martedì 22 ago
  • Forconi? No, grazie!

    Siamo davvero sicuri che abbassando il costo dei carburanti, stralciando tasse e contributi già maturati, consentendo di pescare in violazione delle norme UE, incamerando residue imposte ed accise sfuggite alla piena attuazione dello Statuto ecc. una Regione dall’economia drogata da decenni di assistenzialismo pubblico come la Sicilia imparerebbe finalmente a competere con le proprie capacità e risorse? Siamo onesti: no! Si tratterebbe solo dell’ennesima fuga in avanti rispetto al salutare riconoscimento di diffuse responsabilità sociali, culturali e soprattutto politiche.

    Coloro che oggi protestano, per età anagrafica e categorie di appartenenza, sono proprio coloro che in questi ultimi decenni hanno rappresentato la base elettorale di una classe politica, di centrodestra come di centrosinistra, incapace di immaginare uno sviluppo non di tipo parassitario. Ora i soldi facili sono finiti, i politici allargano le braccia, rimandano a Roma confermando il proprio ruolo di passacarte, di intermediari politici a basso valore aggiunto mentre si diffondono fantasiose riletture storiche che attribuiscono puntualmente ad altri ed altrove le responsabilità di un fallimento economico che umilia un orgoglio sicilianista, con tanto di triscele, degno di miglior causa.

    Eppure, i buoni esempi in Sicilia non mancano, ma i politici li temono perché preferiscono gestire il bisogno, mai il suo vero riscatto. Se davvero i siciliani fossero riscattati dal sottosviluppo in cui versano che bisogno avrebbero poi di questa classe di politici che li tiene in ostaggio con eterne e disattese promesse?

    Ci sono agricoltori e pescatori che hanno imparato ad unirsi per ottenere economie di scala, per promuovere commercialmente il prodotto, per trasformarlo, invece di pretendere di scaricare sulla collettività l’inefficienza economica di una eccessiva frammentazione produttiva: certo che poi il gasolio diventa un problema! Oppure, se davvero convinti che piccolo è bello, hanno investito nella qualità e anche nell’immagine dell’orto del contadino per venire a vendere direttamente in città, disintermediando la filiera distributiva o attraverso una moderna vetrina on-line con cui vendere prodotti a km. 0 e con la comodità del servizio a domicilio.

    La più antica testimonianza storica di produzione di pasta essiccata è siciliana, ad opera del geografo arabo Al Idrisi che nel 1154 riferiva al re normanno Ruggero II della produzione a Trabia (PA) di “vermicelli” esportati nei territori musulmani e cristiani: Marco Polo cui tradizionalmente si attribuisce l’importazione degli spaghetti, partì per la Cina solo un secolo dopo! Eppure, pur con un milione di ettari coltivati a grano, normalmente, di grande qualità, i coltivatori soffrono, i prezzi li dettano le navi cariche di grano proveniente da chissà dove e prodotto chissà come mentre non è mai sorta in Sicilia un’azienda come Barilla o Divella capace di creare valore attraverso la trasformazione. Con chi prendersela allora?

    (in collaborazione con il Fatto Quotidiano)

    Palermo, Sicilia
  • 22 commenti a “Forconi? No, grazie!”

    1. bravissimo!sintetizzi ed esprimi perfettamente quello che da giorni cerco di dire!linko subito sulla mia bacheca..

    2. Mi chiedo perchè il contributo pubblico debba essere considerato una droga. E soprattutto mi chiedo perchè questo debba essere considerato la causa della mancanza di competitività e di incapacità di promuovere le proprie ricchezze. A mio avviso, questo tipo di analisi è totalmente cieca, figlia di una visione dell’economia degli ultimi anni che pretende di creare qualità ed eccellenza dalle necessità imposte dalla spietatezza del Mercato. Io mi concentrerei maggiormente sulla mancanza di una progettualità, non solo della classe politica, ma anche e soprattutto di quella borghesia palermitana (quella si parassitaria e rozza)che nell’ultimo secolo ha saputo esprimere classi politiche mafiose e corrotte solo ed esclusivamente per il proprio interesse. Il degrado nel quale ci troviamo passa da queste dinamiche sociali e non dalle pretese dei pescatori o dei forconi, sulla pelle dei quali da anni si organizzano le fortune elettorali di certa gente.

