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domenica 15 dic
  • Care Sardine, vi scrivo

    Care Sardine, vi scrivo

    Ho seguito con attenzione e curiosità le vostre iniziative nel corso di questi giorni, ho cercato di studiarvi, ho provato a capirvi, ma mi permetto di criticarvi perché credo ci sia un errore di fondo. Una sorta di peccato originale, del quale ahivoi, non sarà possibile liberarvi. Per chi crede nella Politica con la P maiuscola, quella che parla ai cuori e li emoziona, nella Politica della proposta e non della protesta fine a se stessa, la Piazza è sacra.

    Appartengo ad una cultura politica che crede nella Piazza, quando è per qualcosa e non contro qualcuno. Una cultura che al populismo preferisce il popolo, che ai massimi sistemi preferisce il pragmatismo, che all’odio e ai cori contro qualcuno, preferisce la speranza. Appartengo ad una comunità che crede fortemente nel rispetto di tutte le culture, ma a partire dalla nostra, senza alcuna subalternità.

    Ho visto volti e occhi pieni di sogni, ho visto gente che credeva nella purezza di un momento di libertà di espressione, ai quali però si contrapponevano zavorre delle quali difficilmente riuscirete a liberarvi. Ai cuori liberi e rivoluzionari faceva da contrappeso il fardello di dubbi personaggi politici, pronti ad indossare i panni di sardine per rifarsi una verginità, salvo essere consapevolmente pescatori di frodo.

    Nutro assoluto rispetto per le Piazze, per tutte le Piazze, a prescindere dai colori, dagli ideali, dalle bandiere. Quando sono mosse dalla purezza dei sentimenti, sono sempre un elemento di vivacità della democrazia.

    Ma una Piazza che urla e che canta, non può farlo per azzittirne un’altra. Una Piazza che rivendica ideali, non può ritenere i propri più giusti e al di sopra di tutti, sul piano morale e culturale.

    In queste ore i giudizi su di voi sono contrastanti, alcuni pensano siate un fuoco di paglia, una versione aggiornata dei girotondini. Per altri siete una speranza, per altri ancora un problema.

    Mi rivolgo a voi, ai giovani armati di megafono e sardine, mettiamo da parte, mettiamo al bando pregiudizi e slogan, sediamoci attorno ad un tavolo. Confrontiamoci, ragioniamo insieme, dibattiamo anche con forza, arricchiamoci a vicenda. Prendere in mano i destini di una generazione, risvegliare le coscienze, significa anche questo.

    Dimostrate di volere qualcosa, di non essere burattini da manovrare, di voler rompere gli schemi, di vedere la politica quale incontro e sintesi di idee e non scontro sterile di proclami. Dimostrate di voler lavorare fuori dagli schemi, per qualcosa e non contro qualcuno.

    Ho trent’anni come molti di voi, cerco di far tesoro degli errori del passato, vivo con entusiasmo il presente, tento di costruire un futuro migliore. Che siate sardine o pinguini, non saranno urla e contrapposizioni a farci crescere.

    A voi questo invito sincero, con la speranza che possiate liberarvi da squali e pescatori. Gli stessi che in tante, troppe foto, ho visto al vostro fianco o che dalle loro stanze credono di poter manipolare il sentimento di un gruppo di persone. Sentimento che se solo fosse sincero, non esiterebbe un attimo ad accogliere positivamente questo invito.

    «Il pescatore confida più nell’ingordigia che nell’intelligenza del pesce».

    Riusciranno gli eventi a sconfessare la saggezza di un proverbio?

    Palermo
  • Un commento a “Care Sardine, vi scrivo”

    1. Caro Domenico,
      il pesce, ancora più i BANCHI di pesce, conoscono soltanto l’ingordigia, che diventa un istinto di massa. Gli ideali, come ho più volte ripetuto, sono ciò che di peggio ci possa essere, ben diversi dalle IDEE. Gli ideali sono lo spettro della tirannide, mostro che serpeggia silenzioso e che irretisce tante teste ahimè vuote. Giustamente noti, come me, che non è una manifestazione di piazza genuina, assurdo che i rappresentanti stessi definiscano questo pseudo movimento “APARTITICO”, quando è più che palese l’intento (assolutamente ANTIDEMOCRATICO) di zittire e IMPEDIRE qualsiasi altra espressione che sia DIVERSA dalla loro. Questo è il paradosso allucinante di coloro i quali credono di professare e applicare la democrazia. Ancor più grottesco è il fatto che si protesta contro un esponente politico ben definito che non è neanche al governo. Ridicolo.
      Non posso che ripetere fino alla nausea che questa in particolare, in cui viviamo, è l’età della più assoluta INCONSISTENZA.

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