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martedì 23 lug
  • Sicilia nel mondo

    PocoNoti siciliani 3, lontani dalla Sicilia e lontani dalla Storia

    Una raccolta di nomi ed eventi riguardati tutti quei siciliani che hanno contribuito allo sviluppo della storia umana, lontani dalla propria terra natia ma che la Storia ufficiale, fatta di grandi nomi ed eventi edulcorati, ha accantonato o messo nel dimenticatoio.

    Terza puntata.

    • Michele/Michelangelo Agnolo o Florio (Shakespeare) – Sicilia 1564/? – Commediografo/drammaturgo Siciliano in Inghilterra
      
Per gli inglesi e la storiografia Shakespeare è il terzo di otto figli di un guantaio-macellaio analfabeta, nato il 23 aprile 1564 a Stratford upon Avon, vicino Londra, dove morì il 23 aprile 1616.
 A causa delle ristrettezze economiche familiari, non ebbe modo di fare grandi studi. Tuttavia, dopo i 25 anni, come per miracolo, iniziò a scrivere poesie, poemi e decine di opere teatrali.
Benché non sia mai stato trovato un suo scritto originale, né un libro che gli fosse appartenuto, per più di tre secoli l’origine inglese di Shakespeare non è mai stata messa in dubbio.
 Il primo a farlo, all’inizio del Novecento, è stato un giornalista italiano, Santi Paladino (1902-1981), che trovò per caso nella biblioteca paterna un antico libro, intitolato I secondi frutti, firmato da Michel Agnolo Florio. 
Leggendolo, Paladino scoprì che molte frasi di quel libro erano identiche a quelle contenute nelle opere di Shakespeare. Un caso di plagio?
 Impossibile: quel libro era stato stampato nel 1549, circa 50 anni prima della comparsa delle opere shakespeariane, anzi prima ancora della nascita del poeta (1564). Come si poteva spiegare tutto ciò? 
Indagando su Michelangelo Florio, il giornalista Paladino scoprì che si trattava del figlio del medico Giovanni Florio e della nobildonna Guglielma Crollalanza, nato a Messina e poi fuggito a Treviso con la famiglia, di origine ebraica e religione calvinista, per sfuggire alla persecuzione religiosa dell’Inquisizione (la Sicilia era allora sotto la Spagna). Il giovane Michelangelo Florio studiò a Venezia, Padova e Mantova; viaggiò molto, visitando Danimarca, Grecia, Spagna e Austria, e diventò un umanista di grande cultura, ricercato come precettore dalle famiglie più ricche d’Europa. Grazie all’amicizia con Giordano Bruno, che aveva buoni rapporti con i conti di Pembroke e Southampton, nel 1588 Michelangelo Florio raggiunse Londra, dove fu assunto come precettore di lingua italiana e latina della futura regina Elisabetta.S econdo Paladino il vero autore delle opere teatrali di Shakespeare era in realtà proprio Michelangelo Florio, poiché si trattava della stessa persona. Tesi che Paladino espose nell’articolo Il grande tragico Shakespeare sarebbe italiano. Florio, per cancellare il proprio cognome da calvinista fuggiasco, aveva deciso di farsi chiamare Shakespeare traducendo in inglese il cognome della madre (Crollalanza): shake vuol dire agita/scrolla e spear significa lancia. Mentre William era il nome di un cugino della madre, residente proprio a Stratford e morto prematuramente. Agli inglesi la tesi di Palladino risultò indigesta, il regime fascista fece calare il silenzio sull’origine italica di Shakespeare. Ma anni fa Martino Iuvara approfondì ulteriormente le ricerche su Florio alias Shakespeare, mettendo in risalto alcuni dati incontrovertibili. 
Un esempio: Molto rumore per nulla è la traduzione inglese di una commedia giovanile del Florio (Tantu traficu ppi nenti). Nella stessa commedia un protagonista se ne esce con una battuta («Mizzeca, eccellenza!»), che soltanto un siciliano poteva conoscere. Shakespeare non era affatto inglese, ma siciliano.
      Altri dettagli specifici potete trovarli sull’articolo pubblicato da Messina ieri e oggi di Nino Principato.
    • Andrea da Burgio (Nicolò Sciortino) – Burgio 1705/1772  – Missionario siciliano cappuccino in Congo
      
