19°C
lunedì 14 ott
  • Sicilia nel mondo

    PocoNoti siciliani 5, lontani dalla Sicilia e lontani dalla Storia

    Una raccolta di nomi ed eventi riguardati tutti quei siciliani che hanno contribuito allo sviluppo della storia umana, lontani dalla propria terra natia ma che la Storia ufficiale, fatta di grandi nomi ed eventi edulcorati, ha accantonato o messo nel dimenticatoio.

    Quinta puntata.

    • Giuseppe Chiara – Chiusa Sclafani 1602/1685 – Missionario siciliano gesuita in Giappone
      
Facendo tappa a Goa, Manila e poi Macao giunse nel 1643 in Giappone nell’epoca in cui la cristianità era rigorosamente vietata e i cristiani erano torturati e costretti all’abiura del credo. Catturato sull’isola di Kajime-Oshima venne trasferito a Nagasaki e poi a Edo. Chiara fu torturato e per questo anch’egli abiurò. Non ottenne mai la libertà e visse in una controllata prigionia, fu obbligato a sposare una donna giapponese e rilevò il nome e lo status di samurai del suo defunto marito, Okamoto San’emon. 
Fu costretto a scrivere testi su e contro il cristianesimo, ne scrisse uno in tre volumi che non piacque ai suoi carcerieri che aumentarono la sorveglianza e chiesero conferma della sua abiura.
 Visse in Giappone fino alla sua morte, avvenuta a Edo.
 Il personaggio protagonista del romanzo Silenzio di Shusaku Endo, Sebastião Rodrigues, è basato sulla figura storica di Chiara.
    • Giuseppe “Pepito” Abatino – Calatafimi 1898/1936 – Gran figlio di……siciliano….
      Il mondo è fatto da tanti imbroglioni, millantatori, “arrampicatori sociali”, “arruffoni” e ciarlatani. 
Giuseppe “Pepito” Abatino era uno di questi ma lo seppe fare con classe e abilità. 
Egli era uno strano quanto enigmatico personaggio. 
Giuseppe “Pepito” Abatino era figlio di una casalinga palermitana ed era emigrato in Francia dopo la Prima Guerra Mondiale. Si faceva passare per un nobile siciliano, conte di Calatafimi ma nella realtà non era altro che un arguto e astuto millantatore capace, con il suo fascino e la sua eleganza, di entrare prepotentemente nella vita notturna e mondana della Parigi degli anni Trenta.
 Si vantava di conoscere la “creme” di mezza Parigi. Ed era così! Scavezzacollo, amico di impresari e direttori di teatro. Grazie alle dicerie e le “frottole”, narrate negli ambienti dello spettacolo parigino riusciva a “penetrare” negli entourage dei maggiori teatri dell’epoca. Le cronache del tempo descrivono “Pepito” come un italiano dai modi cordiali ed eleganti ma dal fascino non poco misterioso. Terribile, intelligentissimo, molto duro ma di una correttezza perfetta in affari. Si diceva che fosse stato decorato dalla Guardia italiana di cui era stato un brillante ufficiale prima di innamorarsi pazzamente di Joséphine. Una soubrette afro-americana, cantante di blues, ballerina e attrice molto sexy, meglio conosciuta come la “Venere nera” o “Venere d’ebano” e si chiamava Joséphine Baker. Abatino la scoprì, appena ventenne al Casino de Paris, nel 1925, che nel 1926 la farà scritturare alle “Folies-Bergèr esordendo con la rivista La folie du jour.
Così Abatino decide di diventare suo manager ed è proprio lui che inventa per lei lo show con tanto di strip-tease pudico e fatto con humor. Un musical che fece tanto successo e clamore per quel tempo
 che Pepito dall’oggi al domani, fece le fortune sue poiché grazie a lui calcò i palcoscenici di tutto il mondo tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento. Joséphine fu la prima star Afro-Americana di un film di successo con la sua interpretazione di “Zou-zou”, la cui sceneggiatura fu firmata da Pepito il quale firmerà anche le scene de La Principessa Tam Tam.
Pepito e Joséphine formavano una coppia perfetta. Lui viveva solo per lei; lei non poteva vivere senza lui. 
A Joséphine poco importava che il Pepito non fosse conte, lo amava e lo seguiva ovunque malgrado gli alti e i bassi che i due ebbero in dieci anni di relazione e non solo artistica.
    • Carlo Gemmellaro – Nicolosi 1787/1866 -Naturalista e geologo Siciliano

