giovedì 17 gen
  • Lettera al sindaco Orlando, da parte di un giovane palermitano deluso

    Caro “sindaco” Orlando, sì metto sindaco tra virgolette e non caro, perché in fondo ormai, sei quasi uno di famiglia ma il sindaco invece non lo fai da tempo.

    Chissà in quanti, nel corso della tua lunghissima carriera politica, ti avranno etichettato come cornuto. Tanti, tantissimi. In fondo il palermitano lo conosciamo: un giorno ti ama, il giorno dopo ti odia.

    Ma forse, i veri cornuti siamo noi palermitani: ammaliati, affascinati e poi, troppo facilmente, traditi e abbandonati.

    Amministrare questa città, coacervo di bellezze, sogni, speranze, problemi e particolarità, non è certo facile. Chissà quante volte avrai pensato: «Ma chi me l’ha fatto fare?» ne sono certo. Ma il punto caro “sindaco” è un altro: da quanto hai smesso di amministrare questa città?

    Non c’è gesto d’amore più grande, per una città come la nostra, che quello di governarla, con la certezza di poter sbagliare, ma con la consapevolezza di provare a fare qualcosa.

    Da sempre, califfo o imperatore della nostra città, hai combattuto contro tutto e tutti per restare a galla. Hai sempre avuto l’indiscussa capacità di uscire dall’angolo in cui ti eri cacciato, con un coup de théâtre, degno dei migliori registi. E anche questa volta non hai perso l’occasione. Una Palermo che sprofonda sotto il peso dei suoi problemi, storici, ben noti, ma ancora lì a dannare l’anima di una città bella e disgraziata.

    Certo, dirai, la colpa è degli altri, di chi ti ha preceduto. Ormai ci siamo abituati, come per la vicenda dei rifiuti, quando volevi convincerci che la colpa fosse di Cammarata. Anche lui, “sindaco” di nome ma non di fatto, soprattutto nel suo secondo mandato. Ma non potrai di certo dimenticare che hai fatto il sindaco per 20 anni, e lo fai dal 1985. Beh, noi di certo non lo dimentichiamo.

    Sai, mi sarei quasi convinto della sincerità della tua battaglia, se solo ti avessi visto così attivo, guerreggiare con i più alti poteri dello stato, non soltanto quando si tratta di accogliere ma anche di fronte alla necessità di frenare chi va via, e lo fa per necessità.

    Ti ho visto in prima fila accogliere chi scappava alla ricerca di un futuro migliore, non ti ho mai sentito spendere una parola per chi scappava e scappa, da questa città, anche loro alla ricerca di un futuro migliore.

    Che differenza c’è tra noi e loro? Nessuna, questo ce lo insegni tu.

    Ma caro “sindaco” se è vero, come è vero, che chi arriva a Palermo non è un migrante ma un palermitano, è altrettanto vero che oggi tanti, troppi palermitani, sono diventati migranti.

    Migliaia di giovani migranti, dall’accento siciliano, animati dalla stessa voglia di riscatto e dalla stessa speranza di chi dall’Africa arriva qui. Tanti giovani, ai quali, sarebbe servita una levata di scudi, uno scatto d’orgoglio, una disobbedienza civile per sentirsi meno soli, per sentirsi un po’ più palermitani. Ma in fondo, anche tu, come molti altri, sei colpevole di tutto questo. Docente universitario, sindaco, deputato, eurodeputato, sì caro Luca avresti potuto e dovuto fare di più.

    Troppo facile, troppo comodo adesso ergersi a paladino di chi, sogna e spera, conosce solo il presente e non il passato. Se solo avessi fatto il sindaco, se solo avessi amministrato, se solo avessi fatto quanto in tuo potere per non fare morire questa città, io ti avrei creduto, avrei creduto alla sincerità della tua battaglia.

    È razzista dire che avresti dovuto dare e fare di più per Palermo?

    È razzista criticare ragioni e modalità di una, a mio avviso, trovata politico-pubblicitaria?

    È razzista ricordarti che tanti fratelli migranti, sono figli di questa terra?

