
La procura di Palermo ha concluso le indagini sull’inquinamento delle acque provocato dalla discarica di Bellolampo e ha ipotizzato i reati di disastro doloso, l’avvelenamento delle acque e l’inquinamento del sottosuolo, il traffico illecito di rifiuti, l’abbandono di rifiuti pericolosi, la gestione illegale della discarica di Bellolampo e del suo contenuto per il sindaco Diego Cammarata e per undici tra dirigenti ed ex amministratori dell’Amia (Marcello Caruso, Enzo Galioto, Gaetano Lo Cicero e i dirigenti Pasquale Fradella, Nicolò Gervasi, Luigi Graffagnino, Giovanni Gucciardo, Fabrizio Leone, Mario Palazzo, Antonino Putrone e Aldo Serraino).
Oggetto delle verifiche la penetrazione del percolato, il mix di sostanze inquinanti creato dalla decomposizione dei rifiuti, che avrebbe inquinato le falde acquifere. A Cammarata è addebitato anche l’abuso d’ufficio, con l’ex presidente dell’azienda per l’igiene ambientale Gaetano Lo Cicero, per la rimozione del dirigente Giovanni Gucciardo.
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