domenica 19 ago
  • La sezione aurea

    La sezione aurea

    Alla soglia dei 27 anni mi sono ormai rassegnato a convivere con tutta una serie di abitudini. Alcune piacevoli e altre che invece non hanno ragione d’esistere ma per qualche strano motivo mi ostino ad assecondarle.

    L’aver deciso di frequentare la facoltà di Architettura non mi ha decisamente aiutato, anzi. Piccoli accenni di nevrosi ora sono vere e proprie ossessioni, deficit che mi rendono un disadattato nella società contemporanea. Col tempo io mi sono adattato a questo mio nuovo status maniacale. Gli altri no.

    Qualche sera fa ero in centro con un amico, scegliamo un locale per un aperitivo e ci sediamo ad un tavolino in legno, 40×40 cm, decorato con geometrie varie. Si chiacchiera del più e del meno e poi lui decide di poggiare il telefono sul tavolo, violando tutte le regole della simmetria e della composizione. Cazzo, ma la sezione aurea la conosci? Allinea quel cellulare con la giuntura dei due listelli di legno prima che ti pesti a sangue con il bicchiere di rame del Moscow mule che stai bevendo. Ma no. Lo penso ma non lo dico. Guardo la persona negli occhi, annuisco, sorrido ma il tic al sopracciglio diventa evidente e allora comincio a picchiettare il tavolo con le dita. Il piede batte a terra andando a tempo con la mia frequenza cardiaca che in quel momento è pari a 432 battiti al minuti, praticamente sto scavando un tunnel nel pavimento che sbuca in Cina. Senza distogliere lo sguardo, senza smettere di annuire, senza smettere di sorridere, allungo la mano e tento di raddrizzare il cellulare. Vado a tentoni, maldestramente urto cose. Non ci riesco. Devo fare qualcosa per calmarmi e allora calcolo ad occhio la misura delle diagonali del tavolo, individuo il centro e posiziono lì il porta tovaglioli. Finalmente un po’ di pace.

    «Vi’, tutto bene?».
    «Ehm.. sì sì, certo. Continua».
    «Sicuro? Stai sudando!».
    «Sicuro».
    «Ma non sembra».
    «Sto bene, continua a raccontare. Il tuo gatto ha le emorroidi, com’è finita?».
    «Ok. Dicevo».

    Arrivano le noccioline e il cameriere le posa lì, non curante della disposizione semianulare creata con la ciotola delle patatine, il mio cellulare e il bicchiere di birra centrato su un tovagliolo rettangolare ripiegato appositamente per farlo diventare quadrato. Ma io vi licenzierei in tronco. Tutti quanti. Ma chi è che vi fa i colloqui? Cosa vi insegnano durante la settimana di prova? Vi mancano proprio le basi. Anche questa volta non dico niente. Sorrido e ringrazio. Ora però entrambi i piedi battono a terra tipo Toro Seduto che invoca la pioggia.

    «…e quindi devo sverminarlo almeno una volta a settimana. No Vì, me lo dici che hai? Hai un’enorme vena che pulsa sulla tempia, sei paonazzo e a furia di grattarti il dorso della mano ti si vede l’osso. Dimmi che hai!».
    «Non posso».
    «Ma che significa? Ho detto qualcosa che non dovevo dire?».
    «No, macché. Starei ore a sentire parlare dell’ano del tuo gatto».
    «E allora che c’è?».
    «Ok, non giudicarmi però».
    «Ma scherzi? Dimmi!».

    Mi alzo e mi sbraccio.

    Prendo il telefono e lo raddrizzo e sposto la ciotola delle noccioline e disegno una spirale perfetta e ruoto il tavolo che ora è in linea con la fuga dei mattoni e ripiego il suo tovagliolo sottobicchiere e ne faccio un quadrato e rivolgo la cannuccia del suo bicchiere verso l’esterno e giro il manico verso l’interno. Mi siedo, mi accendo una sigaretta e

    «Aaaaaaaaaa finalmente! Cazzo! Sììì che meraviglia. Tutto ora è come dovrebbe essere. Aaaaaaa sììììì ancoooora, di più!».

    «Dicevamo?».
    «No no, ho finito. CAMERIERE IL CONTO. SUBITO!».

    Palermo
  • 2 commenti a “La sezione aurea”

    1. Bellissimo!!!

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