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giovedì 18 lug

Archivio del 5 Dicembre 2005

  • Carissimo fratello Salvatore (n.1)

    Carissimo fratello Salvatore,
    non ci sentiamo da quando siete tornati a New York. Qui, caro fratello mio, sembra che siamo sempre a un punto. L’inverno è venuto a strasatto, fino a due giorni prima avevamo le magliettine e ora abbiamo i cappotti. Menze stagioni addio, caro fratello. Oggi all’anno c’è stata la neve a monte Cuccio per due mesi. Capaci che quest’anno di nuovo. Ma quando ti scrivo che siamo sempre a un punto non mi riferisco al tempo che quello uno si commogghia ed è fatta. Dice che Palermo è europea ma certo è che succedono cose che proprio uno dice: ma può essere mai che non ci fidiamo a essere un poco più migliori? Continua »

    Carissimo fratello Salvatore
  • Cominciare dalla “fine”

    Mi piace iniziare dalla fine, comincio a leggere i giornali dalle ultime pagine, ho iniziato rapporti d’amore e d’amicizia da litigate allucinanti, cha avrebbero diviso chiunque. È un po’ palermitano, forse, me l’hanno detto: “sei una litigante professionista”, mi hanno mandata in avanscoperta in discussioni e riappacificazioni, perché, quella del confronto concitato, pare sia una modalità sicula. La polemica, prima di diventare una categoria d’intrattenimento, mi divertiva un sacco.

    Palermo, si vocifera, “ha una sua vivacità intellettuale”, io non sono vivace, né tantomeno intellettuale. Si dice spesso, però, “un intellettuale curioso” o un “fine intellettuale” anche se mi piace meno l’aggettivo “fine” di raffinato, “fine” è una parola che fa una vita molto più ricca, pur avendo un riferimento troppo immediato allo spessore e ricordandomi le sottilette. A Palermo quando diciamo fine pensiamo subito a qualcuno che beve l’aperitivo tenendo alzato il mignolo. In realtà la “tipa fine”, o “il tipo fine,” è una tipologia palermitana che io conosco bene e frequento, è colui/lei che possiede quel minimo di soldi e conoscenze che le permettono di darsi delle arie e di muoversi con levità fra luoghi comuni e conoscenze.

    Due giorni fa girovagavo per un centro commerciale e nel mentre ho risposto al telefonino e il mio animo tragico mi ha portata a esclamare a voce alta «è la fine!», a quel punto una signora accanto a me ha rimarcato, «sì, è molto fine», riferendosi a un foulard imitazione di Hermès. Noi palermitani alla parola “fine” affianchiamo il sinonimo raffinatezza, più che l’idea del termine delle cose. Poi magari strilliamo e facciamo “a capelli” se qualcuno ci taglia la strada. Comunque Rosalio, ha un nome assurdo, ed è chiaro che non vuole passare inosservato, ma è un tipo molto fine.

    Palermo
  • “Questo futuro è per me”

    Questo futuro è per me

    A Palermo gli immigrati vivono a ridosso dei monumenti più rappresentativi della città, affollano i vecchi mercati del centro, e ridanno vita, abitandoci, a palazzi che una volta erano maestosi, ma che ora sono erosi dall’umidità e dall’incuria. Le botteghe degli Indiani hanno trasformato via Maqueda, quelle dei Cinesi via Lincoln e in mostra a Ballarò ci sono il platano e la tapioca accanto a broccoli e sparaceddi. Al Foro Italico, la domenica pomeriggio le comitive di adolescenti Tamil e Cingalesi passeggiano e fanno giochi di gruppo, parlando in siciliano stretto. Continua »

    Videoblog
  • Eccoci qua

    Eccoci qua. Rosalio finalmente on line. L’intenzione è quella di scrivere sulla vita culturale di Palermo in senso non convenzionale. Non aspettatevi nulla di preciso, si andrà da recensioni di mostre e/o iniziative culturali a pettegolezzi sull’ambiente, dalle polemiche sulle politiche culturali del territorio a interviste ad artisti, pittori, videomakers e tutto quello che può fare la brodaglia artistica di questa città. Il tutto con uno sguardo assolutamente di parte (la mia).

    Mi piacerebbe anche ospitare di tanto in tanto altre voci o pareri di gente che la cultura la fa, la discute, la confonde, la balbetta appena, la butta giù. Così, tanto per riempirvi la testa della confusione da bazar mediorientale che il mondo culturale palermitano riesce a dare ai suoi aficionados.

    Se dovessi dichiarare l’obiettivo (cui, in realtà, sto cercando di pensare in questo momento esatto) di una “rubrichetta” di siffatta natura, mi piacerebbe pensare che possa essere una lonely planet sulla cultura in città con qualche strada tracciata, consigli pratici su dove andare a nutrire il proprio intelletto, come vestire, quali medicine portare e cosa evitare assolutamente.
    Il resto, strada facendo.

    (E che Santo Rosalio ce la mandi buona)

    Rosalio
  • Totò Cuffaro e il modello McFly

    “La mafia fa schifo”. Difendiamo le nostre libertà. “La mafia fa schifo”. ...ma Totò Cuffaro mancu cugghiunìa!

    Con chi parla Totò Cuffaro quando dice che la mafia fa schifo? Al pescivendolo della Ballarò, all’avvocato di via Libertà, ai suoi assessori, alla Littizzetto, a chi?

    Ma soprattutto, qual è la proposta politica, la “reason why” che dovrebbe innestare un cambiamento nei comportamenti dell’opinione pubblica “sensibilizzata” dalla nuova campagna? Continua »

    Sicilia
  • Dal barbiere

    Il modo migliore per capire l’umore del tifoso rosanero è frequentare con assiduità il salone da barba. Prima, quando la squadra galleggiava (affogava?) in terza serie, si puntava decisamente sulle donne: «L’hai vista quella del condominio qui di fronte? Quando il marito va a lavorare…». E giù commenti che se lo sapesse la Prestigiacomo ci piangerebbe per un paio di settimane di fila. Si sfogliava avidamente “Cronaca Vera”, l’unica rivista di settore visto che la comprano solo i barbieri, e si commentavano culi e tette delle modelle di turno, ragazzotte di terz’ordine ma decisamente molto procaci. Poi, con l’arrivo di Zamparini, tutto è cambiato anche nell’ultimo paradiso del sesso parlato. Continua »

    Ghiaccioli...online!
  • Rosalio, a Palermo l’avvio!

    Rosalio è nato (come idea) in uno studio (che si pronuncia studiò e sarebbe una stanzetta per studentelli o stagisti) a Bruxelles ma non ha ereditato quasi niente del grigiore, della pioggia e dell’atmosfera burocratica della capitale d’Europa (che, però, ha altri pregi).

    Rosalio è rosso e giallo come la Sicilia, nasce in un giorno di sole a dicembre ed è irriverente già a partire dal nome (che la Santuzza c’aiuti!), oltre che veramente collaborativo. Noi autori siamo diversi e tanto e ciascuno porta la sua visione di Palermo. Ve ne accorgerete leggendoci.

    La campagna virale che abbiamo scelto per promuovere il blog senza dire che cos’era ha creato grande curiosità e non è stato facile mantenere il segreto finora. Anzi, credo che non ci siamo neanche riusciti! Ora, finalmente, sapete che cos’è Rosalio: è il blog di Palermo!

    Questo primo post è per augurarvi buona lettura e buon divertimento! :)

    Palermo, Rosalio
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