domenica 22 ott
  • I virgineddi

    A casa dei nonni tutto ha un odore diverso.
    La mattina anche il freddo fa profumo.
    Non mi alzerei mai dal letto…dormire sul materasso di lana è tutta un’altra cosa.
    Passerei tutta la giornata qui se la sveglia non continuasse a suonare.
    È brutta la sveglia di nonno, fa un po’ paura.
    Tonda, di metallo, con due campane sopra per figura ed in basso una gallina arancione, che scandisce i secondi a suon di beccate.

    «Nonno la sveglia suona…».
    «E tu futtitinni, lasciala sfogare!».

    Mia nonna è già sveglia, sta bollendo i cardi.
    A volte credo che non dorma mai.
    È sveglia quando mi corico ed è sveglia quando mi alzo dal letto. Secondo me pure lei ha paura della sveglia del nonno.
    I fagioli sono a mollo nell’acqua da ieri mattina. Oggi a pranzo vengono i “virgineddi”.
    Credo che nessuno dei miei undici anni abbia saltato il giorno di San Giuseppe in paese a casa dei nonni!
    Mio nonno ci tiene…vuole che ci siamo tutti, quando c’è il pranzo dei “virgineddi”.
    I “virgineddi” sono i bambini poveri del paese.
    Nonno organizza il pranzo per devozione.
    Da anni per noi è tradizione.
    Lo prepara da quando a zio è venuta quella strana cosa…e ha continuato a farlo anche quando quella strana cosa a zio se l’è portato via.
    Nonna oggi farà il riso con fagioli e finocchietto, i cardi a minestra con l’acciuga salata ed il baccalà.
    Tutto verrà mangiato al contrario, partendo dalla frutta, le arance, fino ad arrivare al riso.
    Memè è uno dei “virgineddi” del paese, a casa mia ci sarà anche lui.
    Memè è come la sveglia di nonno: fa paura.
    In realtà, Memè si chiama Nicola, ma tutti lo chiamano così, perché qualsiasi cosa gli capiti per mano, un bastone, un vecchio giornale, un cane, lui lo prende e, stringendolo tra le mani, comincia a correre gridando: memeeee me meeee meee.
    Spero che prima o poi abbia una motocicletta vera.
    Memè ogni tanto mi dà legnate.
    Non solo a me eh! A me ed agli amici miei.
    Ogni tanto in paese sparisce un gatto…in genere è segno che Memè è stato da quelle parti.

    «Nonno oggi vengono i “virgineddi”?».
    «Sì, vuoi venire a prendere il pane con nonno?».
    «Sì…ma oggi a pranzo c’è pure Memè?».
    «Certo sei contento?».
    «Io? No…Memè è cattivo».
    «Memè non è cattivo».

    Nonno mi spiega che Memè ha la stessa cosa che aveva zio, non me lo ricordo mai come si chiama. Dice che Memè non è cattivo ma solo arrabbiato.
    È arrabbiato perché ogni tanto sta male.
    È arrabbiato perché se gioca con gli altri e corre si stanca e suda.
    È arrabbiato perché quando era più piccolo all’Istituto lo prendevano tutti in giro, quando sveniva.
    Quando mi spiega le cose mio nonno le capisco sempre…forse perché abbiamo lo stesso nome.
    Al panificio nonno si fa avvolgere tre sfinci di San Giuseppe.

    «Tieni queste sono tutte tue».

    Nonno sa sempre come rendere più convincenti le cose che mi spiega.
    Forse Nonno ha ragione…
    Forse Memè non è poi così cattivo…
    Forse un giorno potrei diventare anche amico di Memè…
    …intanto oggi lo faccio spinnare con le sfinci di nonno!

    Colonna sonora: Allegra compagnia (Ivan Segreto).

    Ospiti
  • 12 commenti a “I virgineddi”

    1. Bellissima storia. Pareva di essere là.

    2. Bella storia. Mi ha ricordato alcune usanze della mia cara nonna materna, che non era palermitana come me.
      Mimmo Caruso, qual’è il paese dei tuoi nonni?
      Ciao.

    3. @ Clada: Il paese è San Mauro Castelverde.
      Da piccolo in un tema scrissi di avere trascorso una settimana a Saint Moritz Chateauvert.
      “Sei stato a sciare?”
      chiese la maestra
      “No a cuogghiere alivi”
      risposi

    4. Ciao! I miei sono di Castelbuono…ed anche io passavo una settimana intera “pà alivi”!

    5. Che bella sta storia, bella come tè ( DENTRO ),sei fortunato e sei bravo perchè lo sai.
      Bella infanzia, bella famiglia, bei nonni …e bel nipote di conseguenza.
      …………………..tanto lo sò che alla fine….un pezzo di Sfincia a Memè,…gliela dai. 😉

    6. Goku io gliela darei pure la sfincia a Memè.. ma a Memè c’hanno trovato i trigliciredi alti e un poco di zucchero nel sangue 😉
      e vedi che faccio la mia porca figura anche FUORI 😀

    7. ma come siamo bucolici.

    8. @bulgakov: grazie per la risposta. Magari ora che inizia la primavera, andrò a fare una gita a San Mauro Castelverde. Ciao 🙂

    9. San Mauro castelverde, ridente località della provincia di Palermo a 1.050 metri sopra il livello del mare, cioè in montagna. Ecco spiegato il motivo della bella figura dentro e fuori. 😉
      Tra i monumenti vi sono:
      la Chiesa di Santa Maria dei Franchi,
      la Chiesa di San Mauro
      la Chiesa Madre,
      la Casa di Bulgakov.

    10. bella la festa di San Giuseppe..io ricordo quelle passate a Salemi, vicino Trapani. mi piaceva l’odore dei pani di pasta di sale che adronavano il tempietto per il pranzo dei poveretti…ce li facevano fare alla scuola materna, tavolate immense e poi tutto in forno..mamma mia mi diceva che non si potevano mangiare i pani, non erano buoni..allora perche la mia compagnetta la pasta di sale se la mangiava pure cruda??..
      http://www.spaghettitaliani.com/Foto/000035.jpg

    11. … perché non sono fatti con la pasta di sale ma con la pasta di pane normale.

    12. @totò che non era pane normale me lo ricordo..erano nolto piu duri….sai, di nascosto li assaggiavo:P

    Lascia un commento (policy dei commenti)