venerdì 2 dic
  • Teatro Finocchiaro

    Il Teatro Finocchiaro riaprirà a Capodanno

    Lo storico Teatro Finocchiaro di via Roma riaprirà con un varietà di Capodanno, in stile charleston con coreografie, musica anni ‘30, ‘40 e ’50, tra paillettes, pièce di théatre comique, can can e burlesque.

    Il teatro in stile Liberty aveva aperto nel 1923 e dagli anni ’50 al 2004 era stato un cinema.

    La notte di capodanno ci saranno le soubrette Noemi Cannella, Simona Cannella, Floriana Canino, Adriana Salemi, una piccola orchestra – Benny Amoroso (tromba), Giuseppe Ricotta (pianoforte), Luca De Lorenzo (contrabbasso), Sergio Calì (batteria e percussioni) – i vocalist Federica Amoroso e Nonuccio Cammarata, gli attori Stefania Vitale, Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo. Costumi di Amalia Lo Pinto, coreografie di Adriana Salemi, direzione musicale di Benny Amoroso. Regia di Katiuska Falbo e Casimiro Alaimo.

    Teatro Finocchiaro

    Il cineteatro Finocchiaro venne costruito nel 1922, per volere del cavaliere Emanuele Finocchiaro, industriale del cemento (e fu usato anche come rifugio antiaereo durante la guerra), su progetto dell’architetto Paolo Bonci, a cui si devono la Galleria delle Vittorie e palazzo Finocchiaro (1926), che era annesso al teatro. Sono gli anni della realizzazione del secondo tronco di via Roma, dato in appalto allo stesso Bonci e a Rutelli, nell’ambito del progetto di risanamento di Felice Giarrusso.
    Mille posti in tutto tra platea (500) e palchi, e un magnifico tetto lucernario apribile che permetteva persino di svolgere spettacoli “all’aperto”. Il Teatro Finocchiaro ha un prospetto importante su via Firenze, che probabilmente una volta era l’ingresso principale, in vista di un progetto degli anni Trenta che voleva l’abbattimento delle case attorno per costruire una piazzetta di accesso. Ma non se ne fece più nulla e la via laterale fu destinata all’ingresso in anfiteatro, di coloro che non avevano i soldi per pagarsi un palco. Anfiteatro fornito di suoi servizi separati a seconda che si pagasse un posto 2 lire o 50 centesimi.
    Due gli ingressi, sormontati da quattro file di finestre allineate verticalmente. Le parti laterali affiancano quella centrale come due torri e completano il disegno con un sistema di finestre rampanti incorniciate da emicicli con tarsie che riecheggiano a fantasia klimtiane (vedi un rilievo della Soprintendenza del 1983, che definì il Finocchiaro un “monumento di notevole interesse storico artistico” che porterà ad un vincolo nel 1989). È un insolito connubio fra teatro all’italiana e teatro wagneriano: pianta trapezoidale con una propaggine rettangolare che un tempo ospitava l’ingresso e, al secondo livello, una tea room, gestita dai fratelli Ciccio e Ciro Scianna. In sala, tre ordini di palchi, un loggione laterale al terz’ordine, e un secondo loggione al quarto. Sul boccascena, quattro file di palchi di proscenio. Le decorazioni, tutte Jugendstil, sono dello scultore Geraci: stucchi, motivi floreali e maschere, fregi lignei fino al tetto. Il teatro è agibile solo per la platea, il palcoscenico non è utilizzato dal 1956. Gli antichi foyer, la sala da tè, gli uffici e gran parte dell’ingresso su via Roma sono occupati da altre attività commerciali.

    Palermo
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