Profilo e post di Daniele Billitteri

e-mail: dbillitteri@gds.it

Biografia: Daniele Billitteri è nato a Palermo nel 1951. Ha cominciato a lavorare come cronista al giornale L'Ora quando aveva 19 anni. Da oltre vent'anni lavora al Giornale di Sicilia

Ha vissuto sempre a Palermo dividendo il tempo tra il lavoro, la famiglia e la cucina, sua grande passione.

A Natale del 2003 ha narrato le vicende di un Homo panormitanus e ha venduto oltre ventimila copie. L'anno dopo Femina panormitana.

Daniele Billitteri

C’è caldo. Mi sento nudo con tutto questo spazio attorno che neanche vedo tanto è buio. Sento i rumori più strani. Uccelli che si lamentano, rumore di ali che sbattono l’aria, foglie mosse dal vento. Ho una paura della malora perché sono piccolo e i piccoli hanno sempre paura quando c’è troppo buio. E pensare che oggi pomeriggio ero felice perché non mi mancava niente. E i piccoli sono sempre felici quando non gli manca niente. Continua »

Precari

giu 10
03
20:21

Oggi migliaia di precari hanno protestato contro il governo regionale. La questione riguarda 22.500 persone per le quali, negata dal Commissario dello Stato la possibilità di derogare al Patto di Stabilità, viene cancellata la speranza di una stabilizzazione e quindi di un lavoro a tempo indeterminato. Si tratta di 22.500 siciliani di ogni specie e origine: laureati, ignoranti, giovanissimi, attempati, schietti, maritati, single e bamboccioni. Oggi si replica. I sindaci (tutti di area Pdl squadra Alfano/Schifani) fanno pressing su Lombardo: che parli con Tremonti e rimetta le cose a posto. Oggi sono scesi in piazza quelli del Movimento Giovani Lavoratori, autonomi e trasversali. E domani tocca ai confederali. I sindaci di cui sopra minacciano blocco di raffinerie, autostrade, traghetti. Lombardo promette una legge in settimana (!!) per sistemare tutti in un sol colpo “E poi se la vede Berlusconi”. Continua »

Il comune di Palermo, impiegando i fondi FAS (Fateli Arrivare Subito) dei contributi europei del POR (Poveri Ormai Riconosciuti), ha espropriato una vasta area di Pallavicino prospiciente la “Città dei Ragazzi”, la struttura adiacente alla Palazzina Cinese. Il terreno, secondo un progetto approvato dalla Giunta e da tutto il consiglio con i voti di tutti, è destinato ad ospitare una struttura che si chiamerà “La città della Terza Età, trallallero trallallà”. Un modo per addolcire un’intestazione che altrimenti sarebbe stata magari un po’ triste e malinconica attipo Viale del Tramonto. Continua »

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Ride il telefono

mag 10
29
20:59

Ho deciso: domenica prossima apro un banchetto a piazza Marina. Per vendere cosa? Musichette per i telefoni, che diamine! No, no: non le suonerie dei telefonini che quelle si scaricano dalla rete e c’è di ridere per le minchiate che si riescono a trovare. C’è perfino tutto il capitolo regionale con abbondanza di friscalettu e scacciapensieri oppure di voci simulate che gridano: «A ttia vuonnu!», oppure: «’U messaggiu arrivò». Tutta roba, temo, inventata dai polentoni perché noi non è conto che siamo così materiali, è giusto? Continua »

Ramko

gen 10
30
18:11

Ha la faccia che tace. La maglietta a strisce gli copre il busto da cardellino, i capelli biondissimi sono corti e finiscono a punta sulla fronte. Ha gli occhi di un azzurro così pallido da sembrare grigio perla. Occhi senza la luce di dentro che tutti i bimbi hanno mentre incontrano la magia di una nuvola che ne rincorre un’altra. Ma Ramko il cielo non lo guardava mai. Era nato in una “kampina”, la roulotte dei rom, in un accampamento vicino allo stadio, accanto a un parco bellissimo che chiamavano Favorita. Continua »

Reception

gen 10
29
10:24

Lo sentiva addosso mentre ansimava. Maria pensava che un buon lottatore vince perché respira mentre combatte e se prevale l’istinto poi finisce che manca il respiro, che il movimento va fuori controllo, smette di essere fluido, sapiente. Chi ha detto che la passione è solo istinto? Quale condivisione è garantita dall’istinto? Continua »

Volontario. Nessuno lo costringeva. In tutta coscienza decideva sempre da solo e finiva sempre a mezza sciarra con Sofia che magari avrebbe voluto averlo in casa con la figlia e il genero. Ma non c’era verso perché Salvo Scibilia era torto come un chiodo usato novantanove volte ma che era sempre buono per essere usato la centesima. Lui la pensava a modo suo. E il modo suo era una trazzera di mezza montagna dove non sono tutti quelli che si possono avventurare. Continua »

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Vicolo Culo di Sacco

gen 10
27
12:56

C’è una stradina dove non si può finire per caso. è piccola, come un semino nascosto in un labirinto. Non solo devi sapere dov’è ma pure l’esatto percorso che devi fare per arrivarci. Se no ti perdi. La stradina non ha un nome vero ma tutti quelli che la conoscono, la chiamano “Culo di Sacco”. Intanto perché non ha uscita. E poi è proprio buia. Ma sbaglia chi pensa che faccia paura. Anzi è vero il contrario. Continua »

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Volano come i corvi sui campi di grano agitati da un vento maligno ma io ci provo sempre a essere come uno spaventapasseri. Perché li vedo arrivare, li scovo dietro uno sguardo velato, al centro di una lacrima, nel solco di una ruga anche appena accennata. E dovranno vedersela con me che sono e mi sento il cacciatore dei cattivi pensieri. Continua »

