giovedì 19 ott
  • L’emigrazione dall’Italia e da Palermo, la guerra è già cominciata

    Qualche giorno fa sono stati resi noti i risultati di una ricerca fatta da Idos e Confronti nel dossier statistico sull’immigrazione 2017. Non voglio occuparmi del problema dell’immigrazione in Italia, c’è già abbastanza gente che sta sproloquiando in merito, e lo fa sicuramente meglio di quanto non sarei in grado di fare io. Tra i paladini dell’accogliamoli tutti e quelli invece del bombardiamoli in mare! Fa una certa impressione poi scoprire che molti, tra gli stessi migranti, vedono questa Italia in crisi come una terra di passaggio. Perché dopo avere affrontato il mare e tutti i pericoli della traversata, accontentarsi di stare nel fanalino di coda dell’Europa sarebbe quasi da sciocchi.
    Ma l’emigrazione di massa da una nazione è sicuramente un segnale di crisi. Anzi è il peggior segnale di crisi che possa esistere. Pensate alle fughe dall’Italia nel dopo Unità, l’America e le Americhe specialmente dei meridionali. Con una seconda Italia, fatta di sangue e sacrifici, e a volte anche violenza, nata oltre oceano. E così quello che dice questa ricerca mi atterrisce.
    Nell’ultimo triennio il numero dei cittadini italiani emigrati all’estero si aggira attorno alle 250 mila unità annue! Avete capito bene, ogni anno abbandonano la nostra nazione qualcosa come la popolazione di città grandi come Venezia o Messina!! Nell’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero il numero dei nuovi registrati nel 2016 è di 225.663 unità! Siamo agli stessi numeri di emigrazione dell’immediato dopoguerra e della fine dell’Ottocento, quando però puzzavamo dalla fame e non esistevano gli smartphone e l’apericena! Ma rispetto a 130 o a 70 anni fa c’è una sostanziale differenza. Nel passato la percentuale degli emigrati era fortemente sbilanciata in base al livello di istruzione, con prevalenza di persone con livelli di studi inferiori. Tanto per fare un esempio, ai primi del Novecento gli emigranti diplomati o con laurea erano praticamente inesistenti. Mentre alla fine degli anni Novanta la metà degli emigrati avevano la licenza media, il 37% il diploma e poco più del 10% la laurea. Oggi, per parafrasare una famosa scena dell’insuperato “Non ci resta che piangere” e il titolo mi pare perfetto anche in questo caso, siamo a 33, 33 e 33! Perfettamente uguali le percentuali di disperati tra i vari livelli di studio. Laureato o “inafalbeto”, come si dice a Palermo, l’importante è andare via!
    Ma se questo vi dovesse avere impressionato c’è dell’altro. Ancora peggio, abbiate fede! Nel suo ultimo report l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici, con sede a Parigi ha dichiarato delle cose sconvolgenti. L’Italia è ottava nella graduatoria mondiale dei Paesi di provenienza di nuovi immigrati!! Detto in altre parole è l’8a nazione al mondo dalla quale la gente scappa! Prima di noi la Cina, ma ha oltre 20 volte il numero dei nostri abitanti; poi la Siria che è stata praticamente distrutta dalla follia dell’uomo, Romania e Polonia che vengono da una disastrosa dittatura comunista e una fase post comunista complessa, India (1 miliardo e 300 milioni di abitanti), Messico, che ha il doppio degli abitanti dell’Italia e poi noi! L’Italia, capite. Si scappa più dall’Italia che da qualsiasi altro paese africano!!!
    Ma andiamo un po ai fatti nostri. Palermo è tutta un’altra cosa, fortunatamente. Palermo è un villino, come cantava il buon Pino Marchese, prima di essere ritrovato dentro il cofano di una 127 a pochi passi dalla Cattedrale, nel lontano 1982 palermitano! Nel 2015 sono stati “appena” 13 mila i palermitani che hanno lasciato la città, in un anno come se scomparisse una città grande come Capo d’Orlando o Cefalù! Alcuni dei quali vanno al nord Italia, altri all’estero: in Germania, il 21,2% del totale di quelli che ha lasciato l’Italia. Poi il Regno Unito, con il 16,7%, la Francia, con l’11,7%, gli Stati Uniti, con l’8,1%. L’età media delle persone che hanno lasciato Palermo è  di circa 34 anni. Ma del resto cosa ci si può aspettare da una città che ha un tasso di disoccupazione giovanile che è superiore al 71%? E ben 107 mila disoccupati su una popolazione attiva di poco meno di 450 mila? Siamo la città e la regione messi peggio in Europa in quanto a lavoro. A volte, e ve lo dico con amara ironia, mi stupisco che ci sia ancora gente in questa città! Tantissimi miei amici non vivono più a Palermo, specialmente quelli più giovani.
    E per dare un tocco di speranza al vostro futuro vi dico che sempre secondo l’Istat tra 50 anni, in Sicilia resterà solo il 29% degli attuali residenti, prevalentemente gli anziani. Il futuro è roseo plumbeo!
    Come commentare questi dati? E’ evidente che la gente ha sempre più chiaro che la nave sta affondando e si tende ad abbandonarla. Soprattutto i giovani. Badiamo bene qui in Italia non si muore di fame come in certi paesi davvero poveri, ma si sta male. E soprattutto, per una nazione che era stata abituata anche all’opulenza il problema è che adesso la gente non vede più futuro. La speranza comincia a mancare. E la gente se ne va, i giovani se ne vanno.
    Impossibile negare le responsabilità politiche di chi ha gestito le nostre sorti negli ultimi decenni. Amministratori locali e nazionali parimenti responsabili. La crisi c’è stata per tutti, è vero, ma l’abilità della politica sarebbe dovuta essere quella di limitarne i danni. Non di alzare bandiera bianca e salutare chi va via! Una seria politica per il lavoro credo sia alla base di tutto, e deve impegnare tutti, al di la delle singole appartenenze politiche. Quindi sta al Nostro impegno adesso fermare questa emorragia, creando le condizioni perché la gente cominci di nuovo a vivere, e non più a sopravvivere in Italia e a Palermo.

    Palermo
  • 4 commenti a “L’emigrazione dall’Italia e da Palermo, la guerra è già cominciata”

    1. Se non sbaglio ora lei è consigliere comunale. Sono sicuro che lei e i suoi colleghi riuscirete ad invertire la tendenza.

    2. Faremo il possibile. Glielo assicuro!

    3. Dovremmo cominciare a fare a meno dell’Italia, nostra palla al piede.

    4. Se posso, i numeri dell’emigrazione dall’Italia sono fortemente sottostimati. Io sono andato a lavorare in Germania, dove mi offrirono una posizione, e nei circa 5 anni che sono stato là prima di avere un trasferimento interno in Italia, non mi sono mai iscritto all’AIRE. E come me oltre la metà degli Italiani che ho incontrato in Germania o in UE, per via della prossimità o comunque di una certa frequenza nel tornare “a casa”. Certo, storia diversa per chi si sposta oltre oceano o in Paesi remoti.
      Questo solo per dire che i numeri, se ricavati dalle anagrafi (AIRE e locali) non dicono la verità.

      Saluti.

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