sabato 21 ott
  • Una magra consolazione

    Come tutti gli azionisti Unicredit, la Regione Siciliana e la Fondazione Banco di Sicilia quest’anno, oltre a non portare a casa un dividendo di circa 14 milioni di euro a testa (convertito in azioni), registrano, ad oggi, una minusvalenza sulla propria partecipazione di oltre il 50% rispetto alle quotazioni di un anno fa: sono così andati in fumo centinaia di milioni di euro! E poiché al danno si aggiunge spesso la beffa, per mantenere immutate tali partecipazioni, i due azionisti dovranno mettere mano alla tasca per integrare con 18 milioni di euro ciascuno l’aumento di capitale deliberato in questi giorni.
    Quando il valore di un investimento scende da 100 a 50 la perdita è del 50%, ma per risalire da 50 a 100 la crescita percentuale deve essere invece del 100%: quanto ci vorrà allora per recuperare tale perdita?
    È una ben magra consolazione aver sostenuto, in tempi non sospetti, una diversa utilizzazione di queste nostre risorse come sulle pagine siciliane di Milano Finanza dello scorso 30 agosto, riprendendo peraltro idee sviluppate proprio su Rosalio in tempi ancor meno sospetti (22 gennaio 2008!). Questo è il testo dell’articolo apparso su MF.

    COSA FARE DELLA PARTECIPAZIONE IN UNICREDIT?

    In attesa delle decisioni politiche circa il destino della partecipazione della Regione Siciliana in Unicredit – magari in attesa di un recupero della quotazione – e mentre il presidente della Fondazione Banco di Sicilia ci stupisce con iniziative, forse, un tantino azzardate, è lecito considerare alternative alla riedizione di avventure bancarie già vissute?
    Mi permetto di avanzarne una.
    La conoscenza è una grande risorsa, capace di sostenere un’economia moderna, che presuppone un’unica fonte: il cervello. Poiché i cervelli esportati rappresentano una delle più apprezzate voci del Made in Sicily, perché non incentivarne il rientro per un’utile valorizzazione in casa?
    La Regione potrebbe prendere un asset di un certo valore del suo patrimonio, come ad esempio la partecipazione detenuta nel Gruppo Unicredit, metterlo sul mercato e, con il ricavato, investire nel medio-lungo termine nel campo della ricerca pura ed applicata. Le partecipazioni della Regione Siciliana e della Fondazione Banco di Sicilia (che fa capo ad enti pubblici locali) nella holding Unicredit valgono attualmente alcune centinaia di milioni di euro.
    Per evitare le classiche tentazioni dell’intermediazione politica così come della baronia universitaria locale e per assicurare una gestione assolutamente meritocratica, la Regione potrebbe costituire un trust di scopo cui trasferire adeguati capitali per realizzare nell’isola dei centri di ricerca capaci di sfornare brevetti e know how.
    Come è noto, il trust è un istituto che trasferisce la proprietà legale di un patrimonio dal disponente (settlor) al fiduciario (trustee) che ne può disporre, però, esclusivamente a favore di un beneficiario (beneficiary) e secondo le sue iniziali istruzioni. Il trustee dovrebbe quindi, su istruzioni irrevocabili della Regione, selezionare un comitato scientifico internazionale, proveniente dalle più prestigiose università del mondo, con il compito di individuare i campi di ricerca pura ed applicata più promettenti, selezionando responsabili e ricercatori, dotandoli infine di laboratori e di tecnologie adeguate. Il trustee (che non sarebbe una persona fisica, bensì una istituzione finanziaria internazionale che si avvarrebbe per il suo compito di società di cercatori di teste) avrebbe la responsabilità di sfornare a medio termine, attraverso i ricercatori messi a contratto a tempo determinato, brevetti che non sarebbe nemmeno necessario sfruttare industrialmente in Sicilia, ma che si potrebbero vendere al mercato per introitare royalty. Il flusso di royalty potrebbe servire a garantire il finanziamento di nuovi investimenti, così come a distribuire alla Regione, nella qualità di beneficiary, un dividendo.
    Cosa avremmo così concluso? Avremmo in Sicilia un’istituzione scientifica meritocratica di reputazione internazionale, impermeabile all’intermediazione politica e capace di attirare cervelli, siciliani o non, da tutto il mondo con contratti competitivi e la garanzia che nessuno potrà più distogliere i soldi che la Regione Siciliana vi avrà inizialmente devoluto dal loro alto scopo. La presenza di istituzioni scientifiche di livello in un territorio (vedi il caso di Cambridge) promuove infine la nascita di distretti produttivi più efficacemente di ogni altro incentivo economico o fiscale.
    Un trust gestito da primarie istituzioni internazionali, sottratto agli appetiti di politici e baroni universitari (le università siciliane sono tristemente in coda alle classifiche di qualità), potrebbe quindi contribuire al progresso della Sicilia meglio di qualunque banchetta di respiro regionale.
    Ogni epoca ha avuto i suoi governanti e ogni azione di governo ha avuto le sue priorità e le sue “visioni”, lasciando talvolta ai posteri testimonianze durevoli del proprio passaggio. Quando lo stesso monumento, le stesse pietre sono state testimoni di avvicendamenti di governi e di governanti, almeno dal 1130 d.C. ai giorni nostri, come è il caso del più antico parlamento del mondo, Palazzo dei Normanni, qualche riflessione sorge spontanea. Proprio qui un illuminato governante, Federico II, ha consentito alla lingua e alla letteratura italiana di muovere i primi passi in una capitale del Mediterraneo già poliglotta (esempio di politica in favore della cultura). Sempre qui, altro governante, il vicerè Francesco D’Aquino, ha fornito i mezzi tecnologici ad un abate-astronomo che ha arricchito il nostro sistema solare della scoperta di un corpo celeste sino ad allora sconosciuto (esempio di politica in favore della ricerca scientifica pura). Perché allora non destinare oggi risorse per fermare i cervelli che fuggono, visto che il capitale umano è una delle risorse -sprecate- della Sicilia e che la ricerca è una priorità nazionale? Perchè Palazzo dei Normanni non dovrebbe promuovere ed accumulare moderni tesori come i brevetti? Quanti ricercatori si potrebbero stipendiare in questo modo? Una delle risorse meno sfruttate della Sicilia è l’intelligenza dei suoi giovani. Che futuro potrà mai avere una terra che si priva delle intelligenze migliori mentre mantiene e ingrassa tanti parassiti? Quanti studenti e ricercatori siciliani, laureatisi in prestigiose università italiane od estere, trovano poi occupazione nella loro terra? Che senso ha pagare un ricercatore mille euro al mese (fino a costringerlo ad emigrare all’estero) ed un usciere dell’ARS due o tre volte tanto? Se si dessero a dei ricercatori uno stipendio decente e cinque anni di tempo per sfornare un brevetto, in un ambiente adeguato e appositamente attrezzato, quante risorse si genererebbero sfruttando la migliore risorsa che riteniamo di avere, l’intelligenza?