Lavavetri

dic 09
07
14:23

Il Comune di Palermo ha assunto a tempo determinato 400 persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni da destinare all’attività di lavavetri delle auto in circolazione. L’assunzione è stata fatta per prelievo dalle liste del collocamento e nel rispetto di una delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale. Continua »

Ipocondria palermitana

nov 09
18
07:38

Arrivo al giornale sempre verso le tre. Col boccone in bocca, come diciamo da noi. Non si può dunque dire che sia proprio reattivo e vigile. Al contrario: sono preda dell’ossimoro che mi vuole a un tempo sonnolento e frettoloso. Così non mi accorgo del tipo che mi si avvicina mentre assicuro lo scooter con la catena. Continua »

La crociera

ott 09
17
21:44

Non se ne conosce il nome ma per certe storie questo non è un problema. Quindi chiamiamoli Antonio e Letizia, tanto per dire.
Che si sa di loro? Il poco ci racconta di una coppia di mezza età che vive in un comune del Centro Italia, né piccolo né grande. Antonio e Letizia hanno figli? Lavorano ancora? Sono in pensione? Chissà. Possiamo solo immaginare. Continua »

Tango!

ott 09
16
10:07

Quando ero bambino fui mandato a tradimento a imparare la tarantella. Io e mia sorella, con la morte nel cuore, ci consegnammo a un boia di quartiere in una casa a secondo piano di un palazzetto in una traversa di via Oreto a pochi passi dalla Mensa del Ferroviere, luogo che mi era senza dubbio più congeniale. Continua »

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La mia Baarìa

ott 09
15
16:04

Ho chiuso gli occhi quando mi ha sequestrato e portato lì in mezzo al mio passato. Ho chiuso gli occhi ma ho continuato a vedere i luoghi della genesi, la dove tutto è cominciato e io me ne andavo curioso con la vita in tasca. Ho chiuso gli occhi ma ho sentito i rumori, la musica, le voci come a un mercato arabo. “V’accatt’i dollari”. Continua »

Gli anniversari dovrebbero essere come un grande albero che ogni anno ha un ramo nuovo e si riempie di frutti che tutti possono mangiare. Se no è come la corona d’alloro messa sotto una lapide che si inaridisce in pochi giorni e non serve più neanche per fare un “canarino”. Trent’anni fa come oggi in via Di Blasi a Palermo la “prima pistola” di Cosa nostra Leoluca Bagarella sparava alle spalle a Giorgio Boris Giuliano, capo della squadra mobile. Continua »

Sono trascorsi 17 anni dalla strage di via D’Amelio e ieri ho letto sulle agenzie che i palermitani che hanno preso parte alle manifestazioni erano “pochissimi”. Oggi l’Italia intera si convincerà che questa è una città irredimibile, che a un palmo dal nostro culo può crollare il mondo. Una città dove le panelle si impastano col cinismo, dove il tira a campare è la bibbia, dove triste è il popolo che ha bisogno di eroi e che ci possiamo fare se questo Borsellino non si faceva i cazzi suoi.
Ora, con tutto il rispetto, io credo che questa sia una lettura superficiale della realtà, una di quelle letture “politicamente corrette” che finiscono col diventare l’intepretazione standard che scatta come un meccanismo automatico bene oliato. Continua »

Abbronzatura

lug 09
12
18:00

Lavorò di traforo a lungo. Scavò con grande cura le parole “ti amo” nella lamina di compensato, poi la legò al petto e si stese in riva al mare, in disparte, ogni giorno fino a quando il sole non scolpì quella frase sul suo petto lasciando attorno un rettangolo di pelle chiara. Parole di fuoco, parole che bruciavano, parole che spellavano, parole bronzee. Parole che solo l’inverno avrebbe cancellato. Ma per poco.

Formiche

lug 09
11
23:55

Portò le lenzuola bianche al fiume e le lavò a lungo. Poi le mise ad asciugare sui cespugli di lavanda perché si impregnassero di profumo. Si mise seduto e aspettò. Erano asciutte quando cominciò la processione delle formiche. Migliaia. È come se ognuna sapesse dove andare a fermarsi. Alla fine avevano composto una scritta: “Fai che questi teli non diventino un sudario. La felicità è fatta di cose piccole. Come noi”.

Diario di un narciso

lug 09
10
23:55

Quando la vita non ti gira le spalle. E nemmeno le palle. Quando la mattina fischietti, quando distingui il canto delle rondini da quello dei rondoni, quando sei contento di vedere venir su il basilico bello e grasso, quando strimpelli al piano e ti piace quello che senti, quando butti giù la pasta e poi ti lecchi i baffi, quando alla sera caschi dal sonno, allora stai scrivendo il diario di un narciso.

Castelli

lug 09
09
01:47

Aveva consumato nell’attesa anni procaci che aveva svuotato. Affacciato dai merli del suo munito castello aveva dato le spalle al mercato dove l’amore giocava coi gatti e i garzoni sbagliavano mele da addentare. Ma lui aspettava e ogni giorno gettava un bottone nel fossato scrutando confini incerti. Ma nulla accade quando non sai cosa stai aspettando e i bottoni già sovrastano il ponte levatoio.

Castelli (illustrazione di Giuseppe Lo Bocchiaro)

Il gioco delle tre carte

lug 09
08
03:23

Chiese di giocare, lo fecero sedere al tavolo. Distribuirono le carte e a lui toccarono una tigre, la spada e un grappolo d’uva. Giocò la spada e caddero le teste degli arroganti. La carta della tigre era una tigre di carta e non faceva gioco. Vinse col grappolo d’uva: strinse la carta tra le mani e versò il succo nel boccale della ragione. E tutti ne bevvero. Per lasciarla sveglia, al sicuro dai mostri.

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