    Chissà cosa penserai, quando e se leggerai queste mie poche righe. Forse mi etichetterai come un leghista, o peggio razzista, io mi definisco realista. I migranti, coloro che fuggono da fame e guerre, sono anche miei fratelli. C’è un problema immigrazione che va affrontato insieme con gli altri paesi europei. Ma le tue sono solo sceneggiate, e come tali, buone solo a darti visibilità.

    Non voglio entrare nel merito della vicenda, perché troppo articolata per essere affrontata in poche righe e troppo delicata, per far di tutta l’erba un “fascio” come troppo spesso accade, ma una cosa è certa: se solo il sindaco lo avessi fatto, avresti avuto al tuo fianco tutti i palermitani.

    Oggi invece a me, a noi giovani, a noi palermitani, tutto questo sembra l’ennesimo coup de théâtre.

    Ma non temere, sarà l’ultimo. Il sipario cala sempre per tutti.

    Un giovane palermitano deluso.

    Palermo
  • 10 commenti a “Lettera al sindaco Orlando, da parte di un giovane palermitano deluso”

    1. Quanta amara verità. Amara come il fiele. Non si può che condividere ogni minima parola, versando lagrime.

    2. Ah vabbè…
      Uno che a breve farà campagna con slogan tipo “I Palermitani prima”, se non fosse che è già stato sfruttato (senza successo) da Ferrandelli.
      Ma quando mai i fascisti hanno portato bene a quest’Isola? Sempre ammanicati coi mafiosi e continuano a sputare su chiunque qualcosa ha fatto.
      Comunque l’estensore si scorda che i sindaci più esposti in questa querelle (chiamiamola così) con il Ministro degli Interni (ovvero Salvini ovvero Mr Pitrusino ovvero CampagnaElettoralePerenne) non sono ricandidabili, essendo già a fine mandato, quindi non si capiscono i fini elettorali qui menzionati.

      Mah.

    3. E’ davvero così difficile capire che Orlando, in qualità di Sindaco, non è in alcun modo responsabile del fenomeno migratorio che ha coinvolto molti giovani palermitani (me compreso)? Non lo sarebbe lui, come non lo sarebbe nessun Sindaco. Neanche Superman, con il bilancio e le prerogative di un Sindaco, avrebbe potuto evitare quello che è successo negli ultimi 10 anni.
      E’ invece totalmente nelle sue prerogative la gestione dei flussi migratori verso la città. Specie quando si parla di registri anagrafici, che sono al centro dello scontro di questi giorni. Semplicemente fa le battaglie che può fare.
      Questo al netto del giudizio complessivo sull’amministrazione sul quale, da emigrato, mi astengo.

    4. Daniele, concordo con te.
      Aggiungo che, da emigrato di lunga data (dopo la laurea, nel 1998), e avendo vissuto in varie città in Nord Italia e estero (Francia e Germania), ho dei metri di paragone. I problemi che le città italiane, tutte, sono chiamate ad affrontare sono enormi.
      Ho la fortuna di poter lavorare alcuni mesi all’anno da casa dei miei a Palermo, abitando a Roma normalmente, e ti dico che la qualità della vita, per quello che serve a me, è incredibilmente migliorata rispetto a 20 anni fa e infinitamente rispetto a certi momenti della storia cittadina.
      Ma il palermitano medio, a comando del bastone di ogni potenziale capopopolo, abbaia, ammatula. Solo quando gli è comandato però. In situazione normale, cala la testa e sta muto.
      Dell’immodizie, toccherebbe lamentarsi sempre. Io lo faccio ogni volta che vengo a PA. Mando le foto, le segnalazioni tramite il sito/email della RAP, e incredibilmente rispondono e agiscono. Immancabilmente il giorno dopo lo stesso punto è pieno di divani, elettrodomestici e munnizza di ogni genere: è colpa della RAP o del sindaco? Ovviamente no, da quel momento è responsabilità del palermitano successivo che riempirà quel marciapiede-sottopasso-giardino-etc. di nuovo.
      Ritengo che la strategia di Orlando, sull’immigrazione, sia una delle più efficaci finora attuate e non solo in città italiane.
      La pace/integrazione che vedo a Palermo, fra cittadini e stranieri è impensabile altrove. Salvini, da pessimo milanese belligerante qual è, sta cercando di scardinare quanto più possibile questo meccanismo. D’altronde mica ci vive lui al confine dell’Impero, dove la pressione migratoria è maggiore e tangibile. Perciò quello che cerca è questo, il conflitto tra poveri (perché i palermitani sono spesso poveri tanto quanto gli immigrati), rompere quella pace sociale e finalmente inasprire le sue leggi fasciste e autoritaristiche. Per fare questo gli serve il caos, per esempio buttando per strada tutti quegli immigrati che normalmente sono “collocati”. Questo molti sindaci, di ogni colore, lo sanno, e reagiscono e sono convinto della buona fede.
      Certa gente al Governo vedrebbe come manna dal cielo un attentato terroristico stile islam, maniera Cannes, Bataclan, Berlino etc.. Ma questi, nonostante la Sicilia (e non solo) ospiti ed integri magrebini, singalesi, bengalesi, africani neri, da generazioni, non è mai capitato, con tutto di legge Bossi-Fini e propaganda razzista.
      Come mai? Forse perché certi sindaci hanno agito localmente per mitigare il conflitto, e questo a certi non può andare bene. Gli rovina la campagna elettoral-publicitaria.

