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lunedì 23 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Giulia Todaro e il sogno di sfilare

    Giulia Todaro non ha neanche 13 anni, l’anno prossimo andrà al liceo, ma ha già le idee chiare e ha un sogno: fare della sua passione un lavoro. Alta, tipica bellezza mediterranea, dice: «Vorrei non smettere mai di sfilare, di indossare abiti di grandi stilisti e di vivere le atmosfere degli atelier più rinomati».

    Giulia Todaro

    Il sogno di Giulia è già cominciato perché è già protagonista delle sfilate dei talenti della moda siciliana come Katia Montagna, Barbara La Lia, Valerio Grutta e Debora Viglia, di cui ha vestito gli abiti. Continua »

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  • Atrofia Muscolare Spinale, lo spot di Brumotti

    L’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) è una malattia delle cellule nervose delle corna anteriori del midollo spinale, quelle da cui partono i nervi diretti ai muscoli e che trasmettono i segnali motori (motoneuroni); colpisce i muscoli volontari usati per attività quali andare a carponi (“gattonare”), camminare, controllare il collo e la testa e deglutire. Nella sua forma di gran lunga prevalente, l’Atrofia Muscolare Spinale è una malattia genetica, autosomica recessiva, ovvero si manifesta solo se entrambi i genitori sono portatori del gene responsabile della malattia. Perché il nascituro sia affetto da SMA è necessario che riceva il gene da entrambi i genitori. Continua »

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  • Il campo nomadi della Palermo cool (!)

    Il parco della Favorita o “Real Tenuta della Favorita” è l’area verde più estesa del comune di Palermo.

    Dal 1995 il Parco, insieme a Montepellegrino, è divenuto una riserva naturale orientata, cioè un’area protetta per la tutela degli aspetti faunistici, architettonici e paesaggistici.

    A dire il vero le foto che vi invio sono in netto contrasto con quello che, sulla carta, si è voluto realizzare.

    Oltre un luogo di prostituzione, il Parco è anche un osceno e disdicevole campo nomadi.

    Il campo nomadi della Palermo cool (!)

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  • Quaderno di Palermo 18

    Il mare è un elemento che ha a che vedere con lo spazio infinito e astratto che generosamente concede la terra ferma nella sua impossibilità di inoltrarsi al di là dell’enigmatico orizzonte. Si tratta di un’idea che gli uomini si fanno nel loro instancabile sguardo pieno di speranza e di illusione e anche di una grande e smisurata incertezza. Sì, il mare come un dono che ci hanno consegnato nelle mani, un dono inesauribile di immensità indecisa e oscillante, che nonostante tutto ognuno di noi si sente incapace di raggiungere completamente. Perciò quando uno ce l’ha davanti agli occhi, alla maniera delle onde che senza tregua emanano dal proprio pensiero traboccando sul nostro atteggiamento esistenziale, quando uno ce l’ha di fronte a sé il mare non può fare a meno di rispecchiarsi. E una delle manifestazioni del suo esprimersi è scagliandosi contro il nostro intimo e segreto entroterra, il quale nel suo costante subbuglio riesce attraverso questo contatto, più che a mescolarsi in maniera greggia e sconnessa, consegue ad unirsi ed amalgamarsi per poi poter sgorgare tutta l’acqua ferma accumulata nella memoria immane che hanno lasciato sulla terra tutti gli essere umani che, appunto, hanno preteso di oltrepassare l’ignota linea dell’orizzonte. Continua »

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  • “Nessun dolore”, il rosso e il nero a Palermo

    Sfogliamo a caso: “la felicità è rientrare dentro e vivere, affrontare i giorni, accada quel che accada, accettare il tuo destino con coraggio e gioia”, i romani sono descritti così “gente che giocava a dadi mentre il figlio di Dio spirava sulla croce, che non s’impressiona del crollo degli Imperi né del passaggio dei Lanzichenecchi. Figli di mignotta capaci all’improvviso di sacrifici e grandezze che non ti sai spiegare”. “quando hai una storia e un mondo a cui appartieni, una comunione d’intenti così grande e profonda che niente può scalfirla, quando ti guardi negli occhi e, senza pensare, riconosci accanto a te il fratello, il padre, la figlia, il tuo amore […] non esiste più nessuna paura, non rimane più nessun dolore”.

