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martedì 29 set
  • Noncenecoviddi, una sterile invettiva moralista

    Noncenecoviddi, una sterile invettiva moralista

    Il fenomeno “noncenecoviddi” è l’ennesimo caso di vigliaccheria generalizzata e bullismo diffuso in cui si vanno a saldare diverse tendenze che ci possiedono: la nostra violenta fame di svago e intrattenimento, la nostra ossessiva ricerca di appigli robusti per sentirci indiscutibilmente superiore agli altri, la nostra voluttà nel dare addosso a chi è indifeso e non ci può nuocere in nessun modo (perché anche prendersela con qualcuno ricade spesso nel campo dello svago e dell’intrattenimento e , se questo costa fatica, che piacere c’è?).
    
Da una parte la miseria umana dei carnefici, dall’altra però la complice ingenuità – la non scusabile ignoranza – della vittima. Cosa pensare di questa vicenda? Non lo so bene, ma mi sembra una cosa piuttosto importante, però ho un po’ di confusione in testa. Metto giù qui alcune riflessioni.

    

I carnefici
    Divertente e divertito come al solito, quest’ultimo tormentone sembra possedere un pizzico di umorosa cattiveria in più, sarà il caldo della stagione estiva, saranno i mesi passati in nevrastenico lockdown. Comunque sia, il dato principale è che la sua vittima – l’oggetto dei nostri compiaciuti sfottò – ha comunicato chiaramente, e fin da subito, il proprio malessere e il proprio disagio nel trovarsi dentro tale tritacarne, sommersa da tonnellate di meme, insulti e minacce di morte. Ciò ha donato a tutta la faccenda una coloratura ancor più crudele del solito. Malessere e disagio, oltre che vero e proprio spavento, ha espresso fin dal primo servizio Mediaset – fine maggio scorso – in cui spunta, in una manciata di secondi, la sua frase diventata tormentone. Subito dopo, la signora Angela si fa intervistare da Direttasicilia e poi dalla stessa Barbara D’Urso, per cercare di arginare, con esiti opposti, la tempesta che l’ha coinvolta.
    
Ma, ovviamente, una reazione umana non basta (e non basterà mai) a frenare un’ondata social di questa portata. Così come non bastava per le tempeste mediatiche dell’era pre-social.
 E, dopo due mesi di tormentone che non accenna ad estinguersi, la faccenda si colora di toni a mio avviso sempre più tristi e squallidi, di cui annoto un paio di esempi.

    1. Il videogame noncenecovid, pubblicato a fine luglio, notizia ripresa da decine di testate online e non. Il gioco è divertente e tecnicamente ben fatto, però è centrale secondo me il fatto che non si tratta del solito meme o operazione goliardico-creativa, quasi sempre di natura anonima o semi-anonima, ma di una precisa mossa di autopromozione, per di più da parte di due giovani di 25 e 26 anni, fondatori di una web agency in provincia di Trapani, il cui nome risalta in bella mostra in tutti gli articoli che riprendono la notizia. Si tratta, mi sembra, di qualcosa con cui gli autori sperano magari di essere notati da qualcuno, fare il salto di qualità, entrare nel giro grosso. Non so voi, ma a me questa cosa mette abbastanza tristezza.
    2. Il modo stesso in cui è stata data la notizia del videogame. «Un altro simpaticissimo gioco ideale per le piccole pause estive» scrive TgCom24. Un videogame che ha come protagonista «la simpatica signora Angela» (Gds). Pur trattandosi di articoli scritti quasi sicuramente di fretta e senza rifletterci su tanto, traspare chiarissima l’intenzione di stemperare i toni, e anzi, sottolineare l’allegria e l’ilarità che il tormentone estivo ci ha regalato, come se fosse soltanto un modo gradevole per esorcizzare la paura del coronavirus e non avesse invece una “vittima” ben definita.

    La vittima
    La signora Angela è maggiorenne, quella mattina a Mondello aveva davanti microfono e telecamera, sapeva di essere intervistata. La signora Angela vive nel mondo di adesso, sa che ci sono i media tradizionali, e che sono potenti, e sa pure che ci sono i social network, che sono ancora più potenti.
    E sa dunque che le proprie parole, la propria faccia, la propria voce, il proprio corpo e tutta la propria apparenza personale, può sempre essere riprodotta, rilanciata, interpretata, misinterpretata, criticata, sgangherata, sbeffeggiata, modificata, distorta, e tutto con una facilità, una rapidità e una violenza che fino a pochi anni fa erano impensabili.
    
Questo la signora Angela lo sa, e se non lo sa dovrebbe saperlo. Perché vive nel mondo di adesso, e ognuno, nella vita di tutti giorni, in qualunque epoca storica, per non farsi troppo male e per continuare a sopravvivere, deve conoscere – almeno a grandi linee – il mondo in cui vive.

    Ognuno si prende le responsabilità delle proprie azioni, in definitiva, e se si fa una gaffe “in pubblico” – discorso lungo cosa significhi questo “in pubblico” – esiste la possibilità di finire nel tritacarne. Tam tam tam, viralità, shitstorm, minacce di morte, meme. Può capitare, gli abitanti del mondo di adesso devono farsene una ragione.

    Certo, a volte penso che bisognerebbe tracciare una linea di distinzione tra i personaggi pubblici “volontari” e i personaggi pubblici “involontari”. E che bisognerebbe tutelare in qualche modo quelli “involontari”. Che un fatto è fare i meme su Salvini, un altro è farli sulla signora Angela. Ma come si fa? Con che criteri si può fare questa distinzione?

    E poi, alla base, c’è sempre l’argomento: sapeva di essere intervistata, aveva davanti microfono e telecamera. L’ingenuità purtroppo alle volte ti lascia indifesa e scoperta davanti a pericoli che manco sapevi esistessero. Ma è come infilarti in autostrada contromano, dovevi essere capace di leggere i segnali stradali, l’ignoranza non è una scusante se finisci sfracellata dalle automobili.

    Cosa pensare di questa faccenda, in definitiva? Non so, penso solo che sia l’ennesimo squarcio verso il mondo reale com’è oggi, della vita che viviamo tutti i giorni. Un mondo che, se prima sembrava difficile da cambiare, adesso sembra difficile anche da capire.

    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “Noncenecoviddi, una sterile invettiva moralista”

    1. No no, la signora Angela è una rincoglionita.

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