      Per sette anni fu chirurgo di reggimento al seguito dell’Armata britannica impegnata contro Napoleone.
 Imbarcato insieme a degli ufficiali inglesi compì escursioni geologiche nelle Isole Eolie, visitò aree della Sardegna, dell’Africa settentrionale, della Francia, delle Isole Baleari, della Corsica, i Campi Flegrei e il Vesuvio. Si recò quindi a Londra dove ebbe modo di venire a contatto con gli studi di geologia e vulcanologia. Partecipò nel 1812 ad un famoso ciclo di lezioni di geologia alla Royal Institution che proponeva una teoria chimica dei fenomeni vulcanici.
 Si imbarcò nuovamente tra il 1813 ed il 1817: viaggiando da un capo all’altro d’Europa, poté studiare, collezionare e catalogare rocce, minerali e fossili.
    • Franco Nacci – Giro del mondo automobilistico da Palermo a New York
      
La maratona partì dalla Sicilia con la “Monterosa” Fiat 1100 il 31 dicembre del 1950 ed ebbe conclusione a Palermo 22 mesi dopo, al termine di 72 mila chilometri. Ventidue mesi di viaggio solitario in auto, fra le strade di tre continenti e di 33 Paesi. Una vettura allestita dalla carrozzeria Monterosa di Torino su autotelaio Fiat 1100 partì da Palermo con il cofano rivolto verso Oriente e destinazione finale New York. Autore della maratona meccanica fu Franco Nacci, da poco fondatore e direttore della rivista Italia Mondo, bimestrale di “vita italiana nel mondo” pubblicato a Palermo (redazione ubicata in via Mariano Stabile, 60). 
Il resoconto dell’impresa venne pubblicato sul primo numero di Italia Mondo, datato aprile-maggio 1953. Il reportage della traversata automobilistica trasuda spirito di pionierismo. Il racconto di Nacci restituisce oggi pezzi di storia europea, così come essa si presentava pochi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale. 
La corsa europea della Monterosa-Fiat 1100, curiosamente targata PA18000, proseguì da Graz, attraverso Zagabria e Nish, sino al confine bulgaro di Dimidrograd, dove Nacci nonostante i regolari visti fu bloccato all’indivisibile “cortina di ferro”. 
Poi, dopo un complicato giro attraverso la Macedonia e Salonicco, il tour toccò la Turchia ed il traghettamento del Bosforo. Da qui, il viaggio promozionale proseguì in Medio Oriente – Beirut, Damasco e Baghdad sino alla capitale dell’Iran, Teheran. 
Il lungo viaggio avrebbe conosciuto il tratto più duro: i quasi 4000 chilometri dei deserti dell’Iran, dell’Afghanistan e del Pakistan, percorsi in pieno agosto. Nel diario di bordo, Nacci ricordò «la temperatura media di 60 gradi, dove la benzina era difficile a trovarsi, i viveri assolutamente immangiabili e l’acqua così sporca». Nel “deserto del sale”, una depressione fra Bam e Zahedan, l’impresa rischiò di finire a causa di un profondo insabbiamento dell’auto, risolto “dopo 16 ore di solitario lavoro di scavo. 
L’arrivo in India,con tappa a Nuova Dehli ed al Taj Mahal,e poi l’imbarco sul Bintang, per una traversata di 22 giorni attraverso Indonesia, Filippine, Giappone e Hawaii, sino alla grande bocca senza denti del Golden Gate bridge di San Francisco, dove ricevette l’affettuoso benvenuto. 
Da qui, Nacci e la sua Monterosa-Fiat 1100 percorsero 8000 chilometri attraverso 80 città degli Stati Uniti d’America. 
Le fatiche di guidatore e vettura ebbero quindi termine a New York; qui, dopo un mese si imbarcò sul ‘Biancamano’ diretto a Genova, in vista del conclusivo colpo di freno a mano a Palermo.
 A distanza di decenni da quel giro del mondo targato Palermo, non si conosce quale sia stata la sorte di Franco Nacci.
 Sappiamo solo che quella fu  «la storia semplice e breve di un uomo, di un’auto e di una idea proiettati in un eccezionale messaggio mobile della nostra Italia sulle più difficili ma anche più belle ed indimenticabili strade del mondo».
    • Giacinto Giordano Ansalone – Santo Stefano Quisquina 1598/1634 – Missionario domenicano siciliano

