venerdì 24 nov
  • Se mia madre abita in via Uditore e mio padre in Via Roma nuova

    Da qualche tempo a venire qua, ed è sotto gli occhi di tutti, le dinamiche familiari sono – in diversi casi – radicalmente mutate. Da curioso amante del linguaggio, non ho potuto non rilevare la nascita di nuove perifrasi che accompagnano la sostanza di tali mutamenti. Ed ecco così che sono andato annotando espressioni quali: “la fidanzata di mio padre”, “l’amico di mia madre” e varie affini assimilabili.
    Qualche sera fa un cugino cui tengo molto e che aveva pensato di organizzare una festa da lui con i suoi amici infradiciottenni, mi aveva chiesto e strachiesto se potevo dar passaggio a fine serata ad alcuni di loro. Non mi andava di dire di no. Sta di fatto che una volta dentro quella Lancia Y verde smeraldo chiesi a ciascuno dove abitasse. Una di loro mi rispose: Non so, preferisci lasciarmi da mia madre o da mio padre?. – Alla grande –
    Mmh….non so , dissi , per me è indifferente fai tu…
    No sai – fa lei – perché mia madre abita in Via Uditore e mio padre in Via Roma nuova….
    Sarà che ero il più grande in quella macchina, ma l’imbarazzo mi colpì malamente.

    Guarda – continuavo – ti assicuro che io non ho problemi. Che voleva dire: dimmelo TU dove ti devo lasciare basta che la finiamo con sto discorso e torniamo a parlare di come gli inglesi hanno risolto il problema degli hooligans.
    E invece no, sempre lei: A me va bene comunque basta che me lo dici perché se vado da mio padre glielo devo dire ora, così lui o almeno il “suo amico” mi aspettano. Qui proprio l’imbarazzo diventò malattia, preda del virus dell’innocenza. E volli tagliar corto: senti che dici ti lascio dalla mamma in via Uditore così al passare lasciamo anche gli altri due?
    Ok, ok benissimo – lei.
    E questa è una.

    Un’altra m’è successa qualche annetto fa nell’atrio della Facoltà.
    Due ragazzi parlano. Uno fa all’altro: Oh, compà sabato si esce con la Mercedes di mio padre.
    Se vabbè – fa il secondo – minchiate.
    Veeeero – riprende il primo- mio padre se ne va a Praga…
    Ma che c… dici? – sempre il secondo- e con chi ci va?
    E il primo: Con la sua fidanzata, là…ma io gliel’ho detto: ma che c…. ci vai a Praga con la tua fidanzata, papà?!?
    E questa è l’altra.

    Che poi sono cose che uno si diverte pure a raccontarle, anzi uno come me tutt’altro che moralista o conservatore proprio si sballa. Però una cosa è vera: che tornando a casa l’altra sera da Viale Regione e dirigendomi verso l’Aula Magna qualche annetto fa, un po’ a pensare ci sono rimasto.

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  • 12 commenti a “Se mia madre abita in via Uditore e mio padre in Via Roma nuova”

    1. […]mia madre abita in Via Uditore e mio padre in Via Roma nuova….
      Sarà che ero il più grande in quella macchina, ma l’imbarazzo mi colpì malamente[…] mio padre se ne va a Praga…e con chi ci va?Con la sua fidanzata[…]

      uno come me tutt’altro che moralista o conservatore

      Sembrerebbe proprio l’esatto contrario!!!

    2. Beh è chiaro che l’imbarazzo (nota bene: l’imbarazzo, non lo sdegno…) derivava dalla strana naturalezza con cui una ragazzina così piccola mi diceva quella cosa. Mica stavo condannando nessuno… penso risulti in maniera evidente!!!