    5. Concordo in parte sulla delusione di Sindaco come amministratore della città. Delusione per non aver saputo dare dopo anni di sindacatura una risposta a problemi cronici della città.
      Capisco la delusione sull’incapacità a dare una risposta alla speranza di crearsi un avvenire in questa città senza dovere emigrare. Ma questo è solo in piccola parte addebitabile al Sindaco di una città. La mancanza di programmazione economica e industriale per fare decollare il lavoro in una regione è da addebitare soprattutto all’incapacita voluta o meno della politica regionale. Una programmazione concreta, corretta, si fa sul medio lungo periodo e deve coinvolgere tutto il territorio regionale, individuando settori per ogni ambiente. Curando l’esistente e migliorandolo. Tutte cose in cui tutti i governi regionali di qualunque parte politica hanno deluso.
      Agricoltura, turismo, artigianato, piccola industria, produzione energetica da fonti rinnovabili sono tutti settori in cui, grazie anche all’autonomia di cui gode, la Sicilia avrebbe potuto eccellere dando lavoro ai suoi figli senza bisogno di emigrare.
      Non è stato così da sempre.
      L’autonomia è stata l’occasione per fare crescere più il malaffare che il benessere del popolo siciliano.
      In questo Orlando ha poca parte di colpa. Ha colpa del caos amministrativo in cui versa il comune per quanto riguarda servizi essenziali.

    6. Sono d’accordo con i due post prima.
      Lamentarsi senza offrire alternative e soluzioni valide non ha senso.
      FARE DI PIU’…non e’ sufficiente ad aiutare il sindaco a gestire la citta’. Tantomeno il “cornuto” che si e’ preso in qualche altro video disgustoso.

      la citta’ e’ di tutti e tutti possono fare “di piu'” per migliorarla.
      Basta lamentarsi senza dare inputs concreti, NON AIUTERA’ NESSUNO, ma servira’ soltanto a fomentare rabbia ed a puntare il dito contro qualcuno.

      Puntate il dito su voi stessi, passatevi la mano sul petto e pensate a quello che ciascuno di voi cittadini ha fatto e fa per questa citta’.
      Li si che si riuscirebbe a ispirare i cittadini a fare meglio! Date l’esempio, siate construttivi nelle critiche.

    7. Condivido ogni parola e concetto. Ma basta sentir parlare ancora di fascisti e non. Bisogna recuperare il senso della ragione

    8. Dire che la città è migliorata, da 20 anni a questa parte, vuol dire accontentarsi della mediocrità.
      La fiducia era tanta, i risultati sono inferiori alle aspettative, per alcune cose sono state buone, valide, per altre troppo scarse o perenneme disastrose.
      Si, si poteva fare di più.

    9. L’autore è oggi coordinatore regionale giovani Diventerà bellissima.

    10. Amministrare Palermo non è solamente difficile ma è inutile.

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