    3. La spietatezza del mercato (cito) abitua a mantenere sulle proprie gambe i conti economici mentre l’aspettativa del fondo perduto e dei contributi crea un diverso modello economico assistito e perciò più debole. Sono decenni che si riversano enormi risorse pubbliche che si sono al massimo trasformate in case, seconde case e tenore di vita di “imprenditori” siciliani senza che sia sia dato luogo alla formazione di un vero e solido capitale imprenditoriale e industriale: forse è giunto il momento di tagliare questi costi pubblici, fare morire i parassiti e dar spazio ai migliori, indigeni o forestieri. È così in tutto il mondo e non ci sono più ragioni e scuse per continuare a sentirsi l’eccezione.

    4. Sembrerà strano a molti, ma stavolta condivido quanto scritto da Didonna.
      Potrei aggiungere, esagerare, aggravare, il concetto di parassitismo, ma oggi non ne ho voglia.
      PERO’… persino in un post tutto condivisibile Didonna deve per forza commettere “l’errore”, secondo me, di pubblicizzare una sua azienda privata, col benestare di Rosalio (?).
      Perché Giuliano? Stavi andando bene… 😀

    5. “Mi chiedo perchè il contributo pubblico debba essere considerato una droga.”

      Perchè il cielo è blu? Chi è John Galt?

    6. il contributo pubblico non è considerabile una droga se viene concesso ad una azienda una volta sola nell’intera vita dell’azienda, erogato in un momento di particolare necessità finanziaria.
      Se il contributo pubblico diventa requisito ricorrente per la sopravvivenza dell’azienda, se l’assenza del contributo pubblico diventa motivo di proteste e manifestazioni pubbliche, il contributo pubblico assume il carattere di elemento drogante del mercato.
      Ed un mercato con aziende drogate di frequenti contributi pubblici non è un mercato con una sana concorrenza, è un mercato malato.
      Anche un territorio in cui un amministrazione pubblica eroga servizi pubblici di igiene ambientale o di trasporto pubblico sempre con le stesse aziende da decenni è un territorio con un mercato malato. E lo stanno capendo i ministri di questo governo tecnico – Monti – che stanno operando in questi giorni con il varo di normative che permetteranno di aprire il mercato dei servizi pubblici essenziali anche alle aziende private attraverso la pubblicazione di bandi aperti a tutti i concorrenti privati.
      E’ quasi alla fine la saga dei frequenti contributi pubblici ad ampio raggio, come anche la gestione dei servizi pubblici da parte di società comunali senza il possesso di minime capacità manageriali. Forse potremmo dire per fortuna, lo scopriremo minimo fra 5 anni. Ma cambiamenti sono urgenti e non possono aspettare oltre.

    7. Bellissimo questo post, finalmente qualcuno che parla chiaro
      questo autonomismo mi puzza tanto di repubblica delle banane!
      Dove sono stati in questi anni questi signori che oggi chiedono una moneta popolare????????
      erano i primi a mandare avanti il sistema e a questuare piccoli favori e plebende…
      e oggi? si sono svegliati e hanno imparato a parlare di accise non incamerate…?
      ma mi faccino il piacere…come diceva qualcuno!
      andate a lavorare!!!!!!!!! ma per davvero però!

    8. e ci voleva un pò di respiro-.. grazie, DIdonna

    9. @Gigi, la società è linkata perchè rappresenta un modello di commercio a km. 0 che non ha eguali. Anche se fosse, fare pubblicità ad una iniziativa che ho aiutato a far decollare, ma di cui i ragazzi della Cooperativa Factotum detengono l’80% non mi sembra sbagliato: magari potrebbe esere emulata!

