martedì 21 nov
  • La Grecia vista dalla Magna Grecia

    Nel giro di pochi giorni mi sono trovato a passare per Bari, Napoli ed Atene partendo da Palermo. Ad Atene sono giunto nel pomeriggio dell’approvazione delle misure di bilancio funzionali al salvataggio finanziario. Nell’autostrada che collega il grande (ed efficiente) aeroporto alla città, campeggiavano cartelloni pubblicitari, tutti rigorosamente liberi, che ricordavano quelli della crisi italiana dei primi anni Novanta: ricordate il test pubblicitario con il bambino e la scritta “Fozza Italia“?

    Dalla terrazza dell’albergo ho potuto subito ammirare l’acropoli, alla mia sinistra, e, sul largo viale alla mia destra, gli scontri tra manifestanti e polizia riportati in tempo reale su tutti i Tg: una pagina di storia contemporanea vissuta al cospetto di uno dei maggiori monumenti del mondo antico, una pagina dolorosa di democrazia all’ombra della sua culla.

    C’è qualcosa però che non quadra: Atene si presenta come una città pulita e ordinata, bassa criminalità, dispone di mezzi di trasporto pubblico addirittura esagerati come l’elegante metropolitana con pareti in marmo (italiano, dicono) e i tram firmati Pininfarina, il porto del Pireo conferma un’egemonia, nel settore dello shipping, che dura ormai da quasi tremila anni, le linee di navigazione interne sono in utile mentre le aviolinee interne danno punti alla nostra decaduta compagnia di bandiera, l’inglese è la seconda lingua degli operatori commerciali e turistici…

    Penso, per contrasto, al decoro urbano di città come Napoli e Palermo (Bari, per sua fortuna, è in controtendenza) dove ragazzi volenterosi improvvisano azioni di guerrilla gardening per supplire alla latitanza di chi sarebbe tenuto (e pagato) per curare strade e giardini pubblici, alle discariche improvvisate ovunque senza più ritegno, alle fallimentari compagnie di navigazione come Tirrenia e Siremar, alla trasandatezza come stile di vita, all’insegnamento obbligatorio della lingua e letteratura siciliana recentemente approvata a Palazzo dei Normanni…

    Ad Atene le misure adottate prevedono, tra l’altro, il taglio di 150mila dipendenti pubblici: pare sia solo l’inizio. Chiedo in giro la causa di questo disastro e la risposta è univoca: la corruzione e le false promesse della politica.

    Nello stesso tempo apro le pagine della stampa locale di Palermo e leggo le dichiarazioni del sindaco Cammarata che annuncia soddisfatto che ha finalmente ottenuto da Berlusconi 45 milioni attinti ai fondi Fas per mandare avanti la Gesip, il contenitore del precariato palermitano, per altri nove mesi fino alle prossime elezioni: con un grazie particolare a Schifani, Romano e Alfano che «si sono battuti come leoni» per ottenere tale stanziamento. Ecco un esempio lampante di corruzione e false promesse: utilizzo di fondi pubblici (Fas), ideati per ben altri scopi, in chiave clientelare-elettoralistica, con la scusa delle ragioni di ordine pubblico.

    Passeggiando per l’Acropoli non ho bisogno di invocare gli spiriti dei padri della democrazia in cerca di conferme: mi basta ricordare Giorgio Gaber per affermare amaramente che una certa genia di politici siciliani – e non –
    rappresentano gli insuperati attori di «quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia».

    (in collaborazione con il Fatto Quotidiano)

    Palermo, Sicilia
  • 13 commenti a “La Grecia vista dalla Magna Grecia”

