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Biografia: Vivo e lavoro a Londra per una IT company.
Tra le cose che amo in ordine sparso ci sono il ping pong, le commedie romantiche, i 2Cellos, la scrittura creativa, i tulipani, la lingua inglese e il cibo siciliano.
Ho condensato questi ultimi due elementi nel mio blog di cucina.

Giorgia Cavera
  • Non solo il 19 luglio

    Oggi non è il 19 luglio. Oggi non si “deve” commemorare nessuno. Oggi è il 23 giugno ed io voglio parlare del giudice Paolo Borsellino. Ho bisogno di parlare del giudice Paolo Borsellino. Infatti esattamente 20 anni fa, ad un mese dall’assassinio di Giovanni Falcone, il giudice Paolo Borsellino si recava ad un incontro organizzato nella chiesa di Santa Luisa di Marillac, la sua parrocchia, per dare testimonianza e mantenere vivo il ricordo e il lavoro del suo amico e collega magistrato.

    Vorrei chiudere gli occhi e ritrovarmi lì dove non sono mai stata, in quella chiesa gremita di gente la sera del 23 giugno 1992, quando il giudice Paolo Borsellino era ancora vivo, in mezzo a noi. Continua »

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  • 13 dicembre: la penitenza dei palermitani

    Una delle cose più toccanti della nostra città è l’attaccamento che i cittadini hanno per le feste e le tradizioni popolari.
    San Giuseppe per esempio non è San Giuseppe senza la gigantesca sfinge fritta traboccante di crema di ricotta. Non appena la mordi…comincia una vera e propria sfida con te stesso…“devo riuscire a mangiarla senza far scolare neanche una goccia di quel meraviglioso ripieno”, a costo che mi arrivi fino al naso e alle orecchie, e chi l’ha mangiata sa bene che arriva fino al naso e alle orecchie per davvero, lasciando le mani tutte appiccicose. Però vuoi mettere la soddisfazione?
    Il giorno dei morti non è tale senza la consueta frutta di Martorana, San Martino non è San Martino senza il chilo di sammartinelli stracotti e rigorosamente “abbagnati” nel Moscato, e che, nonostante tutto ti fanno saltare le otturazioni, con grande gioia del tuo dentista.
    Ora la stessa cosa accade per l’amatissima festa di Santa Lucia, la cui storia leggendaria ha radici molto antiche. Continua »

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  • Emigrare o rimanere

    Ormai da più di tre anni ho una valigia pronta sotto al letto, proprio come le partorienti. Ma non perché sono un’atipica gestante di 36 mesi, ma semplicemente perché vivo nella continua incertezza: emigrare o rimanere?
    Vorrei andarmene ma per qualche inspiegabile motivo neanche a me chiaro non mi decido mai a partire definitivamente.
    Qualcuno di voi ha mai visto un film intitolato Le riserve? Se la risposta è no, ve lo consiglio.
    È una divertente commedia incentrata sul football americano, ma soprattutto è un film che sottolinea l’importanza per ognuno di noi di avere una seconda possibilità nella vita.
    Una seconda possibilità per raddrizzare le cose, per rimettersi in carreggiata, per cambiare in meglio il corso degli eventi.
    In una scena della pellicola viene chiesto al protagonista (Keanu Reeves) di parlare della sua più grande paura in campo, come nella vita. Lui risponde: le sabbie mobili. Più cerchi di uscirne, di salvarti e più loro ti fanno scendere, sprofondare, finché non riesci più a vedere, a sentire, a respirare, a pensare, perché ti hanno risucchiato e travolto completamente.
    Lo so, lo so, detta così è un pò inquietante, ma vi giuro che il film ha scene davvero esilaranti.

    Il punto è che, vivere a Palermo oggi più che mai rappresenta una lotta costante contro gigantesche sabbie mobili. Continua »

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  • Bianchi, neri e…aragosta!

    E così anche questa estate sta volgendo al termine. Si rientra mestamente in città, si ricomincia a lavorare.
    Il caldo torrido, pesante e appiccicoso si è fatto sentire ad ondate sin dalla fine di giugno, con picchi di 42°-44° all’ombra. Unica soluzione per la sopravvivenza: andare al mare a rinfrescarsi un poco.
    Ma mare vuol dire anche sole e abbronzatura…almeno per la maggior parte della gente.
    E infatti già dai primi di luglio si sono incominciate a vedere per strada abbronzature improbabili di vario genere: il famoso tipo da “muratore” con parte superiore integrale, il tipo “prima uscita stagionale” con spalle sui toni del rosso Valentino, l’abbronzatura da “guidatore”, ossia braccio sinistro nero e tutto il resto bianco nella norma, poi c’è la classica “aragosta” parlante e c’è il tipo “dorato/uniforme” che caratterizza tutte quelle persone che hanno una grande facilità ad abbronzarsi. Nel giro di poche ore la loro pelle passa dal dorato intenso al nero.
    Oggi comunque la persona meno abbronzata in città ha più o meno il colorito di James Brown.
    Poi ci sono io.
    Il problema si ripresenta puntuale come un orologio svizzero ogni santo anno e non c’è modo di evitarlo: la mia pelle è bianca, e quando dico bianca intendo veramente bianca!
    Bianchissima. Quel bianco che è simile al candeggio e che tutti guardano con una certa circospezione. Continua »

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