‘A carta ra muorti
Compravamo la frutta e la verdura da Michele. Lo sapevamo che ha prezzi da gioielliere, carissimo…però ha merce di prima scelta. La putia lascia molto a desiderare, il servizio è lento però io e mio marito ci fermavamo sempre lì, uno perché era vicino casa nostra e due perché il filosofeggiare di Michele ci divertiva e il prezzo esagerato lo mettevamo nel conto “svago e divertimento”. Ne aveva per tutti, politica, economia, morale…con azzardate ipotesi e teorie complesse che alla fine ti rintronava e quasi gli credevi. Non erano cose di tutti i giorni attipo “che caldo…tempo di terremoto!” no, lui ha argomentazioni molto più originali secondo le quali, ad esempio, il caldo era frutto della agitazione delle persone che andavano troppo di corsa e che le donne non cucinano più e per questo lui vende le fave sbucciate e le verdure pulite, eve’? E che fai? Non gli dici avaraggiuni?
Un giorno però Michele, ce ne siamo accorti subito, aveva un aspetto triste, sbattuto, opaco…e cosa assurda: non parlava! Alle nostre domande rispondeva con monosillabi deboli, sconfortati…ma si capiva che voleva sfogare. Infatti cominciò a raccontare di come la sua vita fosse alla fine, di come stu focu granni lo aveva colpito, così all’improvviso e a tradimento. Continua »
































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