    1. Facciamo finta che sia fantapolitica, ma a me questa storia della Grecia sembra tanto un test. Immaginiamo per un momento un paese il cui debito pubblico sia nelle mani di un gruppo di banche internazionali, che hanno acquistato coi soldi dei loro correntisti i titoli di debito di quel paese. Se quel paese fallisce, le banche rimangono scoperte di diverse centinaia di miliardi di euro.
      Eppure, c’è un modo per far fruttare quell’enorme quantità di denaro virtuale (sì perché nessun paese e nessuna banca al mondo possiede “effettivamente” una tale quantità di denaro) e C’è un modo di trasformare quel denaro virtuale in “cose materiali”. Quel modo è comprarsi il territorio di quel paese.
      Per farla semplice: tu grecia mi devi cento miliardi di euro? Facciamo che privatizzi le tue spiagge, qualche isola, magari il partenone. Se vuoi possiamo anche fare finta che sulla carta rimanga tuo, però in realtà da adesso è mio, nel senso che decido io cosa farne e incasso e sfrutto a mio piacimento.
      Ecco, il test Grecia per me è questo. Prove tecniche di privatizzazione di una nazione. Ad un certo punto, se tutto andrà bene, la grecia sarà di proprietà di qualche banca francese, o tedesca.
      Se funzionerà in grecia, lo stesso modello potrà essere esportato in portogallo, irlanda, spagna e italia. Così magari fra qualche anno, davanti ai templi di Agrigento ci potrebbe essere una targa di Banca Intesa (giusto per fare un esempio, eh?) e magari ci verrà anche detto che così almeno la risorsa turistica verrà valorizzata, custodita e manotenuta come si deve. Ecco il futuro che ci attende.

    2. Isaia, la storiella delle banche cattive e della popolazione innocente è appunto una storiella. La realtà è che il solito meccanismo clientelare e corrotto della burocrazia e della politica (qui in Grecia funzionava tutto a base di mazzette) ha portato tragicamente a questa resa dei conti. Del resto anche noi conosciamo bene i privilegi di una burocrazia regionale dai trattamenti pensionistici fuori mercato e usa alla corruzione e alla concussione. L’economia è una scienza seria che non consente a nessuno di inventare la ricchezza. Ciò che ancora ci distanzia dalla Grecia è il diffuso tessuto imprenditoriale (soprattutto al centro-nord) che ci fa ancora vivere di rendita del boom economico dei decenni passati. Le banche hanno fatto i loro interessi e preso i loro rischi per questo questo piano di salvataggio, ma tecnicamente un default, a differenza dei Brady bonds sudamericani degli anni ’80 è sottoscritto dai creditori e non già dai debitori. La Grecia ci insegna cosa vuol dire votare una classe politica squalificata.

    3. Sì infatti, avevo premesso che si trattava di fantapolitica.
      Come fantarealtà è l’esigibilità di un debito pubblico di una nazione, qualunque essa sia.
      Superato un certo limite, qualsiasi debito diventa inesigibile e gli economisti lo sanno benissimo.
      Epperò tale debito si continua a calcolarlo, perché su quella fantasmagorica cifra qualcuno invece riesce a farsi pagare degli interessi, pur sapendo che nessun governo futuro riuscirà mai saldare il conto capitale, per quanto virtuoso esso possa essere. Anche tagliando tutti i servizi pubblici, le pensioni, tutto il welfare e fermando completamente la macchina burocratica… il debito sarebbe pressoché identico.
      Vi ricordate qualche anno fa, quando a qualcuno venne in mente di provare a convincere i paesi occidentali a smettere di considerare il debito dei paesi del terzo mondo, in modo da permettere loro di crescere?
      Beh, la situazione è identica per noi (i paesi mediterranei, più che altro). Qualsiasi sforzo (demagogico e di facciata) possa esser chiesto alla Grecia o anche a noi, quel paese (ed il nostro, ed il portogallo e la spagna) non riuscirà mai a ripianare il suo debito.
      Nel frattempo, nell’inutile tentativo di provarci, il sistema economico sociale della Grecia verrà smantellato. Tagli i dipendenti pubblici, le pensioni, i servizi. Alla fine non hai più una nazione occidentale, ma un paese del terzo mondo.

    4. Non capisco se attribuisci a responsabile diverso dal popolo greco (il fato?) tutto questo. Se si concorre, consapevolmente o meno, ad eleggere una classe politica corrotta nel miraggio di privilegi, assunzioni, scorciatoie, ecc. prima o poi il conto arriva: questo insegna l’esperienza greca.