    10. Non vorrei apparire come il difensore del contributo pubblico ad oltranza. Volevo soltanto puntualizzare che accusare i pescatori e gli agricoltori di dipendere solo ed esclusivamente dal contributo pubblico non tiene in conto di responsabilità che probabilmente non sono soltanto loro. Ad ogni modo per onestà devo ammettere che non sono un estimatore del Mercato e della sua “liberalità” ma anche volendo accettarne la validità, di quale libera concorrenza stiamo parlando esattamente? Di quali regole certe? Di quale uguaglianza? Il “darwinismo” economico proposto nella sua tesi mi pare frutto di un’analisi che potrei definire eufemisticamente affrettata, forse avrebbe bisogno (la tesi, non lei) del supporto di una maggiore attenzione alla realtà siciliana e palermitana

    11. Il gasolio in agricoltura e nella pesca è stato sempre più basso: c’è stato un presidente di una banca siciliana che riforniva la sua barca in alto mare dai pescatori per risparmiare. E’ l’immagine del “futti, futti che Dio perdona a tutti” che non è più sostenibile. Poichè le forze sane interne alla Sicilia esistono soprattutto tra i ragazzi più motivati che hanno studiato e viaggiato, liberata dai parassiti e dalla burocrazia parassitaria, verrebbero pure gli investitori esteri. Vedo questo momento come un passaggio pieno di sacrifici, ma necessario: dopo staremo meglio.

    12. rimane il fatto che in ogni post di didonna si ravvede sempre un conflitto di interesse, perchè alla fine una sua mirabile intrapresa ce la infila sempre in mezzo.
      anche quando scrive post che potrebbero dare spunti (condivisibili o meno) di riflessione, spunta sempre una “cosa sua”.
      no grazie.

    13. @Stalker, guarda la questione da un altro punto di vista: “fare ciò che si dice e dire ciò che si pensa” non è forse il modo migliore per rendere più credibili le proprie idee? Credimi, delle attività per me più importanti non parlo in pubblico, parlo solo di quelle che hanno un senso, un valore pubblico come l’aiutare raggazzi a mettere su impresa. Ciò da’ fastidio solo a chi nella vita ha solo teorizzato molto e concluso poco che, mi auguro, non sia il tuo caso.

    14. Forse sono troppo pessimista io o poco realista lei. Ad ogni modo Le auguro mille giorni di ottimismo.

    15. Finalmente qualcuno che sintetizza autorevolmente le proteste di questi giorni.

    16. ma se uno ha fatto una cosa e quella cosa è buona che c’è di male a citarla?.
      anzi credo renda più credibile la persona, semmai io l’avrei specificato che era legata a lei, questo forse si. ma è una virgola nel discorso generale.

    17. Vi invito a rimanere in tema. Grazie.

    18. Mi rivolgo pubblicamente a Rosalio e ai suoi lettori, certo di non essere off-topic.
      Comprendo che il blog, nonostante i proclami di spin-off prossimi venturi, affronta un periodo di crisi (basti notare che la maggior parte degli autori non scrive da diversi mesi, e sarebbe interessante capire perché). La fame di contributi originali non dovrebbe però mortificare lo scrutinio redazionale, specie nei confronti di pagliacciate imbarazzanti come quelle che da mesi leggo a firma Didonna. Posso ben comprendere che all’autore che è anche imprenditore capiti, occasionalmente e a titolo argomentativo, di citare una propria attività o le proprie simpatie politiche; se questo avviene però costantemente e regolarmente, e seguita ad accadere nonostante le rimostranze degli utenti… beh, allora assume la forma di una vera e propria lesione dell’intelligenza del lettore (no, il “non paga” non è una giustificazione). Basta! Cacciatelo via!

    19. Fabio Vento quanto alla presunta “crisi” le statistiche del blog ti smentiscono, gli autori cambiano e se non scrivono avranno di meglio da fare (inoltre il turnover continua) e la tua richiesta è irricevibile. Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema. Saluti.

    20. Erg. Sig. Donato DIDONNA,

      e’ FACILE POSTARE delle belle analisi della situazione siciliana, quando si riesce ancora a VIVERE AGIATAMENTE. Perchè continuare a illuderci dell’avvento di una Barilla siciliana, e criticare coloro che,”vedendo allargare le braccia ai “nostri” politici”, hanno avuto il coraggio di manifestare? Invece di essere uniti e lottare, carpendo il momento, sappiamo solo fare del sano disfattismo. La Sicilia dovrebbe essere l’Egitto d’Europa. La Regione dalla quale iniziare a mandare a casa tutta la vecchia classe dirigente. Senza violenza.

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