Con la fama di santo partì da Lisbona per andare missionario in Congo presso la Missio Antiqua dei Cappuccini e vi rimase 17 anni.Al ritorno si fermò un po’ di anni a Lisbona poiché il re voleva un santo tutto per se e non lo faceva partire, si n’appi a scappare per tornare a Palermo! Fu degno esempio di san Francesco vivendo tra le sofferenze e le privazioni ma dispensando carità verso tutti.
    • Francesco Pedone – Sicilia 1800 –  Lavoratore siciliano dei cantieri Florio in Inghilterra
      Con il suo grande intuito di motorista navale contribuì a fare aprire ai Florio il cantiere navale a Palermo. Figlio del comandante Antonino, capitano dei velieri “Giulia Florio”. Francesco, mentre lavorava in uno dei cantieri Florio in Inghilterra, durante il montaggio di un motore a vapore, segnalò al direttore dei lavori un difetto tecnico. Poi, durante le prove in mare, il motore accusò tutto quello che Pedone aveva predetto. Dopo ‘sto fatto la compagnia Florio decise di realizzare un cantiere navale a Palermo e lui divenne il collaudatore di tutte le navi in allestimento. Così costruendo le navi nel porto di armamento risparmiarono tempo e denaro.
    • Sante Fortunato Vanni – Caltagirone ?/? e Andrea Ragusa – Catania? 1896/1974 – Librai ed editori siciliani negli Stati Uniti

      Vanni arrivò a New York nel momento massimo dell’emigrazione italiana e nel 1884 aprì una piccola libreria italiana al 548 di West Broadway.
      Oltre che libreria la S.F. Vanni divenne presto anche stamperia e casa editrice, e tra i volumi in vendita spiccava il dizionario Siciliano – Italiano.
      Vanni era un uomo coraggioso, gli italiani che sbarcavano in America erano poveri braccianti analfabeti, poco avvezzi a tenere tra le mani un libro.
 La libreria diventa presto un punto di riferimento per gli immigrati. Vanni è anche scrivano a cui tanti analfabeti dettano le lettere per inviare notizie ai famigliari rimasti in Italia o chiedono di sbrigare pratiche negli uffici.
      Il suo progetto è di vendere libri agli italiani e aiutare i suoi connazionali ad integrarsi. Per questo investe sulla piccola bottega al 548 di West Broadway. Vende soprattutto libri scolastici e giornali in lingua italiana.
      
Andrea Ragusa, direttore della Fratelli Treves, all’inizio degli anni Trenta si mise in testa di vendere la Treccani negli Stati Uniti e lì rilevò la libreria da Vanni.
 Quando Andrea Ragusa arrivò a New York,Vanni era avanti con gli anni ma la sua avventura editoriale sarà legata a doppio filo alla libreria Vanni.
      Nel 1931 Andrea Ragusa ne spostò la sede da West Broadway a Bleecker Street e poi sulla 12ma Strada.
      In poco più di quarant’anni pubblicò 138 titoli tra volumi di critica letteraria italiana e testi destinati alle scuole, allo scopo di diffondere negli Usa la letteratura del nostro Paese. 
Fu lui, ben prima di Amazon, ad avere l’intuizione di vendere per corrispondenza i libri fatti arrivare dall’Italia in tutto il Nord America. 
      Sono gli anni della depressione economica. Ragusa ha 35 anni e una consolidata carriera editoriale alle spalle. Infatti è stato segretario della “Nuova Antologia” (dal 1926 al 1930) e  dal ‘29, direttore della Casa editrice Treves.
 L’azienda si trasformerà poi nella Italian Publishers S. F. Vanni e in poco tempo diventerà il punto di riferimento per chiunque in America voglia un libro o un testo italiano.
La sua ambizione era quella di fare conoscere la cultura italiana in America.
    • Andrea Salsedo – Pantelleria 1881/1920  – Anarchico siciliano arrestato negli Stati Uniti

