giovedì 23 nov
  • (B)ene (e male)

    In ognuno di noi esiste ed insiste un Adolf Buddha.
    Il bene e il male sono così fusi da diventare una persona sola, un’emulsione così indistinguibile da renderla un unicum.
    Un unico essere bicefalo che discorre tutto il giorno sul da farsi.
    La sua bocca è piena della mela della conoscenza e masticando tira avanti per tutta la vita umana.
    Ma Adolf in realtà è la belva, forse la vera essenza umana, che viene ammaestrata da Buddha a non mangiare e a non mangiarsi.
    Adolf Buddha è tutto fuorché silente e soprattutto è così preso da sé da non riconoscersi negli altri e da non riconoscere la differenza che c’è negli altri.
    È così ignorante della sua stessa esistenza che cerca sempre di etichettare come male assoluto ciò che gli capita a tiro.
    Non esiste un male assoluto, lo dico e lo ripeto, forse sarò poco popolare, ma nessun male è assoluto. Il male, ahimé, è soggettivo.
    Quando si arriva in mezzo ad una cultura di cui non si sa nulla, la prima cosa da chiedersi è: cos’è il bene e il male, qui? Sotto quali forme si manifesta?
    Prendiamo la mutilazione dei genitali femminili, cosa orribile secondo il nostro metro di giudizio, cosa benefica invece per chi la pratica.
    Se tutti la attuassero, intendo tutto il mondo, diverrebbe un male non farlo.
    Ergo, spesso e volentieri chiamiamo bene la consuetudine.
    Questo ragionamento può spingersi anche agli estremi, dove non voglio andare, per evitare ogni tipo di polemica.
    Se comprendessimo che in noi c’è un Adolf, capace di nefandezze tali che il povero Buddha cerca, come un domatore circense, di rabbonire, forse scopriremmo il bene lontano dalla consuetudine.

    Luigi

    Bene era una donna di origini meridionali, mora, non particolarmente bella… potremmo meglio dire di costituzione “solida”. Diplomata al Conservatorio insegnava canto in una scuola di Milano e presso un centro diurno per bambini non dotati; nel tempo libero improvvisava spettacoli e laboratori artistici che portava in giro nelle piazze della provincia lombarda. Con non poca fatica si era costruita un buon avvenire in cui “puntualità”, “professionalità”, “programmazione” erano le parole d’ordine. Aveva una voce squillante e il tono fermo ma cordiale la aiutava a mostrarsi assolutamente sicura in tutto ciò che faceva. Come ogni buona femmina meridionale amava la cucina: il piatto che le riusciva meglio era la parmigiana, come le era stato insegnato dalla mamma. Gli uomini le interessavano poco, più che altro li considerava una perdita di tempo: la carriera prima di tutto! Così si trascinava stancamente in una relazione a distanza.
    Male era un ragazzo franco marocchino, era scappato da casa appena compiuti i quattordici anni; aveva girato il mondo lavorando per un circo, tre spettacoli a sera poi tirava fino all’alba bevendo e giocando a carte. Aveva avuto molte donne, nonostante fosse ancora giovane, e qualche figlio. Non aveva mai un soldo in tasca, li spendeva quasi tutti in vino… e in qualcos’altro. Lui di mestiere insegnava clownerie e si esibiva in spettacoli di strada, ma la strada a volte era troppo fredda e la gente sempre meno generosa.
    Bene e male si incontrarono a Praga, ad una festa. C’era la musica, c’era un sacco di gente, da uno schermo gigante venivano proiettati spezzoni di film noti e pittori riempivano tele di colori. Male la invitò a ballare e la abbracciò, anche quella sera aveva bevuto molto; poi le fece uno scherzo: fece finta di abbassarsi perché gli era caduto qualcosa dalla tasca e quando sollevò di nuovo lo sguardo indossava un naso rosso finto, da pagliaccio. Bene rise, rise di cuore, e fu Amore. Bene e Male si ritrovarono a vivere insieme a Milano, lei lo accolse in casa senza chiedergli nulla. A volte dormono insieme, a volte si perdono, altre si amano. Bene non ha smesso di vedere il suo vecchio amore e a volte lo raggiunge nei fine settimana; Male sta fuori più a lungo, certo non vuole passare per un cattivo genitore e di città ne deve girare almeno tre. Fra pochi mesi nascerà la loro bambina, Bene e Male hanno deciso di chiamarla Gioia.
    (non è una storia inventata, di inventato ci sono solo i nomi… forse)

    Deborah

    Lessico sicigliano
  • 2 commenti a “(B)ene (e male)”

    1. vedi come uno deve venire a sapere le cose.
      E la chiamano Bene…

    2. Una storia finita bene. Ma per quanto tempo?
      Scusate il mio cinismo, ma di storie apparentemente finite bene prima e malissimo poi, ne conosco tantissime.
      Quindi auguro che questa storia possa continuare a vivere nel tempo, non che esista in un tempo breve e con pochi anni di rapporto alle spalle. Nel Breve tempo tutte le cose più strane sono possibili, il difficile é Rimanere insieme nel lungo termine. Ne parliamo fra dieci anni.

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