giovedì 18 ott
  • Palazzo Ajutamicristo

    Ajutamicristo, il palazzo dove soggiornò l’Imperatore Carlo V

    Dopo un acquazzone mi ritrovo, sempre a Palermo, in via Garibaldi, davanti al palazzo Ajutamicristo, una sontuosa dimora nobiliare di grandi dimensioni voluta dal ricco mercante e banchiere Guglielmo Ajutamicristo, progettata e costruita (per una prima parte) dal famoso architetto Matteo Carnalivari, e poi dal suo collaboratore Niccolò Grisafi, dal 1496 al 1501. Il portale, progettato da quest’ultimo, in pietra intagliata, con grande arco ribassato da modanature, è sormontato al centro da un rombo con lo stemma del proprietario. Nella facciata vi sono tre ordini di balconi, in sostituzione delle originarie finestre monofore, sostenuti da mensoloni in pietra di ispirazione barocca. Le opere di intaglio lapideo sono di Juan Casada, Nicolò Di Galizia, e Antioco De Cara, maestri majorchini. Di gran fattura è il portico interno a doppio loggiato sovrapposto con il primo ordine di archi ribassati con elementi aggettanti, mentre al secondo troviamo archi ogivali con modanature concentriche e colonnine di marmo contrassegnate ai capitelli dalle armi di Guglielmo Ajutamicristo.

    Nell’atrio, dove crescono invadenti alberi di banane, due addette di Manifesta 12 (Palermo è Capitale italiana della cultura 2018) mi dicono che l’interno del palazzo non è visitabile perché appartiene per metà alla famiglia dei baroni Calefati di Canalotti e per l’altra alla Regione Siciliana; sono visibili invece il museo lapideo e quello delle carrozze. Poco male per me: nel 2003 il mio amico Giacomo Teresi fu invitato al palazzo dal barone Calefati per una rimpatriata da vecchi compagni di scuola; volle che lo accompagnassi. Così conobbi i magnifici interni della parte Calefati, tra cui il maestoso salone da ballo col soffitto affrescato da Giuseppe Crestadoro e il salone d’onore con la scena allegorica raffigurante “la gloria del Principe virtuoso”. I Calefati conservano con grande cura le decorazioni, gli arredamenti d’epoca e i pavimenti con scene mitologiche.

    Dietro il palazzo si estende uno splendido giardino conosciuto come “La flora di Caltanissetta”, ampliato nella seconda metà del XVIII da don Giovanni Aloisio Moncada, Principe di Paternò (i Moncada erano succeduti agli Ajutamicristo nel 1588; gli stessi Moncada nell’Ottocento vendettero il Palazzo alle famiglie Calefati e Tasca; infine i Tasca cedettero la loro metà alla Regione Sicilia che vi trasferirà a breve la Sovrintendenza ai beni culturali). Questo Palazzo, per secoli considerato il più bello della città, ha ospitato grandi personaggi, tra cui la regina Giovanna di Napoli, il re di Tunisi Muley Hassan, l’imperatore Carlo V e don Juan d’Austria.

    Dal secondo portone mi immetto nel settore museale del palazzo. Nelle sale ben curate ammiro una serie di sculture lapidee di grande valore. Nella prima sala una testa di figura allegorica femminile (Concordia e Pace) di Ignazio Marabitti; nelle altre una lastra sepolcrale di badessa benedettina, una lapide marmorea con figura femminile dormiente, il busto del pittore Pietro Speciale, il busto dell’Imperatore Carlo V con corona d’alloro, una fontana ottagonale con stemma della famiglia Boga, il monumento del giureconsulto Carlo Di Napoli, opera di Ignazio Marabitti, la statua della Madonna di Guadalupe, stele funerarie di marmo di Giambattista Mellerio e di Elisabetta Mellerio ad opera di Antonio Canova (si nota il gusto di questi per le molli dolcezze delle espressioni e per l’idealizzazione della figura muliebre dolente; in particolare vi si raffigurano in una stele una donna col capo reclinato che cinge col braccio sinistro un’urna funeraria, nell’altra una donna abbraccia il busto della defunta posto su una colonna, in basso a sinistra un genietto alato); il busto di Giovanni Meli, infine un’aquila con serpe.

    Al fianco del museo una affascinante collezione di carrozze: coupé, diversi landau, vis-à-vis, calessino, duc, mylord, vagonetto da caccia, carro.

    Palazzo Ajutamicristo

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    Palermo
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