    5. L’idea che tutta la responsabilità del default greco sia soltanto della classe politica greca, e quindi, per traslato, della loro insipienza nello scegliersi i giusti governanti, non mi convince proprio per niente.
      Non può essere semplicemente che un paese a diverso tasso di sviluppo rispetto al resto dell’Europa non poteva adottare la moneta unica per decreto? Una moneta unica in economie che non hanno meccanismi riequilibratori è insostenibile.
      Un surrogato della moneta unica è il tasso fisso. L’Argentina l’ha tenuto tale col dollaro per tre anni ed è caduta nel baratro.
      Viceversa con i cambi variabili o semifissi i meccanismi di svalutazione delle valute più deboli aiutano il mercato a trovare i loro equilibri.
      La Grecia è stata “aiutata” (sospetto mio per carità) a truccare i propri conti pubblici per entrare nell’euro in modo tale da portarla prima all’insolvenza e poi confiscare il paese. Lo stesso modello prima o poi arriverà anche qua.
      Poi, poniamo che la mia conspiracy theory sia campata in aria, a un certo punto un popolo può per generazioni pagare gli errori di una classe politica? Secondo me no. La Russia, dopo il crollo dell’URSS, con una serie di svalutazioni selvagge ha azzerato il debito. L’Islanda ha ricusato quello insostenibile delle proprie banche.
      Insomma, quando si è nelle mani degli usurai, non ci si fa prestare altro denaro per restituirne sempre più, ma si fanno fallire gli usurai.
      Chi vuole intendere intenda.
      In questo momento lei, Didonna, si sta facendo spero inconsapevolmente, ideologo a buon mercato della speculazione internazionale.
      L’unica soluzione per i problemi della Grecia consiste nell’uscita dall’eurosistema, ormai insostenibile se non al prezzo di rinunciare alla propria libertà e ad ogni forma di dignità. L’euro vale tanto? Credo di no.

    6. L’euro è stato un’opportunità per la Grecia come per l’Italia. Solo grazie all’euro si è potuto tornare a contrarre mutui per l’acquisto della casa a tassi quali quelli in vigore prima degli choc petroliferi dei primi anni settanta. La stagione della svalutazione facile non va rimpianta mentre il modello economico da imitare è quello tedesco, fatto di rigore e responsabilità senza inventarsi complotti “pluto-giudaico-massonici”. La Russia aveva un solo problema economico: il comunismo, capace solo di dispensare equamente povertà, ma con le risorse di cui dispone, pur attraverso un’economia di mercato da far west si è potuta facilmente risollevare. Diverso è il caso dell’Islanda dove le speculazioni sui derivati sono state fatte dalle banche che hanno anche assecondato una bolla immobiliare, ma parliamo di un Pase di poco più di 300.000 abitanti!!!!!! Che senso ha prenderlo a paragone?
      Mi meraviglio invece che nessuno parli del complotto citato nel post: l’utilizzo di 45 mln di fondi FAS per far campare la Gesip fino alle elezioni: fondi peraltro già assegnati alla Sicilia. Perché non parliamo di questo complotto e dei responsabili pure citati?

    7. Perché 45 milioni sono bruscolini. Spiccioli da posteggiatore, in un contesto macroeconomico come quello di cui amabilmente si discute.
      In un paese dove il presidente del consiglio fa inserire nella manovra economica del paese l’azzeramento della propria multa da 750 milioni, cosa vogliamo che siano 45 miseri milioni?
      Ma se torniamo in tema, mi spiace dire che da noi l’euro è stato un affare non per chi ha contratto i mutui bensì per chi ha venduto le case.
      Da un giorno all’altro, case che costavano 120 milioni sono passate a 120 mila euro, diventando inarrivabili per qualsiasi lavoratore dipendente (gli unici ai quali lo stipendio venne convertito al giusto tasso di cambio).
      Amici miei che hanno comprato casa nel 2000 con un mutuo di 110 milioni di lire, ora si ritrovano fra le mani un appartamento che ne vale oltre 300 mila. Ma di euro, però. Adesso un box auto costa 70mila euro, fatevi voi i conti…
      Tornando alla Grecia, prevedo che il paese sarà costretto ad uscire dall’euro, non essendo nemmeno per sbaglio simile alla Germania (per quel che riguarda industrializzazione ed infrastrutture, nonché tenore di vita). In Germania paghi molte tasse ma ottieni in cambio molti servizi. In Grecia no. 110 miliardi di euro sono un sacco di soldi, ma non basteranno a far ripartire l’economia del paese. Magari serviranno a non far collassare tutto di botto, ma se fossi un greco mi preparerei al peggio…

    8. E perchè negli altri Paesi interessati al changeover ci sono stati i controlli e da noi no? Per chi hanno votato gli interessati al cambio 1.000 lire = 1euro?

