giovedì 19 ott
  • Verdone a Palermo

    Conferenza stampa per “Grande, grosso e verdone”

    A differenza di Samuele io non sono riuscita a parlare a quattr’occhi con il mio mito, tantomeno a fare una foto con lui. L’ho visto di presenza, però, due giorni fa all’Hotel Villa Igiea, alla conferenza stampa di presentazione del suo film. Avrete tutti capito di chi sto parlando. Sì, Carlo Verdone. È uno dei pochissimi “vip” con cui avrei desiderato fare una foto ricordo (in altri casi chiedere una fotografia o un autografo mi sembra un’attività da “Enza”, chi ha visto “Grande, grosso e verdone” sa cosa voglio dire). Ma non è stato possibile. Era troppo stanco e io e un altro ragazzo siamo stati rimbalzati due volte, con la promessa che dopo una pausa dalle interviste a cui si è concesso generosamente, di dieci minuti, l’avrebbe fatta. I dieci minuti sono diventati venticinque e, con un po’ di amaro in bocca, ce ne siamo andati noi. Ma a Verdone si perdona tutto.

    Credo che tutti i suoi fan, compresa me, riguardando “Ruggero”, l’hippy di “Un sacco bello” che professa l’amore libero o l’ingenuo “Leo” che allo zoo chiama a gran voce “Marisol” o i cafonissimi “Ivano e Jessica” che “lo facevano strano”, desideravano che quei ‘caratteri’ tornassero in vita. Sono state 1400 le e-mail giunte al fan-club di Carlo Verdone tra il 2006 e il 2007, dove la richiesta era sempre la stessa: “Facci rivedere i tuoi personaggi”. E l’amatissimo artista capitolino questo desiderio l’ha esaudito, ripescando alcuni dei suoi personaggi più amati e calandoli nel contesto sociale di oggi, dando vita al film “Grande, grosso e Verdone”, proiettato qualche giorno fa in anteprima al cinema King.

    “Avevo timore – ha detto Carlo Verdone alla conferenza stampa del film, di cui è attore, regista e sceneggiatore -, quest’impresa mi sembrava irrealizzabile, invece il soggetto è venuto fuori in 40 giorni, ciò vuol dire che c’era l’adrenalina e la predisposizione giusta per il film”. È un lavoro che mostra la naturale evoluzione di tre degli innumerevoli caratteri inventati da Verdone: il “candido”, il “logorroico” e il “tamarro” visti in Un sacco bello, Bianco, Rosso & Verdone e Viaggi di Nozze. “Il film mostra quali mogli avrebbero scelto – ha proseguito il regista -, quali figli avrebbero generato e soprattutto come si sarebbero trovati nel contesto attuale. Qualcosa dei primi film è rimasto, ma il contesto storico è cambiato parecchio”.

    Verdone si dice contento del risultato – e fin qui tutto a posto – per poi lasciarsi andare a una dichiarazione che i fan, forse, non avrebbero mai voluto sentire: “Con questo film chiudiamo la tetralogia dei coatti e caciaroni iniziata vent’anni fa (e composta anche da Bianco Rosso & Verdone, Viaggi di nozze e Un sacco bello, ndr)”. Come in tutte le pellicole firmate Verdone, anche in questa non manca un pizzico di malinconia: “Sì, un film comico deve lasciare anche un po’ di verità. E poi fa parte del mio carattere, tant’è che Rossellini mi disse ‘Diventerai un buon regista drammatico’, mentre Stefano Reggiani mi ha definito ‘melancomico’”. “Voterai alle prossime politiche?”, gli chiedono i giornalisti. “Sì, ma sarà l’ultima volta. A ogni elezione mi sembra di andare a vedere lo stesso film, ma con il titolo diverso”.

    Claudia Gerini, al terzo lungometraggio assieme a Verdone e per la seconda volta nel ruolo della moglie “cafonazza”, si dice entusiasta: “Il rapporto con Carlo negli anni non è cambiato per niente, tra noi c’è una naturale sintonia. Ho ritrovato la commedia dopo tanti anni di film drammatici. Il personaggio di questo film – ha proseguito -, a differenza del marito non si mette in discussione, le basta avere i vestiti firmati, non le interessa ricucire un dialogo con il figlio, credo che la sua massima aspettativa sia partecipare al Grande Fratello o qualcosa del genere”.

    Nel cast, nel ruolo della moglie di Leo, anche Geppi Cucciari: “Questo film rappresenta il mio esordio nel cinema e che esordio! Volevo fare cinema, ma non a tutti i costi. In Italia purtroppo o fai tv o fai cinema”.

    Il film. Non si tratta propriamente di “episodi”, piuttosto di tre piccoli film, non intrecciati, ma assolutamente autonomi e sequenziali, diversi tra loro nello stile e nei toni. Il comune denominatore è il tema del “candore contrapposto alla grande, immensa volgarità dei nostri tempi”. Protagonista della prima storia è l’ingenuo e tenero Leo (il nome è rimasto quello di Un sacco bello), che adesso è un capofamiglia, sposato con Tecla (interpretata da Geppi Cucciari). Alle prese con l’impossibilità di dare pace alla bara della mamma del capofamiglia, scomparsa il giorno di un grande raduno scout al quale i Nuvolone avrebbero dovuto partecipare con i loro due figli, danno luogo a una fiaba tragicomica. La seconda vicenda riguarda il professor Callisto Cagnato (“reincarnazione” del pignolo “Furio”), docente di Storia dell’arte e di suo figlio Severiano. Vedovo di ben tre mogli, è un personaggio che lo stesso Verdone ha definito “diavolesco”. Da questo episodio emerge una “critica di costume e politica”, attraverso il tema della doppia personalità di un uomo in apparenza serio, pieno di etica, stimato e temuto per la sua severità, che in realtà conduce una vita amorale, dissoluta e cinica. Nucleo della terza storia è invece la famiglia Vecchiarutti, degli arricchiti romani, simbolo della cafoneria dei nostri tempi. Proprietari di una catena di negozi di cellulari, la coppia decide, per ricompattare il nucleo familiare e l’intesa di coppia, di andare in vacanza nel posto meno adatto alle loro maniere caciarone, al loro modo di vestire e alle suonerie improbabili degli inseparabili cellulari: all’hotel San Domenico di Taormina. Questa vacanza frantuma il rapporto e i due andranno incontro a una lite furibonda che li porterà a corteggiare, di nascosto, due personaggi improbabili per entrambi, che riveleranno un animo molto più volgare di loro. L’appuntamento nelle sale è per il 7 marzo.

    (nella foto un momento della conferenza stampa a Palermo)

    Palermo
  • 4 commenti a “Verdone a Palermo”

    1. Cri, io l’ho intervistato l’anno scorso Verdone e anche per me è un mito. Ora, non dico che doveva farmi il peone di Troppo Forte, “farmi ridere” o svelarmi chissà quali grandi verità. Peròòòòò capisc’ a me 🙁

    2. Chi mi riassume il contenuto del post?
      Assolutamente illegibile.
      Una velina dell’ufficio stampa della Produzione sarebbe risultata più commestibile.

    3. Ciao Cristiana, anche tu all’anteprima del film? Io c’ero e mi sono divertito tantissimo!
      Verdone si era annacquato molto nelle ultime commedie, qui recupera il ruolo di caratterista che lo fa grande 🙂

    4. In effetti votalatrippa non ha tutti i torti. Ho iniziato a leggere; ho seguito il continua, ma proprio fino in fondo non c’è proprio fatta.
      Crestiana, un consiglio, o stringi, tagli, sintetizzi, oppure…

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