    Sono solo alcune pagine, scelte assolutamente a caso del bel libro di Domenico Di Tullio, Nessun dolore, pubblicato dalla Rizzoli. Un piccolo caso editoriale giunto alla quarta ristampa. Non è Moccia, parla d’amore e d’amicizia e di sentimenti veri. Parla soprattutto di due amici. Ma invece di essere ambientato al Pincio o all’ombra del Colosseo, la storia si svolge a Casa Pound. Tra quelli che senza troppo senso vengono etichettati neo-fascisti.
    Ne parliamo qui, su Rosalio, perché Domenico Di Tullio, per gli amici semplicemente DDT, doveva venire a presentare questo libro alla Mondadori di Palermo già lo scorso 11 febbraio. Non se ne fece nulla. Problemi di ordine pubblico. Oggi la storia si ripete. Continua »

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  • Cronaca e foto

    Cronaca dai quotidiani locali. Ampio spazio dedicato ad un episodio estortivo legato alla compravendita di un terreno a Carini.
    Segue la pubblicazione delle foto degli estortori ma non quella di chi quell’estorsione l’ha accettata.
    L’ovvietà e la ragionevolezza impongono di sottolineare che il pizzo non si subisce, si accetta.
    Forse, a torto o a ragione, resiste ancora l’idea che pagare il pizzo – mettersi a posto! – non sia tanto un reato, quanto invece una sorta di tassa aggiuntiva che viene, anche inconsapevolmente, messa nel conto.
    Non esistono vittime, in questi rapporti contorti ed illegali. Esistono solo persone che decidono, liberamente e coscientemente, di mettersi dalla parte sbagliata. Continua »

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  • Studentessa impegnata e insegnanti severi

    Ha destato una certa eco a Palermo il sei in condotta comminato ad una studentessa quindicenne dagli insegnanti del suo istituto per l’attivismo svolto in occasione della recente protesta scolastica. Lo scrittore e giornalista Roberto Alajmo ne ha fatto oggetto su La Repubblica di un lucido intervento.
    Da parte mia una breve riflessione. Forse il sei in condotta non pregiudicherà l’esito dell’anno scolastico della ragazza; comunque costituisce un serio avvertimento per uno studente, o studentessa, che sente molto l’impegno e partecipa attivamente alle azioni della protesta scolastica.
    Credo che gli insegnanti non abbiano valutato appieno l’opportunità e i possibili effetti di un simile provvedimento (peraltro in odore di discriminazione) sulla psicologia dell’allieva, sì in possesso di una certa personalità, ma fragile per la sua età.
    Il concetto di educazione da inculcare e da applicare nelle scuole ha molte sfaccettature; purtroppo l’ordinamento scolastico attuale non incoraggia e non guida gli insegnanti nel loro rapporto educativo con gli allievi. Fior di studiosi, Umberto Galimberti tra questi, addirittura negano l’esistenza stessa (non per colpa deli insegnanti) di questo rapporto nella scuola: dicono che essa istruisce ma non educa. Il voto in condotta teoricamente può essere uno dei mezzi educativi in mano agli insegnanti, ma se a monte c’è il vuoto di formazione di una coscienza umana e civile dell’allievo e non è erogato con grande oculatezza rischia di trasformarsi piuttosto in una punizione sterilmente dannosa.

