domenica 22 ott
  • Palermo dentro

    L’anno è il 1993. Il film Lezioni di piano. Quando Tony mi ha chiesto un contributo per festeggiare i 10 anni di vita del blog insieme agli altri componenti della nostra comunità, mi è venuta in mente quest’immagine: di me, ragazzino, insieme al mio amico Giulio, che studio la mappa degli autobus cittadini per trovare un modo di arrivare in autobus fino a Tommaso Natale. Ci sono posti in città che difficilmente entrano nella retorica cittadina, fatta di straordinari monumenti e indecorose rovine, pacchiane celebrazioni ed esclusivissime serate di gala, lutti neri come la pece e volontà di riscatto, macchine in doppia e tripla fila, munnizza a tinchité ma anche scenari da favola, bellezza e sublime. Nella retorica palermitana – dopo dieci anni di letture rosaliane, dovrebbe essere chiaro – c’è molta merda insieme a tantissimo sublime.

    Ma il posto di cui vorrei parlarvi, vi dicevo, con questa retorica spicciola c’entra poco, perché è un posto normale. Il cinema Aurora ha sempre messo film che nel novantanove per cento con Palermo non avevano nulla a che fare. Da quel primo appuntamento, ci ho visto in ordine sparso, Jarmush, Woody Allen, Rohmer, Noah Baumbach, Andersson e tanti altri registi fondamentali nella mia educazione cinematografica ma soprattutto ho conosciuto moltissimi film, piccoli e poco noti, mantenendo sempre la medesima disposizione d’animo: abbandonarmi alle storie, sperimentarmi nell’onesta attività di mettermi, seppure per un’ora e mezza, nei panni dei personaggi rappresentati. E ci vuol poco a intendere che quegli stessi panni, per un ragazzino di borgata come me alla scoperta del mondo, rappresentavano, a tutti gli effetti, i panni dell’altro.

    I film proiettati all’Aurora avevano e hanno una particolarità: per la maggior parte sono girati in giro per l’Europa, grazie al fatto che il cinema è affiliato al circuito Europa’s Cinema che promuove la distribuzione dei film europei più belli. Devo fare coming out e ammettere che il jingle di questo circuito che anticipa l’inizio dei film, ogni volta mi emoziona, mi mette il friccico di chi sta per assistere a qualcosa di unico e diverso dal solito. Ci sono poi mille altre cose che mi legano a questo posto. Intanto, gli amici. All’Aurora ci sono sempre andato con i miei migliori amici, con i quali abbiamo condiviso le medesime visioni e intavolato innumerevoli discussioni a margine, sul senso del film di turno. Ma a ben pensarci il dibattito non era obbligatorio: non sono state poche le volte in cui ci siamo separati, correndo in macchina subito dopo la fine del film, per poi riparlarne un’altra volta. Ancora è bello il fatto che si tratta di una sala dove guardare un film è sempre costato poco: l’indulgenza con cui alla cassa per anni hanno accettato la mia tesserina blu da studente mi è sempre sembrata un gesto di grande generosità in nome di un bene sicuramente superiore. Poi c’è il cineclub del lunedì e del martedì, con quel foglietto similciclostilato ad annunciarne le sorti che gira periodicamente fra le mani di ogni cinefilo cittadino. L’avvento di Internet non ha minimamente scalfito l’affezione che ognuno degli spettatori porta nei confronti di quel foglietto e io, nel mio piccolo, indefessamente continuo a chiederlo ogni volta in biglietteria. E, ancora, un’altra cosa che vale la pena di ricordare di questo cinema è che c’era (e c’è ancora) sempre la sala piena: un’insegna supervintage, una programmazione difficile, una location “arroccatissima”, per giunta scarsamente servita da autobus (io ci voglio andare in tram!), è riuscita nell’intento di attraversare trent’anni di vita della città (ma chi se ne frega della città, si tratta anche di trent’anni della mia vita!), resistendo allegramente alla crisi mondiale del cinema, nonostante sale ben più centrali e titolate abbiano ormai chiuso i battenti. Il cinema ha fatto quello che sarebbe stato tanto ovvio ma che pochi hanno fatto. Ha incessantemente selezionato film, costruito una comunità intorno a sé, un pubblico di spettatori curiosi della prossima uscita: se un film è in programmazione all’Aurora, si sa che, di sicuro, non sarà cattivo. Il tutto è potuto succedere, grazie a un approccio critico ma non intellettualistico, colto ma non apocalittico, cinefilo ma anche interessato al versante più genuinamente commerciale della vita di un film.

    L’Aurora è, così, diventato, per molti, un luogo speciale, facendo, però, una cosa normale, la più normale del mondo, proiettare film che parlano di altri luoghi, altri tempi, altre persone. Ecco perché mi fa piacere ricordare un posto come questo proprio adesso.
    Per il compleanno del nostro blog voglio ricordare a me stesso che una città è fatta soprattutto di ciò: di gente che, in città, parla di altro, facendo quotidianamente il proprio lavoro. Me ne devo ricordare la prossima volta che l’indignazione per la munnizza non prelevata, per i politici corrotti, le macchine in doppia fila sia sul punto avere la meglio su di me: non si può mai sapere che oltre quella strada sgarrupata, nonostante l’autobus sia in ritardo di mezz’ora e la smart ostruisca il passaggio del tram, dentro, la città ci sia ancora.

    Mi dicono che per questo genere di articoli bisogna mettere il disclaimer. Nonostante non sappia davvero che faccia possano avere i proprietari dell’Aurora, mi sentirei di dirgli grazie e alla prossima, da uno dei tanti.

    Palermo, Rosalio
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