Quaderno di Palermo 32
Ancora non c’è una data precisa, ma oramai posso affermare che tra qualche mese lascerò Palermo definitivamente. E, certo, è inevitabile dopo alcuni anni dentro questa ragnatela ingarbugliata (di definizioni per questa città ce ne saranno sicuramente a migliaia), è ineludibile, dicevo, farsi tutte quelle domande che di solito uno si pone prima di ogni partenza. Per esempio: cosa posso dire di portarmi dietro? Cosa mi ha donato questo luogo in tutto questo tempo che ci sono stato volutamente invischiato? Cosa ha destato in me questa rete di strade e piazze, di viali e vicoli (tante volte più che ciechi o bui), di fili sottilissimi intrecciati da secoli e che ancora reggono e continuano ad intersecarsi tra loro creando una tela sempre più densa e impenetrabile? Ma veramente ci sono venuto io a cercare qualcosa che credevo fosse perduta per sempre in questo labirinto fatto di pura memoria? O forse mi sono lasciato abbindolare dal canto che pensavo provenisse dalla prua immaginaria del Monte Pellegrino (ma chi era l’interprete che colmava le mie orecchie con suoni di richiamo)? In realtà, non nasceva questa voce remota da una mia sorgente inarrestabile, da una corrente interna che non acccenna mai ad esaurirsi e che ha come unico scopo attaversare tutti i luoghi memorabili purché servano di pietre miliari lungo il tratto di questa più che mai irruente e accidentata vita mia? E così via. Continua »






























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