    Sicilia
  • 15 commenti a “Una magra consolazione”

    1. E’ una ottima proposta che sostengo e sottoscrivo.

      Peccato che il ritmo della vita oggigiorno non da’ una finestra di opportunita’ lunga cinque anni. I tempi moderni impongono tutto e subito, navighiamo a vista.

      Un proverbio cinese recita: se fai piani per un anno, fai crescere del riso; se fai piani per 20 anni, fai crescere degli alberi; se fai piani per un centennio, fai crescere gli uomini.

      A tutt’oggi (e purtroppo e’ una tendenza mondiale) facciamo di tutto per piantare riso. La recente crisi finanziaria e la mancanza di un solido piano per energie alternative lo testimoniano.

      Mi dispiace non disporre (e proporre) una soluzione alternativa.

      un cervello all’estero

    2. Didonna for President!!
      Ora purtroppo c’è solo da chiedersi: con il bilancio che si ritrova, da dove la Regione Siciliana prenderà i soldi necessari per mantenere inalterata la sua quota di partecipazione?

    3. eliminare “mediazioni politiche” e “baronie universitarie” in Sicilia ?
      Quanto tempo ci vorrebbe ?
      Perché l’assetto politico e universitario attuale dovrebbe essere affascinato da una tal proposta ?
      Quale sarebbe x questi assetti attuali il vantaggio (rimanendo scontato il vantaggio diffuso x la collettivita’) ?
      Da chi/dove dovrebbe cominciare il nuovo percorso se ipotizziamo che l’attuale assetto politico e universitario non supporta adeguatamente e con vigore l’iniziativa ?
      Chi farebbe una proposta di legge al parlamento siciliano x avviare un tale percorso ? (x andare al sodo!).
      …domande estremamente inquietanti ma che non possiamo fare a meno di porci

    4. Qui in Sardegna, Renato Soru, Governatore dell’ Isola di centrosinistra, ha istituito il “Master and back”.
      In breve, io ti “mando a specializzare” fuori, ti pago le spese, ogni anno tu mi relazioni di quello che hai studiato e superato con gli esami, a fine master o più master torni in Sardegna e metti a disposizione della tua terra quello che hai imparato.
      Questa legge regionale è attiva da circa due anni, ha avuto uno start up lento ma si è assestata e tanti giovani la usano. Certo è perfettibile ma intanto è un validissimo strumento operativo.