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  • La Palazzina cinese di Palermo

    Nell’ultimo post in cui avevo parlato delle architetture panormite vi ho lasciato mentre ci aggiravamo per la Piana dei Colli tra i vialetti del Teatro di Verdura. Beh, visto che ci troviamo lì oggi ci facciamo anche un bel giretto alla Palazzina cinese.

    Palazzina cinese

    Giusto per chiarirci subito, la Palazzina, di cinesi, probabilmente non ne ha visti mai; il suo nome come molti di voi sapranno, è dovuto allo stile architettonico in cui è stata costruita.

    La sua storia inizia ad opera del barone Benedetto Lombardo della Scala, che all’interno dei suoi terreni nella Piana dei Colli, aveva costruito, nel 1790, una casina di legno in stile cinese. Ci si potrebbe domandare da cosa nascesse questa passione per la Cina (è vero che ve lo state domandando??? :)). Continua »

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  • Un palermitano a Palermo (Buenos Aires)

    Arrivare in auto a Buenos Aires da ovest, dalla zona delle Ande, significa innanzitutto iniziare a sentire il respiro del mare. Ci si lascia alle spalle le colline e l’atmosfera dei vigneti di Mendoza e avvicinandosi alla capitale l’aria si fa umida e il profumo dell’oceano filtra dai finestrini dell’auto discreto e avvolgente, chilometro dopo chilometro. Una sopraelevata passa sopra le tutte le “teste” delle periferie e porta direttamente nella zona centrale della città. Il mare è ormai vicinissimo ma il waterfront di Buenos Aires lo nasconde alla vista.
    Distesi lungo l’enorme avenida che costeggia il porto, si affiancano il quartiere della Boca, il piccolo barrìo San Telmo e il centro: maestoso e monumentale con i suoi viali alberati e i suoi palazzi del potere. Subito accanto, appena dopo la zona della Recoleta, ecco Palermo. Un “quartiere” abitato da 250 mila porteñi che offre paesaggi urbani molto diversi tra loro: viali residenziali e centri commerciali a Palermo Hollywood e Alto Palermo, locali notturni e palazzine colorate tra Palermo viejo e Soho. Continua »

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  • L’inutile guerra

    Piazza Mandorle si trova a Tommaso Natale. Da quando hanno arrestato i Lo Piccolo non ha più avuto pace. Nel senso che quell’antipatia tutta palermitana verso gli spazi aperti e liberi ha preso il sopravvento nella sola forma che conosciamo, l’appropriazione a fini personali.
    Un paio di giorni dopo il clamore dell’arresto, c’è stato un frenetico comparire di tende e ombrelloni per la vendita di frutta verdura, pesce, frutti di mare e di camion per la vendita mono-prodotto (broccoli, angurie, patate, etc.). Il punto è nevralgico anche per la presenza di un distributore di benzina. Se aggiungete la nota buona educazione locale, il solito senso del rispetto dell’altro come si usa da noi, la totale assenza di segnaletica a terra, il passaggio a livello che dal Medioevo a oggi ancora separa la borgata dalla città, avete un quadro chiaro delle condizioni da guerriglia urbana che si creano quando passa il treno e tutte le automobili pretendono di passare per prime dove non c’è spazio per uno spillo e dove chi non deve attraversare ferma l’auto per fare un sereno shopping all’insegna del “me ne frego di chiunque”. Continua »

