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  • Palermo come Chernobyl, il destino di degrado imposto alla Fiera del Mediterraneo

    Palermo come Chernobyl, il destino di degrado imposto alla Fiera del Mediterraneo

    Una strana ventata di degrado “estetico” soffia da almeno un decennio nel capoluogo siciliano. Non interviene, come qualcuno vorrebbe lasciare intendere, nelle solite periferie “cattive e degradate” per dogma, bensì ormai dilaga ovunque.
    Il caso più suggestivo, complice strategica la crisi pandemica, è forse quello rappresentato dall’area vilipesa e mortificata dell’ex Fiera del Mediterraneo, gioiello espositivo d’avanguardia, dispositivo esperenziale – per dirla con Benjamin – più antico dell’Italia repubblicana.
    La genialata di disporne come Hub vaccinale, ha contestualmente aperto gli sguardi dei palermitani al degrado imposto a questo dimenticato frammento di terra di Chernobyl siciliana.
    A metà tra le ambientazioni post apocalisse tra Mad Max e i comics di Ken Shiro, con picchi vicini alla vita distopica di Blade Runner, i fortunati utenti del gioiello del secondo Novecento, hanno potuto così ammirare le macerie dei padiglioni abbandonati, l’erba infestante che sgorga persino da cemento e asfalto, l’assenza diffusa di cura e manutenzione, la bruttezza tipica del degrado che divora la bellezza in cambio di altra bruttezza e degrado, in poche parole la messa in pratica scientifica della “teoria dei vetri rotti ampliata”.

    I palermitani purtroppo abituati alla incomprensibile soluzione messa in atto per mortificare la semplicità dell’invaso di piazza Borsa (2018) con la copertura del piano di calpestio eseguita attraverso quel cemento che costituisce uno dei più caratteristici “effetti serra” del centro storico palermitano, dopo aver dovuto familiarizzare con la grande bruttezza del padiglione in stile circo gitano presente nel mercato storico di Ballarò (2021), arresi ancora una volta davanti l’incredibile presenza dell’asfalto coprente la metà circa dello storico Giardino Inglese (metà anni Ottanta circa) le cui statue decapitate o sporcate o rubate, costruiscono giorno dopo giorno il più elegante biglietto da visita turistico, non hanno neppure fatto tanta attenzione al degrado imposto ai tre chioschi realizzati da Ernesto Basile per le piazze Verdi e Castelnuovo.

    Il degrado serpeggia, il degrado è, il degrado ci circonda, il degrado urbano rischia di trasformarsi in pochissimi anni in una resa incondizionata al degrado culturale.

    Sarebbero tanti e diversi gli altri casi studio disseminati democraticamente in tutto il territorio comunale ma quello che rasenta “la banalità del male” è proprio il destino di autodistruzione a cui sembra esser ormai associata l’intera area fieristica.
    Il simbolo di questa condizione è sicuramente rappresentato dai bassorilievi scultorei di Alfonso Amorelli che rivestono l’ingresso sulla piazzetta Nelson Mandela, sottoposti al silente degrado e alla mancata vigilanza come se fossero oggetti privi di valore testimoniale storico-artistico.
    Ma sono sparite anche altre importanti opere scultoree come il Nastro sinuoso in ferro-cemento di Mario Pecoraino, mentre rimane inspiegabilmente monco di una intera ala il Padiglione della Meccanica di Salvatore Cardella e i restanti padiglioni storici superstiti del primo impianto tra cui quelli realizzati da Paolo Caruso e Luigi Epifanio versano in condizioni imbarazzanti.
    L’imbarazzo, almeno per quei pochi politici e intellettuali ancora capaci di indignarsi, aggredisce anche i piccoli padiglioni dei paesi stranieri che anziché esser valorizzati e restaurati cadono a pezzi.
    L’ente autonomo Fiera del Mediterraneo, diventa l’escamotage di incrocio tra proprietà regionale e responsabilità comunale per lasciare che tutto il degrado proceda nel suo crescere esponenziale nella totale indifferenza.
    Trattiamo questo pezzo di memoria collettiva capace d’aver legato generazioni intere a quelle della grande ripresa del “Paese Italia” come se non ci importasse e forse è proprio così.
    Se dovessimo pensar male, potremmo immaginare che la strategia pensata per gli appetiti “costruttivi” mai cessati per quest’area nodale, sia quella di lasciar che tutto deperisca Il più presto possibile per intervenire con qualche operazione immobiliare che sotto la finta coperta del “servizio” di “rigenerazione green” conceda nuove costruzioni che con la storia della nostra Fiera del Mediterraneo non avranno proprio nulla a che fare.

    La Fiera, la nostra, venne realizzata in meno di un anno sotto la montagna sacra per esser inaugurata il 15 ottobre del 1946 alla presenza del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e del primo Presidente della Repubblica Enrico De Nicola, vogliamo davvero che questo luogo e questa storia fatta di eccellenze e di slancio emotivo, si disperda per sempre oppure possiamo ancora salvarla da questa dichiarata volontà imposta di degrado come destino?
    A questo dobbiamo voler rispondere da cittadini informati e a questa domanda, dobbiamo esigere risposta dalla politica.
    Lo spirito di comunità corale che ha animato il dibattito riguardante l’ex Cotonificio Siciliano di Partanna Mondello, ha concorso a salvare l’intera area, identica sorte toccherà le vicine dodici cisterne ipogee di Pier Luigi Nervi in Favorita; la Fiera del Mediterraneo potrà salvarsi se cittadini, associazioni, intellettuali e studiosi, sapranno armarsi di parola come pungolo affinché nessun politico abbia pronta la scusa di non sapere per poter “non fare”.

    Palermo, Sicilia
  • 5 commenti a “Palermo come Chernobyl, il destino di degrado imposto alla Fiera del Mediterraneo”

    1. e’ una vergogna senza se e senza ma

    2. vogliamo aggiungere le 1000 bare non sepolte del cimitero dei Rotoli , il degrado sta di casa nella nostra città ,si trova anche nel DNA dei cittadini che contribuiscono con i loro comportamenti a tutto ciò ,insieme ai politici scarsi , non esistenti che pensano solo a comandare che a fottere.

    3. …ed a proposito di bruttezza non bisogna dimenticare lo scempio perpetrato a danno di Palazzo d’Orleans ad opera del nostro mega presidente galattico, la sua soprintendente ed a seguire D.L. e Rup. In merito alla fiera non dimentichiamo che sempre lo stesso presidente, nullo per gli addetti ai lavori, ha affidato la progettazione esecutiva del padiglione 20 che servirà soltanto a regalare 1,5 milioni di euro agli aggiudicatari del servizio!

    4. Circa 10 anni fa una cordata di imprese palermitane su era aggiudicata la gara per il recupero e la gestione dell’area fieristica.
      Erano passati solo due anni dall’ultima, precaria edizione della Campionaria organizzata dal dissestato Ente Fiera (2008) e l’area non versava certo nelle condizioni disastrate in cui si trova adesso.
      C’erano addirittura padiglioni da poco ristrutturati con fondi europei, altri potevano essere “ripresi” con investimenti contenuti.
      Ci furono forti pressioni da parte della peggiore espressione dell’impresa cittadina affinché questa aggiudicazione non andasse avanti e alla fine – con i cavillo giuridico da azzeccagarbugli, si trovò il modo di annullare la procedura che non venne più replicata.
      Non c’è dubbio che la volontà politica sotto traccia sia quella di rendere l’area edificabile.
      Chi dice il contrario, mente sapendo di mentire.

    5. Sono perfettamente d’accordo con quanto scrive Binno

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