giovedì 18 ott
  • Leoluca Orlando Mao

    Orlando pensa alle elezioni? Di certo è costretto a scivolare sempre più a sinistra

    Il secondo mandato (parafrasando Caparezza) è sempre il più difficile, nella carriera di un sindaco. Lo sa bene Leoluca Orlando, alle prese con corsi e (forse) ricorsi storici.

    Il primo cittadino è forse nel punto più basso di popolarità e massimo di criticità, ne sono sintomo eclatante i fischi di piazzetta Garibaldi/Puglisi nel giorno della visita del papa.

    C’è un singolare parallelismo che non è sfuggito agli osservatori con una buona memoria: Orlando viene fischiato nel giorno della visita di papa Francesco così come avvenne al predecessore Cammarata nel 2010 nel giorno della visita di papa Benedetto XVI. Cammarata sfoggiava un nuovo taglio di capelli, Orlando una linea migliorata per la dieta che segue.

    Game Over sindaco

    Posted by Marcello Robotti on Sunday, September 16, 2018

    I parallelismi tra le due amministrazioni vanno ben oltre i fischi del secondo mandato: la munnizza è sempre lì (con la differenziata sotto il 9% e il commissariamento della Regione che incombe), i trasporti non funzionano (e l’Amat non naviga affatto in buone acque, nonostante – o anche per colpa del – tram e la Ztl), la rete idrica è un colabrodo e i conti del Comune non sono in regola (ancora diversi rilievi del Ministero non sono stati risolti e i commissari sono arrivati sia per il consuntivo che per il bilancio di previsione). Non si può parlare di buona amministrazione quando i cardini dell’amministrazione, il bilancio e i servizi ai cittadini, non reggono. Il velo della Cultura (aspetto soltanto la conclusione per affermare con certezza che Palermo Capitale della Cultura sia stata sottotono) non copre questa pietà, caro sindaco.

    Per i vertici delle partecipate i palermitani hanno dovuto aspettare più passaggi elettorali e un anno, per il rimpasto c’è ancora tempo. L’ingresso dei politici in Giunta potrebbe essere un ricorso del precedente secondo mandato, quello conclusosi anzitempo nel 2000 per concorrere alla Regione. Orlando correrà alle europee del 2019? La voce gira, le smentite pure (ma una smentita elettorale di Orlando, lo sappiamo, è come una banconota da 30 euro). L’exit strategy potrebbe passare da un tema già sentito nello storytelling orlandiano: il nemico sarebbe un governo addirittura (!) pre-fascista, nemico dell’accoglienza e della Carta di Palermo (a dire il vero su questo tema che sostituisce l’antimafia del primo Orlando non se l’è cagato quasi mai nessuno…chissà quanto se la sarà presa a sentire che il modello per i radical chic è Riace e non Palermo…), quindi il supersindaco potrebbe andare a Bruxelles per concorrere ad arginare i cattivoni populisti e lasciarsi indietro i problemi irrisolti di Palermo.

    Il posizionamento politico in un Partito Democratico ormai imploso è stato una delle peggiori scelte orlandiane, che pur di politica ne ha masticata tanta. Orlando sembra costretto a scivolare sempre più a sinistra quindi, verso posizioni radicali che potrebbero dargli qualche chance di elezione al parlamento nazionale in un’elezione anticipata (si è visto com’è finita a Giambrone nel Pd a Palermo) o a quello europeo.

    Una prospettiva elettorale prima della fine naturale del mandato sembra comunque nella visione del sindaco, diversamente non si spiegherebbe facilmente la contrapposizione con Salvini e Conte (i fondi per le periferie sono già saltati e i rilievi del Mef, guidato da un ministro vicino alla Lega, non permettono certo di pensare a un approccio blando come quello neanche troppo velatamente auspicato ai tempi del Pd).

    Palermo
  • Un commento a “Orlando pensa alle elezioni? Di certo è costretto a scivolare sempre più a sinistra”

    1. 🙂 + 🙁 = Palermo

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