    Ospiti
  • Il mare d’inverno a Mondello

    Non esiste una Sicilia sempre uguale ma Cento Sicilie, come direbbe Gesualdo Bufalino. La nostra terra è diversa ad ogni ora del giorno, nei giorni della settimana, nei periodi scanditi dalle stagioni e attraverso gli anni. E questa continua metamorfosi rappresenta un’occasione straordinaria, un’opportunità per chi ama cogliere la bellezza delle cose attraverso la fotografia. Prendiamo ad esempio uno dei più famosi borghi marinari di Palermo. Quante Mondello conosciamo? Esiste una Mondello estiva, arsa dal sole e orchestrata dalle cicale e dai bibitari, invasa dai bagnanti e dai loro mezzi, intrisa nell’odore del mare, della sabbia e delle panelle. C’è una Mondello autunnale, che regala ancora un clima sorridente, ed una primaverile, serena e bellissima, che offre un contatto più intimo e sincero con il mare. Oggi provo a raccontarvi Mondello d’inverno, il suo mare schiaffeggiato da un vento freddo e persistente che scuote gli alberi e gela il corpo, la sabbia umida mischiata alle alghe, il lungomare in terra di tufo invaso dalle pozzanghere ed un cielo macchiato da nuvole, che restituisce all’ambiente una luce opaca. D’altra parte, come canta Loredana Bertè, «Il mare d’inverno» – anche a Mondello – «è solo un film in bianco e nero»…

    Ospiti
  • Una storia semplice

    La storia che voglio raccontare è una storia semplice, di quelle che possono cambiare la vita a ciascuno di noi.

    Quattro mesi fa, lanciavo una sfida, una provocazione come tante, ai miei concittadini, a tutti voi. Vedevo dal mio balcone un’area verde di quasi dieci ettari, di fronte alla circonvallazione. Ho lanciato un appello su Rosalio e proposto di fare di fondo Uditore un giardino. Molti commenti, molto entusiasmo, molto scetticismo.

    Dopo un solo mese, avevamo già diversi sostenitori, un comitato, un progetto.

    Come si costruisce un parco in una città? Continua »

    Ospiti, Rosalio
  • Uso delle carreggiate palermitane

    L’art. 3 del Codice della strada dà la seguente definizione di Carreggiata: «Parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli; essa è composta da una o più corsie di marcia ed, in genere, è pavimentata e delimitata da strisce di margine». Tali «strisce di margine» si trovano a ridosso dei marciapiedi, così che la carreggiata è propriamente lo spazio pavimentato compreso tra due marciapiedi opposti.

    Il termine carreggiata è generico, valendo per tutte le tipologie di strade. Il Codice le classifica per grandezza e contesto ma per tutte vale il principio sancito dall’art. 20 comma 1: è vietata ogni tipo di occupazione della sede stradale, ivi compresi fiere e mercati, con veicoli, baracche, tende e simili.

    A un palermitano viene perciò naturale, leggendo quest’ultimo articolo, chiedersi: Perché? Ma davvero? Possibile mai? Il fatto è che l’art. 143, trattando della «Posizione dei veicoli sulla carreggiata» specifica addirittura quanto segue: «I veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera«. Roba da matti! Continua »

    Ospiti
  • Palermo calcio, un rilancio possibile

    Sul Palermo io non sarei pessimista. Certo, la botta del 7-0 con l’Udinese è stata forte. Diverse le cause. Una potrebbe essere il deterioramento del rapporto Maurizio Zamparini-Delio Rossi; tutti sappiamo quanto sia importante lasciar lavorare l’allenatore; un presidente interventista spesso porta a frizioni che sarebbe bene tenere lontane da quell’organismo ipersensibile che è una quadra di calcio. Un altro elemento di fragilità credo sia la giovane età della squadra. Rossi ha avuto il grande merito di portare questi giovani talenti verso il punto più alto delle loro potenzialità tecniche ed agonistiche; ma la maturità è un qualcosa che si conquista sul campo, giorno dopo giorno e non ammette balzi improvvisi. Il crollo psicologico in soggetti non corazzati da grossa esperienza può trovarsi dietro l’angolo. Però i giovani fanno presto a recuperare.
    Zamparini, a mio avviso, licenziando Rossi ha commesso un errore: non ha tenuto conto della proficua intesa esistente tra allenatore e squadra; intesa che sarebbe stata preziosa per il riscatto psicologico e per la riconquista della mentalità vincente da parte dei giocatori, per il momento abbacchiati ma in possesso di risorse integre. Continua »

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