      Dopo gli studi a Palermo e a Salamanca, predicò in Messico, nelle Filippine e in Giappone.
 Rimasto orfano di entrambi i genitori, entrò nel convento di San Domenico prendendo il nome di fra Giordano da Santo Stefano. Nel 1618 fu trasferito a Salamanca per studiare greco e latino.
 Espresse il desiderio di recarsi in missione nell’ontano Oriente e dopo un periodo al convento di Truchiglio nella Castiglia per la formazione e preparazione missionaria partì. 
Prima di arrivare nelle Filippine l’imbarcazione fece sosta in Messico. 
Nonostante la destinazione pericolosa diceva: «il Giordano è tornato indietro ma, Giordano non torna indietro». 
Giunto a Manila, capitale delle Filippine, fu subito assegnato all’assistenza degli infermi dell’ospedale. Nel 1632 arrivarono altri missionari per il Giappone in sostituzione ai domenicani martirizzati e fra Giordano ricevette l’ordine di partire con loro.
 La persecuzione del 1624 aveva decimato i cristiani e non arrivavano missionari da otto anni. Fra Giordano avrebbe perlustrato le diverse regioni visitando e confortando i cristiani. A causa delle fatiche dei viaggi continui, le privazioni di ogni genere, le pene cadde gravemente malato e fu costretto a ritornare a Nagasaki. Il governatore fece organizzare una perquisizione nella regione di Nagasaki e il missionario fu scoperto. Fu legato con una catena e condotto a Nagasaki. Interrogato più volte e non rinunciando mai alla sua fede fra Giordano fu condannato a essere torturato in maniera disumana e a morire orribilmente.
    • Bonaventura Consiglio e marinai (brigantino Oreto) – Sicilia 1800  – Navigatori siciliani che condussero il primo veliero siciliano negli Stati Uniti
      Il brigantino Oreto fu il primo veliero siciliano ad attraversare l’Oceano Atlantico, aprendo la stagione della navigazione oceanica italiana.Partì da Palermo nella primavera del 1818 al comando del Capitano Bonaventura Consiglio e raggiunse Boston con un carico di pregiati prodotti siciliani. Ecco come fu riportata la notizia nel numero 215 del Giornale del Regno delle Due Sicilie, datato giovedì 10 settembre 1818: «Boston, 6 giugno – Negli scorsi giorni è giunto nel nostro porto il brigantino siciliano l’Oreto, comandato dal capitano Bonaventura Consiglio, proveniente da Palermo. È questo il primo bastimento italiano condotto da Italiani, che sia comparso ne’ nostri lidi. Il carico è stato subito venduto con profitto considerevole del proprietario signor Riso di Palermo. L’equipaggio, durante la sua permanenza in Boston si è meritata la stima generale. L’accoglienza e i vantaggi di questa prima spedizione del commercio italiano con i riguardi verso la bandiera del Regno delle Due Sicilie, ci fanno sperare in bene nel rapporto con una nazione che sinora non si era mostrata sulle spiagge americane». 
Da quel periodo in poi la rotta inaugurata dall’Oreto fu seguita poco dopo da altri velieri siciliani.

