mercoledì 26 nov
  • La Finanziaria regionale: ritardi, “buchi”, “valorizzazione”…

    Ci accingiamo a scrivere un articolo per Rosalio sulla manovra economica approvata qualche giorno fa dalla Regione siciliana. E lo facciamo con qualche perplessità. Da rilassati visitatori di questo sito, ci dispiace un po’ “azzannare” il cervello dei lettori che “passano” di qui per rilassarsi. Insomma, raccontare anche da queste pagine le “gesta” dei 90 “califfi” di Sala d’Ercole, la sede del parlamento dell’Isola, potrebbe apparire un po’ noioso. Proviamo a farlo nella speranza – tenue speranza – di non tediare troppo i lettori.
    Che dire di questa manovra economica? Che, in primo luogo, arriva con un ritardi di quattro mesi. Eh già, perché, a norma di legge, la Regione (ma anche lo Stato, i Comuni e le Province) dovrebbe approvare il proprio bilancio entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Nel caso del 2012 – cioè di quest’anno – il bilancio avrebbe dovuto essere approvato entro il 31 dicembre del 2011.

    I ritardi
    Perché questo ritardo? Perché la Regione siciliana non aveva in “cassa” i soldi per approvare il bilancio entro il 31 dicembre.
    Quando un’amministrazione pubblica ritarda nell’approvazione del bilancio va avanti con il cosiddetto esercizio provvisorio: ovvero amministra avendo a disposizione, ogni mese, un dodicesimo del bilancio dell’anno precedente. Così ha fatto la Regione siciliana per ben quattro mesi. Un periodo che – come ora vedremo – non è servito a nulla perché i soldi da Roma non sono arrivati lo stesso. Il governo regionale – retto dal presidente Raffaele Lombardo – ha solo fatto perdere quattro mesi di tempo alla Sicilia e a cinque milioni di siciliani, bloccando qualunque attività amministrativa diversa dall’ordinaria amministrazione.
    Dicevamo dei soldi non arrivati da Roma. Per l’appunto. Quest’anno la Regione siciliana ha approvato un bilancio con due “buchi”: il primo di 343 milioni di euro, il secondo di quasi 500 milioni di euro. Il primo è rimasto tale, il secondo è tale, ma è stato mitigato dal corso a una sorta di “paracadute” finanziario. Vediamo nel dettaglio questi due passaggi, i più sofferti del bilancio regionale.

    Il “buco” della sanità
    Primo “buco”: la sanità. Quest’anno, appello, mancano 343 milioni di euro per coprire le spese della sanità pubblica. I soldi per coprire questo ammanco arriveranno dal Fas, sigla che sta per Fondi per le aree sottoutilizzate. Si tratta di risorse finanziarie nazionali che dovrebbero servire per gli investimenti produttivi e non per la spesa corrente, anche sanitaria. Già il fatto di utilizzare i fondi per le infrastrutture per pagare la sanità la dice lunga sul sottosviluppo economico che ancora oggi pervade la Sicilia.
    L’autorizzazione a utilizzare le risorse Fas per pagare i 343 milioni di euro della sanità deve arrivare da Roma (leggere governo nazionale). Di fatto, allo stato attuale, l’autorizzazione non c’è. A rigore, il bilancio della Regione dovrebbe essere impugnato dal commissario dello Stato. L’ufficio del commissario dello Stato si occupa di verificare la costituzionalità delle leggi approvate dall’Assemblea regionale siciliana. E siccome non si possono approvare leggi senza copertura finanziaria, un bilancio che, al momento dell’approvazione, non mette nei capitoli della sanità (per altro settore centrale della vita pubblica) i soldi previsti, va “bocciato”.
    Domanda: il bilancio 2012 verrà impugnato? Secondo noi andrebbe impugnato. Solo che, l’anno scorso è avvenuta la stessa cosa e non è stato impugnato. Non ci chiedete perché questo non è avvenuto perché noi, che non siamo molto bravi, ci rifacciamo soltanto a quello che c’è scritto nei libri. Mentre chi amministra – e che verifica la costituzionalità delle leggi, oltre ai libri, utilizza la “fantasia” giuridica che noi non possediamo.
    Quest’anno, però, la “fantasia” giuridica della non-impugnativa dovrà comunque tenere conto di un ‘avvertimento’ lanciato nel novembre dello scorso anno dai vertici della Corte dei Conti. Che hanno detto a chiare lettere che non avrebbero accettato un bilancio senza la presenza “vera” dei soldi per pagare la sanità in ogni caso, se ne volete sapere di più, potete andare a leggere gli articoli sul bilancio scritti nei giorni scorsi da Link Sicilia).

