lunedì 20 nov
  • Rapporto Svimez: 29 mila palermitani via dal 2000 al 2009

    Il Rapporto Svimez presentato a Roma ha evidenziato una realtà di forte emigrazione dal Sud al Centro-Nord. Nel solo 2009 circa 109 mila abitanti, di cui 23700 siciliani, sono partiti. Dal 2000 al 2009 583 mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno di cui 29 mila palermitani.

    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “Rapporto Svimez: 29 mila palermitani via dal 2000 al 2009”

    1. Mi chiedo spesso perche’ nessuno si ribella contro questo status assurdo, dove restare in Sicilia significa convivere con criminalita’, pizzo, immondizia, incivilta’ e quanto altro.
      Beh, la risposta sembrerebbe complicata e da ricercare in ragioni storiche complesse, ma ogni tanto sospetto che potrebbe essere piu’ semplice di quel che si possa credere: lavorare in Sicilia significa essere beneficiario di una retribuzione dello stipendificio Siciliano o di qualche altro ente pubblico. Non esistono aziende, non esistono servizi, non esistono imprese.
      Ed ecco che in Sicilia i giovani scappano. E chi resta dunque? Una parte, che lotta, ci crede. E il resto degli abitanti, che e’ parte di questo sistema. Coloro i quali hanno il “posto fisso” grazie sicuramente a certi meccanismi ormai noti a tutti. E’ impossibile sbarazzarsi in questo sistema, perche’ e’ parte integrante della societa’. Chi lavora in Sicilia ne e’ parte integrante. E allora si capisce perche’ la gente vota sempre gli stessi: il pesce puzza della testa. Certe persone fanno comodo.
      Resistere, lottare e’ ammirevole. Ma in una regione che spende 1,7 miliardi di euro in stipendi, quanto cioe’ mezza italia, non vi e’ speranza di successo. E’ un sistema radicato fino alle profonde viscere di questa triste terra.
      Non esiste una mentalita’ imprenditoriale, non esistono iniziative che non siano inficiate da interessi mafiosi, e non ci sono negozi che siano esenti dal pizzo. E le aziende, i centri di ricerca nemmeno conoscono i nomi delle universita’ siciliane…

      Un emigrato.

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