      Probabilmente buttato giù da una finestra nel 1920 a New York dall’allora Bureau of Investigation.
 Infatti Salsedo venne trattenuto, sottoposto per mesi ad interrogatori nei quali subì violenze e torture. Gli veniva impedito anche di contattare avvocati e familiari. Cadde giù dal quattordicesimo piano del Park Row Building. 
Questa vicenda si lega a quella di Sacco e Vanzetti che poco prima di tenere un comizio proprio sulla morte del loro amico Salsedo, furono arrestati per un crimine mai commesso e poi giustiziati. 
Poca invece l’attenzione per il siciliano Andrea Salsedo. 
Figlio di Giuseppe e Silvestra Pavia, tipografi di Pantelleria, Andrea manifesta sin da giovanissimo attenzione per le idee anarchiche. A nemmeno 20 anni subisce un processo per un suo scritto pubblicato su L’Avvenire Sociale di Messina.
 Astensionista, antimilitarista, sindacalista ed editore, l’anarchico di Pantelleria nel 1904 si trasferisce a Tunisi dove diventa tipografo e poi nel 1906, dopo un breve ritorno in Sicilia, prova l’avventura negli Stati Uniti.
Lì inizia a collaborare con la rivista Cronaca sovversiva. In breve tempo diventa uno snodo importante nell’organigramma dei gruppi anarchici dello stato di New York.
 E probabilmente per questo motivo che viene catturato. Da qui la morte accidentale di un anarchico siciliano, che darà via all’affaire Salsedo e dal quale scaturirà il più ben noto caso di Sacco e Vanzetti.
    • Giuseppe Antonio Borgese – Polizzi Generosa 1882/1952 – Giornalista e professore siciliano negli Stati Uniti
      Lo stesso Benedetto Croce  pubblicherà la tesi di laurea di Borgese, discussa a Palermo, con il titolo: Storia della critica romantica in Italia.
 Tra il 1907 e il 1908 in qualità di corrispondente de Il Mattino e poi de La Stampa, compì un soggiorno di due anni in Germania che gli permise di scrivere articoli e saggi per una cultura italiana allora poco aperta all’esterno.
      La sua intensa attività intellettuale ebbe modo di concentrarsi sul primo conflitto mondiale, verso cui prese posizioni da acceso interventista.
      Durante la guerra svolse delicate e complesse missioni diplomatiche soprattutto volte a vagliare una possibile alleanza con le nazionalità slave in funzione antiasburgica.
      Durante il Fascismo Borgese non nutrirà sentimenti di simpatia verso il partito ma evitò di manifestare il suo dissenso pubblicamente.
      Il 1931 costituisce il punto di svolta della vita di Borgese. Nel luglio di questo anno, a 48 anni, si imbarcò alla volta degli Stati Uniti d’America, accettando l’invito di trasferirsi a Berkeley per tenervi una serie di lezioni, decisione presa anche in seguito a ripetuti disordini ed intimidazioni da parte di alcuni studenti fascisti.
      Quel soggiorno accademico si trasformò invece in un volontario esilio, durato fino a guerra conclusa.
      Nel 1933 ruppe gli indugi: scelse di non firmare il giuramento al fascismo e di non tornare in Italia.
      Le ragioni di questa decisione le scrisse in due lettere-memoriali a Mussolini rese pubbliche nel 1935 a Parigi nei Quaderni di Giustizia e Libertà.
      Intanto dal 1931 al 1932 insegnò Storia della critica ed Estetica all’Università di California-Berkeley, dal 1932 al 1936 Letteratura italiana e Letteratura comparata allo Smith College di Northampton (Massachussetts) ed infine all’Università di Chicago, dove rimase fino al 1948.
      Negli Stati Uniti d’America comincia una nuova vita. Nel 1938 ottiene la cittadinanza statunitense. Il periodo statunitense è caratterizzato anche dalla ripresa di un appassionato e continuativo attivismo politico. 
      Nel 1939 insieme ad altri antifascisti italiani, fondò la “Mazzini Society”, nata per difendere gli ideali democratici, far conoscere negli Stati Uniti d’America le condizioni dell’Italia e fornire un aiuto agli esuli.
      Investe poi le sue inesauribili energie intellettuali in un progetto utopico, anche a livello organizzativo, volto alla realizzazione di un “Governo mondiale”, un modello di governo radicalmente unitario, con una serie di valori universali o universalmente condivisibili.
      Fece parte della Foundations of a World Republic (Chicago, 1953), dove si descrive il piano e la struttura della federazione e del Governo mondiale. Questa idea visionaria gli valse la proposta di nomina al Premio Nobel per la pace del 1952.
      Nel 1948 rientrò per un breve periodo in Italia e nel 1949 risalì sulla sua vecchia cattedra  all’Università di Milano, in mezzo a una folla assiepata.
      Morì improvvisamente a Fiesole, dove si era stabilito.
    • Salvatore Zappalà – Petralia Sottana 1893/1942 – Militare siciliano pluridecorato e medaglia d’oro al valor militare alla memoria