    Il secondo “buco”
    Andiamo al secondo “buco”: quello di 480 milioni di euro. Quest’anno, a Sala d’Ercole, è andata in “onda” una sceneggiata che non si era mai vista in oltre sessant’anni di storia dell’Autonomia siciliana. Pensate: circa tre settimane fa, pronto accomodo, il governo e i 90 “califfi” di Sala d’Ercole (cioè i 90 parlamentari) avevano messo tra le entrare 480 milioni di euro che non si sarebbero mai “materializzati”. In pratica, entrate false. I lettori non si debbono impressionare, perché la pratica delle entrate fittizie è una costante a Sala d’Ercole. Quest’anno, però, la cifra era esagerata.
    Pensate: tre settimane fa il bilancio regionale era già stato approvato dal parlamento siciliano. Si attendeva solo il voto finale insieme con la finanziaria. A un certo punto sembra sia arrivato un diktat “informale” (da Roma? dagli uffici del commissario dello Stato?). Fatto sta che la manovra è stata ritirata. Per ricomparire in Aula all’inizio di questa settimana.
    Già sarebbe discutibile quello che è avvenuto in termini di regolamento. Mettendo da parte questo aspetto, ci dobbiamo chiedere: perché un bilancio già approvato è stato ritirato? Semplice: perché “qualcuno” ha imposto al parlamento siciliano di “trasformare” i 480 milioni di euro di entrare false in soldi veri. E siccome i 480 milioni di euro erano rigorosamente falsi appunto perché nelle ‘casse’ non c’erano, l’Assemblea regionale siciliana ha dovuto effettuare 480 milioni di euro di “tagli”. Come?
    Su questo fronte, in Aula (ma anche fuori), è successo di tutto e di più. All’inizio il governo avrebbe voluto penalizzare solo alcuni settori. Poi si è deciso di “spalmare” i tagli su tutti i capitoli di bilancio. Anche se, inevitabilmente, alcuni capitoli sono stati intaccati, altri “sfiorati” appena, mentre altri ancora sono stati risparmiati. La solita storia.
    Poi è stata la volta dei cosiddetti “accantonamenti negativi”. Restavano da “tagliare” 180-190 milioni di euro. Questi soldi, però, non sono stati tagliati. Sono stati individuati alcuni capitoli dai quali sono state “congelate” somme pari a 180-190 milioni di euro. Questi 180-190 milioni di euro dovrebbero entrare nella “casse” della Regione grazie alla “valorizzazione” dei beni immobili regionali.

    La “valorizzazione” dei beni immobili: una sceneggiata
    Qua si apre un altro capitolo-farsa della vita regionale. Quando abbiamo parlato di entrate false – i 480 milioni di euro – ci riferivamo, per l’appunto, alla “valorizzazione” dei beni immobili della Regione. Una storia che va avanti da anni. Perché da anni si parla di “valorizzare” i beni immobili regionali. E, infatti, da almeno sei anni, si iscrivono nel bilancio regionale entrate valere sulle “valorizzazioni” che non si materializzano mai.
    Anzi, se proprio la dobbiamo raccontare tutta, con la “valorizzazione” dei propri beni immobili la Regione ha fatto un cattivo affare (vedere gli articoli pubblicati anche sul questo blog e su Link Sicilia).
    In ogni caso, così ha promesso il governo regionale, quest’anno, nelle “casse” della Regione entreranno almeno 180-190 milioni di euro. Perché, a quanto pare, da oggi a dicembre verranno venduti alcuni immobili regionali fino per incassare 180-190 milioni. Per far questo la Regione dovrebbe sbaraccare quanto meno la partecipazione nella società che, fino ad oggi, ha gestito la “valorizzazione” del patrimonio immobiliare regionale: la Sicilia patrimonio immobiliare. Una decisione, questa, che è stata adottata dal governo proprio nel quadro dell’attuale manovra finanziaria.
    Al di là della dismissione della partecipazione in questa società, già l’annunciata vendita di alcuni beni immobili dovrebbe farci preoccupare. Perché se una Regione, per far quadrare il proprio bilancio, ogni anno, deve vendere i propri beni immobili, beh, siamo messi male. La “valorizzazione” del patrimonio immobiliare non dovrebbe consistere nella vendita. O quanto meno, non solo nella vendita.

    La legge omnibus
    Ci rendiamo conto che stiamo rubando troppo tempo ai nostri lettori. Solo che quest’anno la manovra di bilancio della Regione è stata complessa. Che dire di altro? Che quella approvata è il frutto di un accordo tra governo e parlamento. Con il coinvolgimento dei partiti di opposizione. Il risultato è quella che in termini tecnici viene definita una “legge omnibus”: ovvero una legge che contiene di tutto e di più. Infatti, a nostro avviso, molti articolo di questa legge verranno impugnati.
    Verrà impugnato, ad esempio, a nostro modesto avviso, l’articolo di questa legge che prevede i concorsi per i precari nei Comuni. Può esistere un concorso pubblico per precari? Secondo noi è una forzatura. Sono tanti, insomma, gli aspetti discutibili di questa manovra. E tanti i provvedimenti adottati.
    Segnaliamo, ad esempio, l’aumento dei canoni dei beni demaniali. La soppressione del dipartimento regionale delle Foreste. Il passaggio dei dipendenti della ex Fiera del Mediterraneo nella Resais, la società di “parcheggio” della Regione. Il blocco degli stipendi per le fasce basse dei dipendenti regionali. E qualche provvedimento in favore degli agricoltori.