    9. Egregio Di Donna,come ben saprai, l’introduzione dell’Euro ebbe in Italia una peparazione ottima che si arenò proprio alla vigilia della sua entrata in vigore. Sin dal 1998 entrarono in funzione in ogni Provincia i Comitati Provinciali Euro (CEP), coordinati e presieduti dal Prefetto, ad essi partecipavano i rappresentanti delle varie associazioni di categorie industriali e commerciali, il Direttore della Banca d’Italia e degli altri più importanti Istituti dellla Provincia, della Camera di Commercio, Poste, Finanza ecc. Lo scopo era quello di preparare il passaggio, sensibilizzando – a cascata – la popolazione al cambiamento e di evitare fenomeni speculativi. Il CEP si riuniva in media una volta ogni due, tre mesi e l’interesse era massimo. Poi, proprio alla vigilia dell’introduzione, nel 2001, quando cioè l’attività dei CEP, in vista dell’imminente passaggio, si sarebbe dovuta intensificare, le convocazioni invece si diradarono. Era cambiato il Governo, ma ….è un dettaglio. Ma c’è di più: il periodo di change over, con coesistenza cioè di euro e lira ed esposizione dei prezzi nelle due valute, inizialmente previsto in sei mesi, venne ridotto a due mesi. Nè venne approntato, come pure era stato programmato, un Comitato di sorveglianza che avrebbe dovuto vigilare (ovviamente in maniera seria e non per figura) al fine di evitare gli effetti perversi che puntualmente si sono verificati.
      Nonostante tutto ciò, un’Italia senza Euro starebbe oggi molto peggio (al peggio non c’è mai fine) di come sta ora, con una inflazione a due cifre.
      E questa ultima considerazione ci riporta alla nostra palla di piombo, il debito pubblico, giunto al 120 per cento del PIL. Mastrich ci ammise a condizione che tendenzialmente il nostro Debito si sarebbe ridotto al 60%. Allora era al 121, il Governo Ciampi (ne avessimo altri uomini come lui, e non solo per le sue capacità economiche, ma per lo stile, l’onestà e la moralità !)e poi Prodi riuscirono a portarlo al 110, ma poi il trend si è invertito. Ma il nostro Debito, che ci costa 70 miliardi di euro all’anno di interessi, è frutto di anni dissennati, dove si dava tutto a tutti, dove il salario era “variabile indipendente” dalla produzione, dove si tirava avanti obbligando la Banca d’Italia a sottoscrivere per legge i titoli non sottoscritti dal pubblico ( prima del cosiddetto “divorzio”) e a finanziare il tesoro col c/c di tesoreria sino al 14% del Bilancio di previsione: una cifra enorme. In pratica si tirava avanti stampando moneta. Come uscire da questa spirale ? Ci vorrebbero decenni di sana Amministrazione e di sana politica: una chimera nell’Italia di oggi. I PIP di Palermo si inquadrano bene in questo scenario, ma il marcio non è solo a Palermo, non so per esempio quanto ci costano le multe per le quote latte leghiste. E non parliamo dei costi della Politica, quelli regolamentati ma anche quelli a umma a ummma (privilegi, appalti gonfiati, corruzione ecc.). Futuro nero, specialmente per i nostri figli e nipoti.

    10. Completamente d’accordo: per questo rimango convinto della necessità di un ricambio generazionale della classe dirigente funzionale all’adozione di misure utile a restituire alle giovani generazioni quel futuro rubato da coloro che, per motivi anagrafici, non vivono il futuro come il principale problema personale.

    11. Io non ho nessuna fiducia in nessun cambio generazionale… c’è troppo marciume e troppi interessi anche nei figli dei figli. L’Italia dovrebbe essere rasa al suolo, cosparsa di sale e ripopolata dai tedeschi. Loro si che la rimetterebbero in piedi

    12. Che l’Italia senza l’euro sarebbe stata “molto peggio” non è dimostrato, né dimostrabile. Peggio di così? Ne dubito.
      La politica deflazionistica della BCE sta radendo al suolo il nostro apparato produttivo. Questo è l’unico fatto che vedo. Il resto appartiene al mondo delle ipotesi.
      Secondo: Dire alla Grecia o al Sud Italia “Siate tedeschi” è semplicemente poco serio. Domani vado in Burundi a dire “siate americani”, e risolvo ogni problema.

    13. Il problema vero della Grecia è che da quando sono entrati nell’area euro hanno cominciato a far festa con un tenore di vita da tedeschi. Come è possibile che le taverne fino a poco tempo fa erano in estate stracolme di soli greci? nelle campagne e nell’edilizia lavorano solo albanesi e bulgari e non è che i locali siano andati a lavorare nell’industria … proprio come in sicilia

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