mercoledì 7 dic
  • L'isola che non c'è

    Chi l’ha detto che le farfalle non possono attraversare i mari?!

    Domenica 19 Ottobre alla Real Fonderia della Cala di Palermo, i minori stranieri non accompagnati della città di Palermo si sono raccontati attraverso un video curato e diretto da Yousif Latif Jaralla, appassionato narratore e regista iracheno, in Italia da oltre 35 anni. L’isola che (non) c’è, attraversare il mare ieri ed oggi ha rappresentato un prezioso momento di incontro e confronto tra gli operatori delle comunità di accoglienza della nostra città, i docenti di lingua italiana per stranieri dell’Università degli Studi di Palermo e le istituzioni che si occupano del fenomeno della immigrazione in Sicilia. All’evento erano presenti infatti un rappresentante del prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, L’assessore delle Attività sociali del Comune di Palermo Agnese Ciulla, il direttore sanitario dell’ASP di Palermo Giuseppe Noto, la responsabile dell’Ufficio Nomadi e Immigrati del Comune di Palermo Laura Purpura, la direttrice della Scuola di Lingua italiana per stranieri Mari D’Agostino, e, ovviamente, i minori stranieri non accompagnati del nostro territorio. L’intento è stato quello di ragionare insieme sul presente, sui percorsi di accoglienza e di crescita necessari a fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione minorile in Italia, ma soprattutto sul futuro dei sempre più numerosi ragazzi e ragazze minorenni che arrivano in Italia da soli dall’Africa, dall’Asia e dal Medio Oriente. Sono più di diecimila, infatti, i minori stranieri giunti nell’ultimo anno in Italia senza un parente, un genitore o un adulto di riferimento. Sono adolescenti, poco più che bambini, poco o nulla scolarizzati. Nel nostro paese questi ragazzi precocemente adulti sono un’entità presente ma non visibile, destinati a rimanere ai margini di quel mondo che hanno scelto di vivere e nel quale, con sempre più determinazione, chiedono con forza di farne parte. Si è riflettuto sulla necessità di pensare alla persona in sé piuttosto che ad un numero o ad un problema da risolvere, raramente infatti si scava fino in fondo nell’anima, nella storia e nel passato di quanti cercano asilo nel nostro paese, forse perché fa comodo così ed è più facile provare compassione per qualcuno piuttosto che comprenderla davvero e riuscire a considerare la persona per quella che è, a prescindere dalla propria provenienza e dal colore della propria pelle.
    Il film, dal titolo Butterfly trip, è scritto e diretto da Yousif Latif Jaralla e girato insieme ai minori Maris Usogbom dalla Nigeria, Pap Diop e Lamin Dampha dal Senegal, Eunus Mollah e Md Sadikur Rahman dal Bangladesh, con la collaborazione dell’artista siciliana Claudia Di Gangi. I ragazzi che hanno contribuito alla realizzazione del film raccontandosi attraverso il linguaggio narrativo e cinematografico, sono minori stranieri non accompagnati giunti sulle nostre coste da alcuni mesi o da anni, accolti dalle comunità alloggio della nostra città e inseriti in adeguati percorsi d’inclusione linguistica.
    Non è stato facile arrivare a toccare e a raccontare le loro storie di vita, afferma il regista Yousif Jaralla, «spesso loro ti lasciano solo questa possibilità di immaginare, d’ipotizzare». I loro volti perplessi, pensierosi ma silenti, complici di un segreto che intendono custodire ad ogni costo, si scontrano con l’intimo desiderio di aprirsi al mondo, di raccontarsi e, soprattutto, di essere ascoltati. Nell’abisso dei loro grandi occhi, si nascondono profonde ferite del corpo e vecchi dolori dell’anima. «Io non ho voluto fare un documentario, a me interessava scavare dentro l’anima di queste persone, nel profondo, nel loro dolore, anche a forza, a rischio di fare male», spiega il regista. Spesso questi giovani ragazzi e ragazze minorenni hanno alle spalle un difficile e lungo viaggio, durato mesi e a volte anni, tempo trascorso nell’attesa di guadagnare i soldi necessari per attraversare il Bangledesh, l’India, il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia, fino all’arrivo a Bari o il Gambia, il Senegal, il Mali, il Niger, per arrivare a Tripoli, in Libia, e poi in Sicilia. Molti di loro hanno trascorso interminabili giorni nel deserto, su camion o a piedi, hanno solcato i mari su barche malandate, senza né cibo né acqua, fiduciosi e ignari del loro futuro. Dopo difficili e dolorose decisioni, hanno intrapreso un nuovo viaggio dentro culture lingue, modi di vita, radicalmente altri e sono andati incontro al loro destino. Alcuni hanno assistito a drammatiche uccisioni, annegamenti, maltrattamenti, naufragi, a momenti di disperazione, fame e morte; altri non sono mai arrivati. Ed è proprio a loro che è dedicata questa giornata, pensata in nome di chi non ce l’ha fatta.
    Dopo la performance multimediale è seguito A-Tratti, portrait di minori stranieri non accompagnati, foto e ritratti dei ragazzi che hanno frequentato i corsi d’italiano organizzati dalla Scuola di lingua italiana per stranieri dell’Università di Palermo. La mostra fotografica ha raccolto gli scatti più belli di Antonio Gervasi ed è stata allestita e curata dalla vietnamita Nguyen Tue Quyen. Dopo la tavola rotonda e la mostra fotografica, a chiusura dei lavori, si è svolta una cena solidale, momento di condivisione, appropriazione e di identificazione della proprio città e di chi la abita: gli spazi della cultura diventano spazi di riferimento, di nuova aggregazione, di interconnessione.

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