    • Ibn Hamdis – Siracusa o Noto 1056/1133 – Poeta siciliano in vari regni maghrebini  
      È stato un poeta arabo in lingua siculo-araba, massimo esponente della poesia araba di Sicilia a cavallo tra l’XI e il XII secolo. Abū Muḥammad ʿAbd al-Jabbār ibn Abī Bakr ibn Muḥammad ibn Ḥamdīs al-Azdī al-Ṣiqillī nacque da una famiglia nobile. Verso il 1078 a causa della conquista normanna della Sicilia, lasciò l’isola per giungere in al-Andalus. A Siviglia fu accolto alla corte del principe mecenate Muhammad al-Muʿtamid.
Fu accanto al principe anche durante l’imprigionamento in Marocco. Dopo la sua morte fu accolto nel 1095 a Bijāya, in Algeria, sotto la protezione del principe hammadita Mansur ibn Nasir.
Dopo la scomparsa di quest’ultimo (1105) fu ospitato per almeno un ventennio nella città tunisina di Mahdia alla corte dei principi ziridi. 
Una poesia di Ibn Ḥamdīs celebra la vittoria ziride contro la flotta normanna a capo Dimas nel 1123.
Ibn Ḥamdīs continuò il suo peregrinare nei paesi dell’Islam mediterraneo fino alla morte che lo colse a Maiorca, quasi ottantenne.
      Di Ibn Ḥamdīs ci è pervenuto un dīwān, un canzoniere di componimenti poetici, composto di 360 poesie. Molte poesie sono dedicate alla Sicilia perduta della sua giovinezza.
    • Giovanni Geraci – Partinico 1800  – Cantastorie/Combattente siciliano 
Scrisse una cronaca cantata ambientata durante la terza guerra d’indipendenza italiana.
 Era un contadino che nel 1866 fu arruolato di gran corsa e spedito a combattere al Nord nella terza guerra d’indipendenza. 
La canzone è il racconto delle fatiche e disagi, del lungo ed estenuante viaggio verso il Veneto e delle battaglia di Custoza del 24 giugno 1866. 
Fu una grande sconfitta. Tornato indietro vivo, ebbe modo di trasmettere la sua “cronaca” in forma di canzone ai suoi parenti ed amici. L’opera inizia così; «L’annu sissantasei mill’ottucentu 
Vittòriu nni fìci la chiamata. Ogni surdatu a lu so riggimentu, puru li cuncidati chi su’ a casa. Cunsidirati chi beddu mumentu, 
lassari la famìgghia angustiata,
li matri, ca facìanu lamentu, 
e pri li patri fu ‘na cutiddata!……».
    • Pietro Floridia – Modica 1860/ 1932 – Compositore siciliano naturalizzato statunitense

      Ancora allievo del Conservatorio pubblicò le sue prime composizione che lo fecero conoscere a livello nazionale. 
Nel 1882 la sua prima opera, Carlotta Clepier, fu rappresentata con successo a Napoli.
Apprezzato pianista, alla fine del 1885 iniziò alcune tournée in Italia e all’estero. 
Dopo varie rappresentazioni di successo in giro per l’Italia nel 1904 decide di emigrare negli Stati Uniti. Si stabilì dapprima a New York e poi a Cincinnati, dove per due anni insegnò al locale College of Music. Tornato a New York nel 1908, vi riprese l’insegnamento. Nel 1910 compose un’opera commissionatagli dal Comune di Cincinnati, rappresentata alla Music Hall di Cincinnati.
 Nel 1913 organizzò e diresse a New York un’orchestra sinfonica italiana.
 Nel 1930 la American Opera Society di Chicago gli assegnò la David Bispham medal.
 Nel 1932, poco prima di morire, portò a termine un ultimo lavoro, intitolato Malia,rimasto inedito. 
Morì a New York.
    • Tommaso Agni o Tommaso da Lentini – Lentini ?/1277 – Patriarca siciliano della Chiesa cattolica in Israele
      
Frate domenicano, fondò a Napoli nel 1231 il convento di San Domenico Maggiore. Fu successivamente vescovo di Betlemme dal 1255 e patriarca latino di Gerusalemme dal 1272 e legato in Terra Santa, dove si adoperò per appianare i contrasti tra principi cristiani di Siria, i due ordini cavallereschi dei Templari e degli Ospitalieri, le città marinare italiane, e ristabilire l’unione fra i crociati.
    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “PocoNoti siciliani 5, lontani dalla Sicilia e lontani dalla Storia”

    1. Quando fanno un https://cb01.vet/ film, dicono: Impossibile fare immediatamente, miracoli – per tre giorni.

  • Lascia un commento (policy dei commenti)

PocoNoti siciliani 5, lontani dalla Sicilia e lontani dalla Storia, 5.0 out of 5 based on 1 rating
x
Segui Rosalio su facebook, Twitter e Instagram