    I “Forconi”
    Riguardo all’agricoltura, qualche giornale ha scritto che la manovra viene incontro al Movimento dei “Forconi”. Questo è vero in minima parte. I “Forconi” hanno chiesto che i prodotti agricoli che oggi arrivano in Sicilia dalla Cina, dall’Asia e dal Nord Africa vengano posti sotto controllo (anche sotto il profilo sanitario). Abbiamo fondati dubbi sul fatto che un servizio del genere possa essere assicurato dalla Regione. Certe scelte riguardano il contesto internazionale. È l’Unione Europea che ha deciso, proprio di recente, di regolarizzare le importazioni di prodotti agricoli dal Marocco. Che dovrebbe fare, la Regione, bloccare questo flusso? Il tema è un po’ più complesso, e riguarda la cosiddetta “tracciabilità” dei prodotti che non può esaurirsi n qualche battuta. Quanto alle richieste dei “Forconi”, delle due cose più importati non c’è traccia: la riduzione del costo del carburante e la questione delle cartelle esattoriali. Temi, questi, che sono nazionali e comunitari e non regionali.

    L’indennità degli assessori “tecnici”
    Segnaliamo,infine, due questioni, a nostro avviso importanti. La prima riguarda l’indennità degli assessori “tecnici”. Il presidente Lombardo ha composto una giunta di dodici assessori “tecnici”. Si tratta di dodici persone che non fanno parte dell’Assemblea regionale siciliana. A questi dodici assessori vene corrisposta un’indennità mensile di oltre 13 mila euro. A questa somma si arriva attraverso un accorpamento di più indennità.
    Il problema è che questo accorpamento di più indennità non è sostenuto da una legge regionale, ma da una semplice delibera di giunta. Quello che è avvenuto è semplicemente inverosimile, perché per impegnare somme così considerevoli occorre una legge. Ed è semplicemente incredibile che funzionari e dirigenti regionali non abbiamo mai fatto “caso” a questo particolare.
    In questa storia che va avanti da sette otto anni – e che non riguarda solo l’indennità dei dodici assessori regionali “tecnici”, ma almeno una decina di altri capitoli di bilancio – si sta cercando di mettere una pietra sopra con una “sanatoria” generalizzata contenuta proprio in questa manovra di bilancio. Se il commissario dello Stato dovesse impugnare questa “sanatoria”, in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale (sempre che la regione decida di ricorrervi), chi oggi ha intascato tutti questi soldi dovrebbe restituirli.

    Irfis-FinSicilia
    L’altra “operazione” si chiama Irfis-FinSicilia. In pratica, la Regione vorrebbe utilizzare ciò che rimane dell’Irfis (il glorioso Istituto di finanziamento alle industria siciliane che è stato privato del ramo d’azienda bancario) per dare vita a una sorta di banca o finanziaria con un finanziamento regionale pari a 800 milioni di euro. Il tutto proprio mentre la Banca per il Mezzogiorno diventa operativa in Sicilia con i soldi delle Poste. Per quale motivo la Regione dovrebbe bloccare 800 milioni di euro se le stesse cose le farla Banca del Sud?
    Noi, cari lettori, torneremo a sentori dopo che, su questa legge, si sarà pronunciato il commissario dello Stato.

    Ospiti
  • 3 commenti a “La Finanziaria regionale: ritardi, “buchi”, “valorizzazione”…”

    1. È molto importante quest’opera di informazione sui conti regionali e di riclassificazione dei dati per i non esperti. È come per il rendiconto dell’amministratore del condominio: puoi pure non leggerlo oleggerlo distrattamente, ma stai sicuro che dovrai pagare in un modo onell’altro la ripartizione dei costi.

    2. a questo punto c’è una sola soluzione in sicilia : quella finale!

    3. Caro ambrosetti la gestione della Regione siciliana col governo Lombardo, rasenta spesso il paradosso, il caos, l’assoluto personalismo, e l’assoluta mancanza di disegno.
      Tutto quello che hai detto non mi stupisce, ma mi fa incazzare quanto mai. LO stato di immobilismo regionale, da quando é stato eletto Lombardo rasenta l’assoluta drammaticità. Non mi spiego, né capacito, come si sia potuto eleggere una persona talmente incompetente e talmente priva di senso del ruolo sociale e di rappresentatività, a Presidente della regione. Ho un solo desiderio, che se ne vada,il prima possibile, limitando i danni della sua legislatura. Stendo un velo pietoso, sul suo compagno di merende, Russo. Ho ricordo di magistrati davvero diversi, rispetto a questa persona.

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