sabato 18 nov
  • Si cresce?

    La cosa più bella del mondo sono le pesche.
    Anzi, le pesche montagnole.
    Le pesche sono atto d’amore.
    A volte d’estate mia madre mi porta una pesca sbucciata, tagliata a pezzi nel piatto, e “tieni gioia mia, ché è bella fresca”.
    Questo è amore di madre.
    Mio zio Giovanni le pesche se le mangia senza sbucciarle. Le va a raccogliere in campagna.
    Prende il coltello dalla tasca dei pantaloni, ne taglia un boccone e lo manda giù ad occhi chiusi.
    Dice che ad una certa età la polpa della pesca ed il velo della buccia gli ricordano altre cose.
    Questo è amore nostalgico.
    Secondo Marco, invece, la cosa più bella è arroccare il pallone.
    “Perché compa’, quando arrocchi il pallone, eserciti un attimo di libertà individuale.
    Tutti sono lì che pensano alle regole, stanno attenti a non fare falli, hanno davanti agli occhi solo il risultato finale.
    Arrivi tu e…PEEEEEM…un calcio e gli sconsi il gioco.
    Quando mi guardano incazzati e pensano «Marco ma che minchia hai fatto? Hai arroccato il pallone?», io sono contento.”.
    Marco è il mio migliore amico.
    Siamo cresciuti, raccontandoci le femmine e scambiandoci colpi di “suca forte”.
    “Suca”, quando interrogato alla cattedra, voleva suggerito il nome del figlio di Enea.
    “Suca”, quando gli ho raccontato che mi avevano fottuto il motorino in viale Lazio.
    Una grande amicizia, retta da un imperativo bisillabo.
    Marco con la casa in via Dante, con l’ultima rata di mutuo finalmente pagata.
    Marco con moglie e figli.
    Marco, assistemato.
    Minchia, manco vero mi pare.
    Lo vedo in giacca e cravatta e penso a quando arrivava in Zip a scuola e nessuno gli avrebbe dato due lire.

    “Marco ma che hai portato la scaccio a scuola?”.
    “Ma quale scaccio, t’ho portato una settimana di vacanza”.
    “In un coppo di carta?”.
    “Sì, talè!”.
    “Ajà! Ma che sono topi?”..
    “Cavie, 3 a 4000 lire”.
    “Compa’ ma uno è tutto bianco, a scuola se ne accorgono subito!”.
    “Futtitinni”.

    Forse, sono queste le cose che ci dovremmo raccontare.
    Quattro amici che non si vedono da sei anni questo fanno: si raccontano ricordi e minchiate.
    Invece stiamo zitti.
    Zitti e seduti.
    Marco e Claudio si guardano negli occhi e noi guardiamo loro.
    Marco rompe il silenzio:

    “La casa di Via Dante”.
    “Va bene, coperto. Che hai?”.
    “Scala al re”.
    “Non basta, full”.

    Guardo Marco e penso:
    “Marco ma che minchia hai fatto? Hai arroccato il pallone?”.

    Colonna sonora: La ballata dell’Uomo ragno (Francesco De Gregori).

    Ospiti
  • 19 commenti a “Si cresce?”

    1. Complimenti, fossi Rosalio ti farei autore.Autore subito.
      Giuanni

    2. mi associo, mimmo autore subito. i miei complimenti. picciò in vacanza mi siete mancati! baciamo le mani 😀

    3. Chiara, ho visto tutte le tue foto,1° Bowling, 2° colori di plastica, 3° colazione al sole.
      Hai una mano molto abile, scatti ben studiati e tecnica raffinata.
      Tieniti i complimenti, Mimmo scusa se questa cosa non c’entra niente con il tuo pezzo, ma dopo il complimento che ti ho fatto, credo mi scuserai….
      Giuanni

    4. complimenti davvero!

    5. grazie, grazie giuanni, grazie mille. scusa mimmo per l’invasione… e ancora complimenti.

    6. Ma sono io che non ho capito o a tutti è sfuggito che Marco ha rivisto i suoi vecchi amici dopo 6 anni e si è giocato e perso la casa???

    7. Bellissimo “pezzo” ASSOLUTAMENTE SI’ ! BUL Santo subito °#§**/%..cioè Autore subito,un pò di MuddiKi anche qui, ora e per sempre Amen!!!. 😉
      Che bello, aroccare la palla…. è..è..geniale!
      Neruda sarebbe fiero di tè.

    8. Stupendo, complimenti! 😉
      Mi hai divertito… appassionato, fatto ricordare tante cose e…
      Suca. 😉
      Ciao,
      Emanuele

    9. Emanuele me la sono cercata.
      Tommaso per la santificazione aspettiamo qualche anno, te lo dico con le mani “scaramanticamente” impegnate. Grazie a tutti.

    10. In prima elementare, al Manzoni, un ripetente alto più del maestro, mi aveva credere che il padre lavorava alla Società Unite Caramelle Amenta ed io me lo ero ammuccata para paroa.
      A proposito dell’ imperativo bisillabo….
      Giuanni

    11. giuanni….per rimanere in tema…Sei Un Caro Amico 🙂 🙂

    12. Complimenti Mimmo.

    13. caro mimmo,
      800A di cuore, ma forte forte forte

    14. Davidù, tu ammia! Cchiu forte

    15. Bel racconto davvero. E per oggi, basta!!

    16. Complimenti sig. Caruso.
      Alla nostra generazione ce la possono sucare.

    17. mi piace il tuo stile
      complimenti !

    18. Il post merita ben altro che sia chiaro!
      ma…siccome non mi sono mai tirato indietro al ” cazzeggiamento”…
      ….” Cà Puompa! “.
      (scusa Bul; il dovere è dovere). 😉

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