    5. Provo tanta rabbia sapere che l’unica scelta è andarsene. Conosco parecchi miei coetanei che già questa scelta/imposizione l’hanno fatta e a malincuore..ed ora spetta anche a me. Vorrei rimanere qui dove sono nata, con i miei genitori che hanno fatto sacrifici per farmi studiare. Devo vedere in continuazione raccomandati che si fanno beffa anche di me che rimangono e costruiscono le loro vite ed io per costruirmene una devo emigrare. Bell’affare che ha fatto la Regione Siciliana che mi ha pagato in gran parte i miei studi.

    6. Renato Soru è un grande politico. Ha idee coraggiose e giuste, e la giusta tenacia e coerenza per portarle avanti.
      Magari si candidasse alle prossime primarie del PD!

    7. Il grande problema è che le banche hanno prestato più di quello che avevano. Si è calcolato che (per difetto) quando un correntista versava 1000 euro, loro da questi 1000 euro ne facevano uscire fuori 50000.
      Il re è nudo.

    8. Questa mattina sull’autobus riflettevo sul via vai delle persone che ogni giorno affollano le ns. strade. A parte qualche sporadica apparizione (uomini e donne in abito scuro e con una 24 ore in mano, magari un portatile, che mi piace immaginare essere manager in cerca di nuove opportunità per liberare una città ad alto potenziale – beni culturali ed ambientali, per fare un esempio, e tante altre risorse che sono lì solo perché ce le abbiamo trovate – ma letteralmente sommersa dalla propria “spazzatura”) nella maggior parte dei casi i volti che incrocio ogni mattina (a partire dal mio) appartengono a persone le cui ambizioni, sogni ed aspettative sono state “dismesse”, volti scuri, tristi, senza speranza, senza più idee. Senza neanche più la voglia di provarci..
      è vero, la fuga per i ns. “cervelli migliori” è oggi più che una alternativa, l’unica strada.
      Ma ciò che più mi spaventa è il totale appiattimento di tutti i ns. cervelli, anche quelli più normali, più comuni… La paura di non essere più in grado di concepire una idea, di portare avanti una passione, la rinuncia (tutti possiamo/dobbiamo contribuire ad arricchire la ns. società e una società sana è la base del ns. benessere).
      Ogni mattina, sullo stesso autobus, andando a lavoro mi sforzo di pensare a qualcosa che potrebbe “arricchire” la mia persona, la mia azienda, la mia città. E mi ritrovo sempre ferma, nel tentativo di rispondere alla stessa domanda: a chi gioverebbe?
      Non si fa nulla per nulla. Nessun impegno se non a fronte di un favore, o debito da saldare od amico da favorire.
      L’idea di convertire le partecipazioni della Regione Sicilia in un investimento per la Sicilia è certamente valida. Ma a chi gioverebbe? Lisa ha potuto beneficiare di investimenti della Regione Sicilia per il suo futuro, non nell’interesse dalla Regione stessa, e di noi tutti, ma perché l’investimento su Lisa era moneta di scambio, Lisa stessa per la Regione Sicilia è solo un pretesto.
      Il giorno in cui qualcuno dei nei politici deciderà di promuovere l’idea che Di donna ha voluto portare alla ns. attenzione, vorrà dire che quell’investimento è già diventato merce di scambio (Sicilia e-Innovazione; Sicilia e-Investimenti; Sispi; etc etc etc)

    9. Il trust serve proprio a sottrarre l’idea proposta alle ragioni di scambio politico: questa è la sua utopia.

    10. Un trust e chi dovrebbe gestirlo tu o qualche milanese truffaldino di quelli che di Borsa se ne intendevano:)?

    11. Penso sia un’idea impraticabile il fatto che un giornalino la pubblichi non significa molto.

    12. Lavinia, molte fondazioni scientifiche o filantropiche nel mondo sono gestite da trust. Se non sai di che si parla, non abusare del diritto di esprimere un commento (anzi due!) ad ogni costo 😉

    13. Donato non essere d’accordo non significa non sapere di che si parla (cosa che presuntuosamente dai per scontato) ripeto non mi pare un buona idea. Anche perché come certo sai, causa legislazione carente in Italia, il trust presenta rischi notevoli, cosa che dicono i più famosi tributaristi. E poi che in Sicilia si possa dare vita a un’istituzione meritocratica è un miraggio. Chiedo ancora, chi dovrebbe essere il trustee, chi dovrebbe entrare nel comitato? Significherebbe spalancare la porta a qualche presuntuoso nordico a caccia di guadagni facili in Sicilia

    14. ma le tue riflessioni restano interesasnti anche se puramente teoriche se non idealiste

    15. Lavinia, a Palermo ha sede la Fondazione Ri.Med. http://www.fondazionerimed.com/Sub/CRBB/Default.htm ,noto covo di teorici idealisti …
      Se il trust di diritto italiano non ti piace, si può sempre utilizzare l’istituto della Fondazione.
      Non ci sarà mai meritocrazia in Sicilia finchè si continuerà a pensare che non ci sarà mai …
      MF non è un giornaletto così come “presuntuosamente” affermi 😉

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