generale sono contrario, ma so anche che in certi casi dalla mancata IVG può dipendere la morte della madre…

    21. Poveri topolini.. ma pigliatevi un gatto che li tiene lontani e avete risolto il problema!!

    22. topi = pestilenza. S, Rosalia ci ha salvato già 1 volta ,la prossima volta non ci salverà piùùù,e così i palermitani verranno eliminati x sempre

    23. @ Bulgakov —> grandissimo Post. Fa riflettere di piu’ di cio’ a cui risponde.

    24. “Forte del ricordo delle immagini dei cartoni di Tom & Jerry, ho pensato ingenuamente che bastasse una trappola a molla, di quelle che scattano appena il roditore tocca l’esca, il classico pezzo di formaggio.”
      .
      ehmmmm, veramente, che io ricordi, in quel cartone il Topo non “incoccia” mai (però il formaggio se lo mangia!)!!!!

    25. Gli umani sono umani
      e gli animali sono animali,
      cioe’ un’altra cosa.
      .
      Mi pare si faccia un po’ di confusione.
      .
      Quando gli umani si comportano da animali,
      c’e’ subito pronta
      l’incapacita’ di intendere e di volere,
      la non sanita’ mentale.

    26. uomini e topi atto secondo.
      Avere un topo per casa non è certo una buona cosa e in un modo o nell’altro bisogna liberarsene.
      Lennie aveva un metodo tutto suo, li carezzava a lungo sino ad ucciderli involontariamente così come involontariamente uccide la moglie del suo ospite.
      Di Donna preferisce calce e mattoni. Resta da capire chi è il più “Lennie” dei due.
      Mettiamoci comunque nei panni del novello muratore. Penso che un metodo più immediato sarebbe stato più opportuno ma il topo è molto intelligente.

    27. chiedo scusa, il Lennie virgolettato è solo un refuso. Dovevo cancellarlo e pensavo di averlo fatto ma ho cancellato altro e lasciato senza volerlo la parola virgolettata.

    28. Il banner pubblicitario che vedo oggi in testa a questa pagina mi pare davvero appropriato…
      http://www.scacciatopi.it/

    29. Vi invito a essere rispettosi nei vostri commenti. Grazie.

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