sabato 19 ago
  • Esortazione per gli “amati”

    Si corre in questa città tormentata dall’incuria di tutti. L’occhio percepisce più rapido della mente il sottofondo di vilipendio che rende Palermo come l’orca sbranata dalle fere di D’Arrigo. Ai muri, che coprono le ali del nostro campo visivo mentre, senza capire perché, schizziamo via veloci, un infinito bestiario di insulti, minacce, scherni, parole di odio, indifferenza e disperazione. Queste ultime più di tutti affiorano, chi urlando un amore infinito, chi una passione indomabile, chi ancora una speranza destinata a durare in eterno come i lavori di restauro o di recupero degli arti morenti di questa città. Quante dichiarazioni di “amanti”, quante parole che resteranno solo come sporcizia perenne sui muri, odiosa e diffusa rappresentazione della diffidenza come della paura. E sempre mi chiedo: ma se ai destinatari di queste imitazioni da scimmia originate da un Moccia instant book, sorgesse invece la voglia di lasciare per sempre il disperato/la disperata estensore? Se chi involgarisce un lungo muro con la sua recitata dichiarazione scoprisse che così gli “amati” hanno una ragione in più per troncare la relazione? Non avremmo già invertito una tendenza? Non avremmo già fatto quel piccolo primo passo che sempre inaugura un cambiamento?

    Ospiti
  • 8 commenti a “Esortazione per gli “amati””

    1. Perdi di vista un punto essenziale.
      Ovvero la necessità di “gridare” quello che si ha dentro.
      Che sia amore divorante o disperazione o necessità di esser perdonati, si arriva ad un punto in cui l’ultima ratio è quella di tracimare, di uscir fuori dalla dimensione personale del sentimento, per tirare fuori un grido “che tutti devono sentire”.
      E la scritta sul muro diventa l’equivalente delle serenate d’altri tempi (nei casi di passione divorante ancora non corrisposta), delle scenate nella piazza del paese (in caso di tradimenti o richieste di perdono), e così via.
      La riservatezza personale di chi scrive sul muro non è più un freno inibitorio, per chi è “travolto dagli eventi”. Anzi. E’ un mezzo per esternare l’ultimo atto, che sia consacrativo (io e te per sempre) o troncativo (XYX sei uno/a porco/zo**ola), invocativo (Perdonami o torna con me).
      E’ l’ultimo atto da kamikaze, per così dire.

    2. “bianca come il latte, rossa come il sangue”
      speriamo che i picciotti si ispirino piu’ a questo bel libro che non a scimmiottare le “minchiate” dei libri di Moccia …
      Chiara

    3. Ci sono altre cose al giorno d’oggi che si possono definire volgari rispetto alla dichiarazione d’amore scritta su un muro…anche questa è vita, anche questa è speranza (l’ultima?), anche questo è amore!

    4. Amore è volersi bene un giorno dopo l’altro, in salute e in malattia, finche’ morte non ci separa … e non una scrita spora un muro …

    5. isaia panduri, non sono io quello che ha perso un punto di vista “essenziale” e ti spiego perchè. il diritto all’urlo dipinto sul muro non è che l’ennesima dimostrazione di come l’urgenza individualistica sopravanzi, schiacciandola, l’esigenza dello stare assieme. come dire: io innanzitutto e degli altri chi se ne frega. parliamo di prepotenza, vorrei fosse chiaro a te e a tutti quelli che rivendicano legittimità basate su un ego esploso e intollerante verso l’esistenza degli altri, parliamo di quella forma di furore cieco e sordo che rivendica le garanzie individuali per “sé” e dimentica il senso del dovere che si preoccupa degli “altri”. vorrei che fosse chiaro che non parliamo di amore ma di un falso sentimento sotto mentite spoglie, di un sentimento recitato e perciò gettato all’esterno perchè incapaci di viverlo al proprio interno. le scritte sui muri sono opera di adolescenti o di imbecilli che si credono adolescenti, ovvero individui che non hanno maturità sufficiente per gestire il “tracimare” di un sentimento per cui posso concedere che siano comprensibili ma ritenerli perdonabili è altra questione e la questione è: devono ancora tutti gli adulti abdicare al ruolo di educatori o se ne devono assumere la responsabilità? il caos nel quale è precipitato questo paese suggerisce la risposta…

    6. ne la necessità di “gridare” quello che si ha dentro, ne il fatto che vi sono cose più volgari, al giorno d’oggi, giustificano l’imbrattamento dei muri di tutti (anche dei turisti). Piuttosto…..anzichè paragonarlo alle vecchie serenate…. mi sembra più una barbarie.

    7. Ancora…anzichè esercitare un certo perdonisismo per qualsiasi cosa, se tutti cercassimo di migliorare, anche con piccole dimostrazioni, lo stato di questa città allo “sbando civico”, forse, molto forse, ci allontaneremmo dalla collocazione di città da terzo mondo.

    8. Sui muri si scrive almeno dagli anni ’70. Prima di politica, poi si passò al pallone, oggi siamo all’amore. Qualunque sia l’argomento, rimane solo un segno di inciviltà e di mancanza di rispetto verso il prossimo. Per chi giustifica si metta nei panni dei condomini che magari hanno appena finito di pagare i lavori di rifacimento del prospetto!
      In quanto agli scrittori innamorati, se credono tanto nel loro “forever”, provino a tatuarsi il nome dell’amata/o sul torace!

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