      Entrato nei Bersaglieri nel 1913 durante il primo conflitto mondiale venne promosso sottotenente di complemento. 
Al termine del conflitto, negli anni 1919 e 1920, rimase nella zona dell’armistizio. Nel 1926 fu trasferito nel Regio corpo truppe coloniali della Tripolitania, prese parte alla riconquista della colonia con il grado di capitano.
 Nell’ottobre 1936, partito volontario per la Somalia, venne destinato, con il grado di primo capitano al battaglione carri d’assalto delle truppe del Governatorato di Galla e Sidama distinguendosi al Lago Sciala e in altre operazioni di polizia. 
Nel 1938, promosso maggiore, partì nuovamente volontario per la Spagna dove era in corso una guerra civile, prese parte alla seconda battaglia dell’Ebro e alla conquista della Catalogna.
 Nel 1939 promosso tenente colonnello, partì per l’Albania prendendo parte nel 1940 alle operazioni sul fronte greco-albanese.
 Nel 1942 fu impiegato nell’offensiva in Africa settentrionale, assumendo il comando del LI battaglione carri, nel corso di un combattimento a El-Dabaa, sotto il fuoco dei mezzi corazzati nemici fu colpito.
 Morì nell’ospedale da campo di Sollum.
    • Giuseppe La Puma – San Giuseppe Jato 1870/1940 – Baritono e basso buffo siciliano
      
Soprannominato Peppino, durante la sua carriera ha potuto calcare palchi italiani ed esteri.
 Debutta nel 1894 nella sua città natale in Don Pasquale che interpreterà anche successivamente.
 Dopo altre interpretazioni tra il 1888 e il 1889 è al Teatro La Fenice con Samson et Dalila e in Aida.
 Nel 1901 debutta al Teatro Opera di Buenos Aires. 
Nel 1908 è al Teatro Colón di Buenos Aires con Aurora con grande successo dell’opera.
 Nel 1911 canta nell’Isabeau al Teatro Coliseo di Buenos Aires con la direzione di Pietro Mascagni. Durante la sua permanenza in Colombia a Bogotà, nel 1917, rimane coinvolto in un terremoto.
 Negli anni 1920 trasloca negli Stati Uniti. Nel 1925 canta ne Il barbiere di Siviglia all’Academy of Music di Filadelfia. Nel 1928 crea il “La Puma Opera Workshop” che dirige fino alla sua morte.
    • Giovanni Grasso – Catania 1873/1930 – Attore teatrale e attore cinematografico siciliano
      Giovanni Grasso è ricordato come il più grande attore tragico siciliano e uno dei maggiori in Italia. Iniziò la propria attività nello spettacolo al teatro dell’Opera dei Pupi gestito dal padre Angelo. 
Alla carriera teatrale venne avviato da Nino Martoglio. Interpretò diverse opere di successo recitando sui più importanti palcoscenici d’Italia e poi internazionali: Spagna, America del Sud, Francia, Inghilterra, Germania, Russia, Stati Uniti.
 Recitò anche nel cinema muto di cui viene considerato un pioniere in ambito internazionale
      Nei Racconti di Odessa di Isaak Babel è presente un racconto dedicato a un grande attore siciliano, Giovanni Grasso, che intorno al 1910 fece una trionfale tournée in tutte le Russie. 
Ne era tornato con doni e onorificenze ricevute dallo zar in persona e con un sacco pieno di rubli che rovesciò sul tavolo della sua mamma, colpevole di non aver mai creduto nel talento del figlio e nella carriera che aveva scelto.
    • Pietro Rombulo – Messina 1385/1451 – Navigatore/Mercante/Diplomatico siciliano in giro per il mondo

      Cresciuto in una famiglia di mercanti messinesi, inizia a navigare già dal 1399 in giro per il Mediterraneo poi con un viaggio che tocca l’Egitto ed il Sudan arriva in Etiopia dove presta i suoi servigi e le sue conoscenze al regno di re Dawit I, svolgendo missioni diplomatiche e politiche. Nei suoi viaggi spingendosi verso l’India, nel 1416 scoprì le Maldive e visitò lo Sri-Lanka. 
Nel 1423, 1444, 1448 visitò la Malesia, l’Indocina e Filippine e la Cina. Malgrado siano poco conosciute le sue imprese, non risultano viaggiatori italiani, che abbiano raggiunto la Cina, l’India o l’Africa orientale via mare prima di lui. Infatti esplorò l’Africa equatoriale facendo ricognizioni fino in Tanzania. Passando per le coste del Madagascar circumnavigò, prima dei portoghesi, nel 1432 il Capo di Buona Speranza. La fonte più documentata ed autorevole sulla vita e i viaggi di Pietro Rombulo sono gli Annales di Pietro Ranzano.
    Palermo, Sicilia
  • Un commento a “PocoNoti siciliani 3, lontani dalla Sicilia e lontani dalla Storia”

    1. Se fai altre puntate ti suggerisco un siciliano poco noto (ai siciiani): Francesco Maurolico.

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