    3. L’imbarazzo è una conseguenza di un giudizio morale soggettivo che, a mio avviso, deve essere sempre molto cauto, perché nessuno è in grado di valutare tutte le implicazioni e interferenze, il passato e l’educazione che hanno contribuito a plasmare un certo comportamento

    4. Spezzo una lancia a favore di Salvo e intervengo brevemente su un problema, evocato dal post, che non è per niente banale e per il quale nessuno mi ha mai fatto intravedere soluzioni facili.
      Mi limito soltanto a indicarlo, correndo il rischio di essere un po’ astratto.
      Mi permetto di cambiare una parola nella frase di MariaVioletta (e le chiedo anticipatamente scusa, anche se il senso del tutto non cambia – almeno credo).
      L’imbarazzo (o come lo vogliamo chiamare) può essere la conseguenza di una valutazione morale soggettiva (non uso la parola “giudizio” che può prestarsi a equivoci). Il punto però è un altro: MariaVioletta sembra criticare questa “”valutazione morale soggettiva” o al massimo permettere soltanto che sia molto cauta. Ma cosa vuol dire “cauto”? Evidentemente – dal contesto – “di entità tale da non determinare imbarazzo”.
      Ora il problema non è l’imbarazzo (il punto di arrivo “soggettivamente emotivo”) ma proprio la valutazione morale (il punto di partenza). E’ chiaro che nessuno è in grado di valutare tutte le implicazioni e interferenze e meno che mai permettersi di giudicare o condannare (ecco perché ho preferito evitare la parola “giudizio”). Ma è altrettanto chiaro che una valutazione morale viene sempre fatta (corretta o scorretta che sia, imbarazzante o meno). Ovviamente la prima valutazione morale deve essere fatta sulle proprie azioni con lo stesso metro usato per valutare le azioni degli altri (questo difficilmente viene vissuto in modo radicale nella nostra ipocrita quotidianità).
      Anche MariaVioletta è d’accordo su questo: le valutazioni morali (più o meno eslicite) sono inevitabili; lei poi completa aggiungendo: purché siano caute.
      Ma ora si presenta lo scoglio (e qui mi fermo): se la valutazione è il paragone – per così dire – tra l’azione che sto valutando e il modello che mi serve da misura, qual è questo modello?

    5. Il modello nasce sempre dalla soggettiva interazione con l’ambiente, ossia la totalità delle esperienze personali; nel caso del post in questione, credo, che il modello sia un atteggiamento conservatore.

    6. Allora, salvo, il post è bello. Su quello niente da dire. Avrei invece qualcosa da eccepire sulla foto.

      P.s. Per entrare nel merito della questione filosofica testè accennata, salvo non è moralista (lo conosco) e gli inglesi non hanno del tutto risolto il problema degli hooligans.

      marco

    7. per esempio, se salvo fosse moralista si spaventerebe giusto un po’ ad avere un’ammiratrice di nome marco.

      p.s. non ho niente da aggiungere, ma per coerenza e simmetria con il mio post precedente mi sembrava il caso di aggiugere un “p.s.”

      marco

    8. Questo potrebbe spiegare l’assenza dell’apo strofo in “un ammiratrice”!!

    9. Oggi ho chiamato un atelier di Roma di abiti da sposa per un appuntamento.
      “Sì, lunedì mattina siamo aperti … vediamo … a mezzogiorno le va bene?”
      “Benissimo”
      “Il suo nome”
      “de Benedictis”
      “Un recapito telefonico?”
      “33 … bip bip bip bip….”
      “Senta … è già nostra cliente?”
      “Eh?! (Pensiero: il senso dei tempi che cambiano!) … oh …ah … No … è la prima volta”
      “Come ci ha trovati?”
      “Su una rivista, avete degli abiti molto belli, complimenti”
      “Grazie … quando si sposa?”
      “Ma … sa … non ne ho la più pallida idea … ma il 26 maggio si sposa mia sorella …”
      Lunedì le chiedo da quando hanno cominciato a fare quella domanda.

    10. ???????

    11. Sa,il tuo profilo fa ridere…

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